ScienzeForensi

Dall’America all’Asia: Salvia divinorum e Mitragyna speciosa

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La Salvia divinorum e la Mitragyna speciosa (Kratom) sono due piante ad attività allucinogena e psicoattiva tra le più note e vendute nei siti online europei. Tra il 2009 ed il 2013, sono state riscontrate anche nel territorio italiano e sono state oggetto di segnalazione da parte del Sistema Nazionale di Allerta Precoce.
Sebbene il loro impiego tradizionale le dipinga come alternativa sicura alle più note sostanze oppioidi di sintesi, sono stati riportati studi scientifici, che mettono in luce casi di intossicazioni e di decesso in seguito al loro uso ricreativo e tradizionale. Nonostante queste evidenze tossicologiche, la legislazione a tal proposito non si esprime in modo univoco a livello internazionale, infatti ad oggi, la Salvia divinorum e la Mitragyna speciosa rientrano nelle tabelle delle sostanza stupefacenti e psicotrope solo in alcuni stati. Nello specifico, in Italia, solo Salvia divinorum e il relativo principale costituente psicotropo (Salvinorina A), rientrano, dal 2005, nella Tabella I del DPR 309/90.

Nuove prospettive di indagine dattiloscopica

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L’importanza dell’investigazione scientifica è sempre più evidenziata dai vari episodi di cronaca che vedono ormai protagonisti i “camici bianchi” dei comparti scientifici delle FF.PP. in indagini tecniche di polizia giudiziaria, nei vari settori delle scienze forensi. A prescindere dalla natura dell’accertamento e/o rilievo richiesto e dai vari momenti procedurali, l’attenzione è volta alla natura del dato analizzato, alla sua interpretazione, ai mezzi utilizzati ed alle eventuali prospettive future.

Minori e Cannabis

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I dati concernenti la diffusione dei consumi di sostanze psicoattive in Italia forniscono prova che nell’ultimo decennio la sostanza illecita in maggior misura consumata dagli italiani è sempre la cannabis, soprattutto da parte dei giovanissimi. Pertanto, sulla scorta di dette risultanze, si sono moltiplicati gli studi nel settore grazie soprattutto all’apporto delle neuroscienze; i quali hanno consentito di far constare, con sempre maggior accuratezza, che i soggetti che abusano di queste sostanze soffrono di alterazioni neurocognitive e motivazionali, e pertanto necessiterebbero di cure e terapie appropriate. Ancor più, recentissime ricerche hanno dimostrato che i neuro adattamenti conseguenti all’uso di droghe possono avere effetti permanenti e gravi nel cervello in via di maturazione degli adolescenti. La cannabis creerebbe un danno permanente poiché influenza il normale sviluppo delle connessioni neuronali che avvengono durante l’adolescenza favorendo così l’insorgere di psicopatologie come la depressione, la schizofrenia e compromettendo addirittura le capacità intellettive.

L’evoluzione della sanzione punitiva

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Il contributo ripercorre, in chiave teleologica ed operativa, le tappe evolutive della vicenda punitiva e l’idea ad essa sottesa, a partire dagli istituti del diritto romano arcaico fino agli attuali indirizzi di politica criminale. Dall’antica «legge del taglione» fino ai moderni scenari della giustizia riparativa, passando attraverso il «principio tariffario» che commisura simbolicamente l’entità della pena alla gravità del reato, la sanzione penale conferma la sua duplice natura di strumento di controllo sociale e di appagamento del sentimento di giustizia dinanzi alla violazione dei precetti normativi. I molteplici modelli sanzionatori che si sono succeduti nel corso del tempo concorrono a dimostrare che «la norma è la condizione naturale e ineludibile dell’uomo»

Mare Nostrum

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Il fenomeno degli sbarchi dei migranti dai paesi africani alle coste europee è talmente esteso e complesso che risulta impensabile che possa essere affrontato (e normalizzato) da un singolo stato-nazione. In altri termini è un effetto della globalizzazione e come tale va gestito; cioè attraverso politiche comunitarie e interventi strutturali che coinvolgano quanti più attori possibili.
L’operazione ‘Mare Nostrum’ è la fase più avanzata in questo senso; viene svolta anche con l’impiego di personale del Dipartimento Pubblica Sicurezza, principalmente nelle sue articolazioni che riguardano la Direzione Centrale dell’Immigrazione, la Polizia di Frontiera, e la Polizia Scientifica per quanto concerne l’accertamento dell’identità degli stranieri.

Studio dei punti caratteristici delle impronte palmari

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L’attività di fotosegnalamento consente di identificare e specificare le caratteristiche fisiche di un soggetto che, per motivi di polizia giudiziaria, ovvero per repressione di un “fatto reato”, entri in contatto con le FF.PP. Scopo del presente saggio è quello di presentare i riscontri di un’analisi statistica delle minuzie più ricorrenti sul palmo della mano, in riferimento ad un campione di 113 individui di sesso maschile sottoposti a rilievi fotosegnaletici da personale dell’Arma dei Carabinieri. Dati i risultati raggiunti, l’analisi delle impronte palmari, condotta sulla base della tradizionale suddivisione del palmo in tre aree specifiche (la regione superiore, quella tenare e quella ipotenare), ha consentito di sottolineare la loro pari validità a fini identificativi rispetto all’analisi condotta utilizzando le impronte digitali.

Le scienze forensi incontrano le neuroscienze

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L’ingresso delle neuroscienze nei tribunali apre un nuovo scenario all’interno del mondo giuridico. Se da un lato infatti si tende ad enfatizzare i vantaggi dell’utilizzo in ambito forense di nuovi metodi di indagine basati sulle più recenti conoscenze neuroscientifiche (non tutti esenti da critiche, a dire il vero), dall’altro l’impiego di queste nuove tecniche ha dato vita ad un dibattito, su scala internazionale, che vede toccati gli ambiti giuridico, filosofico e scientifico e che probabilmente non si esaurirà in tempi brevi. La deresponsabilizzazione, le attenuanti date dalla scienza, la predestinazione genetica, ecc. sono tutti argomenti che, grazie alle neuroscienze, recentemente sono tornati alla ribalta su basi fortemente empiriche e verosimilmente influenzeranno il nostro modo di interpretare la realtà anche a causa dell’interesse, sempre crescente, che i media rivolgono a tale argomento.

Vittime di reato e individuazione fisiognomica

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L’antropometria e la fisiognomica non sono conoscenze nuove, sono piuttosto l’esempio di conoscenze antiche che utilizzano la tecnologia attuale (anche sotto il profilo simbolico) per scopi investigativi. L’identificazione tramite il confronto d’immagini era impiegata anche in passato ma è solo oggi che la tecnologia ha fornito un nuovo impulso alla messa a punto di sistemi di elaborazione digitale delle immagini. I volti umani, esattamente come accade per le impronte o le tracce genetiche, si possono presentare in una varietà infinita di forme e sono tutti differenti gli uni dagli altri. In tutti i casi in cui sia assente la prova scientifica negli atti processuali, risulta dominante la circostanza del “riconoscimento mnemonico” da parte dei testimoni siano essi vittime o meno, e riguarda tutte quelle ipotesi in cui l’autore del reato sia sconosciuto alla vittima e agli inquirenti.

La donna autrice di abuso sessuale. Percorsi di intervento e di prevenzione.

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Il fenomeno dell’abuso al femminile esiste da sempre, nascosto dietro false credenze e tabù. Lo stereotipo sociale della donna tende a considerarla come “sessualmente inoffensiva”, dotandola di un naturale ed imprescindibile istinto di protezione e facendola apparire come vittima invece che come abusante. Per tal motivo, l’abuso sessuale femminile rimane al giorno d’oggi un enorme tabù socio-culturale rinforzato dalla sofferenza e dal senso di colpa e di vergogna provato dalle vittime che spesso le spinge a tacere. L’obiettivo primario dell’intervento realizzabile con la donna autrice d’abuso è rappresentato dalla prevenzione e dal recupero. È necessario fare in modo che la donna diventi in grado di monitorare ed ampliare il proprio comportamento dirigendo le proprie azioni verso nuovi obiettivi sani e non disfunzionali. Per la donna autrice di abuso sarà fondamentale vincere le proprie resistenze e affidarsi al terapeuta in un clima di accoglienza e buona alleanza terapeutica.

Identificazione dattiloscopica: la realtà italiana

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In linea di massima il giudizio d’identità dattiloscopica è combattuto tra la mera indicazione quantitativa, dove protagonista è il raggiungimento di una soglia ben definita di minutiae, ovvero su un giudizio di carattere qualitativo. Assumendo una visione eurocentrica, ovviamente maggiormente prossima all’Italia, si potrebbe propendere invece per una definizione “quali-quantitativa” degli elementi oggetti di studio, una commistione delle modalità che garantirebbe una maggiore certezza nell’identificazione in funzione della contemporanea presenza di una soglia minima di punti individuati cui si aggiungerebbe l’analisi sulle accidentalità rinvenute, meglio ancora se poco ricorrenti a livello statistico.

Relazioni asimmetriche tra trafficante e trafficato: un’indagine antropologica

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Il traffico di esseri umani rappresenta una fattispecie criminale da contrastare sempre più prioritaria all’interno dell’agenda della Comunità Internazionale. Nonostante tutte le misure di counter-trafficking attivate, questa nuova forma di schiavitù non riesce a essere debellata; anzi, i dati – assolutamente parziali – parlano di un fenomeno in costante crescita. L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite stima 2.4 milioni di vittime l’anno. Tale stima, agli occhi degli operatori sociali e giudiziari, appare in tutti i suoi limiti, considerato che il traffico di esseri umani presenta un sommerso difficilmente indagabile, se non attraverso i dati forniti dalle ONG che operano sul terreno. Pertanto, data la globalità del fenomeno criminale e la sua costante evoluzione, nell’articolo si cercherà uno dei motivi del suo sviluppo, individuabile nel rapporto che si instaura tra trafficante e trafficato: un rapporto chiaramente asimmetrico, ma spesso inizialmente consensuale.

Nell’era delle vittime senza giustizia

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Nel presente lavoro si affrontano i temi piuttosto scottanti ed attuali relativi al complesso mondo che si articola intorno alla giustizia e alla sua amministrazione, all’autore di un reato e alle prove che possono fissare in modo inequivocabile le sue responsabilità e portarlo ad una condanna. Certezza del giudizio e certezza della pena. Un’osservazione attenta alla figura del giudice, come “perito tra i periti”, al suo versante umano e alla sua formazione. A quanto questi elementi diventino parte integrante dello svolgimento e del buon andamento di un processo. A ciò vanno aggiunte le intersezioni dell’attività peritale, le indagini di laboratorio, e loro metodologia, e le azioni che può compiere la difesa. Grande rilievo viene dato, infine, anche all’attività dei media che, sempre più, sono diventate parte integrante di tutto il fenomeno. Dal diritto di cronaca al tentativo, nemmeno tanto malcelato, di “sostituire” l’occhio del giornalista all’occhio dell’investigatore. E’ la nascita di una nuova tipologia di competenza ‘professionale’? O è il segno dei tempi: una società che si racconta, che recita i suoi rituali non più “nei salotti della marchesa”, ma nel nuovo tempio della comunicazione globale che è la televisione?

Appunti di criminologia

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La scena del reato è il punto di congiunzione tra il pragmatismo offerto dalle scienze forensi, nella loro interezza spaziando tra i vari settori su cui queste sono articolati, e della criminologia, intesa nella sua dimensione di psicologia investigativa piuttosto che di studio del fenomeno sociologico. Negli ultimi anni vari sono stati i serial televisivi che hanno avvicinato i non addetti ai lavori a simili tematiche, in parte contribuendo a confondere le varie figure che si susseguono nei diversi momenti procedurali -che sono invece ben individuate dal vigente codice di procedura penale- in parte contribuendo a creare una figura ambigua: lo scienziato forense come un “tuttologo” prescindendo quindi dalle specializzazioni o dalle competenze che debbono essere proprie di un tecnico e, quindi, individuabili in pochi settori a fronte di quanto visto nella fiction.

La psicologia investigativa e la criminalistica sulla scena del reato

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La scena di un reato è considerata il punto di congiunzione tra il pragmatismo offerto dalla poliedricità delle materie afferenti alla criminalistica e gli argomenti, talvolta di natura meta-giuridica, avvalorati dalla criminologia. La criminalistica comprende una serie di discipline (tra cui dattiloscopia, chimica ed esplosivistica, informatica, biologia, per citare alcune delle branche su cui è articolata) spazia dal sopralluogo al repertamento, fino all’analisi di laboratorio degli elementi raccolti, contribuendo alla ricostruzione dei movimenti avvenuti sulla scena, cercando di offrire agli inquirenti spunti investigativi utili per la conduzione dell’attività investigativa. Tra le discipline riconducibili a queste spicca particolarmente la medicina legale, la quale aiuta l’investigatore sia sulla scena che nelle fasi immediatamente successive alle iniziali attività ispettive.

Entomologia forense: i Ditteri terrestri, da pupari ad adulti

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Di tutti gli insetti conosciuti, l’ordine dei Ditteri (ossia delle mosche, come vengono chiamate nel linguaggio comune) è sicuramente il più importante nell’ambito della fauna che popola i cadaveri. Un altro elemento di interesse, nello studio dei Ditteri, è costituito dal fatto che essi molto spesso vivono a stretto contatto con l’uomo. Inoltre molte specie si rivelano veicoli di trasmissione di patologie infettive nell’uomo e negli animali di allevamento, quali ad esempio bovini ed ovini, determinando fra l’altro gravi conseguenze di natura economica.

Identità personale: filosofia, scienza e criminologia

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Da sempre la filosofia e la scienza hanno cercato di dare una risposta certa e univoca sull’argomento identità, ogni essere umano ha bisogno di conoscere la propria identità con l’assoluta certezza di poter dimostrare sempre di essere chi pretende di essere.
La pelle presenta nella superficie delle palme delle mani e delle piante dei piedi una struttura particolare,caratterizzata da piccole sporgenze, dette creste papillari, queste hanno una configurazione caratteristica e sono intervallate da depressioni dette solchi. Ciò ha consentito attraverso studi specifici, all’inizio pionieristici e successivamente sempre più mirati, di dare classificazioni e di fare modo che la dattiloscopia giudiziaria, finalizzata appunto all’identificazione degli autori del reato, sia diventata quasi una scienza esatta.

Entomologia forense: i ditteri terrestri, da uovo a larva

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Di tutti gli insetti conosciuti, l’ordine dei Ditteri (ossia delle mosche, come vengono chiamate nel linguaggio comune) è sicuramente il più importante nell’ambito della fauna che popola i cadaveri. Un altro elemento di interesse, nello studio dei Ditteri, è costituito dal fatto che essi molto spesso vivono a stretto contatto con l’uomo. Inoltre molte specie si rivelano veicoli di trasmissione di patologie infettive nell’uomo e negli animali di allevamento, quali ad esempio bovini e ovini, determinando fra l’altro gravi conseguenze di natura economica.

Entomologia forense: origini ed evoluzione

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L’entomologia forense è la scienza che applica le conoscenze sugli insetti per fornire un utile contributo nei casi giudiziari di omicidio e nelle questioni legali in cui vi sia il coinvolgimento di insetti.
Nel secolo scorso sono stati pubblicati lavori fondamentali, che hanno approfondito la conoscenza della biologia degli insetti ed hanno fornito alla disciplina una impostazione scientificamente rigorosa.
Negli anni più recenti sono stati adottati metodi interdisciplinari per indagare in modo sempre più approfondito i fenomeni che riguardano gli insetti.