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Diversamente uguali: ritualità e simbologia del mondo degli ultras

 In Sotto il Segno del Culto, N. 3 - settembre 2013, Anno 4

Il consumo di alcool tra tifosi

Estrema importanza viene data, in molti paesi europei, all’influenza che droghe ed in particolare l’alcool rivestono nel causare il comportamento violento dei tifosi. Lo studio empirico rivela che: «[…] l’alcol, allentando i controlli inibitori corticali, libera le emozioni che, normalmente, vengono tenute sotto controllo nell’inconscio, emozioni che a volte non sono di natura positiva, bensì di tipo aggressivo».

Questa percezione, seppur in maniera non così propriamente tecnica, è stata da sempre avvertita dagli stessi ultras. Anzi, l’abbondante uso di alcool da parte degli ultras è una pratica spesso utilizzata sia per rompere i freni inibitori sia perché, una volta ubriachi, aumentano il loro livello di sopportazione del dolore. Tale usanza, comunque, è stata in gran parte sostituita dall’arrivo di nuove droghe sintetiche stimolanti, facilmente reperibili a buon mercato, e dall’abbassamento dei costi al dettaglio di droghe tradizionalmente eccitanti quali la cocaina. A dire il vero la prassi del bere molto, prima di incontri a rischio, è rimasta consolidata in gran parte delle tifoserie di sinistra ed in quelle del Nord Italia.

La correlazione tifo violento uso dell’alcool, comunque, è stata attentamente monitorata in Inghilterra visto che i mass media d’Oltremanica imputano proprio all’uso abbondante di alcolici la principale causa della violenza degli hooligans. D’altronde tra la “routh working class”, da cui proviene la stragrande maggioranza degli ultrà anglosassoni, esiste una attempata usanza detta: heavy drinking (bere per ubriacarsi) che è stata causa di numerosissime risse, non solo sportive. Per tale motivo, in quel Paese vennero promulgate delle leggi che vietarono la vendita di alcolici contestualmente ad incontri calcistici, normativa poi adottata dal Parlamento Europeo proprio su pressione degli stessi inglesi e dei tedeschi.

Tali inibizioni, comunque, produssero effetti inattesi. Per prima cosa non vi fu un apprezzabile risultato relativamente al calo degli incidenti, inoltre, l’effetto collaterale generò un aumento dell’uso di droghe cosiddette “leggere”, canapa ed ecstasy, da parte di tifosi all’interno dello stadio. Questo risultato portò gli esperti del settore a rinnegare l’inferenza del rapporto causale tra l’uso di alcol e la violenza sportiva. In realtà questi dati sono in parte ingannevoli in primo luogo perché l’uso dell’alcol non può essere visto come la ragione principale degli scontri, bensì come una concausa, un fattore concomitante quindi ma in determinate circostanze fortemente decisivo, ed in seconda battuta perché i divieti, anche quelli applicati nel nostro territorio, vengono arginati acquistando la materia prima anticipatamente od in maniera furtiva. Dotto Fig 03Basta osservare l’impressionante numero di bottiglie o lattine di birra vuote che vengono di solito recuperate sui mezzi di trasporto degli ultras al loro arrivo per averne una tangibile testimonianza. Si ricorda, a tal proposito, che la disciplina della vendita di alcolici attribuisce una ampia discrezionalità valutativa a Sindaci e Prefetti, che emanano personali e soggettive direttive in merito.

Questo disomogeneo principio valutativo adottato in Italia ha creato non poche problematiche, ciò conseguentemente al relativo criterio interpretativo. È noto che il maggior lavoro operativo durante la fase di filtraggio viene svolto dal personale di rinforzo, vale a dire dei reparti inquadrati dei Carabinieri, della Guardia di Finanza o della Polizia di Stato, che domenicalmente peregrinano da una città all’altra della penisola. Spesso, questi operatori, sono del tutto ignari dei dettami amministrativi sulla somministrazione e la vendita di alcolici vigenti nel territorio ove in quel momento prestano servizio. Può capitare, alla luce di quanto appena detto, che in determinati stadi un operatore di polizia vieti l’accesso a tifosi con bevande alcoliche al seguito quando poi, all’interno della stessa struttura, è consentita la somministrazione di birra; questa a volte inconsapevole presa di posizione appare ad un osservatore obiettivo quanto meno contraddittoria, mentre da un occhio malizioso può essere percepita come un dispetto, un atto provocatorio compiuto da chi ha impedito l’ingresso. Va infine aggiunto che determinate tifoserie europee, come ad esempio la Roligans[9], pur facendo uso ed abuso di alcol mantengono un comportamento sempre corretto e pacifico, spesso festoso e allegro; come già espresso in questo lavoro bisogna sempre fare i conti ed entrare in contrattazione con una caratteristica fondamentale della persona umana: «la sua capacità di autoregolazione e autodeterminazione».

Scritte murali, tatuaggi e simbologia del mondo ultras

È stato appurato che l’adepto di un gruppo antagonista si sveste, nel momento in cui vi prende parte attiva, di molte caratteristiche proprie della sua peculiare individualità. L’erroneo preconcetto diffuso giudica eventi di massa negativi, quali sommosse, dimostrazioni violente, ecc. come avvenimenti causati da un insieme di soggetti socialmente devianti. In realtà, come osservano Renzo Canestrari e Antonio Godino: «il membro di una massa presente può diventare preda di un comportamento che non  necessariamente gli è abituale, vale a dire che può essere indotto a commettere azioni in contrasto col suo normale modo di essere individuale». Proprio per tale ragione si è cercato, sino a questo momento, di scorporare gli attori principali di episodi occasionali da quelli protagonisti di avvenimenti deliberatamente voluti. Proseguendo nella lettura del passo, Canestrari e Godino ritengono che determinate perdite o frustrazioni personali possono essere compensate da vissuti esistenziali ed emotivi (di onnipotenza ed invincibilità) sperimentate all’interno di un’azione di massa. Per far sì che questo “particolare piacere” abbia luogo nell’essere membro di una massa attiva vi è la necessità di quattro presupposti generali:

  1. deve crearsi una situazione relazionale di massa, sia attraverso la presenza sollecita di un capo che di una massa antagonista;
  2. i contatti fisici, come la costituzione di una catena umana, rinforzano l’effetto della massa presente, favorendo un processo di fusione;
  3. le emozioni devono essere portate ad un’acme eccitativa, per esempio con cori o canti di marcia, o slogan ritmati;
  4. la determinazione cognitiva dell’obiettivo comune deve essere veicolata da formule semplici (come le sollecitazioni demagogiche) o da simboli ben identificabili (come bandiere o stemmi o uniformi) che permettano di riconoscere e rappresentare con evidenza gli obiettivi o di valorizzare l’avversario.

Questi simboli rappresentativi sono, quindi, un veicolo di compattezza della compagine. Non a caso si è diffusamente parlato dei vessilli di gruppo e dell’estrema importanza della territorialità. Ma come può essere avvertita questa ripartizione del territorio, o più precisamente come si riesce a riconoscere la distribuzione spaziale, la zona of limit. La lottizzazione territoriale delle compagini che hanno l’esclusività del tifo locale, poiché esiste una sola squadra rappresentativa cittadina, è certamente più semplice da comprendere, normalmente è la zona antistante la curva o il settore dello stadio dove stazionano prima dei vari incontri. Queste particolari estensioni spaziali vengono abbondantemente marcate con scritte, simboli, immagini e disegni del gruppo che li rappresenta. Sono a volte veri e propri graffiti che richiamano alla mente le usanze delle bande metropolitane statunitensi, in particolare alla marcatura dei luoghi ove questi si ritrovano, che in gergo prende il nome di “turf”: territorio, appunto. In questo caso invadere quelle zone e/o imbrattarle con segni o graffiti alieni è ritenuta una dichiarazione di guerra. Man mano che ci si avvicina al centro dei rispettivi territori ultrà aumenta il numero delle scritte e dei segni identificativi del gruppo, come dimostrano le due foto sottostanti.

Dotto Fig 04

A questo punto una divagazione sugli studi di Havelock Ellis è d’obbligo; il ricercatore in merito ai graffiti sui muri delle celle eseguiti dai detenuti, scrisse: «ogni volta che l’uomo viene separato dai suoi simili, per un qualsiasi periodo di tempo, prova il bisogno di esprimersi attraverso l’arte o la letteratura […] il bambino ama parlare a se stesso […] il criminale fa tacere i suoi pensieri più intimi è per se stesso, solo per se stesso, che scrive quello che non può o che non osa dire i suoi desideri […] il suo giudizio sulla vita, sono tutti elementi registrati nelle iscrizioni di questa prigione, sui muri imbiancati». Si è visto, quindi, che le scritte murali oltre a servire per segnare i confini spaziali indicano anche quelli che sono gli stati emotivi del momento, l’odio verso un particolare nemico, l’esaltazione di una azione coraggiosa appena compiuta ecc.

Ma al di là dell’aspetto puramente comunicativo, ciò che più interessa è che molte volte alcuni fenomeni violenti di massa, commessi in ambito calcistico, sono preceduti e/o seguiti dall’aumento di scritte di minaccia o rivendicative sui muri cittadini. Non a caso, a seguito di azioni repressive delle Forze dell’Ordine o di incidenti tra tifoserie aumentano a dismisura le scritte contro l’uno o l’altro nemico, scritte che compaiono anche in più parti della città e sovente anticipano persino quelli che potranno essere i futuri scenari. Il monitoraggio di questi particolari messaggi, seguito da una attenta valutazione interpretativa sui contenuti, offre un sostanziale contributo al lavoro informativo per la prevenzione o repressione dei reati commessi in ambito calcistico.

Tatuaggi

Dotto Fig 05Al pari dei graffiti i tatuaggi sono un importante mezzo di identificazione di gruppo. Questo rituale nel mondo ultras ha recentemente preso maggiormente piede in concomitanza con la più ampia diffusione di massa dell’usanza del “corpo tatuato”, diventato al giorno d’oggi una moda vera e propria.

Come sostiene G.B. Palermo, che prende unicamente in esame il comportamento delle bande metropolitane, il tatuaggio «rappresenta, per le bande, la convinzione e i messaggi dei loro membri. La maggioranza degli appartenenti avrà il nome della banda e dell’affiliazione tatuata sulle braccia, sul petto o sulla schiena».

La proprietà indelebile del tatuaggio fa presupporre che colui che lo pratica sia fortemente convinto delle proprie idee, che, in definitiva, sposi per sempre la causa per la quale ha compiuto il gesto, nel nostro caso di attaccamento verso i colori della propria squadra[10].

Bibliografia

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Canestrari R., Antonio G., “Trattato di Psicologia”, Clueb, Bologna, 1997

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Della Porta D., Reiter H., “Polizia e protesta. L’ordine pubblico dalla liberazione ai no global”, Il Mulino, Bologna, 2003

Elias N., Dunning E., “Sport e aggressività”, Il Mulino, Bologna, 1989

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Roversi A., “Calcio e violenza in Europa”, Il Mulino, Bologna ,1992

Salvini A., “Il rito aggressivo”, Giunti, Firenze, 1988



[1] Il primo decesso accertato in seguito ad un incontro di calcio in Inghilterra risale all’agosto del 1974 quando un tifoso del Bolton venne accoltellato a morte

[2] 1979 Vincenzo Paparelli viene colpito a morte, all’interno dello stadio Olimpico in Roma, da un razzo bengala lanciato dalla curva romanista durante il derby capitolino

[3] Con il termine di sottocultura ci si  riferisce anche ad un processo di socializzazione che coinvolge giovani della stessa generazione, che condividono insieme idee e valori, giovani che hanno uno stesso modo di pensare di gesticolare un comune linguaggio e stesso modo di vestire e nel caso degli hooligans anche uno stesso modo di vivere.

[4] Definizione data da Elias – Dunning

[5] Come si vedrà meglio in seguito nel 1999 sono entrate prepotentemente e in maniera inequivocabile a comando della locale curva le BAL 99 (Brigate Autonome Livornesi), il 99 sta per l’anno di fondazione

[6] Nel gergo il gemellaggio è ben diverso dall’amicizia

[7] Gemellaggio rotto nell’anno 2002

[8] Gruppo denominato Blood Honour (sangue e onore)  tra i cui adepti vi sono numerosi esponenti di forza nuova

[9] Derivazione dal termine roling (tranquillo) usato in antitesi all’hooligan per distinguere il tifo violento da quello pacifico

[10] Gruppo di livornesi in trasferta a Roma. Al centro dell’immagine viene riportato il simbolo del gruppo ultras BAL e le frecce indicano il particolare, ingrandito, del simbolo in questione tatuato sulle varie braccia – foto archivio personale.

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