Matteo Marti

Matteo Marti

Matteo Marti

Farmacologo, FerraraComitato Scientifico: Profiling – I Profili dell’Abuso Ricercatore e docente universitario sul settore scientifico disciplinare BIO/14– Farmacologia, settore concorsuale 05/G1 – Farmacologia. Farmacologia Clinica e Farmacognosia. Presta servizio presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie (SVeB) dell’Università di Ferrara.Membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Farmacologia e Oncologia Molecolare.Collaboratore […]

Droghe da stupro: il GHB ed i suoi analoghi

Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento di reati agevolati dall’uso di sostanze psicoattive al fine di soggiogare la volontà dell’assuntore, creando uno stato di semi incoscienza prima, e di amnesia poi, così da abusarne sessualmente o a scopo di raggiro e rapina. In tal contesto, tra le sostanze più note ritroviamo il GHB (acido gammaidrossibutirrico), i suoi precursori (GBL e 1,4-BD) ed i suoi analoghi (GHV e GVL). L’uso di queste sostanze è una problematica sanitaria e sociale di crescente interesse in tutto il mondo ed anche in Italia. Ciò nonostante, il fenomeno è mal interpretato e sottostimato, soprattutto in virtù della carenza di adeguate strutture in grado di fornire dati analitici/tossicologici specifici e per la scarsa afferenza delle vittime alle strutture sanitarie.

Ayahuasca: il vino dell’anima

Ayahuasca in lingua Quechua viene tradotto come Aya, anima, spirito, antenato o persona defunta; huasca liana, corda; significa perciò “liana dei morti”. Anche nota come yagé, caapi, natem, è il più importante allucinogeno della foresta amazzonica che viene consumato tradizionalmente dagli sciamani di numerose comunità indigene brasiliane nel corso di sessioni terapeutico/spirituali. Tuttavia il suo utilizzo con il passare dei secoli, la colonizzazione e la globalizzazione si è progressivamente modificato, generando nuove modalità di consumo all’interno di vari contesti ritualistici che vanno da quello turistico, a quello psichedelico puro, fino anche a quello magico/esoterico con ricadute criminogene.

Un distillato Bohémienne tuttora famoso: l’assenzio

L’assenzio è un distillato ad alta gradazione alcolica 60-70° all’aroma di anice, generalmente dalla colorazione verde smeraldo o verde chiaro, derivato da erbe quali i fiori e le foglie dell’Artemisia absinthium L. dal quale prende il nome. Le proprietà officinali della pianta sono conosciute ed utilizzate fin dall’antichità. Tale distillato conobbe una diffusione eccezionale nell’800, e divenne particolarmente noto alla fine del secolo, grazie alla fama che ebbe tra gli artisti e gli scrittori di Parigi. Il successo dell’assenzio in Europa fu clamoroso, ma altrettanto rapido fu poi il suo declino. Attualmente l’assenzio, ritornato in voga, trova applicazione durante la celebrazione di numerose ritualità magico-esoteriche dove lo si celebra come capace di ridurre la carica aggressiva, sviluppare la calma e fortificare corpo e mente. Questo utilizzo “nascosto” ma diffuso ha posto le basi per indagarne il suo reale consumo voluttuario tra i giovani, in considerazione della sua facile reperibilità e dei suoi effetti farmaco-tossicologici.

Trichocereuspachanoi: quando la globalizzazione minaccia la tradizione

Negli ultimi anni, nello specifico dal 2010 al 2015, sono state intercettate dall’Early Warning System più di 560 nuove sostanze psicoattive tra cui anche piante ed estratti vegetali. All’interno di questo panorama, si inserisce il sanpedro, un cactus mescalinico appartenente al genere Echinopsis o Trichocereus usato dalle popolazioni andine dell’Equador, Bolivia e in modo particolare del Perù, per scopi mistico e medico-curativi. La bevanda a base di mescalina, da qualche decennio ha varcato i confini storico-culturali nella quale era inserita, approdando anche nei mercati europei e in quello nazionale. Oggigiorno infatti, il sanpedro, eradicato dal proprio contesto mistico-religioso, grazie al suo contenuto mescalinico e alla facile reperibilità via internet, trova ampio spazio come sostanza d`abuso a scopi puramente ricreativi. In Italia, sebbene la mescalina sia inserita tra le sostanze stupefacenti e psicotrope e dunque considerata una sostanza illegale, la coltivazione e il consumo del cactus è ad oggi consentita. La legittimità di coltivare e consumare piante i cui principi attivi dimostrano avere effetti psicoattivi, ha favorito la diffusione su larga scala, di una nuova frontiera del mercato delle sostanze d`abuso.

Dall’America all’Asia: Salvia divinorum e Mitragyna speciosa

La Salvia divinorum e la Mitragyna speciosa (Kratom) sono due piante ad attività allucinogena e psicoattiva tra le più note e vendute nei siti online europei. Tra il 2009 ed il 2013, sono state riscontrate anche nel territorio italiano e sono state oggetto di segnalazione da parte del Sistema Nazionale di Allerta Precoce.
Sebbene il loro impiego tradizionale le dipinga come alternativa sicura alle più note sostanze oppioidi di sintesi, sono stati riportati studi scientifici, che mettono in luce casi di intossicazioni e di decesso in seguito al loro uso ricreativo e tradizionale. Nonostante queste evidenze tossicologiche, la legislazione a tal proposito non si esprime in modo univoco a livello internazionale, infatti ad oggi, la Salvia divinorum e la Mitragyna speciosa rientrano nelle tabelle delle sostanza stupefacenti e psicotrope solo in alcuni stati. Nello specifico, in Italia, solo Salvia divinorum e il relativo principale costituente psicotropo (Salvinorina A), rientrano, dal 2005, nella Tabella I del DPR 309/90.