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Il Padre: tra tradizione e innovazione

 In FocusMinori, N. 2 – giugno 2017, Anno 8

«Gli studi che sono stati fatti sull’attaccamento hanno dimostrato che a ogni età gli esseri umani sono più contenti, ottimisti e in pace con se stessi quando possono contare su persone che li amano e li proteggono. Queste persone di fiducia rappresentano la base sicurada cui trarre energia e costituiscono quel supporto sociale che consente di far fronte a molte e diverse difficoltà» (Oliverio Ferraris, 2012). Gli studi sull’attaccamento vedono il coinvolgimento primario nella madre – ovviamente essenziale nella sua responsiveness [1] – ma non è da sottovalutare il ruolo che ricopre il padre come base emotiva sicura per il figlio. Infatti «l’avere un padre presente in casa rispetto a un padre assente, durante i primi tre anni di vita, comporta un minor numero di problemi comportamentali e una migliore crescita del bambino. […]. È indubbio che quando il padre è centrato sul bambino e sui suoi bisogni, è incoraggiante e responsivo durante il gioco, è soddisfatto del suo ruolo genitoriale, i bambini sembrano avere una migliore crescita cognitiva» (Bornstein & Venuti, 2013).

Il coinvolgimento paterno dovrebbe essere coadiuvato non solo a livello famigliare, ma anche istituzionale per far sì che la sua presenza si sveli attivamente nella relazione con il figlio fin dai primi giorni di vita. Ribadire questa necessità non è scontato nel momento in cui la madre è facilitata nel suo compito, non solo per la maternità stessa, ma anche perché sostenuta culturalmente tramite il ruolo di accudimento che la società le affida, mentre il padre, nell’accudimento – specialmente nella prima infanzia – e nella partecipazione all’educazione dei figli, «si piazza […] al quarto o quinto posto come genitore, dato che al secondo c’è la televisione ed al terzo e al quarto – a seconda dei casi – si classificano le educatrici del nido od i nonni» (Mollo, 215, 2002).

A tal proposito utile potrebbe essere fomentare e caldeggiare percorsi di preparazione alla paternità, con l’obiettivo di rendere sicuri e autonomi i neo-genitori, affinché vivano la loro esperienza nella maniera più serena possibile. Questo implica costruire una rete sociale di aiuto alla paternità, da effettuare fin da subito nei vari percorsi nascita. Tramite l’aiuto di un professionista della formazione, sarebbe necessario creare un ambiente confortevole e sicuro in cui i padri possano, superando il timore iniziale, affrontare le loro paure e perplessità per uscirne rassicurati e forti del loro sapere genitoriale – in progress –.

 

Costruire la Bildung paterna

Come fare quindi per ricostruire la ‘nuova’ paternità? Innanzitutto rispondendo al bisogno di formazione dei padri che recuperi dimensioni fino ad oggi rimosse, che riporti in auge insieme al codice materno quello paterno affinché aiuti il figlio a fronteggiare le frustrazioni della vita. Si tratta di impostare interventi di educazione alla paternità che realizzino esperienze di valore fra istituzioni e genitori, basati sull’educazione degli adulti, in un’ottica promozionale con lo scopo di implementare i Saperi dei padri e la loro autostima (Certini, 2, 2013).

La famiglia e la società hanno bisogno del padre che guidi con la parola e la vicinanza la formazione del figlio, insomma che utilizzi la premura nel sentire e l’autorevolezza nel prescrivere. Educare e crescere implicano fondamentalmente il coinvolgimento dell’educatore/genitore e dell’educando/figlio, è un processo bidirezionale in cui l’uno dipende dall’altro per crescere, progredire: l’autostima dei figli aumenta insieme alla consapevolezza dei genitori dello sviluppo sano e armonioso del figlio. Una paternità aperta all’accoglienza e alla cura dei figli, che lega la propria soggettiva formazione all’amore-fermezza, che riporta alla luce l’antinomia autorità-libertà; al dispositivo della riflessività perché dalle pratiche famigliari siano create le teorie che guideranno l’agire responsabile del padre e poi, di seguito, del figlio. Un modello di paternità improntato alla struttura dialogica-affettiva, che usa la parola per educare, riprendere, esortare il proprio figlio con autorevolezza, nell’esemplarità della sua umanità. Solo così la dualità Padre – Madre assume, nella co-genitorialità, una relazione funzionale per la crescita nella quale i due, nello sforzo comune possano in grado di spirare il rispetto nei figli.

«In tale prospettiva l’impegno paterno non è tanto un sapere od un saper fare, ma essenzialmente un essere. Un figlio, infatti, può immaginare l’umanità, che è in lui in germe, attraverso l’essere del padre, che rappresenta un uomo adulto che manifesta ed attesta capacità di ragionare, sentire ed attestare» (Mollo, 215, 2002). Il figlio ha bisogno di esempi di umanità, di percorrere le orme di chi gli mostra la strada, egli – soprattutto nei primi anni di vita – introietta dentro di sé ciò che assimila nella relazione con i genitori, in questo senso l’esemplarità del padre gli fornisce quei parametri di riferimento a cui legare la trama della sua identità. L’esemplarità del padre dà sì un orizzonte di senso in cui agire e comportarsi, un’impronta iniziale, originaria e originale alla formazione del figlio, ma si scontra con l’Io biologico del nuovo arrivato, con l’unicità della persona che, crescendo darà una forma propria al suo avvenire. E qui, all’interno della famiglia intima e accogliente, emerge e si dipana il problema della formazione che raccoglie in sé sia le istanze personali, esperienziali, ma anche quelle antropologiche, sociali, culturali: il cardine di tutto ciò è il soggetto chiamato a decantare la sua educazione dando senso alla propria formazione, che sostanzia la sua identità. La funzione e il ruolo del padre è quello di guidare il figlio nel mare della vita, di renderlo autonomo e indipendente perché sia lui stesso un giorno ad auto-dirigersi e ciò avviene tramite l’educazione genitoriale: il compito di educare una nuova vita è arduo, si educa in ogni momento e in ogni situazione, negli “scarti” delle giornate, negli attimi del tempo.

La Bildung, come formazione umana dell’Uomo, può essere il modello per la creazione del Sé paterno, di quel padre testimone di cui sia la famiglia che la società hanno bisogno. Costruire la Bildung paterna non è un ideale distaccato dalla realtà, diviene pratica nel momento in cui il padre, nella quotidianità del suo agire, riflette sul suo ruolo e sulla sua identità, cercando di divenire consapevole del proprio Sé paterno, delle trame che hanno sostanziato la propria forma.

Perché dobbiamo costruire e creare la Bildung paterna? Perché riprendere una concezione filosofica entro la nostra società professionalizzante e iper-moderna? Perché al padre serve la propria Bildung e in cosa consiste? In quanto processo di formazione connaturato all’uomo «la Bildung identifica […] il cammino interiore che si compie dentro se stessi. Qui, tra luce e oscurità, tra velatezza e trasparenza s’inscrive il mistero dell’uomo. Armonia e disarmonia, equilibrio e instabilità, corpo e spirito, movimento e relazione, forza e fragilità, natura e cultura sono alcune delle polarità entro le quali prende forma la formazione. Quest’ultima è da intendersi quale forma dell’azione e come azione della forma, nonché nei termini di una costante trasformazione» (Sola, 2002). Riflettere sull’identità dei padri significa riflettere sulla formazione del loro essere padre, vuol dire consegnare la libertà di agire entro la propria volontà con responsabilità.

I figli non hanno bisogno di un padre perfetto, ma di un padre umano, che non abbia paura di mostrare le proprie fragilità, che non si faccia portatore di un sapere assoluto, ma che dia un senso alla vita. Un padre imperfetto sì, che sbagli pure, ma che abbia la responsabilità e il coraggio di riconoscere i propri errori, di tornare sui suoi passi, un padre attento ai bisogni dei figli, capace di ironia e giocosità, ma senza dimenticare regole e limiti. Un padre empatico, che sia in sintonia sia con i bisogni del figlio che della madre, che si faccia presenza silente pronta a dare un consiglio, ad intervenire quando la situazione lo richiede, un padre che incoraggi a fare da soli, ma che allo stesso tempo sorregga nelle difficoltà. Un padre testimone che accolga in modo autentico la vita del figlio, che si ponga vicino nelle sfide, che dia sicurezza con la sua presenza.

I padri possono costruire la propria Bildung anche in questa società postmoderna àncorando la propria soggettiva formazione al dispositivo della riflessività. Essa è la chiave di volta della formazione dei padri, della ricostruzione della propria identità maschile/genitoriale, perché permette al soggetto che la fa propria di comprendere i diversi livelli che intercorrono nel pluralismo della vita. Il padre, nel momento della riflessione, è sia soggetto attivo essendo immerso nell’esperienza, sia passivo riflettendo su di essa. La riflessività è il dispositivo pedagogico a cui si fissa indissolubilmente la formazione dei padri e determina la propria Bildung nel momento in cui ri-pensa al proprio agire. Avere consapevolezza del proprio Sé paterno, attraverso le pratiche di responsabilità (agita) e riflessività (pensata), compone e ricostruisce l’identità dei padri definendone la propria soggettiva e personale Bildung, ponendosi nell’ottica di comprendere se stessi per capire gli altri.

 

Conclusioni

Nel momento attuale i padri sono assenti, vivono la perdita di senso del loro ruolo, non hanno un modello a cui àncorare le proprie pratiche. Allo stesso tempo non esiste una cultura della paternità, la funzione educativa dei padri è fortemente limitata del tempo a disposizione per stare con i figli. Esplicitare l’assenza del padre ha avuto lo scopo di mostrare quanto un padre assente infici lo sviluppo della personalità del figlio e abbia ripercussioni nell’intero sistema formativo e, non ultimo, sociale. C’è bisogno di Padre: un padre ‘ideale’, nella sua umanità imperfetta, che favorisca la crescita, la differenziazione, l’autonomia dei figli. La Bildung, come formazione umana dell’uomo, può essere il modello per la creazione del Sé paterno, di quel padre testimone di cui sia la famiglia che la società hanno bisogno.

Un padre quale genitore quasi perfetto, o meglio «sufficientemente buono» per usare un’espressione di Winnicott (indirizzata alle madri), ovvero spontaneo, autentico, in poche parole vero. Un Padre vicino al figlio fin dalla gestazione che lo accompagna nelle prove della vita, il suo compito è ben descritto dal taglio del cordone ombelicale sia alla nascita che nell’adolescenza. È il Padre che dona al figlio quella corazza e quell’armatura per proteggersi dai rigori della vita. Un’armatura però facile da togliere per aprirsi alle emozioni e ai sentimenti. Il ruolo di padre che trova la sua essenza nel padre testimone che cura e educa con la parola, con l’esempio, utilizzando la tenerezza come volano di senso e la fermezza come limite pensato, ma soprattutto l’Esserci come promessa di crescita. Un padre che testimoni appunto la crescita del figlio e dia un senso compiuto alla vita.

Ogni figlio esperisce il sentimento di «sentirsi incluso nell’eredità del padre non tanto per ciò che avrebbe ricevuto […], ma per il riconoscimento simbolico che essa comporta, per l’importanza vitale di avere forte la percezione di una provenienza, di un’appartenenza, di discendere dal padre» (Recalcati, 2011). Il padre, che accompagna il figlio fin dalla nascita, è la solida colonna a cui appoggiarsi per compiere i primi passi nel mondo, fino a camminarvi da soli. La guida paterna, la sua educazione è la strada maestra da percorrere per l’indipendenza, perché i figli possano agire sicuri di sé nella società. Come dimostrano le evidenze, chi ha avuto un padre presente nella propria vita è capace di creare legami solidi, è intraprendente e indipendente, è sicuro di sé (Oliverio Ferraris, 2012).

Il padre testimone è la forma a cui i padri dovrebbero tendere, camminando accanto ai figli, in modo da sorreggerli nella fatica di crescere. Il padre è il sale della vita che silenziosamente le dà un senso, ma è anche luce che sprona, che crea, che costruisce e allo stesso tempo abita il mondo. La testimonianza paterna è di amore, di sostegno, di forza, è il tralcio a cui la vite deve aggrapparsi per crescere.

 

Bibliografia

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[1] “La responsiveness comprende le reazioni contingenti e pronte dei genitori manifestate in momenti di interazione con i propri bambini”. (Bornstein M. H., Venuti P., 2013, p. 58).

 

 

 

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