Sul filo del diritto

Sindrome di Alienazione Parentale: uno sguardo psico-giuridico del fenomeno

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Il presente studio ha come obiettivo una analisi del disturbo psicologico della c.d. Sindrome da Alienazione Parentale (PAS) che insorge nei minori nel contesto di conflitti genitoriali in fase di separazione e/o divorzio. L’obiettivo di questo lavoro è analizzare e comprendere la genesi, lo sviluppo e la manifestazione del disturbo, cercando di mettere in evidenza l’effetto destabilizzante che esso può provocare in soggetti in piena fase evolutiva. In virtù di ciò si cercherà di individuare un percorso di cura nell’ambito di un contesto interdisciplinare, in cui necessariamente dovranno interagire plurime figure professionali, capaci di sviluppare una necessaria quanto indispensabile sinergia collaborativa volta ad arginare i rischi di questo subdolo quanto pericoloso fenomeno.

Il profiling vittimologico nella scomparsa di persona

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L’impiego dello strumento dell’autopsia psicologica, consistente nella valutazione delle condizioni psicologiche di un individuo deceduto in circostanze potenzialmente riconducibili ad un evento suicidario, potrebbe rivelarsi di estrema utilità per tratteggiare l’identikit tipologico dello scomparso, con il duplice intento di favorirne il rintraccio e di valutare l’indice di vulnerabilità e di rischio di categorie psico-comportamentali affini. Un opportuno adattamento dello strumento d’indagine post-mortem alle peculiarità del fenomeno in esame, unitamente all’impiego della tecnica di recupero mnestico guidato dell’intervista cognitiva somministrata ai testimoni dell’evento critico, potrebbe riservare indubbie potenzialità per l’elaborazione di un modello investigativo di supporto alle attuali tecniche operative di polizia. A partire dagli spunti della penultima Relazione del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, si ipotizza una metodologia di indagine ad hoc.

Il Carcere: tra rischio di prisonizzazione e prospettive di recupero sociali

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La legge n. 354 del 1975 ha apportato importanti cambiamenti nella vita detentiva. Viene messa in luce un nuovo senso della sanzione: una pena più umana in cui il detenuto non può più essere considerato un soggetto da diagnosticare, ma da conoscere e reinserire nel contesto sociale. Tuttavia il carcere resta una realtà complessa piena di problematiche e contraddizioni. Il seguente lavoro ha cercato di comprendere l’opinione dei detenuti su tematiche che quotidianamente ruotano intorno al carcere: recidiva, finalità rieducativa e sorveglianza dinamica. A tal proposito è stato somministrato un questionario appositamente strutturato su tali tematiche ad un campione di 161 detenuti. Il carcere aperto e la sorveglianza dinamica risultano una nuova conquista trattamentale. Solo un carcere più vivibile, pieno di opportunità può realmente rieducare il soggetto ed insegnargli ad essere libero nel rispetto della legge.

Gaslighting: i profili giuridici di una forma di abuso psicologico

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Il termine Gaslighting trae origine dal titolo di un’opera teatrale del 1944, “Gaslight”. Narra la storia di un marito che, utilizzando delle strategie, in particolare l’alterazione della luce delle lampade a gas della casa, spinge la moglie a dubitare di se stessa e delle sue capacità critiche fino a condurla sull’orlo della pazzia. Modalità di abuso psicologico che solo di recente ha suscitato l’interesse di studiosi, psicologi, psichiatri, medici e giuristi. Attenzione da attribuire anche ad una maggiore partecipazione ai problemi sociali realizzata dai mass-media che espongono al pubblico quotidiane storie di persecuzioni e maltrattamenti famigliari. Per cui il presente lavoro ha come obiettivo proprio la descrizione del fenomeno del gaslighting, ponendo particolare attenzione agli aspetti prettamente giuridici di questa forma di abuso psicologico.

La normativa sammarinese in materia di prevenzione e repressione della violenza di genere

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Con legge 20 giugno 2008, n. 97 «Prevenzione e repressione della violenza contro le donne e di genere», la Repubblica di San Marino si è dotata di un impianto normativo preposto al contenimento del fenomeno della violenza domestica, sessuale e di genere. La normativa sanziona qualsiasi atto che comporti danni di natura fisica, psicologica o sessuale o che comprometta la libertà della persona, sia nella vita pubblica che in quella privata. A tal fine, istituisce l’Authority per le Pari Opportunità; prevede un obbligo di segnalazione degli episodi violenti in capo a figure professionali qualificate; assicura alle vittime protezione, assistenza e soccorso; ne tutela la privacy nei processi civili e penali, garantendone l’assistenza legale in caso di indigenza; prevede istituti ad hoc a tutela del minore vittima; dispone l’adozione di misure cautelari e di ordini di protezione nei casi di violenza familiare; inasprisce il trattamento sanzionatorio di fattispecie incriminatrici preesistenti.

Mobbing: verità processuale e danni connessi

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Sempre più spesso in Italia e in Europa, quando si parla di diritti dei lavoratori, si affronta l’argomento mobbing confondendo a riguardo per il fatto che questo termine assume significati molto diversi in funzione dell’ambito a cui viene applicato e, soprattutto, in funzione della nazione in cui il termine è utilizzato. L’etimo del termine deriva dall’inglese to mob, che vuol letteralmente dire aggredire, circondare per assalire, usato anche dall’etologo Konrad Lorenz per spiegare il comportamento di alcune specie animali che posizionatesi in cerchio, cercano di spaventare e scacciare un proprio simile. In particolare in ornitologia che indica l’attacco di alcune specie di uccelli contro un rapace loro predatore. Oggetto della nostra trattazione sarà solo il mobbing aziendale, nettamente distinto da quello “sociale” come gli abusi familiari, nelle scuole, ecc.

Stalking: comparazione nei sistemi di common e civil law

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Il fenomeno dello stalking e la sua normazione, in effetti, rispecchiano quello che spesso accade ed è accaduto per altre fattispecie: come altre problematiche socio-giuridiche, anche lo stalking è stato diversamente affrontato nei diversi contesti normativi europei ed internazionali. Se nei paesi di common law ha prevalso una mera operazione di legal transplant, ovvero il “mettere una regola o un sistema di diritto da un paese o da un popolo in un altro” (A. Watson, 1974), il legislatore italiano, come negli altri pesi di civil law, ha fatto invece propria la tradizione di legal rafting, cioè una tecnica di “normazione sintetica” che consiste, nell’impiego di elementi normativi, rinviando ad una fonte esterna rispetto alla fattispecie, come parametro per la regola di giudizio, da applicare nel caso concreto. Tale tecnica si contrappone a quella della normazione descrittiva: descrizione del fatto criminoso mediante termini che alludono ai dati della realtà empirica.

L’evoluzione giuridica del plagio nella normativa italiana e sammarinese

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Il contributo tratta l’evoluzione giuridica del plagio, ponendo a confronto la normativa italiana e quella sammarinese. A partire dalla ricostruzione storica dell’istituto riportata dalle fonti latine, se ne analizza la disciplina normativa nel diritto romano, in età giustinianea e nelle fonti giuridiche medioevali, fino al diritto intermedio e agli inizi dell’epoca moderna. Particolare attenzione viene riservata alle legislazioni italiane preunitarie, al Codice Zanardelli e alla disciplina originaria del Codice Rocco, modificata dalla sentenza della Corte Costituzionale del 1981 che ha abrogato il reato di plagio ex art. 603 c.p. per violazione del principio di tassatività della fattispecie di cui all’art. 25 della Costituzione. Segue un esame sommario delle proposte di legge per l’introduzione del reato di «manipolazione mentale» recentemente presentate in Parlamento. Viene, infine, esaminata la normativa sammarinese che non contempla la fattispecie plagiaria.

Persone scomparse e nuove disposizioni legislative

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Il presente contributo esamina l’articolato normativo di cui alla legge 14 novembre 2012, n. 203 recante disposizioni in materia di ricerca di persone scomparse. Tra le novità introdotte dal provvedimento legislativo spiccano la titolarità diffusa della denuncia di scomparsa; l’obbligo di immediato avvio delle ricerche; il consolidamento del ruolo dell’Ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse; l’uniformità dell’assetto organizzativo a livello provinciale, caratterizzato dalla centralità dell’organo prefettizio; la preventiva individuazione di risorse umane e strumentali con definizione dei differenti ruoli operativi; la sinergica attività delle componenti istituzionali coinvolte nelle ricerche, unitamente ad Associazioni di volontariato ed altri enti attivi sul territorio; l’eventuale coinvolgimento degli organi di informazione.

Le vittime dimenticate: anziani, abusi e maltrattamenti

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Il contributo pone l’attenzione su un tema ancora scarsamente indagato dal punto di vista psicologico-giuridico nel nostro Paese: l’abuso e il maltrattamento ai danni di persone anziane. L’autore propone una riflessione sui fattori di rischio che fanno degli anziani delle potenziali vittime di reato e su quali sono le diverse forme di abuso in cui sono maggiormente coinvolti. Sono, inoltre, proposti spunti circa la valutazione dell’anziano nell’ambito del processo penale.

Messa alla prova del minore: verso una nuova concezione del crimine e del suo autore

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Ispirato al principio della minima offensività, l’istituto della messa alla prova rientra nell’alveo di quegli strumenti, pensati e introdotti dal legislatore unicamente nell’ambito della giustizia penale minorile, che consentono una definizione anticipata del processo penale a carico di un minore senza che venga emessa, nei suoi confronti, alcuna sentenza di condanna.
L’istituto, oltre ad essere la maggior espressione dei principi cui è ispirato l’intero processo minorile, rappresenta uno strumento di grande civiltà giuridica, rispecchiando un nuovo modo di interpretare il crimine ed il suo autore che, passando attraverso il superamento della concezione afflittiva e retributiva della pena, si spinge oltre, mediante l’ineludibile constatazione dell’inutilità della pena detentiva ai fini della rieducazione del reo. Proprio per queste sue potenzialità, e nonostante le difficoltà di applicazione, appare auspicabile che l’istituto sia di ispirazione per l’introduzione di strumenti analoghi anche nel processo a carico di imputati maggiorenni.

La pena rieducativa del minorenne oggi

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Il processo penale minorile è da sempre punto d’incontro tra la necessità di una giustizia e di un sistema sanzionatorio efficace e severo e la difficoltà di non apparire come una mera ramanzina per una “sciocchezza” più grave. Allora l’interrogativo “quale pena per il minorenne?” è e sarà sempre attuale e oggetto di discussione e dibattito perché probabilmente non si riuscirà mai a trovare la vera chiave di volta di quest’annosa querelle. Appare, pertanto, opportuno, seppur brevemente, delineare le caratteristiche e le problematiche relative alla pena da irrogare al minore d’età, soffermandosi in particolare sull’esclusione, tardiva nel nostro ordinamento, dell’ergastolo dal novero delle sanzioni.

Alternative Dispute Resolutions

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Com’è noto, con il Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, il Governo ha attuato la delega prevista dall’art. 60 della Legge 18 giugno 2009, n. 69, introducendo l’esperimento del tentativo di conciliazione come condizione di procedibilità rispetto alla gran parte delle controversie su diritti disponibili e prevedendo la possibilità per il giudice di invitare le parti, anche in grado di appello, ad un incontro di mediazione quando la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti lo consentono.
Il decreto prevede obblighi stringenti di formazione, il cui contenuto è ulteriormente tratteggiato nel decreto attuativo 18 ottobre 2010, n.180.
Questo articolo, partendo da un breve excursus sulla genesi della mediazione Statunitense e sulle varie tipologie di ADR presenti nella cultura anglosassone, si prefigge lo scopo di analizzare la nuova mediazione civile e commerciale nel nostro ordinamento.

Il gioco d’azzardo patologico

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In questi ultimi anni il gioco d’azzardo legale ha avuto in Italia una fortissima crescita, tanto che la nostra Nazione si è classificata quarta al mondo per volume di giocate alle spalle di Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. Le motivazioni che spingono l’italiano all’azzardo, però, sono fondamentalmente diverse da quelle degli abitanti degli altri paesi. Infatti, mentre negli Stati Uniti si gioca per abitudine, in Gran Bretagna per passione ed in Giappone per noia, in Italia si gioca per tentare il “colpo grosso” e cambiare così una volta per tutte il corso della vita. C’è però da dire che tra le pieghe del gioco d’azzardo, legale ed illegale, trova facile rifugio una tipologia di giocatore che non punta alla vincita favolosa per riempirsi le tasche, bensì per colmare il vuoto interiore che avverte prepotentemente dentro di sé.

Profiling: profilo criminale e profilo psicologico

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Ogni individuo si distingue per certe sue singole caratteristiche psico-somatiche, per alcuni atteggiamenti relazionali (azioni e reazioni) verso sé stesso e verso gli altri, per il suo modo di pensare, di agire, di comunicare, per i suoi pregi e difetti, per i propri punti di forza e di debolezza ed è così che ogni persona si realizza in rapporto alle sue peculiarità uniche, sole ed irripetibili, ai suoi tratti fisici, alle sue capacità, alle sue disposizioni, alle sue inclinazioni, alle sue tendenze e alla sua indole. Il comportamento riflette la personalità dell’autore e, quindi, il comportamento di un criminale, durante la commissione di un crimine, rifletterà le sue caratteristiche personologiche così come in un quadro si riflette la personalità dell’artista che lo ha dipinto. L’arte del profiling consiste nel “disegnare e dipingere” un ritratto psico-comportamentale del soggetto nella maniera più verosimile e veritiera in relazione ai fatti oggetto dell’indagine e chi ha l’incarico di tracciare il profilo (profiler), deve saper utilizzare tutte le tecniche investigative per rendere effettiva l’individuazione del colpevole.

Violenza sessuale: evoluzione giuridica vittima e carnefice

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Il presente documento vuole essere un semplice strumento di ausilio ad una prima lettura delle norme introdotte dal D.L. n. 11/2009 convertito in L. n. 38/2009, in materia di “Violenza Sessuale”, e nel contempo illustrare sinteticamente il tortuoso, lento e difficile percorso evolutivo della stessa nel corso degli ultimi decenni.
Si vuole inoltre evidenziare come, seppure la tematica sia nuova, soprattutto quella degli “atti persecutori” (conosciuta anche con il termine anglosassone di “stalking”), antichi e preziosi sono invece l’intero impianto argomentativo e la tessitura delle premesse storiche, culturali e sociali che hanno generato le nuove incriminazioni: dalle norme e dall’ideologia del codice Rocco sino al raggiungimento delle motivazioni politico-ideali della riforma del 15.2.1966, poi integrata con il D.L. 23.2.1996.
Scelte riformatrici dettate, per la sua esemplare valenza ideologica, all’insegna di privilegiare la scelta individuale rispetto al valore socialmente rilevante di una grave offesa alla persona e di contrastare in maniera sempre più efficace ed incisiva il fenomeno, con il fine di apprestare una tutela anticipata per la vittima e quindi scongiurare il degenerare del comportamento delittuoso in reati più gravi.

La Passione Molesta

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Lo stalking può essere definito come la nuova sindrome dei tempi moderni. Ma cos’è lo stalking, chi sono lo stalker e la stalking victim, quali sono gli atti molesti e persecutori, come le leggi internazionali tutelano la vittima e puniscono l’autore del reato di molestie, quali sono le norme e le iniziative italiane anti-stalking, come è sanzionato lo stalking nelle Forze Armate? In questo lavoro si cercherà di proporre alcune riflessioni ed alcune strategie utili a contrastare il fenomeno.