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Disagio giovanile e contesto familiare: un confronto tra famiglie italiane e famiglie immigrate

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L’articolo vuole presentare i risultati di una ricerca condotta allo scopo di esaminare e confrontare lo stile di parenting tra famiglie italiane e famiglie immigrate. La letteratura indica come lo stile di parenting genitoriale può influenzare lo sviluppo psicosociale della prole: dalla qualità della relazione genitore/figlio dipende la qualità dei percorsi di definizione dell’identità personale del soggetto in corso di sviluppo. In ottica di prevenzione primaria, lo stile di parenting può essere assunto come importante elemento atto a prevenire il disagio e la devianza giovanile. Assunta l’ipotesi che l’ambivalenza culturale di cui risente la famiglia immigrata – da un lato il desiderio di mantenere le proprie tradizioni, dall’altro il bisogno di far propri i valori della cultura ospitante per una migliore integrazione – possa influire sullo stile di parenting, la ricerca ha voluto indagare quali differenze tra famiglie italiane e famiglie immigrate rispetto alle dinamiche volte a favorire i processi di crescita psicoemotiva della prole.

L’aggressività nelle prime relazioni sentimentali

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All’interno di separazioni altamente conflittuali, non è infrequente che si presentino situazioni in cui un figlio rifiuta un genitore. Esclusi i casi in cui sono presenti abusi, trascuratezza o condizioni reali di paura per cui il rifiuto è motivato, come mai un figlio può arrivare a rifiutare in maniera totale e permanente di incontrare un genitore? Può capitare che durante la separazione tra i coniugi siano presenti e persistano conflitti esasperanti, che in alcuni casi evolvono in dinamiche relazionali disfunzionali. Capita anche che a volte, all’interno di queste dinamiche, un genitore metta in atto una sorta di “alienazione” nei confronti dell’altro genitore, a cui corrisponde un rifiuto da parte del figlio del genitore cosiddetto “alienato”. Il minore, coinvolto in maniera attiva in queste dinamiche, si trova quindi in una condizione di rischio. Al di là del “dibattito” scientifico in merito alla definizione del fenomeno, ciò che risulta fondamentale è non disconoscerlo.

Separazioni conflittuali e minori

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All’interno di separazioni altamente conflittuali, non è infrequente che si presentino situazioni in cui un figlio rifiuta un genitore. Esclusi i casi in cui sono presenti abusi, trascuratezza o condizioni reali di paura per cui il rifiuto è motivato, come mai un figlio può arrivare a rifiutare in maniera totale e permanente di incontrare un genitore? Può capitare che durante la separazione tra i coniugi siano presenti e persistano conflitti esasperanti, che in alcuni casi evolvono in dinamiche relazionali disfunzionali. Capita anche che a volte, all’interno di queste dinamiche, un genitore metta in atto una sorta di “alienazione” nei confronti dell’altro genitore, a cui corrisponde un rifiuto da parte del figlio del genitore cosiddetto “alienato”. Il minore, coinvolto in maniera attiva in queste dinamiche, si trova quindi in una condizione di rischio. Al di là del “dibattito” scientifico in merito alla definizione del fenomeno, ciò che risulta fondamentale è non disconoscerlo.

Scuola ed educazione di genere

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Affrontare oggi il tema Scuola significa toccare un argomento spinoso. Il testo legislativo di riferimento è la legge 107/2015, anzidetta “Buona Scuola”, risultato dell’ennesima Riforma: testo che ha fatto scendere nelle piazze d’Italia, non solo i sindacati e gli insegnanti, ma anche le associazioni dei genitori. Quest’ultime chiamate in causa tanto dal disegno di legge relativamente le unioni omosessuali, che dall’Emendamento relativo all’obbligatorio di insegnamento nelle Scuole di ogni ordine e grado dell’educazione di genere. Per i manifestanti ennesimo tentativo di realizzare un ulteriore passo verso l’indottrinamento gender. Per promotori dell’inserimento del cd Emendamento le proteste sono nate su una strumentalizzata e sistematica disinformazione.

Bambole Dipinte

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I concorsi di bellezza, per bambine, negli Stati Uniti suscitano non poche forti reazioni nell’opinione pubblica e nei mass media. Da più di 100 anni, la sfilata del bambino è vissuta come fonte di intrattenimento e oggi gode di una rinnovata popolarità, grazie ai nuovi format televisivi e alla società consumistica, che vede nel bambino un’occasione per fare profitto e divertirsi. Numerosi documentari e programmi reality sui concorsi mostrano immagini di bambine vestite e truccate da donne, seguite dalle famiglie che considerano le gare una formazione valida. I detrattori ci vedono il rischio di dare una percezione distorta del corpo in giovanissima età e di legare l’immagine fisica ad una fonte di guadagno, nonché attirare l’attenzione di potenziali predatori sessuali. Servirebbe una maggiore attenzione del mondo scientifico per stabilire delle linee guida legislative per tutelare i piccoli concorrenti dai potenziali disagi affettivi, fisici e psicologici che ne potrebbero derivare.

Giovani e comportamenti a rischio per la cavità orale

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La popolazione giovanile si trova a contatto con una società sempre più basata sull’immagine e su “oggetti di consumo”. Benché tutte le civiltà sono state caratterizzate da “segni distintivi” e “stili di vita” rispecchianti i vari livelli sociali, l’industrializzazione e la globalizzazione odierne hanno introdotto “pericolosi vincoli” per la socializzazione. La ricerca di identità, di appariscenza e di apprezzamento sociale scatena nelle giovani generazioni comportamenti voluttuari che minacciano la loro salute e talvolta il pericolo passa attraverso la loro cavità orale essendo questo l’organo di “primo contatto” con il mondo esterno: tabagismo, uso/abuso di sostanze, adesione a sette come nel caso del vampirismo, ed infine i disturbi della condotta alimentare. Tutti comportamenti legati ad una assenza di interventi preventivi, siano essi informativi che formativi, negli ambiti sociali e familiari.
Sempre più la ricerca medica scientifica informa gli operatori del settore dentale sulle correlazioni tra stili di vita delle giovani generazioni e l’intercettazione preventiva di segni e sintomi di tali comportamenti “deviati”. A tale proposito vi è un coinvolgimento di altri operatori della salute per stendere al meglio le manovre di prevenzione e la comunicazione “efficace” da e verso i giovani al fine di limitare tali condotte, a volte anche estreme e sicuramente legate a danni /lesioni persino irreversibili.

Pedofilia Culturale

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Che la si chiami Corporate Paedophilia, Sindrome di Lolita, Pedofila Culturale o meno, le immagini dei molti cartelloni pubblicitari che tappezzano le nostre città, sono più efficaci di cento parole: sono gli sguardi di ragazzini/e ammiccanti, i volti interrogativi di adolescenti percorsi da indecifrabili inquietudini; sono i mezzi sorrisi o quelle parti del corpo seminascoste da maliziosi vedononvedo. Sono le pose seducenti di bambine e bambini ammaestrati e gettati nell’arena. Immagini che come un magnete stabiliscono la posizione dell’orientamento della società attuale. Importante capire che non sono solo “semplici” immagini, ma identificazioni e idealizzazioni del Sé destinate ad orientare e formare le nuove generazioni, spingendole sempre più verso una precocità e promiscuità sessuale che non tiene conto dell’effettiva maturazione e, quindi, della competenza intellettiva, emotiva ed affettiva propria del bambino.

Riconoscere e prevenire i comportamenti disfunzionali

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Il presente elaborato è frutto della personale esperienza professionale in qualità di assistente educativa in ambito scolastico, ambito nel quale spesso si osservano bambini e preadolescenti che manifestano, con modalità diverse, difficoltà che esprimono il segnale di un disagio psicologico sul piano affettivo-relazionale, comportamentale e degli apprendimenti, non necessariamente riconducibile a specifiche cause psicopatologiche.
Sensibili all’esigenza di promuovere la prevenzione dell’insorgenza del disagio psicologico in età evolutiva attraverso il precoce rilevamento dei cosiddetti predittori o indicatori di rischio, l’indagine sperimentale qui presentata ha avuto il fine di valutare la significatività statistica dei risultati della somministrazione del Questionario Multifattoriale sul Mal di Scuola (QMMS, di Sasso, Marmorato & Sborlini, 2008) – strumento clinico specificatamente ideato per misurare il costrutto del disagio psicologico in età evolutiva espresso in ambito scolastico – nella regione Marche, al confronto con i risultati di precedenti campioni sperimentali di popolazione scolastica coinvolti nelle regioni Abruzzo, Puglia e Calabria.
Nelle conclusioni, alcune riflessioni sul valore della prevenzione e sull’importanza della presenza specializzata di figure professionali quali lo Psicologo Scolastico.

Baby squillo: vittime innocenti?

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Negli ultimi mesi, a partire dal cosiddetto caso delle “baby squillo dei Parioli”, molto si è dibattuto sul fenomeno della prostituzione minorile e altri casi sono emersi in diverse città del nostro Paese. Le opinioni massmediologiche, nel tentativo di dare spiegazioni e riflettere sulle motivazioni di comportamenti sessualmente “devianti” delle adolescenti coinvolte, hanno sostanzialmente proposto alcune posizioni contrapposte: da una parte chi ha sostenuto che le ragazze sono incolpevoli, non capaci di rendersi conto di quello che facevano perché “bambine”; dall’altra chi ha spostato la completa responsabilità sugli adulti coinvolti, sia sfruttatori che clienti, in entrambi i casi uomini senza scrupoli che si sono approfittati della vulnerabilità delle ragazze; o ancora chi ha assunto una terza posizione, volta alla deriva della nostra società e delle nostre famiglie, non in grado di prendersi cura dei propri figli adolescenti.

I contesti operativi dei servizi sociali nel processo penale minorile oggi

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I contesti operativi dei servizi sociali nel processo penale minorile oggi richiedono una pluralità di lettura ed una capacità dell’operatore a supportare cambiamenti e situazioni di difficoltà del lavoro sociale quotidiano. L’attività del servizio sociale non può prescindere dunque dal contesto sociologico, normativo, interpretativo, delle politiche operative e di controllo relativamente al comportamento deviante dei minorenni. Il presente contributo attraverso un excursus pone in evidenza le caratteristiche peculiari dell’attività e della legislazione italiana a favore dei minorenni, dal principio di residualità della detenzione al concetto di responsabilizzazione e all’istituto giuridico della sospensione del processo e messa alla prova offrendo una panoramica delle dimensioni del fenomeno e delle categorie sociologiche per una sua comprensione.

Energy Drink e Alcool: un cocktail pericoloso

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Frequente e diffuso è l’uso di sostanze stimolanti fra la popolazione, specialmente fra i preadolescenti e gli adolescenti. Gli Energy Drink contengono sostanze stimolanti come la Caffeina a dosaggi variabili dai 20 ai 50 mg % ml, associati a Taurina ed estratti vegetali. La Caffeina, il composto biologicamente più attivo in questi Energy Drink, è una sostanza stimolante il sistema nervoso centrale aumentando i livelli di AMP ciclico e anche inibendo l’azione della Adenosina. L’uso cronico, determina assuefazione e dipendenza producendo una sindrome da astinenza. Un uso acuto a dosaggi superiori a 300 mg può determinare una intossicazione con sintomi eccitatori sia a carico del sistema nervoso che dell’apparato cardiocircolatorio. Sono stati riportati anche casi mortali. L’uso di queste bevande è in continuo incremento, come dimostra il fatturato dell’industria alimentare. Spesso i giovani utilizzano queste bevande in associazione ad alcol per tollerarlo meglio e soprattutto per poterne bere ancora di più.

Bullismo e rischio di suicidio in adolescenza. Un contributo sperimentale

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Derisi, umiliati, scherniti: gli adolescenti che subiscono bullismo a scuola spesso vedono nel suicidio l’unica via di uscita per porre fine ad una vita in cui le prevaricazioni subite li precipitano verso il baratro di un vuoto esistenziale di fronte al quale si sentono incompresi e soli.

Già la letteratura internazionale e nazionale ha posto da tempo l’attenzione in merito al rapporto di causalità che può essere delineato tra il subire comportamenti violenti e di bullismo ed il rischio di suicidio giovanile, individuando un preciso rapporto di causa – effetto che impone agli esperti dell’intervento nelle dinamiche del disagio giovanile una ulteriore sfida in termini di prevenzione e trattamento.

Il presente lavoro, dopo una breve review della letteratura a livello internazionale ed nazionale, presenterà i dati di una ricerca condotta in una ventina di istituti superiori romani con lo scopo di comprendere la percezione che gli studenti hanno del fenomeno “Bullismo”, nonché l’incidenza delle forme autolesionistiche e suicidarie tra gli adolescenti coinvolti dall’indagine.

I giovani e la ‘ndrangheta

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Non è da sottovalutare il fascino che la criminalità organizzata ha sui giovani per capire perché, nonostante la conoscenza della pericolosità sociale delle bande criminali, questi, siano attratti da essa. Per dimostrare questo legame è stato preso in esame e analizzato uno scritto di Francesco Fonti, pentito di ‘ndrangheta, il quale racconta la sua vita partendo proprio da quando aveva 16 anni e frequentava le scuole superiori con altri suoi coetanei che già appartenevano alla ‘ndrangheta e che l’hanno aiutato ad inserirsi all’interno del contesto criminale. Indubbio inoltre il ruolo che la famiglia svolge nell’educazione dei figli, con particolare riferimento alle famiglie appartenenti alla criminalità organizzata: sulla donna ricade per intero il compito di educare i figli, in quanto il marito spesso è latitante o in carcere. È la madre che impone le regole della società. Regole di una società alternativa che contrastano nettamente quelle dello Stato.

La Cina e la politica del figlio unico

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Nel paese più popoloso del mondo, la Cina, dal 1979 con l’entrata in vigore della Politica del Figlio Unico, si vincolano le famiglie a fare meno figli, con intervalli più lunghi e più tardi. La legge stabilisce il pagamento di una multa a chiunque metta al mondo un numero di figli superiore alle prescrizioni previste, che variano dalle zone rurali a quelle urbane e a seconda del momento storico. Ben presto una normativa atta a migliorare lo stile di vita economico e sociale della popolazione cinese, diventa assassina di bambini. L’infanticidio, l’aborto selettivo, destinato alle sole bambine, e l’aborto forzato divengono metodi contraccettivi messi in atto non solo dalle famiglie non in grado di pagare le cifre onerose dell’imposta per il figlio “illegale” che hanno dato alla luce ma, mezzi leciti usati negli ospedali di tutto il paese.

Minori e Programma di Protezione per i collaboratori di giustizia

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Un settore molto particolare e ancora poco indagato riguarda i minori posti sotto protezione in quanto figli di testimoni o collaboratori di giustizia. Bambini che in virtù della scelta di collaborare con la giustizia fatta da uno o da entrambi i genitori, si trovano sradicati dal loro ambiente e catapultati in una vita totalmente diversa e non immune da pericoli: quell’esistenza prevista per coloro che entrano a far parte di un programma di protezione.
Vivere celando la propria identità e il proprio passato è già difficile per un adulto, diviene però estremamente complicato per un bambino che spesso non riesce a comprendere appieno cosa sia successo e perché gli “sbirri” che prima erano nemici, adesso sono coloro che lo aiutano a superare le difficoltà e lo proteggono dai pericoli.

Dinamiche di interazione ed aggressività

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Come e in quali contesti matura il desiderio di “dannazione” di molti giovani oggi, che si spingono a fare della trasgressione un valore? Al posto del gesto eroico, leale, onesto, prende forza un nuovo tipo di rischio: il rischio fine a se stesso che si ritiene un’abilità sociale. Ecco che prendono campo il “bullismo” persistente, comportamenti antisociali e criminalità da una parte e vittimologia, forti disagi personali e sociali, fino al suicidio, dall’altra. Lo studio prende in esame inevitabilmente il mondo degli adulti e i messaggi che da esso arrivano, inzuppati del “pensiero debole” citato da filosofi e sociologi, ovvero quel tipo particolare di sapere caratterizzato dal profondo ripensamento di tutte le nozioni che erano servite da fondamento alla civiltà occidentale in ogni campo della cultura. In una parola, dallo sgretolamento dei valori tradizionali che oggi non sussisterebbero più.

Abuso all’infanzia: famiglia, società e istituzioni

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Negli ultimi anni l’abuso all’infanzia è diventato uno scottante tema di attualità e sempre maggiori sono i casi che assurgono alla ribalta della cronaca. Questo accade nonostante si parli oggi di cultura dei diritti dell’infanzia e di tutela del minore. L’opinione pubblica, d’altronde, conosce solo le notizie offerte dai mass-media in tema di violenze ai minori, imperniate, di solito, su particolari sadici della vicenda, riferite con l’intento di incuriosire, indignare, difficilmente di informare. Tali “informazioni” non aiutano, però, a dare una lettura corretta della realtà dell’abuso, ma, al contrario, sostengono la rigidità dei ruoli dei soggetti coinvolti: l’abusante e il minore maltrattato, la presenza di un rapporto causa-effetto, la psicopatologia o le condizioni socio-familiari disagiate. L’abuso in realtà è un problema complesso che difficilmente può essere spiegato con semplicistici modelli di lettura della realtà, ma necessita di una visione sistemica del fenomeno che ponga l’accento sulla reciproca interdipendenza dei diversi attori.

Violenza verso il sé negli “Emo”

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Una forma di devianza giovanile di recente diffusione è quella legata al fenomeno conosciuto come emo. Si tratta di un movimento dalle caratteristiche singolari, che trova il suo collante nel modo di vestire e di acconciarsi, nello stile musicale e, tal volta, nel ricorso ad atti di auto danneggiamento del proprio corpo. Per molti la parola emo è legata al concetto di emozioni, tratto che contraddistingue questi giovani “alternativi” dai loro coetanei. Emo nasce come movimento legato alla scena musicale punk e nel corso degli anni è diventato una vera e propria subcultura, con propri usi e costumi. I potenziali pericoli di questo particolare fenomeno giovanile, quindi, sono da ricercare in una concezione nichilista dell’esistenza ed in una visone pessimistica del futuro.

Figli che uccidono

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La violenza, come sappiamo, è una delle manifestazioni dell’agire umano che si esprime non solo nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nei contesi più allargati che costituiscono il tessuto sociale. Il primo nucleo, il primo contesto nel quale essa ha la possibilità di manifestarsi è senza dubbio quel crogiuolo di relazioni che viene definito famiglia. Il […]