Psico&Patologie

Disturbo Post Traumatico da Stress e Analisi Bioenergetica

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Il Disturbo Post-Traumatico da Stress, è la conseguenza sempre più frequente di gravi avvenimenti (singoli e collettivi) che mettono in pericolo l’integrità fisica della persona (o di più persone). Il DPTS è caratterizzato da un corteo sintomatologico codificato dal DSM 5. Tuttavia l’approccio categoriale di questo sistema classificativo, non riesce a rendere conto della molteplicità di presentazione clinica della sindrome, né delle differenti evoluzioni nel tempo (guarigione spontanea, cronicizzazione, altri gravi disturbi psicopatologici). Un approccio psicopatologico permette di evidenziare il rapporto tra evento (evento traumatico) e la risposta dell’organismo (con la sua capacità di resilienza e la sua struttura caratteriale). Viene poi evidenziato come il corpo sia fortemente coinvolto in questa sindrome e proposto l’usi di tecniche a mediazione corporea, l’analisi bioenergetica e suoi derivati, «Tension, Stress and Trauma Releasing Exercices», come strumenti terapeutici.

L’incendiario e il piromane

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L’incendio raramente è un fatto naturale, nasce pertanto dalla volontà o dalla negligenza dell’uomo: opera di mani quasi sempre sconosciute, per cui le comunicazioni di reato restano spesso correlate contro ignoti. Questo fa si che la diagnosi sulle cause, dolose e colpose, relative al singolo evento fornisca indicazioni utili sull’origine dell’incendio, tuttavia questo non incide sui comportamenti futuri, se non in termini di repressione e dissuasione, e soprattutto non mette a “fuoco” le cause sociali interne ai sistemi locali e di contesto. Chiunque appicchi un fuoco può essere definibile come incendiario. I maggiori studi, nonché i più completi, nel campo del crimine collegato al fuoco sono stati svolti negli Stati Uniti. Le osservazioni effettuate sulle attività criminali degli incendiari hanno evidenziato che quanto più è organizzata la scena dell’incendio e studiata la tecnica dell’innesco del fuoco, tanto più l’autore è razionale e finalizzato da propri interessi materiali.

Frammenti del Sé: un caso clinico

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Il presente lavoro, attraverso l’analisi di un singolo caso, propone una riflessione teorica e un intervento clinico per pazienti adulti con storia di ripetuta traumatizzazione in presenza di dissociazione strutturale. Studi consistenti affermano che esperienze traumatiche con le figure di attaccamento determinano effetti variegati in termini di fenomenologia clinica, ma accomunati da conseguenze a lungo termine che coinvolgono il sistema complesso mente-cervello-corpo. Rispetto ai processi psicoterapeutici, saranno sottolineati i passi che portano da un’iniziale stabilizzazione alla creazione di un ambiente validante, dall’ampliamento della finestra di tolleranza affettiva alla promozione dei processi esperienza-dipendenti di riparazione e cambiamento. Tale crescita in termini di complessità è una funzione emergente della relazione terapeuta-paziente.

Minori e patologia delle cure

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Nel presente articolo verrà presa in considerazione una forma di abuso che ha colto l’attenzione degli operatori da non molti anni: la patologia delle cure. Saranno trattate le tre forme di patologia nella somministrazione delle cure che la costituiscono, soffermandoci principalmente sull’incuria e su una forma di ipercura quale la Sindrome di Münchausen per procura, sindrome rara e difficile da riconoscere. Assistiamo ad un paradosso, da un lato l’incuria: bambini abbandonati, denutriti, trascurati fisicamente e psicologicamente; e il suo contrario l’eccessiva cura, che porta in casi estremi ad “un’eccessiva medicalizzazione”. Quantificare il fenomeno del maltrattamento in ogni sua forma è difficile e lo è ancora di più quantificare quello di una forma di abuso piuttosto recente, ma riconoscere il fenomeno è il primo passo per preparare il terreno alla prevenzione.

Approccio psico-socio-antropologico alla scomparsa di persona

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Al pari di qualsiasi altra condotta umana, la scomparsa di persona ascrivibile alla categoria dell’allontanamento volontario è la risultante di almeno due classi di determinanti, di cui una è costituita dalla motivazione e l’altra dalle circostanze ambientali. Accogliendo la prospettiva ermeneutica suggerita dall’ultima Relazione del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, si propone un’interpretazione dell’evento critico in chiave psico-socio-antropologica, ossia quale manifestazione riconducibile, al contempo, alle caratteristiche individuali del soggetto, al microcontesto di appartenenza e all’organizzazione sociale ampiamente intesa. L’analisi multivariata del fenomeno mediante l’applicazione dei concetti di «autoefficacia» di Bandura, di «campo» lewiniano e di «società liquida» di Bauman conferma la natura espressiva della condotta di allontanamento volontario, da intendersi, in ogni caso, come manifestazione di una condizione di disagio della persona.

Alcool e costi psico-sociali

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L’alcool si può considerare la droga più diffusa tra i giovani e giovanissimi, ed occupa uno spazio sempre piò importante fra le “droghe da party”. Costa poco, è legale, è socialmente accettato, è reperibile ovunque, in qualsiasi momento. Dove c’è un incontro si beve. Dove si festeggia, spesso, ci si ubriaca. Nonostante siano palesi i danni fisici, psichici e sociali causati dal suo abuso, esso continua la sua corsa al rilancio. Gli alcolisti conclamati, in Italia, superano i 2 milioni. Mentre 9 milioni sono a forte rischio, di questi: 4 milioni hanno tra i 18 e 24 anni. Bevono in modo problematico oltre 1 milione di giovani/giovanissimi tra gli 11 e i 24 anni. I costi sociali (mortalità, perdita di produttività, assenteismo, disoccupazione, costi sanitari, incidenti sul lavoro, etc.)– che dovremo pagare – sono circa 53 miliardi di euro all’anno. Per intenderci questa cifra rappresenta ben il 3,5% del PIL.

Personalità a rischio: tossicodipendenza ed aggressività

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L’articolo presenta i risultati di un’indagine sperimentale che ha voluto indagare la possibile concausalità tra profili di personalità, uso/abuso di sostanze stupefacenti ed aggressività.
In considerazione degli interessi della ricerca, si è provveduto: alla somministrazione del test Sympton Checklist 90-R (SCL-90-R, Derogatis, 1997; Preti, Prunas, Sarno & Madeddu, 2011), così da rilevare quale prevalenza di scale cliniche vi fosse per il campione d’esame e dunque quali profili di personalità andavano ad emergere, per discutere in merito alle correlate manifestazioni di aggressività da un punto di vista sintomatologico e comportamentale; alla somministrazione di un secondo breve questionario appositamente strutturato per le finalità della ricerca e volto ad acquisire informazioni su opinioni ed esperienze dei soggetti esaminati circa il consumo di sostanze stupefacenti, al fine di valutare se ad un determinato profilo di personalità vada a corrispondere una maggiore probabilità di uso/abuso di tali sostanze.

L’agito aggressivo: la gestione della situazione di crisi

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L’aggressività, in quanto condotta diretta contro conspecifici sotto forma di agiti distruttivi, si manifesta in molteplici contesti, con rilevanti ripercussioni sul versante del contenimento dell’attore violento in situazioni di crisi. Impiegando il paradigma bidimensionale proposto da Geen (1990) – che teorizza l’esistenza di una duplice forma di aggressività, in base alla prevalenza della componente emotiva o di quella cognitiva del soggetto – si intende dimostrare la necessità di predisporre specifiche tecniche di approccio all’agito violento, in ragione del differente grado di incidenza sul medesimo degli elementi di autoregolazione cognitiva da parte dell’attore. Il modello criminologico proposto dallo studioso statunitense Athens, e recentemente ripreso da Ceretti e Natali (2009), si rivela un efficace strumento metodologico per la comprensione dell’attore violento e del significato del suo agire, al fine di favorire l’elaborazione di adeguati protocolli operativi.

Il disturbo dello spettro autistico

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L’autismo è una condizione medica che insorge nell’infanzia ma dura tutta la vita, con molteplici aspetti biologici, psicologici e sociali. Nel presente lavoro, dopo un’analisi storica dell’evoluzione del concetto stesso di “autismo”, oggi definito come Disturbo dello Spettro Autistico, viene riportata una sintesi delle attuali conoscenze. Viene poi affrontato il grave problema degli abusi psicologici e fisici che questi pazienti possono subire, non solo nell’infanzia, ma anche in età adulta. Vengono infine riportati principi generali che possono contrastare questo fenomeno, purtroppo sempre più diffuso.

Gioco d’azzardo patologico. Nuove normative per la salvaguardia della salute e del minore

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Nella versione più recente del DSM IV TR, (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), il Gioco d’Azzardo Patologico rientra nella classe dei disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove; il recente decreto Balduzzi è intervenuto andando a regolamentare un settore che, da una parte si dimostra trainante per l’economia dello stato, dall’altro rimane fonte di preoccupazione per le evidenti conseguenze in termini di salute. Lo scopo del decreto è quello di arginare i rischi di dipendenza andando addirittura ad anticipare verosimilmente il nuovo inquadramento diagnostico previsto nel prossimo DSM V. Non è più un disturbo del controllo degli impulsi, ma una vera e propria “dipendenza”.
Gli evidenti parallelismi in termini di comportamento e disagio tra dipendenza a carattere esogeno e dipendenza endogena viene così messa in evidenza andando di fatto a sdoganare l’assunzione della sostanza come elemento in grado di creare lo stato craving. Il decreto si è posto sì l’obbiettivo nobile della salvaguardia dell’individuo e della comunità, ma allo stesso tempo di fatto, è andato anche assumendosi un certo grado di rischio per aver dato una definizione ancora non del tutto condivisa nella comunità scientifica.

Comportamenti aggressivi nell’esordio psicotico

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Il disturbo psicotico pone l’individuo nella condizione di perdita di contatto con la realtà, interferendo con la capacità di pensare chiaramente, gestire le emozioni e relazionarsi con gli altri. Tra i sintomi più riconoscibili dell’esordio psicotico è possibile evidenziare le allucinazioni e i deliri che possono influire sul comportamento. In alcuni casi, si possono manifestare la tendenza all’aggressività e ad atti di violenza, in rapporto ad uno specifico vissuto emotivo di rabbia. Tali comportamenti possono manifestarsi sia in soggetti visibilmente agitati che in soggetti con sintomatologia latente, in risposta, generalmente, a eventi frustranti o in situazioni di conflitti. Un delirio di persecuzione o un’interpretazione errata della realtà, con contenuti paranoidei potrebbero, dunque, sfociare in un comportamento aggressivo, anche in presenza di un abuso di sostanze. Si ipotizza, in altre parole, una forte associazione tra la presenza di una sintomatologia psicotica e le dimensioni dell’aggressività e dell’impulsività, soprattutto all’esordio della patologia.

“L’ergastolo bianco”

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L’articolo fa riferimento agli internati negli OPG e nelle case di lavoro, nelle quali l’obiettivo terapeutico e riabilitativo viene meno. Alla condizione degli internati in OPG, tenuti in una situazione di stallo che dura per lunghi anni, si aggiunge la situazione relativa alle case di lavoro; in ambedue i casi gli internati sono sottoposti alla misura di sicurezza che nelle attuali condizioni, difficilmente viene revocata. Gli internati nelle case di lavoro, dopo aver scontato già una pena, continuano a rimanere in ambiente detentivo, dove manca un lavoro finalizzato alla riabilitazione e di conseguenza persiste l’impossibilità di una revisione della diagnosi di pericolosità sociale. Date le carenze terapeutiche, assistenziali e riabilitative, gli internati rimangono intrappolati in un circuito penale indeterminato, tale poter essere definito “ergastolo bianco”.

Sex offender solitari e di gruppo a confronto

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La ricerca in oggetto s’interroga sulle differenze tra l’aggressione sessuale commessa da un gruppo e da un singolo individuo, servendosi del modello circomplesso, uno schema strutturale intento a rilevare lo stile relazionale di due o più individui, in questo caso tra aggressore e vittima. Presuppone che le persone interagiscano tra loro attraverso un continuum che si dispiega su due dimensioni differenti: cooperazione verso ostilità e dominanza verso sottomissione. Non ci troviamo di fronte ad un modello puramente descrittivo, ma permette anche di fare previsioni sulle reazioni, nel caso specifico, della vittima, mediante il principio di complementarietà. Una volta definito lo stile relazionale, i ruoli svolti dagli interlocutori tendono a rimanere relativamente stabili, anche se una delle due parti tenta di modificarli. L’attenzione si concentra, inoltre, sul potere induttivo di una delle due parti, l’aggressore che cerca di piegare la volontà della vittima per persuaderla a compiacere le sue richieste e la forza con la quale quest’ultima cerca di imporre la propria libertà.

Love addiction: l’amore oltre l’amore

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Affrontare la dipendenza è piuttosto complesso, in quanto è un argomento che racchiude non solo aspetti neurobiologici, ma anche comportamentali, psichici, sociali, culturali. Il dibattito scientifico relativo alle nuove dipendenze è aperto e vivace e le nuove ricerche, sia in Italia che in ambito internazionale, ne mostrano tutta la problematicità. Nelle nuove dipendenze la criticità non è riferita all’uso e/o abuso di sostanze, come nelle tossicomanie o nelle tossicofilie, ma di comportamenti e relazioni disfunzionali e problematiche nei confronti di persone, oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, consumi, autopercezione, stili di attaccamento, vulnerabilità, difficoltà relazionali, rapporto con la realtà e con il mondo esterno.

Parental Alienation Syndrome

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La sindrome da alienazione parentale che, per comodità, chiameremo PAS, si delinea come un vero e proprio abuso psicologico; violenza esistenziale da parte di un adulto nei confronti di un minore, in grado di produrre significative psicopatologie nella vita dei bambini coinvolti. Impedendo ad un genitore di esercitare la propria funzione genitoriale, annullandone il ruolo, si apporta un grave danno esistenziale e morale nel genitore alienato che non potrà esercitare i diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dalla Costituzione. In questa ottica e nella tutela dello stato psicologico del minore, si comprende come spesso sia necessario una mediazione efficace ed una osservazione attenta del Tribunale. I genitori alienanti mostrano, non solo un deficit nel ruolo genitoriale ma violano anche diritti costituzionalmente garantiti ai minori (diritto al benessere, art. 3; diritto a conoscere i genitori art. 7; diritto alla libertà di espressione artt. 12, 13; diritto alla libertà di pensiero, di coscienza art. 14).

Il profilo criminologico del pedofilo

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La pedofilia può essere considerata come una delle più gravi “patologie” di cui la società odierna è afflitta. Si tratta di un tema delicato frutto di accesi dibattiti che nel corso della storia dell’uomo ha assunto, di volta in volta, significati e “giustificazioni” diverse.
Parlare della figura del pedofilo non è cosa agevole, dal momento che si tratta di categoria estremamente eterogenea, e non sempre facile da definire. La disamina delle principali teorie eziologiche, che nel corso degli anni si sono occupate del tema, con lo scopo di arrivare a delineare il profilo psicologico e comportamentale dell’abusatore, partendo dalle più comuni classificazioni cliniche compiute nel corso degli anni. Analisi che si può dimostrare di grande aiuto sia da un punto di vista repressivo che preventivo e, forse, anche per quanto attiene a una possibile riabilitazione del reo.

Violenza intra-familiare: focus sulle vittime di sesso maschile

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L’istituto della famiglia è oggetto fondamentale di studio delle discipline sociali ed umanistiche, interessate ad individuarne la “definizione” più rappresentativa (considerandola a tutti gli effetti come un oggetto scientifico, e non solo come un fatto naturale del vivere) ed a studiarne le trasformazioni subite nel corso del tempo.
Anche la disciplina criminologica è interessata a tale oggetto, poiché sempre più spesso come evidenziato dalla clinica e dalle indagini statistiche essa è la principale sede di accadimento di violenze e maltrattamenti brutali, operati da chi “dovrebbe voler bene” verso i destinatari di tali sentimenti di affetto. Forme di violenza intra-familiare, che comprendono, alcune categorie fino ad ora escluse dagli studi di settore come, per esempio, le vittime di sesso maschile, ovvero mariti e padri, che generalmente vengono tralasciate in quanto ritenute meno passibili di violenze.

Sex Offender: l’aggressività ed il problema dell’empatia

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Da alcuni anni la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale SCINT[1] ha promosso ricerche sul tema della psicopatologia e del trattamento degli aggressori sessuali. In modo particolare un recente studio ha rilevato dati inerenti un campione di aggressori sessuali ristretti in un Istituto di Pena di Roma. Alcune evidenze hanno rilevato un nesso tra autostima e comportamento sessualmente aggressivo. In questa relazione vengono presi in esame i rapporti fra autostima e processi terapeutici nel trattamento, alla luce della citata ricerca, svolta presso il carcere CC Rebibbia NC. Vengono inoltre presi in esame le principali distorsioni cognitive e il ruolo svolto dalle fantasie sessuali e, attraverso dei case reports, le relative modalità di trattamento. Infine vengono presentati i dati relativi al rapporto tra empatia e aggressività sessuale e gli elementi del trattamento volti a modificare il tema dell’empatia vittima-specifica negli aggressori sessuali.

Stress e mobbing

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La comprensione dell’argomento che mi accingo a trattare non prescinde da un’analisi particolareggiata su cosa sia in realtà lo stress e quali modificazioni induce nel nostro essere. Considerato che per mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti da parte di colleghi o superiori, sarà analizzato il cambiamento che questo evento stressante induce nel “mobbizzato”.
Cefalea, tachicardia, dolori articolari, ansia, depressione non è solo la lista di una serie di malattie ma quelli che sono identificati come disturbi derivanti da situazioni stressanti a livello fisiologico e a livello psicologico-emozionale.
Affaticamento fisico e mentale, frustrazione e delusione, abbassamento della motivazione e primi sintomi di stress; isolamento dai colleghi, rabbia, ostilità, abbassamento dell’autostima e intensi sintomi di stress; cinismo e disfattismo, assenteismo cronico, drastico abbassamento di prestazione, sintomi depressivi e sintomi gravi di conversione somatica: eccone le conseguenze.