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L’ascolto dell’abuso, l’abuso dell’ascolto: il caso di Marta

 In CaseHistory, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

Nella prassi giudiziaria, le procedure d’ascolto evidenziate vengono utilizzate nell’ascolto di persone minorenni sia in sede di esame testimoniale, sia in sede di raccolta delle fonti di prova, fin da prima dell’introduzione dell’art. 351 c.p.p., malgrado non vi fossero precise indicazioni normative, così come si riscontra in alcune esperienze virtuose. Tra queste esperienze di citano quella del Servizio di Psicologia Giuridica del Centro C.E.A.S che tra il mese giugno 2010 e il mesi di dicembre 2012 ha raccolto le sommarie informazioni di circa 80 persone minorenni collaborando con le diverse procure e forze dell’ordine presenti nel territorio della Provincia di Roma (Patrizi et al., 2012). Ancora precedente, l’importante esperienza attiva per un decennio dal 1999 al 2009 dello Spazio Neutro del Centro G. Fregosi – Tetto Azzurro della Provincia di Roma a cui si deve non solo la gestione di molti ascolti ma anche e soprattutto la costruzione della metodologia in oggetto (De Leo, Scali, Caso, 2005).

Durante l’ascolto, Marta racconta di un unico episodio avvenuto la sera di Capodanno presso l’abitazione nella quale viveva. La bambina riferisce di essersi recata nella stanza del Sig. Luigi per vedere i cartoni animati, di essersi addormentata sul letto matrimoniale. La bambina riferisce che si sarebbe poi svegliata quando si è sentita abbracciare dal Sig. Luigi che, senza vestiti, avrebbe tentato di abbassarle i pantaloni del pigiamino e di alzarle la maglietta. La bambina racconta diversi dettagli del fatto oggetto di indagine relativi al contesto e alla dinamica. Il Sig. Luigi avrebbe infilato la mano nelle mutandine della bambina pur non riuscendo ad andare oltre perché la bambina sarebbe riuscita a scappare lasciandosi cadere dal letto e scappando via. Riferisce di essere andata nella sua stanza e di essersi messa a dormire. Racconta poi di aver incontrato l’indomani mattina il Sig. Luigi che mentre le preparava la colazione le intimava con toni burberi di non raccontare alla mamma quanto successo. Poi la bambina va a scuola e accade quanto anticipato. Il colloquio si chiude ringraziando la bambina, lasciando gli ultimi minuti ad un argomento neutro come ad esempio il programma di gioco della giornata. Un errore che potrebbe connotare un cattivo ascolto è di non prestare attenzione alla chiusura che costituisce un momento fondamentale per restituire serenità e riportare in equilibrio il benessere del bambino o dell’adolescente. Poi la consulente accompagna Marta dalla mamma. In attesa che l’Ufficiale di P.G. chiuda il verbale di sommarie informazioni e le faccia firmare alla Sig.ra Sonia, Marta resta con la mamma in un’altra stanza a disegnare. A questo punto l’attività si chiude, si congedano prima Marta con la mamma e poi gli operatori delle forze dell’ordine. A questi ultimi, si consegna il DVD con l’avvenuto ascolto.

La legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote ha proseguito nel cammino iniziato dalla legge n. 66 del 1996 e dalle successive integrazioni che hanno dato vita all’introduzione di metodologie d’ascolto sempre più sofisticate e coerenti anche con i principi ispiratori e le strategie suggerite dalla letteratura scientifica, dalla normativa e dalle raccomandazioni internazionali in materia di testimonianza di vittime e testimoni vulnerabili. Tuttavia, molti sono ancora i rischi sia in ordine alla protezione delle persone offese in età evolutiva sia in ordine allo stesso processo investigativo non tutelato rispetto alle possibili contaminazioni derivanti da un’assunzione errata di queste dichiarazioni. Sarebbe opportuno che le indicazioni metodologiche precedentemente descritte per la conduzione di un “buon ascolto” venissero rinforzate e regolamentate a livello normativo. Parallelamente, gli esperti e le esperte nominate dal p.m. dovrebbero dotarsi della formazione e della competenza professionale necessaria per la gestione di questa attività specialistica, nella piena consapevolezza delle peculiari finalità (ascoltare e non valutare) e responsabilità (proteggere il processo investigativo e, al contempo, prestare attenzione alla tutela psicologica del bambino) che caratterizzano questo intervento.

Bibliografia

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Caso L., Vrij A., “L’interrogatorio giudiziario e l’intervista investigativa”, Bologna 2009.

Cuzzocrea V., “L’ascolto protetto delle persone minorenni prima e dopo la ratifica della Convenzione di Lanzarote”, Processo Penale e Giustizia, 2, 2013.

De Leo G., “Vulnerabilità e risorse nell’incontro tra le vittime del crimine ed il mondo della giustizia, con particolare riguardo alle vittime minorenni”, A.M. Giannini, C. Levin, B. Nardi (a cura di), L’intervento per le vittime del crimine, Roma 2006.

De Leo G., Patrizi P., “Psicologia Giuridica”, Il Mulino, Milano 2002.

De Leo G., Scali M., Caso L., “La Testimonianza. Problemi, metodi e strumenti nella valutazione dei testimoni”, Il Mulino, Bologna 2005.

Déttore D., “La conduzione dell’intervista e la valutazione delle dichiarazioni del bambino con sospetto di abuso sessuale”, In Déttore D., Fuligni C., L’abuso sessuale sui minori, 2/ed.,MC-Graw Hill, Milano 2008.

Ministry of Justice, “Achieving Best Evidence in Criminal Proceedings: Guidance on InterviewingVictims and Witnesses, and Using Special Measures”, http://www.cps.gov.uk/publications/docs/best_evidence_in_criminal_proceedings.pdf, 2011.

Patrizi P., “Manuale di Psicologia Giuridica Minorile”, Carocci, Roma 2012.

Patrizi P., Cuzzocrea V., Lepri G.L., Vitale F., “L’ascolto protetto in ambito giudiziario delle persone in età evolutiva vittime di abuso e maltrattamento”, Convegno L’ascolto dei bambini e delle bambine tra indagini, vuoti legislativi e buone prassi, Roma 3 maggio 2012.

Yuille J.C., Hunter R., Joffe R., Zaparniuk J., “Interviewing children in sexual abuse cases”, in G.S. Goodman e B.L. Bottoms (a cura di), Child Victims, Child Witnesses, The Guilford Press, New York/London 1993.

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