Il popolo degli scomparsi

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«La verità è il distillato del significato dei fatti, poiché ogni verità confutata da un fatto è pura illusione» (E. Bunker)

 

 

Risale al dicembre 2011 l’ultima Relazione Semestrale resa nota dall’Ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse, agenzia governativa di recente istituzione presso il Ministero dell’Interno, deputata al monitoraggio dei dati relativi al fenomeno della scomparsa della persona fisica e al coordinamento delle attività di ricerca. Questa, stima il numero complessivo dei soggetti di cui si sono perse le tracce in Italia, a partire dal1974, in110.107 unità, 24.912 delle quali ancora da ricercare. Sebbene nell’ultimo biennio l’incremento delle scomparse sia stato progressivamente compensato da un trend in crescita dei soggetti rintracciati, merito anche della predisposizione di tecniche investigative sempre più affinate, l’entità numerica del fenomeno continua a destare un giustificato allarme sociale.

La scomparsa di un individuo determina una condizione di originario disorientamento, essendo difficilmente relegabile, almeno nell’immediatezza del fatto, alla dimensione eminentemente privata (e legittima?) dell’allontanamento volontario o a quella, dai risvolti giuridicamente rilevanti, della condotta incidente sull’ordine e sulla sicurezza pubblica, qualora l’evento critico sia ragionevolmente connesso al perfezionarsi di un fatto di reato. E nel ventaglio delle infinite possibilità del comportamento umano si annoverano, seppur con differenti gradi di accettabilità sociale, anche la variante estrema del suicidio o quella della morte conseguente ad un evento accidentale.

Il punctum dolens del fenomeno – multifattoriale nella genesi e multiforme nelle manifestazioni – attiene, innanzitutto, al valore semantico dell’oggetto di indagine: benché il legislatore italiano abbia provveduto a codificare le conseguenze giuridiche, civilistiche e penalistiche, derivanti dalla scomparsa della persona fisica (cfr. artt. 48-49-58 c.c., art. 586 c.p.), il nostro ordinamento non contempla alcuna definizione di “persona scomparsa”. La scarsa letteratura in materia [1] considera in tal senso rilevanti fattori quali l’allontanamento o l’assenza del soggetto dall’ultimo domicilio conosciuto o dalla residenza abituale; il protrarsi del dato nel tempo; l’incertezza circa la natura dell’evento (volontaria, accidentale o riconducibile all’intervento di terzi); il persistere della mancanza di notizie relative al soggetto (circostanze di scomparsa, condizioni di salute, eventuali rischi per la vita ecc.) o il carattere insufficiente e/o allarmante delle medesime.

 

Il dato statistico

Nel nostro Paese, i dati analitici del fenomeno, relativamente al periodo 1974-2011, sono contenuti in apposite Relazioni pubblicate, con cadenza semestrale, dall’ufficio governativo del Commissario Straordinario per le persone scomparse. I risultati del rilevamento statistico, elaborati dal Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e resi noti nella Quinta Relazione Semestrale, consentono di stimare l’ammontare complessivo delle persone di cui si sono perse le tracce sul territorio italiano, dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno2010, in96.739 unità: dei 23.766 soggetti ancora da ricercare, 9.475 sono cittadini italiani e 14.291 stranieri; quelli maggiorenni risultano 14.644, rispettivamente 7.888 italiani e 6.756 stranieri. Anche le cifre relative alla scomparsa minorile appaiono degne di nota: 9.122 infradiciottenni da rintracciare, di cui 1.587 italiani e 7.535 di altra nazionalità. Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia e Piemonte le regioni nelle quali il fenomeno assume particolare rilievo. Secondo il Commissario in carica, le motivazioni di tale concentrazione geografica dovrebbero essere ravvisate nella maggiore densità della popolazione residente nonché nell’elevata presenza di immigrati e di comunità nomadi nei grandi agglomerati urbani, condizioni aggravate da fattori destrutturanti quali l’accentuato disagio e la mancata integrazione nel tessuto sociale. La comparazione del dato complessivo acquisito al 30 giugno 2010 con quello relativo al semestre precedente, pur evidenziando un tendenziale incremento delle scomparse (+8,40%), segnala un forte aumento del numero dei soggetti ritrovati (+12,21%) unitamente ad un confortante decremento di quello delle persone da ancora da rintracciare (-5,44%). Il dato statistico, seppur ridimensionato dalla documentata flessione dei casi di scomparsa ancora irrisolti, continua a destare forte preoccupazione in ragione della sua entità.

Dall’analisi dell’incidenza delle motivazioni della scomparsa a livello regionale affiora un profilo di criticità tutt’altro che trascurabile: nel periodo di osservazione considerato, infatti, si registra una percentuale assai elevata di soggetti per i quali la motivazione sottesa all’evento critico risulta ignota, ben 17.948 casi complessivamente, pari al 76% del fenomeno totale. Il dato – benché parzialmente giustificato dall’introduzione del requisito della motivazione nella denuncia di scomparsa soltanto a decorrere dal 2007 e suscettibile, mediante un accurato processo di revisione tuttora in corso, di un significativo ridimensionamento – è meritevole di un’attenta riflessione. La corretta classificazione della tipologia di scomparsa assume rilievo non solo sul piano descrittivo del fenomeno, nella misura in cui consente una lettura puntuale delle sue caratteristiche, ma altresì su quello strategico. La concreta rilevanza di un appropriato inquadramento dell’evento critico emerge anche dalle Linee Guida – elaborate in seno al Ministero dell’Interno e «(…) finalizzat(e) alla definizione dell’assetto organizzativo, dei ruoli operativi e delle attività connesse alle battute di ricerca» (Linee Guida per favorire la ricerca di persone scomparse, p. 1) – le quali subordinano l’attivazione di una procedura ad hoc alla specifica motivazione indicata nella cosi detta segnalazione di scomparsa [2].

Dal quadro dettagliato per motivazione (nota) emerge come gli allontanamenti volontari costituiscano la categoria di scomparsa più ricorrente nel periodo in esame, annoverando complessivamente 2.427 episodi, pari al 10% circa del totale dei casi segnalati. Detta tipologia, cui ascrivere tutti i casi non altrimenti motivabili, merita di essere ulteriormente indagata. L’esperienza insegna come l’evento critico, sebbene innescato da un episodio contingente capace di agire da catalizzatore quale l’ennesimo diverbio o un banale motivo di contrasto, sia spesso riconducibile nell’alveo di un perdurante conflitto familiare, contraddistinto da animosità protratta nel tempo e alimentato da incompatibilità caratteriali, episodi di violenza e sopraffazione, interessi economici contrastanti, difficoltà di convivenza. In un simile contesto, particolare importanza rivestono indicatori quali situazioni di disagio familiare, repentino mutamento delle abitudini di vita, frequentazione di gruppi pseudoreligiosi di varia natura.

L’ampiezza delle percentuali relative alla motivazione ignota (76%) e all’allontanamento volontario (10%) rispetto alla totalità degli episodi denunciati testimonia la necessità di acquisire ulteriori elementi utili alla conoscenza qualitativa del fenomeno, nell’ottica di un’efficace azione di prevenzione e di contenimento del medesimo, capace di riservare un’attenzione peculiare alle categorie di soggetti maggiormente a rischio. La categoria delle possibili vittime di reato conta, complessivamente, 85 episodi, 21 dei quali ascrivibili a minori.

Sebbene il dato analitico non consenta di individuare le fattispecie di reato ipotizzate nei singoli casi denunciati, il Commissario Straordinario fornisce una serie di valide indicazioni in merito, soprattutto in ragione della fascia di età dello scomparso e della sua specifica area di vulnerabilità. Tipico soggetto ad alto rischio di vittimizzazione è il minore straniero, prevalentemente coinvolto in attività di tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale, la cui scomparsa potrebbe, peraltro, non essere immediatamente rilevata mentre «il sequestro di persona, la violenza domestica, il traffico di esseri umani, il matrimonio forzato, l’omicidio» (Terza Relazione Semestrale, pp. 13-14) costituiscono lo scenario di scomparsa, dai risvolti penalmente rilevanti, più frequente nell’età adulta. In proposito, i costanti rapporti mantenuti tra l’Ufficio governativo e l’Autorità Giudiziaria competente hanno consentito la riapertura di casi già archiviati, con conseguente rubricazione di ipotesi di reato rispetto a quella originaria di scomparsa volontaria (cfr. Quinta Relazione Semestrale, p. 18). L’acclarata esistenza di «possibili disturbi psicologici» o di patologie invalidanti di natura neurologica – il morbo di Alzheimer [3], in particolare, quale quadro prototipico del deterioramento cognitivo – rappresenta il contesto motivazionale di scomparsa per 554 soggetti, 100 dei quali ultrasessantacinquenni.

I dati relativi al secondo semestre 2010, resi noti nella Sesta Relazione commissariale, confermano una riduzione del numero delle persone scomparse ancora da rintracciare, ammontando a 24.176 unità, 958 in meno rispetto al 31 dicembre 2009 (-3,81%): nello specifico, 9.543 cittadini italiani e 14.633 cittadini stranieri; quelli maggiorenni assommano a 14.666 unità, 7.858 dei quali italiani e 6.808 stranieri e di nazionalità ignota. Rispetto al periodo precedente, a fronte di un incremento delle scomparse (+ 11,35%), si assiste ad un forte aumento del numero dei soggetti ritrovati (+17,21%) unitamente ad una incoraggiante diminuzione delle persone ancora da rintracciare (-3,81%). Le ragioni addotte a sostegno di tali risultati sarebbero principalmente riconducibili alla «immediatezza delle attività di ricerca e (a) una sempre più puntuale e mirata attività di indagine rispetto alla motivazione di scomparsa» (Sesta Relazione Semestrale, p. 1), benché le motivazioni non definite continuino ad interessare ancora una percentuale elevata di casi rispetto al fenomeno complessivo. Sul piano geografico, le regioni ove il fenomeno si conferma particolarmente accentuato risultano essere Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia, Piemonte e Puglia. Il dato complessivo degli scomparsi alla data del 31 dicembre 2010, pur con il significativo incremento del numero dei soggetti ritrovati, si attesta in rilevante e progressivo aumento, essendosi accresciuto dalle 82.561 unità nel 2008 alle 90.164 nell’anno successivo, fino a raggiungere il totale di 100.400 unità nell’anno considerato.

Sul piano motivazionale, gli allontanamenti volontari continuano a rappresentare la categoria di scomparsa più ricorrente, interessando complessivamente 2.581 soggetti mentre la presenza di patologie neurologiche invalidanti o di «possibili disturbi psicologici» viene invocata per giustificare la scomparsa di 561 persone, 108 dei quali ultrasessantacinquenni. Gli scomparsi possibili vittime di reato risultano invece 89, 20 dei quali infradiciottenni.

Il monitoraggio dei dati relativi al primo semestre dell’anno 2011 e resi noti nella Settima Relazione Semestrale, consente di rilevare, rispetto ai dati acquisiti nel corso dell’anno precedente, un incremento del numero degli scomparsi (+7,52%) unitamente ad un trend in crescita delle persone ancora da rintracciare (+2,93), compensato, tuttavia, da un aumento del numero dei soggetti ritrovati (+10,49). A conforto del dato statistico, il Commissario sottolinea «il miglioramento dell’assetto regolamentare, con particolare riferimento alle problematiche di maggiore allarme sociale, quali quelle concernenti i minori e gli anziani affetti da patologie neuro-degenerative» (Settima Relazione Semestrale, p. 1). Sul piano fenomenologico risulta che, alla data del 30 giugno 2011, le persone scomparse ancora da rintracciare assommano a 24.463 unità, di cui 9.392 cittadini italiani e 15.071 stranieri; 14.659 quelli maggiorenni, di cui 7.741 italiani e 6.918 di nazionalità straniera e ignota. Risultano, inoltre, 9.804 infradiciottenni scomparsi, 1.651 dei quali cittadini italiani e 8.153 di altre nazionalità.

Per quanto attiene al contesto motivazionale, il dato maggiormente significativo riguarda ancora i soggetti per i quali non è nota la motivazione di scomparsa (17.696 casi, pari al 72% del totale) mentre la categoria dell’allontanamento volontario colleziona complessivamente 2.725 episodi, 969 dei quali ascrivibili a minori. Gli scomparsi per i quali è stata acclarata l’esistenza di disturbi psicologici o di natura neurologica risultano essere 535, appartenenti quasi esclusivamente alla fascia di età adulta: 526 soggetti di maggiore età, 102 dei quali ultrasessantacinquenni. Le possibili vittime di reato assommano a 84 unità, 20 delle quali minorenni.

L’ultima Relazione resa nota al momento in cui si scrive, l’ottava in ordine di tempo dall’istituzione dell’Ufficio del Commissario Straordinario, stima che, alla data del 31 dicembre 2011, le persone scomparse sul territorio italiano e tuttora da rintracciare ammontano complessivamente a 24.912 unità (9.280 cittadini italiani e 15.632 di altra nazionalità); quelli maggiorenni risultano 14.593, di cui 7.593 italiani e 7.000 stranieri, mentre i minori si attestano sulle 10.319 unità, di cui 1.687 italiani e 8.632 stranieri. La motivazione della scomparsa si conferma ignota per 17.539 casi, facendo registrare una leggera flessione rispetto al dato analogo del periodo precedente; la categoria dell’allontanamento volontario colleziona un totale di 1.802 casi mentre l’esistenza di disturbi psicologici coinvolge complessivamente 536 casi, 113 dei quali ascrivibili a soggetti ultrasessantacinquenni. In aumento le possibili vittime di reato, stimate in 90 unità.

 

La scomparsa minorile nell’ultimo biennio

A destare maggiore perplessità sono le caratteristiche analitiche della scomparsa minorile, soprattutto per ciò che attiene al contesto motivazionale esplicitato dall’ultimo rilevamento statistico. Il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza stima che, dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre 2011, il numero dei minori allontanatisi da istituti o comunità, ancora da rintracciare, è complessivamente aumentato di 769 unità (731 stranieri e 38 italiani), con un incremento percentuale del 29,86%; la fascia di età maggiormente interessata si conferma quella compresa tra i 15 e i 17 anni. La quasi totalità degli incrementi registrati interessa minori stranieri non accompagnati, allontanatisi dalle comunità di affido: non a caso, nel solo anno 2008, la maggior parte dei minori affidati ad istituti o comunità, pari all’82% circa, risultava costituita da stranieri non accompagnati, inclini a fornire false generalità, con conseguente proliferare degli “alias[4]” e incertezza nell’attività di identificazione da parte delle Forze di polizia [5]. Detta categoria, dopo quella relativa agli allontanamenti privi di motivazione accertata all’atto della denuncia – in diminuzione rispetto al dato analogo dell’anno precedente (-1,15%) ma pur sempre quantitativamente significativi (5.666 casi) – costituisce lo scenario di scomparsa statisticamente più rappresentato a partire dalla data di inizio del rilevamento, con 3.344 episodi complessivi, 433 dei quali relativi a minori italiani e 2.911 ascrivibili a infradiciottenni di altra nazionalità. La categoria dei minori scomparsi per allontanamento volontario rappresenta una quota considerevole del fenomeno complessivo, attestandosi su 1.010 casi (pari al 10% del totale), 727 riferiti a minori stranieri e 283 a minori italiani. Altro fenomeno in preoccupante aumento è quello della sottrazione di minore da parte del coniuge o di altro congiunto: l’ultimo rilevamento registra 270 episodi (con un incremento percentuale pari all’11,11% rispetto al periodo precedente), molti dei quali riconducibili alla fattispecie del “legal kidnapping[6]”, per lo più giustificati dall’incremento delle separazioni parentali unitamente a quello delle c.d. unioni miste tra cittadini italiani e stranieri, spesso di religione diversa. Allarmante il dato relativo ai minori possibili vittime di reato: dei 22 scomparsi ascrivibili a detta categoria, ben 15 appartengono alla fascia di età compresa tra 0 e 10 anni mentre, sebbene numericamente poco consistente, la categoria degli infradiciottenni scomparsi affetti da disturbi psicologici colleziona 7 casi, riguardanti 3 cittadini stranieri e 4 italiani.

 

L’area sommersa del fenomeno della scomparsa

Con riferimento al fenomeno generale, il confronto dei dati acquisiti al 31 dicembre 2011 con quelli relativi all’anno precedente consente di evidenziare un incremento del numero delle scomparse (+9,67%) e dei soggetti ancora da ritrovare (+3,04%), tuttavia compensato da un trend positivo di rintracci (+11,77%): tale ultimo risultato è senz’altro riconducibile alle numerose intese stipulate dall’Ufficio commissariale con i soggetti istituzionali coinvolti nelle attività di ricerca nonché con le associazioni di volontariato operanti nel privato sociale, sintomo della sensibilità recentemente maturata nei confronti di un fenomeno la cui “cifra oscura” rimane, tuttora, presumibilmente elevata. Fondati motivi lasciano supporre l’esistenza di un significativo divario tra il numero dei soggetti di cui si sono effettivamente perse le tracce e quello delle scomparse denunciate, tale da provocare, qualora fosse noto, una considerevole espansione dell’entità del fenomeno. In tal senso, è ragionevole ipotizzare che il c.d. indice di occultamento sia principalmente correlato alla tipologia della vittima: basti pensare alla vulnerabilità intrinseca dei minori appartenenti ad etnie nomadi che transitano sul territorio italiano senza essere in alcun modo censiti, frequentemente impiegati nell’accattonaggio, nella criminalità predatoria e nel traffico di sostanze stupefacenti; sempre più spesso destinati al mercato delle adozioni illecite, allo sfruttamento sessuale e ad altre turpi attività. Ad alimentare il c.d. numero oscuro concorrono, altresì, la condizione di clandestinità della vittima stessa e/o il suo coinvolgimento in attività illecite: la scomparsa della prostituta, introdotta in Italia in violazione della normativa in tema di immigrazione, ben difficilmente verrà denunciata dal suo sfruttatore. In tali evenienze, fattori quali l’ignoranza da parte della famiglia di origine circa la reale condizione del proprio congiunto e l’omertà delle altre vittime del racket, comprensibilmente giustificata dal timore di vendette e ritorsioni, contribuiscono a dilatare ulteriormente la zona d’ombra.

Paradossalmente, finanche lo status di “persona scomparsa” sembra acquisire carattere di privilegio: non può scomparire colui che “non esiste”, colui che non ha né un nome né un volto. Vittima, invisibile e silenziosa, destinata ad alimentare le file del popolo degli scomparsi.

 

Bibliografia

Bureau of the European Committee on Legal Co-operation, Draft recommendation on principles concerning missing persons and a presumption of death and its explanatory memorandum (Strasbourg, 09.06.2009).

Marvelli E., Massaro L., Argentieri L., Curti M., Le persone scomparse: il fenomeno italiano. Spunti per una proposta operativa, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2/2011

Sitografia

Ministero dell’Interno, Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse: http://www.interno.it/
http://www.fas.org/irp/agency/doj/fbi/is/ncic.htm


[1] Trattasi dei lavori dell’Ente statunitense N.C.I.C., delle direttive emanate dal Consiglio d’Europa e della missione istituzionale affidata all’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, come esplicitata dalla Terza Relazione datata maggio 2009, dalle Linee Guida per favorire la ricerca di persone scomparse e dai relativi allegati.
[2] Restano salvi i casi in cui l’evento sia ragionevolmente riconducibile al perfezionarsi di un fatto di reato, ipotesi nella quale l’Autorità Giudiziaria competente si riserva l’iniziativa di autorizzare specifiche attività di ricerca.
[3] Com’è noto, quando il disorientamento spazio-temporale che affligge l’alzheimeriano si coniuga con il verificarsi di un evento percepito in modo minaccioso, la risposta comportamentale tende ad assumere i connotati della fuga, viziata da una progettualità confusa e da evidenti incongruenze comportamentali.
[4] Per ovviare a tale inconveniente, è necessario il costante aggiornamento delle informazioni inserite nello SDI (Sistema Dati Interforze) successivamente alla prima identificazione del soggetto.
[5] Spesso gli immigrati clandestini, intercettati sul territorio nazionale, rilasciano false dichiarazioni anche in merito all’età anagrafica, al fine di godere delle tutele previste per i minori.
[6] Ovvero “sottrazione internazionale di minore”, locuzione con cui si indica il trasferimento del minore all’estero, compiuto senza il consenso dell’altro genitore o contravvenendo ad un provvedimento dell’Autorità preposta, oppure la mancata restituzione dello stesso nel Paese di residenza abituale, a seguito di un temporaneo e legittimo trasferimento all’estero (per visita ai parenti, per un periodo di vacanza ecc.).