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Identikit del reclutatore

 In Sotto il Segno del Culto, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

Il reclutamento

Il reclutamento avviene principalmente in quattro modi:

  1. Qualcuno che pussa alla porta di casa; per strada, in stazioni o aeroporti; avvicinati “per caso” da reclutatori “professionisti” altamente addestrati.
  2. In contesti famigliari per la potenziale recluta: a scuola, a casa, nei caffè, sul lavoro, agli avvenimenti sportivi, in chiesa.
  3. Attraverso attività organizzate dal culto: conferenze, cene, seminari gratuiti di valorizzazione personale, ecc.
  4. Attraverso Internet

È bene precisare che nessuno pensa di entrare in un culto distruttivo. Le persone non sospettano nemmeno lontanamente di essere reclutate: credono di entrare in gruppi interessanti che promettono di soddisfare i bisogni più intimi.

Il fatto è, che troppo spesso viene cercato nella religiosità un rifugio ai propri malesseri esistenziali, usando il credo come un ansiolitico o un anestetico: uno scudo ai mali della vita.

È importante capire che il reclutamento non avviene per caso. Quale sia stato l’approccio iniziale, il contatto personale viene prima o poi stabilito e il reclutatore inizia a cercare di conoscere tutto ciò che può riguardare il potenziale adepto: speranze, sogni e paure ma anche le frequentazioni, il lavoro e gli interessi. Più informazioni un reclutatore è in grado di raccogliere, maggiore sarà per lui la possibilità di manipolare. Chiunque può potenzialmente essere reclutato in un culto distruttivo, tutti abbiamo bisogno di amore, amicizia, attenzione e approvazione; inoltre abbiamo la convinzione di essere invulnerabili. Ciascuno di noi ha bisogno di credere di avere la propria vita sotto controllo: la sensazione che gli eventi possano sottrarsi al nostro dominio non ci piace, e così tendiamo a razionalizzare qualsiasi cosa affinché acquisti un senso

Nel gruppo le persone trovano spiegazioni in un linguaggio scorrevole e accattivante, ogni problema trova giustificazioni semplici e rassicuranti. Sono persuasi di trovare nel credo tutte le risposte agli interrogativi endemici dell’umanità; così finiscono incatenati a un’ideologia che giorno dopo giorno li rende schiavi delle loro nuove “certezze”. La “verità” diventa, di fatto, la loro prigione.

La completa integrazione al gruppo si realizza a tappe, con una regia attenta a che ogni interesse sia sufficientemente riservato agli specifici bisogni dell’individuo. La sua immaginazione in questa fase viene sovraeccitata, subendo il fascino delle molteplici scoperte che ogni giorno sembra fare. Il neo adepto, pensa di aver trovato finalmente un gruppo dove gli viene donata amicizia istantanea da parte di una famiglia premurosa, nonché rispetto per i suoi apporti: “subisce” inconsapevolmente il classico “bombardamento d’amore”.

Attraverso un programma quotidiano organizzato, crede di impadronirsi continuamente di abilità nuove e per di più “esclusive” del gruppo; conoscenza personale che gli permetterà di migliorare la sua personalità e intelligenza e acquisire una nuova e migliore identità, così da aspirare ad una posizione sempre più rispettabile. Viene persuaso che nel gruppo troverà pace e sicurezza e le risposte adatte alle proprie esigenze spirituali.

Diviene propria l’idea che quel particolare gruppo, al quale adesso si associa, rappresenti un progetto unico per il miglioramento politico, sociale o personale e che in seguito ‑ grazie anche al suo impegno ‑ l’intero mondo sarà migliore.

Passato il primo periodo, nel quale tutto sembra stupendo ed eccitante, per l’adepto arriva il tempo delle “responsabilità”; egli ora è in grado di comprendere appieno quello che ci si aspetta da lui quale “leale sostenitore”. Adesso per lui, la vita andrà assumendo sempre più toni grigi, carica di “doveri”, di stenti e sacrifici. Tuttavia non è più in grado di vedere le cose svincolate dal condizionamento subito, così, anche se molti affermano di essere felici, la realtà è ben diversa. I divieti, le imposizioni, il totalitarismo assoluto spingono sempre più l’adepto in un circolo vizioso fatto di sensi di colpa, di angoscia e paura. Finisce per vivere in un mondo irreale, creato dal gruppo. I membri di un culto improntano il loro tempo al reclutamento ed al perfezionamento della loro appartenenza.

Onestà e irreprensibilità, verso il culto, sono le mete da raggiungere per ogni “fedele” degno di questo nome. Obbligatorio quindi confessare al leader, ogni azione non perfettamente conforme alla dottrina, ogni pensiero non completamente allineato. Contemporaneamente, però, vengono incoraggiati a imbrogliare e manipolare i non membri. Un gergo interno ridefinisce realtà e moralità: “fratelli”, “salvati”, “puri”, “illuminati”; e il suo contrario: “infedeli”, “dannati”, “impuri”, “negativi”. Un linguaggio inteso a giustificare il doppio standard etico, rendendo accettabile l’inganno nei confronti dei non membri, introducendo termini come “stratagemma trascendentale”, “parlare ai babilonesi”, “strategia di guerra teocratica”, “inganno divino”.

Lo stato delle cose, osservabile dall’esterno, è così costituito da gruppi di persone inconsapevoli dell’effettiva struttura finanziaria economica cui appartengono e per cui operano, spesso duramente, sacrificando tempo, mezzi, aspirazioni e prospettive. E ciò nonostante si dichiarano “felici”: sì, “un felice” investimento alla cieca, dove nessuno prevede consensi informati.

 

Isolamento dalla famiglia

Molti dei culti totalitari costruiscono ad arte, come strategia di reclutamento, dottrine che inducono negli affiliati comportamenti che generano come naturale esito opposizione da parte dei famigliari. Questa strategia, serve ai leader per provocare incomprensione tra la famiglia e l’adepto. Ben presto all’interno della famiglia, l’inconciliabilità dei due mondi diventa un dato di fatto, il dialogo si interrompe e allora unico riferimento per l’adepto diviene il gruppo, dove egli è convinto di poter trovare “vera” comprensione ed “affetto”; di conseguenza l’adepto si allontana dalla famiglia sempre di più anche affettivamente. È a questo punto che il “cerchio” si chiude: isolato da parenti e amici, visti adesso come potenziali nemici, l’individuo si trova fuori dalla società reale, psicologicamente pronto a adottare come nuova famiglia il gruppo di appartenenza ed ad incamerarne i metodi e i comportamenti come gli unici accettabili.

Paradossalmente, le critiche mosse al gruppo, non faranno altro che rafforzare la convinzione che la sua visione del mondo sia più che fondata.

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