Anno 3

Comportamenti aggressivi nell’esordio psicotico

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Il disturbo psicotico pone l’individuo nella condizione di perdita di contatto con la realtà, interferendo con la capacità di pensare chiaramente, gestire le emozioni e relazionarsi con gli altri. Tra i sintomi più riconoscibili dell’esordio psicotico è possibile evidenziare le allucinazioni e i deliri che possono influire sul comportamento. In alcuni casi, si possono manifestare la tendenza all’aggressività e ad atti di violenza, in rapporto ad uno specifico vissuto emotivo di rabbia. Tali comportamenti possono manifestarsi sia in soggetti visibilmente agitati che in soggetti con sintomatologia latente, in risposta, generalmente, a eventi frustranti o in situazioni di conflitti. Un delirio di persecuzione o un’interpretazione errata della realtà, con contenuti paranoidei potrebbero, dunque, sfociare in un comportamento aggressivo, anche in presenza di un abuso di sostanze. Si ipotizza, in altre parole, una forte associazione tra la presenza di una sintomatologia psicotica e le dimensioni dell’aggressività e dell’impulsività, soprattutto all’esordio della patologia.

Non c’è più vergogna nella cultura

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Doriano Fasoli, nella collana I territori della Psiche, che dirige presso l’Editore Alpes Italia, accoglie questo volume che è l’edizione italiana dello stesso, pubblicato nel 2010 per la Penta Editions di Parigi. Il tema centrale, di assoluto rilievo ed attualità, è quello della vergogna, esplorato nel versante psicoanalitico, sia teorico che clinico, filosofico ed artistico. […]

In-differenza

In-differenza

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Si dice che l’opposto dell’amore sia l’odio. Niente risulta essere più lontano dal vero. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. L’in-differenza impedisce di prendere decisioni, compiere azioni. L’in-differenza non fa discernere perché ogni cosa è considerata ininfluente, incapace di produrre cambiamenti rispetto alla condizione esistente. Questa condizione di disinteresse coinvolge la libertà personale poiché […]

Messa alla prova del minore: verso una nuova concezione del crimine e del suo autore

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Ispirato al principio della minima offensività, l’istituto della messa alla prova rientra nell’alveo di quegli strumenti, pensati e introdotti dal legislatore unicamente nell’ambito della giustizia penale minorile, che consentono una definizione anticipata del processo penale a carico di un minore senza che venga emessa, nei suoi confronti, alcuna sentenza di condanna.
L’istituto, oltre ad essere la maggior espressione dei principi cui è ispirato l’intero processo minorile, rappresenta uno strumento di grande civiltà giuridica, rispecchiando un nuovo modo di interpretare il crimine ed il suo autore che, passando attraverso il superamento della concezione afflittiva e retributiva della pena, si spinge oltre, mediante l’ineludibile constatazione dell’inutilità della pena detentiva ai fini della rieducazione del reo. Proprio per queste sue potenzialità, e nonostante le difficoltà di applicazione, appare auspicabile che l’istituto sia di ispirazione per l’introduzione di strumenti analoghi anche nel processo a carico di imputati maggiorenni.

Identificazione dattiloscopica: la realtà italiana

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In linea di massima il giudizio d’identità dattiloscopica è combattuto tra la mera indicazione quantitativa, dove protagonista è il raggiungimento di una soglia ben definita di minutiae, ovvero su un giudizio di carattere qualitativo. Assumendo una visione eurocentrica, ovviamente maggiormente prossima all’Italia, si potrebbe propendere invece per una definizione “quali-quantitativa” degli elementi oggetti di studio, una commistione delle modalità che garantirebbe una maggiore certezza nell’identificazione in funzione della contemporanea presenza di una soglia minima di punti individuati cui si aggiungerebbe l’analisi sulle accidentalità rinvenute, meglio ancora se poco ricorrenti a livello statistico.

Religiosità e libertà

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Il fenomeno religioso costituisce una dinamica umana particolarmente complessa e delicata, compresi i suoi derivati “scismatici”; da cui poi si formano nuovi gruppi con “nuove” idee religiose, spesso con modalità sincretiste. Spunto che ha sempre alimentato ampie discussioni, è la discriminante fra il lecito e l’illecito che caratterizza simili strutture. Dove finisce il gruppo e dove inizia la setta? Dove finisce la comunità e inizia la coercizione mentale, il condizionamento e l’abuso? Un segnale chiarificatore si può trovare nel continuo aumento di posizioni critiche, di racconti di esperienze vissute all’interno di determinati culti e nelle difficoltà degli aderenti a lasciare il gruppo senza subire danni alla propria dignità, o essere oggetto di atteggiamenti persecutori al limite della legalità. Inoltre, cresce il numero delle famiglie disgregate perché uno dei congiunti è diventato un adepto. Il problema dunque è presente, concreto e allarmante.

Il popolo degli scomparsi

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Il presente contributo analizza il fenomeno della scomparsa della persona fisica in Italia nel corso dell’ultimo biennio (2010-2011), a partire dai risultati del monitoraggio, compiuto dal Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, pubblicati in apposite Relazioni rese note dalla stessa agenzia governativa. All’inquadramento nosografico dell’oggetto di indagine segue l’interpretazione del dato statistico alla luce del contesto motivazionale esplicitato nella c.d. segnalazione di scomparsa. Particolare attenzione viene riservata alla scomparsa minorile e alle plausibili cause ad essa sottese. Brevi cenni in merito al “numero oscuro” e ai principali indici di occultamento del fenomeno completano il lavoro.

Relazioni asimmetriche tra trafficante e trafficato: un’indagine antropologica

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Il traffico di esseri umani rappresenta una fattispecie criminale da contrastare sempre più prioritaria all’interno dell’agenda della Comunità Internazionale. Nonostante tutte le misure di counter-trafficking attivate, questa nuova forma di schiavitù non riesce a essere debellata; anzi, i dati – assolutamente parziali – parlano di un fenomeno in costante crescita. L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite stima 2.4 milioni di vittime l’anno. Tale stima, agli occhi degli operatori sociali e giudiziari, appare in tutti i suoi limiti, considerato che il traffico di esseri umani presenta un sommerso difficilmente indagabile, se non attraverso i dati forniti dalle ONG che operano sul terreno. Pertanto, data la globalità del fenomeno criminale e la sua costante evoluzione, nell’articolo si cercherà uno dei motivi del suo sviluppo, individuabile nel rapporto che si instaura tra trafficante e trafficato: un rapporto chiaramente asimmetrico, ma spesso inizialmente consensuale.

I contesti operativi dei servizi sociali nel processo penale minorile oggi

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I contesti operativi dei servizi sociali nel processo penale minorile oggi richiedono una pluralità di lettura ed una capacità dell’operatore a supportare cambiamenti e situazioni di difficoltà del lavoro sociale quotidiano. L’attività del servizio sociale non può prescindere dunque dal contesto sociologico, normativo, interpretativo, delle politiche operative e di controllo relativamente al comportamento deviante dei minorenni. Il presente contributo attraverso un excursus pone in evidenza le caratteristiche peculiari dell’attività e della legislazione italiana a favore dei minorenni, dal principio di residualità della detenzione al concetto di responsabilizzazione e all’istituto giuridico della sospensione del processo e messa alla prova offrendo una panoramica delle dimensioni del fenomeno e delle categorie sociologiche per una sua comprensione.

L’Agente undercover nello scenario investigativo italiano

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L’argomento sembrerebbe essere appannaggio esclusivo di categorie professionali specifiche, in particolare le Forze di Polizia. Il contributo intende proporre una serie di considerazioni nonché di riflessioni su una figura professionale piuttosto sconosciuta ai non addetti ai lavori. Da un’analisi delle diverse definizioni dell’Agente Undercover, si analizzeranno i diversi profili giuridici di riferimento che ne stabiliscono l’impiego nelle operazioni di Polizia e le relative variabili e implicazioni di natura psico-socio-criminologica che possono intervenire sia nel contesto operativo che in quello personale e soggettivo dell’operatore. Una panoramica sulle implicazioni e sulle prospettive future di un ruolo professionale complesso che necessita di un approccio multidisciplinare in grado di comprendere la multidimensionalità dei contesti operativi in cui viene utilizzata.

La Scienza del Male

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Affrontare il tema del “male” in tempi ardui, confusi e violenti come questi è impresa coraggiosa, ma ancora più lo diventa quando un autore tocca il confronto/dibattito tra Scienza, Cultura e Religione, cogliendone le invitabili aporie. Spiegare il “male” e quella parte della natura umana che esercita la crudeltà come azione quasi semplice, quotidiana, “banale”, come […]

Effetti collaterali morbosi della criminologia mediatica

Effetti collaterali morbosi della criminologia mediatica

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Le nuove mode, per loro natura, prendono piede e dilagano senza risparmiare niente e nessuno. Così dopo il fenomeno dei talk show, quello dei reality show, ecco avanzare quello del criminality show. Nutrito da un’epoca di esasperata diffusione e proliferazione mediatica, a sua volta dà vita ad un altro fenomeno: il dark tourism, effetto collaterale […]

Quella instancabile forza che ci fa andare avanti

Quella instancabile forza che ci fa andare avanti

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Sono passati già due anni dal primo numero del nostro Giornale, e molte cose sono accadute. Quando mi è stato proposto di diventare il Direttore Scientifico di questa Rivista, mi sono chiesta in quale modo avrei potuto affiancarmi al prezioso lavoro già fatto in questi anni e continuare a tenere aperta quella finestra attraverso cui […]

Energy Drink e Alcool: un cocktail pericoloso

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Frequente e diffuso è l’uso di sostanze stimolanti fra la popolazione, specialmente fra i preadolescenti e gli adolescenti. Gli Energy Drink contengono sostanze stimolanti come la Caffeina a dosaggi variabili dai 20 ai 50 mg % ml, associati a Taurina ed estratti vegetali. La Caffeina, il composto biologicamente più attivo in questi Energy Drink, è una sostanza stimolante il sistema nervoso centrale aumentando i livelli di AMP ciclico e anche inibendo l’azione della Adenosina. L’uso cronico, determina assuefazione e dipendenza producendo una sindrome da astinenza. Un uso acuto a dosaggi superiori a 300 mg può determinare una intossicazione con sintomi eccitatori sia a carico del sistema nervoso che dell’apparato cardiocircolatorio. Sono stati riportati anche casi mortali. L’uso di queste bevande è in continuo incremento, come dimostra il fatturato dell’industria alimentare. Spesso i giovani utilizzano queste bevande in associazione ad alcol per tollerarlo meglio e soprattutto per poterne bere ancora di più.

Nell’era delle vittime senza giustizia

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Nel presente lavoro si affrontano i temi piuttosto scottanti ed attuali relativi al complesso mondo che si articola intorno alla giustizia e alla sua amministrazione, all’autore di un reato e alle prove che possono fissare in modo inequivocabile le sue responsabilità e portarlo ad una condanna. Certezza del giudizio e certezza della pena. Un’osservazione attenta alla figura del giudice, come “perito tra i periti”, al suo versante umano e alla sua formazione. A quanto questi elementi diventino parte integrante dello svolgimento e del buon andamento di un processo. A ciò vanno aggiunte le intersezioni dell’attività peritale, le indagini di laboratorio, e loro metodologia, e le azioni che può compiere la difesa. Grande rilievo viene dato, infine, anche all’attività dei media che, sempre più, sono diventate parte integrante di tutto il fenomeno. Dal diritto di cronaca al tentativo, nemmeno tanto malcelato, di “sostituire” l’occhio del giornalista all’occhio dell’investigatore. E’ la nascita di una nuova tipologia di competenza ‘professionale’? O è il segno dei tempi: una società che si racconta, che recita i suoi rituali non più “nei salotti della marchesa”, ma nel nuovo tempio della comunicazione globale che è la televisione?

“L’ergastolo bianco”

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L’articolo fa riferimento agli internati negli OPG e nelle case di lavoro, nelle quali l’obiettivo terapeutico e riabilitativo viene meno. Alla condizione degli internati in OPG, tenuti in una situazione di stallo che dura per lunghi anni, si aggiunge la situazione relativa alle case di lavoro; in ambedue i casi gli internati sono sottoposti alla misura di sicurezza che nelle attuali condizioni, difficilmente viene revocata. Gli internati nelle case di lavoro, dopo aver scontato già una pena, continuano a rimanere in ambiente detentivo, dove manca un lavoro finalizzato alla riabilitazione e di conseguenza persiste l’impossibilità di una revisione della diagnosi di pericolosità sociale. Date le carenze terapeutiche, assistenziali e riabilitative, gli internati rimangono intrappolati in un circuito penale indeterminato, tale poter essere definito “ergastolo bianco”.

Giovani e psicopatologia del virtuale

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Da uno studio, realizzato con il contributo della scuola su tutto il territorio nazionale, con 3.100 studenti dai 7 ai 19 anni di età delle scuole primarie e secondarie, sono emersi elementi di grave criticità nella funzione educativa della famiglia e degli adulti significativi, talvolta tanto latitanti da concluderne che bambini ed adolescenti appaiono disorientati e sempre più soli a fronteggiare non solo la quotidianità, con le incombenze che inevitabilmente la scandiscono, ma soprattutto le pressioni e le urgenze interne che caratterizzano il percorso evolutivo. La società adulta sembra però tendere a non assumersi pienamente la responsabilità del vuoto educativo cui spesso costringe bambini e ragazzi, in questo contesto di profondo cambiamento psicosociale, limitandosi per lo più a prendere atto dei propri – inevitabili – sensi di colpa e cercando di giustificare l’atteggiamento di distrazione frettolosa con cui spesso viene gestito il rapporto con le giovani generazioni.

La magia: tra desiderio e paura

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Il disincanto del mondo, la scomparsa della dimensione religiosa socialmente condivisa, la razionalizzazione della società, hanno creato un vuoto abissale nell’immaginario dell’uomo comune che vive, soffre, muore e vuol sapere il perché. Il disagio di fronte a questo mistero, la solitudine e l’incapacità di accettare la perdita, stanno spesso alla radice della ricerca di un mezzo per superare la barriera che sembra separare l’uomo dall’aldilà. Così è facile prevedere che medium e spiritisti si facciano carico di questi bisogni, cercando di enfatizzare i sentimenti di angoscia che già prova chi soffre per la perdita di una persona cara o chi guarda con terrore alla possibilità della propria morte. Bisogna aggiungere a queste tematiche l’insicurezza e la paura del domani, l’isolamento dei soggetti nelle metropoli, la mancanza di punti di riferimento certi, la crisi della psicanalisi e così, il gioco di maghi e indovini è fatto. Magia e maghi oggi vivono il loro eldorado.

Ira. La passione furente

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Superbia, gola, accidia, avarizia, lussuria, invidia, ira. Passioni che appartengono a tutti noi e che, spesso, si insidiano nelle nostre menti modificando inconsapevolmente gran parte dei nostri comportamenti, delle nostre azioni. Nel suo volume edito da Il Mulino, il filosofo Remo Bodei riflette sulla passione più studiata fin dall’antichità; quella a cui si imputa la […]

L’Homo Videns

L’Homo Videns

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Oggi sempre più spesso ci troviamo immersi in quella che viene definita “società virtuale” dove l’esperienza diretta, il rapporto con persone e cose, vengono messi seriamente in pericolo. C’è chi parla della “morte del reale” in una società dei simulacri dove trionfano le apparenze, le ombre, le maschere e dove tutto rischia di trasformarsi in spettacolo. […]

L’overkilling. Un caso di parricidio

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Il contributo, prende spunto da un reale caso di parricidio avvenuto nel 2007, per mano di un giovane poco più che ventenne. Un omicidio particolarmente efferato, che ben si presta per le modalità di azione e per le condizioni dell’autore di reato al momento del fatto, ad analizzare nell’ottica giuridica le connessioni tra imputabilità e l’uso di sostanze stupefacenti per capire quando l’uso di tali sostanze può escludere la capacità di intendere e di volere. Attraverso il contributo della valutazione psichiatrica unitamente all’analisi criminologica del modus operandi, è possibile comprendere i rapporti tra la rilevanza giuridica di un reato efferato e particolarmente grave come quello del parricidio e le correlazioni con la presenza dell’overkilling, cioè di quella modalità dell’azione che va al di là della necessità immediata di uccidere la vittima. Nell’analisi del caso, dunque, verranno anche spiegate le motivazioni e la scelta strategica adottata dalla difesa che ha portato ad una sentenza di assoluzione per mancanza della capacità di intendere e di volere al momento del fatto e la mancata applicazione di misure di sicurezza.

Bullismo e rischio di suicidio in adolescenza. Un contributo sperimentale

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Derisi, umiliati, scherniti: gli adolescenti che subiscono bullismo a scuola spesso vedono nel suicidio l’unica via di uscita per porre fine ad una vita in cui le prevaricazioni subite li precipitano verso il baratro di un vuoto esistenziale di fronte al quale si sentono incompresi e soli.

Già la letteratura internazionale e nazionale ha posto da tempo l’attenzione in merito al rapporto di causalità che può essere delineato tra il subire comportamenti violenti e di bullismo ed il rischio di suicidio giovanile, individuando un preciso rapporto di causa – effetto che impone agli esperti dell’intervento nelle dinamiche del disagio giovanile una ulteriore sfida in termini di prevenzione e trattamento.

Il presente lavoro, dopo una breve review della letteratura a livello internazionale ed nazionale, presenterà i dati di una ricerca condotta in una ventina di istituti superiori romani con lo scopo di comprendere la percezione che gli studenti hanno del fenomeno “Bullismo”, nonché l’incidenza delle forme autolesionistiche e suicidarie tra gli adolescenti coinvolti dall’indagine.

Culti abusanti e difficoltà di svincolo

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Alla ricerca di uno spazio in cui sentirsi amati, alcuni, si ritrovano implicati in culti che per la loro prassi si possono definire abusanti nella convinzione di aver finalmente trovato, una giusta collocazione: sentirsi finalmente degni di accoglienza, di ascolto, di amore. Una solitudine che spesso, trova rifugio in gruppi in cui riacquistare la sicurezza e l’autonomia tanto desiderata. Molte volte però, quello spazio si trasforma in una prigione, invisibile, un legame che diventa vincolo, che porta nell’abisso della spersonalizzazione, nell’annichilimento della volontà, che prosciuga la forza ed il coraggio, se non anche la consapevolezza di tornare alla libertà. Per comprenderne le motivazioni è opportuno analizzare quei meccanismi psicologici tipici, che fondano la propria matrice psicodinamica nella strutturazione dei legami di attaccamento, di costruzione della propria autostima e di coesione del proprio sé.

Sex offender solitari e di gruppo a confronto

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La ricerca in oggetto s’interroga sulle differenze tra l’aggressione sessuale commessa da un gruppo e da un singolo individuo, servendosi del modello circomplesso, uno schema strutturale intento a rilevare lo stile relazionale di due o più individui, in questo caso tra aggressore e vittima. Presuppone che le persone interagiscano tra loro attraverso un continuum che si dispiega su due dimensioni differenti: cooperazione verso ostilità e dominanza verso sottomissione. Non ci troviamo di fronte ad un modello puramente descrittivo, ma permette anche di fare previsioni sulle reazioni, nel caso specifico, della vittima, mediante il principio di complementarietà. Una volta definito lo stile relazionale, i ruoli svolti dagli interlocutori tendono a rimanere relativamente stabili, anche se una delle due parti tenta di modificarli. L’attenzione si concentra, inoltre, sul potere induttivo di una delle due parti, l’aggressore che cerca di piegare la volontà della vittima per persuaderla a compiacere le sue richieste e la forza con la quale quest’ultima cerca di imporre la propria libertà.

Appunti di criminologia

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La scena del reato è il punto di congiunzione tra il pragmatismo offerto dalle scienze forensi, nella loro interezza spaziando tra i vari settori su cui queste sono articolati, e della criminologia, intesa nella sua dimensione di psicologia investigativa piuttosto che di studio del fenomeno sociologico. Negli ultimi anni vari sono stati i serial televisivi che hanno avvicinato i non addetti ai lavori a simili tematiche, in parte contribuendo a confondere le varie figure che si susseguono nei diversi momenti procedurali -che sono invece ben individuate dal vigente codice di procedura penale- in parte contribuendo a creare una figura ambigua: lo scienziato forense come un “tuttologo” prescindendo quindi dalle specializzazioni o dalle competenze che debbono essere proprie di un tecnico e, quindi, individuabili in pochi settori a fronte di quanto visto nella fiction.

Il delitto d’impeto

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Sul tema di grande rilevanza in ambito forense relativo a quelle azioni imprevedibili che portano un essere umano ad ucciderne un altro, e cioè il delitto d’impeto, ci è sembrato di particolare interesse il volume scritto da Giuseppina Maria Patrizia Surace dal titolo, appunto, “Il delitto d’impeto”, edito da Rubbettino. Nel volume l’autrice pone la […]