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Il Sexting

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L’avvento trasversale della tecnologia ha impattato tutti i campi della vita sociale umana, in particolar modo sulla sessualità. Uno dei fenomeni che ne deriva è il sexting, crasi dei termini “sex” e “texting” ossia lo scambio digitale di materiale sessualmente esplicito, quali messaggi di testo, fotografie e video, attraverso device e social network. Dinamica di ampia diffusione sia nel mondo di adolescenti e giovani, sia in quello adulto, è stato al centro di numerose ricerche accademiche, nonché dell’opinione pubblica, anche a seguito di terribili fatti di cronaca che lo hanno messo in luce, poiché legato a episodi di (cyber-)bullismo e suicidio. Sono qui presentate le caratteristiche principali del sexting, partendo dalla definizione, passando alle tipologie, le motivazioni fino a conseguenze e fattori di rischio, secondo la letteratura psicologica internazionale. Viene presentato inoltre uno studio condotto sull’area fiorentina tramite l’Università degli Studi di Firenze, che indaga in modo empirico il sexting nel contesto italiano.

Le nuove dipendenze comportamentali

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Le nuove dipendenze sono un argomento spinoso in quanto mancano di una classificazione diagnostica ufficiale che ne permetta una valutazione certa. Esse non sono legate all’abuso di una sostanza, ma fanno riferimento a comportamenti, oggetti o relazioni disfunzionali che rivestono un particolare significato per quella persona, talmente forte da portare alla reiterazione di quel comportamento. Nel presente lavoro saranno descritte le principali nuove forme di dipendenza: tecnologica, sessuale, da lavoro, da sport, shopping compulsivo, affettiva. Da questa disamina emergono diversi punti in comune sia tra le nuove forme di dipendenza, sia con le “vecchie” dipendenze. Ed infine verrà fatta una considerazione in merito all’impatto che le nuove dipendenze hanno negli adolescenti, periodo di sviluppo dell’identità, dell’autonomia. Ma anche di vulnerabilità e in cui non c’è ancora un pieno possesso degli strumenti di discernimento necessari per essere pienamente consapevoli.

Cyberbullismo 2.0: una ricerca qualitativa del fenomeno

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Denso è il dibattito nel mondo scientifico su come l’uso delle tecnologie stia cambiando il modo di approcciarsi all’Altro delle nuove generazioni e di come si sta modificando il loro modus agendi della componente emotiva, sempre più contrassegnata dell’aggressività: il fenomeno del bullismo così come tutte le fenomenologie devianti, messe in atto da minori, destano infatti una preoccupazione crescente. A questa va aggiunta l’apprensione di molti genitori davanti al ‘ritiro sociale’, che sempre più minori adottano per isolarsi dal mondo reale e rifugiarsi in quello virtuale. Strettamente correlato al bullismo, il cyberbullismo consiste in reiterati atteggiamenti e comportamenti finalizzati ad offendere, spaventare, umiliare la vittima tramite mezzi elettronici. Necessaria, quindi si fa un’analisi delle peculiarità possedute dai comportamenti aggressivi online, elementi strettamente connessi alle caratteristica proprie del cyberspace, che possa rendere più preparati, coloro che sono chiamati ad educare.

Prima infanzia e tecnologie digitali

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Al di là dell’efficacia e della correttezza della definizione-etichetta “nativi digitali”, che ha avviato, negli ultimi anni, un dibattito anche in ambito accademico, i dati confermano come la presenza delle nuove tecnologie sia in costante aumento anche nella vita dell’infanzia, già prima del compimento del sesto anno di vita. Ciò provoca la necessità che le scienze dell’educazione si confrontino con le conseguenze del rapporto tra infanzia e strumenti digitali della comunicazione: il saggio riporta una selezione tra i più recenti studi sull’argomento e si conclude con l’indicazione di alcune strategie per articolare percorsi di educazione ai media già dalla prima infanzia, prevedendo il coinvolgimento dei servizi educativi (sia nidi d’infanzia che scuole dell’infanzia) e della famiglia.

Minori figli di Internet

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Gli adolescenti in Rete vengono definiti “nativi digitali” in quanto soggetti che presentano un innato senso dell’Internet e di tutti i servizi e gli strumenti che vi attengono. Sono evidenti a tutti gli “orchi neri” del cyberspazio: pedopornografia, pedofilia, prostituzione minorile, ade-scamento o grooming, cyberbullismo, diffamazione, violazione della pri-vacy e della web reputation, gioco d’azzardo o gambling. L’obiettivo fon-damentale del presente contributo che consiste non tanto nell’excursus dei vari casi di reato e di illecito ma consiste soprattutto nella volontà e nella speranza di favorire il passaggio da una cultura minorile digitale di tipo frontale (minori e Internet) a una di tipo integrato e olistico (minori “figli di Internet”)

Internet Addiction Disorder e giochi di ruolo online

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La crescente e rapida diffusione delle nuove tecnologie sta cambiando in modo significativo il rapportarsi di adolescenti ed adulti al mondo del gioco, con un aumentato interesse per attività videoludiche, piuttosto che ludiche, e con un spropositato utilizzo di personal computer, internet e console. Sta dunque modificandosi radicalmente il concetto di gioco: le interazioni sociali si sono trasformate in relazioni virtuali, portando il soggetto ad isolarsi dalla vita reale. Molti ricercatori si sono resi conto dell’incremento vertiginoso, soprattutto fra adolescenti, di questo comportamento e si sono chiesti se ciò potesse rientrare nella categoria di comportamento disfunzionale, ed in particolare di dipendenza. Un dato significativo riguarda l’aver individuato una stretta correlazione neurobiologica tra dipendenze comportamentali senza uso di sostanze e dipendenze da sostanze.

Videogames: indagine conoscitiva tra le abitudini ed i gusti dei giovani

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In un precedente articolo pubblicato in questa stessa sede è stata presentata una review della letteratura inerente le utilità ed i rischi nell’uso (ed abuso) dell’intrattenimento elettronico.
Positivamente, si annoverano incrementi in molteplici capacità della funzionalità cerebrale, cognitiva ed esecutivo-motoria, convincendo all’uso dei videogames in contesti didattici, terapeutici e riabilitativi, tanto per minori quanto per adulti.
D’altro canto, l’attività videoludica è stata più o meno palesemente tacciata di costituire un pericolo laddove altri studi hanno riscontrato non solo la presenza di danni fisici direttamente collegati all’uso dei dispositivi di gioco o al contesto ambientale in cui esso viene effettuato, ma anche un incremento di stati psichici dannosi o di tensione derivanti dall’abuso.
Posto dunque che, a livello teorico, la situazione sia stata analizzata, in questo articolo si presenteranno i risultati di un’indagine conoscitiva condotta allo scopo di apprendere quale diffusione abbiano i videogiochi in una “popolazione tipo” composta da 350 giovani di età compresa tra i 13 anni ed i 37 anni.

Playing is not a game: videogames, passatempo o potenziale pericolo?

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Nell’era digitale moderna, in costante e repentina evoluzione, la diffusione dei videogiochi è un fenomeno economico e socio-culturale di notevole interesse.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, e considerando solo lo scorso anno, l’industria dei videogiochi ha prodotto un fatturato di circa 60-70 miliardi di dollari coinvolgendo oltre 200 milioni di giocatori nei soli Stati Uniti.
Da un punto di vista socio-culturale invece, si guarda ai videogiochi con indecisione e cautela poiché coesistono opinioni contrastanti: da un lato, si enfatizza l’utilità di questo passatempo per fini educativi, terapeutici e risocializzanti; dall’altro, sorge l’allerta per i possibili rischi che tale nuova dinamica sociale potrebbe avere.
Il presente lavoro offre una analisi della letteratura volta ad evidenziare le possibili utilità e i potenziali rischi legati all’uso ed all’abuso dei videogiochi nei giovani, condotta selezionando le evidenze scientifiche contenute nella Banca dati “PsycInfo” attraverso le seguenti parole-chiave: “videogames”, “prosocial behavior”, “aggressive behavior”, “physiological arousal”, “cognition” e “perception”.

Giovani e psicopatologia del virtuale

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Da uno studio, realizzato con il contributo della scuola su tutto il territorio nazionale, con 3.100 studenti dai 7 ai 19 anni di età delle scuole primarie e secondarie, sono emersi elementi di grave criticità nella funzione educativa della famiglia e degli adulti significativi, talvolta tanto latitanti da concluderne che bambini ed adolescenti appaiono disorientati e sempre più soli a fronteggiare non solo la quotidianità, con le incombenze che inevitabilmente la scandiscono, ma soprattutto le pressioni e le urgenze interne che caratterizzano il percorso evolutivo. La società adulta sembra però tendere a non assumersi pienamente la responsabilità del vuoto educativo cui spesso costringe bambini e ragazzi, in questo contesto di profondo cambiamento psicosociale, limitandosi per lo più a prendere atto dei propri – inevitabili – sensi di colpa e cercando di giustificare l’atteggiamento di distrazione frettolosa con cui spesso viene gestito il rapporto con le giovani generazioni.

L’Open Government Data

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La rete può essere strumento e palcoscenico di grandi rivoluzioni positive, come quella legata al concetto di Open Government. L’Open Government si riferisce ad una trasformazione all’interno dei Governi e delle Pubbliche Amministrazioni che realizza un modello nuovo di relazione con i cittadini. Al fine di essere trasparente, il governo deve rendere pubbliche ed accessibili le informazioni, per realizzare la partecipazione e favorire la collaborazione, deve essere in grado di ricevere il contributo dei cittadini, condividere le conoscenze fornire servizi. In questa prospettiva il concetto di Open Data è diventato rilevante a livello dell’UE nel 2003, quando la Commissione UE, ha emesso la direttiva PSI (Public sector Information) che fornisce il quadro legislativo di riferimento per il riutilizzo delle informazioni pubbliche.

Le condotte criminose online

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L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha reso indispensabile l’uso di Internet quale mezzo di scambio di informazioni, di accesso alle grandi banche dati, di esecuzione di transazioni e disposizioni finanziarie, di ideazione e creazione di nuove attività professionali; la rapida diffusione dell’uso di Internet ha ben presto messo in evidenza i punti di debolezza della Rete stessa, in particolar modo con riferimento alla sicurezza informatica.

Pedofilia: da virtuale a reale

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Cosa si intende per pedopornografia? Marco Molari risponde forte del codice penale e della sua esperienza di poliziotto postale. In Toscana negli ultimi cinque anni sono state perquisite 150 persone ritenute in possesso di materiale pedopornografico, ma quanti sono gli sconosciuti che consapevolmente e volontariamente si procurano materiale pedopornografico? E qual è l’identikit del pedofilo on line? Il 96% sono uomini, di varie età, per il 37% single e per il 31% coniugati. La maggior parte possiede una cultura medio alta. Tra il 2008 ed il 2009 l’attività del pedofilo on line si è raffinata, alle fotografie si sono sostituiti i video, della durata anche di 25/30 minuti, con la partecipazione di bambini dall’anno e mezzo in su. L’approccio del minore in rete avviene spesso in chat o nei forum. Le statistiche sui pericoli che la rete nasconde per i minori sono preoccupanti. Su un campione di 50.000 minorenni, in tutta Italia, emerge che il 77% naviga in rete in completa solitudine.

I minori e i rischi di Internet

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Nel 2008 sono stati 5 milioni e 135 mila i bambini e i ragazzi tra i 3 e i 17 anni che hanno usato il pc a casa o in altro luogo. Il 49% di loro si è collegato a Internet. Cresce l’uso della Rete tra i più giovani e con esso crescono anche gli interrogativi sulle modalità di selezione dei contenuti che possono arrivare in qualsiasi formato. Basti pensare che ogni giorno vengano caricate su Internet 200 nuove immagini pedopornografiche. Per questo investire nella sicurezza in Internet è diventato importante quanto investire nella sicurezza stradale. L’impegno in questo settore da parte dell’Italia, tra i paesi più avanzati sotto il profilo del rispetto delle direttive internazionali, è a 360 gradi e punta su una strategia condivisa che coinvolga Istituzioni, Onlus e Industria, naturalmente dunque le scuole e gli insegnanti chiamati in prima linea all’uso consapevole e sicuro delle tecnologie. La prospettiva è quella di disseminare le informazioni e coinvolgere di altri docenti e i genitori.