N. 4 – dicembre 2014

Amore

Amore

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«Non possiamo vivere solo in funzione di noi stessi. Mille e mille fibre ci congiungono ai nostri consimili; e lungo quelle fibre, a guisa di fibre congeniali, le nostre azioni scorrono come cause e ritornano a noi in qualità di effetti». Herman Merville

KeyCrime© – La chiave del crimine

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Acquisire un sistema di prevenzione e contrasto del crimine efficace ed efficiente è un problema reale e comune a tutti sistemi di giustizia nel mondo: è indubbio che per tutti gli ordinamenti e sistemi giudiziario-amministrativi sia difficile, se non impossibile, raggiungere la formula aurea, la chiave universale per prevenire, contenere, limitare la commissione del crimine e quindi, consegnare l’autore del reato alla giustizia, nel fine di preservare un equilibrio stabile nell’assetto socio-economico della collettività di riferimento. Nell’ambito degli studi di predictive policy, sono stati elaborati pochi e significativi sistemi che hanno cercato di rallentare o prevenire il proliferarsi dei reati: ma nessuna delle tecniche di analisi investigative di polizia predittiva ha superato l’affidabilità e l’efficienza di un software tutto MADE IN ITALY, chiamato appunto KeyCrime.

Pedofilia Culturale

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Che la si chiami Corporate Paedophilia, Sindrome di Lolita, Pedofila Culturale o meno, le immagini dei molti cartelloni pubblicitari che tappezzano le nostre città, sono più efficaci di cento parole: sono gli sguardi di ragazzini/e ammiccanti, i volti interrogativi di adolescenti percorsi da indecifrabili inquietudini; sono i mezzi sorrisi o quelle parti del corpo seminascoste da maliziosi vedononvedo. Sono le pose seducenti di bambine e bambini ammaestrati e gettati nell’arena. Immagini che come un magnete stabiliscono la posizione dell’orientamento della società attuale. Importante capire che non sono solo “semplici” immagini, ma identificazioni e idealizzazioni del Sé destinate ad orientare e formare le nuove generazioni, spingendole sempre più verso una precocità e promiscuità sessuale che non tiene conto dell’effettiva maturazione e, quindi, della competenza intellettiva, emotiva ed affettiva propria del bambino.

Stalking: comparazione nei sistemi di common e civil law

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Il fenomeno dello stalking e la sua normazione, in effetti, rispecchiano quello che spesso accade ed è accaduto per altre fattispecie: come altre problematiche socio-giuridiche, anche lo stalking è stato diversamente affrontato nei diversi contesti normativi europei ed internazionali. Se nei paesi di common law ha prevalso una mera operazione di legal transplant, ovvero il “mettere una regola o un sistema di diritto da un paese o da un popolo in un altro” (A. Watson, 1974), il legislatore italiano, come negli altri pesi di civil law, ha fatto invece propria la tradizione di legal rafting, cioè una tecnica di “normazione sintetica” che consiste, nell’impiego di elementi normativi, rinviando ad una fonte esterna rispetto alla fattispecie, come parametro per la regola di giudizio, da applicare nel caso concreto. Tale tecnica si contrappone a quella della normazione descrittiva: descrizione del fatto criminoso mediante termini che alludono ai dati della realtà empirica.

L’evoluzione della sanzione punitiva

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Il contributo ripercorre, in chiave teleologica ed operativa, le tappe evolutive della vicenda punitiva e l’idea ad essa sottesa, a partire dagli istituti del diritto romano arcaico fino agli attuali indirizzi di politica criminale. Dall’antica «legge del taglione» fino ai moderni scenari della giustizia riparativa, passando attraverso il «principio tariffario» che commisura simbolicamente l’entità della pena alla gravità del reato, la sanzione penale conferma la sua duplice natura di strumento di controllo sociale e di appagamento del sentimento di giustizia dinanzi alla violazione dei precetti normativi. I molteplici modelli sanzionatori che si sono succeduti nel corso del tempo concorrono a dimostrare che «la norma è la condizione naturale e ineludibile dell’uomo»

Ferite a morte

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“Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti. Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti, l’ha detto mia mamma agli inquirenti, avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti… […]. Ma neanche il mio marito se n’era accorto, dico, lui che aveva proprio il mostro dentro non se n’era accorto, poveraccio…”