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Bambole Dipinte

 In FocusMinori, N. 3 – settembre 2015, Anno 6

Il pubblico, come sempre accade, si divide fra chi vorrebbe vedere banditi questi concorsi e chi invece, affascinato, considera i concorsi di bellezza, che siano natural (naturali) o glitz (appariscenti), alla stessa stregua degli sport agonistici. Infine esiste una folla di seguaci idolatranti, se non anche esaltati capaci di aspettare in fila per ore, pur di strappare l’autografo alla piccola Miss dell’Arkansas, Eden Wood. Una bambina di soli 5 anni che a mala pena sa tenere in mano una penna (Healy, 2013).

Al momento non esistano regolamentazioni legislative per i concorsi di bellezza delle Mini Miss: vuoto che segna una zona grigia in grado di “offuscare” i possibili danni che queste piccole possono subire. Il sociologo Paul Giroux osserva: «La maggior parte dei genitori, quando viene chiesto loro del perché fanno questo ai loro figli, si ripiega sul cliché stanco che [l’esperienza dei concorsi] promuove autostima. Come se definire bambini in base a quello di cui sono carenti, celebrando gli standard sessisti regressivi di perfezione estetica promuovesse autostima. Alcuni genitori spesso rispondono alle critiche di violenza su minori dicendo che i loro bambini stanno facendo esattamente ciò che desiderano fare e che si divertono ai concorsi. Questa argomentazione appare forzata quando i genitori iscrivono ai concorsi bambini di 8 mesi di età, o quando i genitori decidono che la loro bambina di 4 anni necessita di un agente per assicurarle le giuste conoscenze al di fuori dai concorsi. In entrambe queste risposte, poco è sentito sia dai bambini soggetti a tali pratiche che dalle organizzazioni prestigiose quali l’Associazione Americana di Psicologi Task Force sulla Sessualizzazione di Bambine, la quale ha rilasciato un rapporto che indicava un forte collegamento tra bambine che devono essere sottoposte ad un’enfasi precoce sul sesso e sull’apparenza e tre dei problemi di salute mentale più comuni a bambine e donne: disturbi alimentari, bassa autostima e depressione» (Giroux, 2009).

Principesse per Delega

Nel 2012 la ricercatrice americana Martina Cartwright ha pubblicato, sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, uno dei pochi articoli scientifici sull’universo delle Mini Miss. La Cartwright, introduce la sua ricerca partendo dal lavoro, nel 1999, di Tofler, Knapp e Drell, e su quello che viene chiamato, dagli autori “Realizzazione per Delega”, o se meglio crediamo Achievement By Proxy (ABP). Gli studiosi individuarono nell’atteggiamento di genitori o allenatori che manifestano soddisfazione e orgoglio, per le vittorie ottenute dal bambino un “successo per delega benigno”. Questa benignità è espressa quando l’adulto supporta e alimenta le abilità del bambino, tracciando e mantenendo i naturali e dovuti confini tra sé e l’individualità dello stesso. Esiste però una distorsione patologica della “Realizzazione per Delega” individuata nella sigla ABPD, ovvero Achievement By Proxy Distortion. L’adulto, in questo caso, è spinto dal vantaggio personale, sociale e/o economico che il successo del bambino porta con se. Inesistente il confine tra adulto e bambino: distorsione a volte riscontrata nei casi di piccoli atleti e i loro genitori o allenatori (Tofler et al., 1999).

La Cartwright basa la sua ricerca su personali osservazioni cliniche condotte durante i concorsi di bellezza, identificando, in alcuni di questi adulti, una serie di condotte che racchiudono tre caratteristiche essenziali: il sacrificio rischioso, l’oggettivizzazione e la violenza potenziale. Presupposti comportamentali necessari per l’elaborazione la teoria della Princess By Proxy (PBP) (Principessa per Delega). Ovvero una forma particolare di Achievement By Proxy Distortion che vede coinvolte alcune madri nel circuito piccole Miss.

  • Il sacrificio rischioso. Consiste nella perdita della capacità dell’adulto di scindere tra il proprio bisogno di successo da quello del figlio: le decisioni economiche rischiose, vanno a giustificare la crescente pressione psicologica esercitata sul figlio affinché si impegni strenuamente per il risultato voluto.
  • L’oggettivizzazione. Il figlio diviene il mezzo tramite il quale l’adulto può soddisfare il proprio desiderio: passa, perciò, da soggetto portatore di istanze a oggetto di uso, così che sia possibile costringerlo ad allenarsi oltre le sue reali possibilità e/o ad assumere un aspetto fisico tanto fittizio quanto irrealistico.
  • La violenza potenziale. È la perdita totale della capacità di distinguere se stessi dal figlio: l’oggetto (bambino), a rischio sfruttamento, è obbligato a continuare ad allenarsi, nonostante i possibili danni fisici o emotivi, spesso per ottenere un guadagno economico o materiale (Cartwright, 2012).

Così, la Princess By Proxy (Principessa per Delega), che non ammette “cattive performance”, racconta di madri che ammoniscono severamente, le proprie figlie di 3 anni, con frasi del tipo “se prendi il secondo premio, vuole dire che sei la prima perdente”. Giorno dopo giorno, reality dopo reality, le vite delle piccole reginette vengono fissate nel tempo e nella storia. Il programma Todders & Tiaras mostra la Mini Miss o, meglio, la Mini Princess by Proxy Eden Woods, 5 anni appena, in un “momento particolarmente delicato della sua breve carriera: dopo tante vittorie, Eden rischia di perdere il titolo”. La madre passeggia nervosamente, dietro le quinte, con la figlia in braccio, ammonendola: “Ti devi concentrare, capito? È tutto su di te, tutto il lavoro, tutti i soldi, è tutto su di te[2]”. La faccia seriosa, scombussolata della piccola Eden rivela tutta la sua inquietudine, il suo disorientamento. Tutta la sua paura. Faccia di bambina tra altrettante piccole facce smarrite, caricate di responsabilità molto più grandi di loro, che irrompono nelle coscienze attraverso lo schermo di un televisore.

Conclusioni

L’infanzia, oggi, almeno per quanto concerne il cosiddetto mondo Occidentale, sembra godere di uno status sociale estremamente privilegiato, tanto che le varie tappe dell’età evolutiva sono ampiamente studiate e approfondite da professionisti del settore e soggette a continua revisione, pertanto la cura sia fisica che psicologica del fanciullo ha raggiunto livelli di “accortezza” mai visti prima. Eppure, in mezzo a tanta iper-cura e iper-valorizzazione, all’insegna del profitto prima di tutto e non senza un “pizzico” di assoluta schizofrenia, i bambini sono ormai diventati un consolidato oggetto di consumo: le aziende spendono miliardi in marketing, nel tentativo, spesso riuscito, di convincere i genitori a comprare questo e quel prodotto per i loro pargoli.

Una spinta importante per la diffusione e la popolarità delle gare delle piccole Miss è proprio la loro propensione a generare profitto. Tanto che stanno diventando molto appetibili anche in altri paesi (Regno Unito, Australia ecc.). Anche l’Italia non è immune al “fascino” delle baby Reginette. E questo nonostante che sui concorsi di bellezza per bambine sembri aleggiare l’ombra dello sfruttamento minorile o peggio, dell’esposizione alla pedo-pornografia. Insomma, il culto del business non arretra davanti a niente e nessuno. E poco importa se la piccola Principessa possa correre il rischio di essere vittima di una distorsione patologica e sottoposta al pericolo di abuso di potere da parte di adulti che invece dovrebbero proteggerla e custodirla. O peggio, oppressa da una madre che si nutre delle sue vittorie, per soddisfare il suo intimo e nascosto bisogno di autostima, associato al desiderio di apparire. Quantunque per delega. Un silenzio pare però assordante in tutta questa triste faccenda: un silenzio che si realizza in una assenza. I padri dove sono?

Bibliografia

Kibbey, A. (2000) Symposium law/media/culture: Legal meaning the age of images: Trial by media: DNA and beauty-pageant evidence in the ramsey murder case. New York Law School Law Review

Rice T & Coates D (1995 dicembre), Gender Role Attitudes in the Southern United States, Gender & Society, Vol. 9 N. 6, pp. 744-756.

Schwartzmann, P. (1996 dicembre), Little Miss Slay a Mystery. Daily News, p. 13

Thomas S & Davis D (2000), JonBenet: Inside the Ramsey Murder Investigation, St. Martin’s Griffin.

Tofler I et al. (1999), The “Achievement by Proxy” spectrum: recognition and clinical response to pressured and high achieving children and adolescents. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 38:213-216.

Vance Dorey A. (1999), Better Baby Contests: the Scientific Quest for Perfect Childhood Health in th Early Twentieth Century, Jefferon, N.C: McFarland & Company.

Watson E & Martin D (2000). The miss america pageant: Pluralsim, femininity, and cinderella all in one. Journal of Popular Culture, 34 (1), 105-126.

Wolfe, L (2912), Darling divas or damaged daughters? The dark side of child beauty pageants and an administrative law solution, Tulane Law Reivew, 87(2), 427-455.

 

Sitografia

Cartwright MM. (2012), Princess by Proxy: What Child Beauty Pageants Teach Girls about Self-Worth and What We Can Do about it. In Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry (Vol. 51, No. 11), http://www.jaacap.com/article/S0890-8567%2812%2900601-6/abstract

Giroux, HA (2009), Child Beauty Pageants: A Scene from the “Other” America, Truthout, http://truth-out.org/archive/component/k2/item/84012:child-beauty-pageants-a-scene-from-the-other-america

Hagan et al. (2011), Botox Mom Who Injected Daughter, 8, Under Investigation, ABC News, abcnews.go.com/beta/Health/mom-gave-daughter-botox-investigated/story?id=13595955

Healy M (2013), Could child beauty pageants be banned in the USA?, USA Today, http://www.usatoday.com/story/news/nation/2013/09/22/beauty-pageants-children–ban/2842431/

Kiersz A (2015), Ranked: The 50 US States Economies from Worst to Best, Business Insider UK, http://uk.businessinsider.com/state-economy-rankings-q1-2015-2015-3?op=1

Levey Friedman H. (2011), The Evolution of American-Style Child Beauty Pageants, Huffington Post, http://www.huffingtonpost.com/hilary-levey/the-evolution-of-american_b_860261.html

Lyderson K (2013), Toddlers & Tiaras, But No Honey Boo-Boos, Crain’s Chicago Business, www.chicagobusiness.com/article/20130720/ISSUE03/307209984/toddlers-and-tiaras-but-no-honey-boo-boos

Sichel M (2011), Tiger Moms and Tiaras for Tots: Depriving Children of the Joys of Childhood, Psychology Today, https://www.psychologytoday.com/blog/the-therapist-is-in/201102/tiger-moms-and-tiaras-tots-depriving-children-the-joys-childhood

 

Videografia

Baby Beauty Queens (2009), documentario BBC (https://www.youtube.com/watch?v=GVHgXgRPVis)

Baby Parade, Asbury Park, NJ (2004) Library of Congress (https://www.youtube.com/watch?v=18VLiadPD3g)

Beauty Pageants (2010), 60 Minutes Australia (https://www.youtube.com/watch?v=Ts_xEeB2mAc)

Here Comes Honey Boo-Boo (2012-14), TLC, (https://www.youtube.com/user/HoneyBooBooChannel)

Little Miss Sunshine (2006), Big Beach Films, (https://www.youtube.com/playlist?list=PLZbXA4lyCtqrKyoHrXNgqvUqbSDM9hObA)

Living Dolls: The Making of a Child Beauty Queen (2001), documentario HBO (https://www.youtube.com/watch?v=QLsoOSrurVs)

Painted Babies (1995), documentario BBC (https://www.youtube.com/watch?v=QLsoOSrurVs)

Toddlers & Tiaras: Don’t Mess with Eden’s Crown, TLC (https://www.youtube.com/watch?v=6vLlylc33sI)

[1] https://www.youtube.com/watch?v=QLsoOSrurVs

[2] https://www.youtube.com/watch?v=6vLlylc33sI, minuto 1:34

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