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Religiosità e libertà

 In Sotto il Segno del Culto, Anno 3, N. 4 - dicembre 2012

La necessità di distinguere i diversi ambiti in cui si realizzano le condizioni di soggezione psichica, tenendo conto delle situazioni di danno concreto che ineriscono alle dinamiche plagiarie, è quella di accogliere l’esortazione della Corte Costituzionale. Essa nel lamentare la violazione dell’articolo 25 della Costituzione ribadì più volte che, alla base del principio invocato, stava in primo luogo «l’intento di evitare arbitri nell’applicazione di misure limitative di quel bene sommo e inviolabile costituito dalla libertà personale e che, per effetto di tale principio, onere della legge penale fosse quello di determinare la fattispecie criminosa con connotati precisi in modo che l’interprete, nel ricondurre un’ipotesi concreta alla norma di legge, possa esprimere un giudizio di corrispondenza sorretto da un fondamento controllabile».

Il nodo della questione sta nel fatto che l’idea di libertà di religione è legata all’idea di libertà personale, e come abbiamo visto, queste due idee di libertà presentano molti aspetti contrastanti: da una parte la libertà di pensiero è un diritto inalienabile dell’uomo, ma dall’altra un abuso di tale libertà spinge l’individuo verso l’irresponsabilità che sfocia nella limitazione della libertà altrui. La conseguenza è che molti gruppi o singoli, attraverso la persuasione illecita, attentano ogni giorno alla integrità psichica di altri esseri umani privandoli della loro unicità e del loro libero arbitrio, commettendo un delitto gravissimo che per ora rimane impunito.

Il giusto confine tra libertà e liberticidio dà vita ad una sfida etica che attende, è vero le nostre istituzioni, ma che ci ricorda che in una democrazia la scelta pesa anche su ognuno di noi. Dice Hugo Stamm: «Osservati rigorosamente, le ambizioni e i sistemi delle sette non si possono conciliare con uno Stato di diritto democratico. Se le sette e i gruppi totalitari fossero tutelati e le loro dottrine di salvezza dichiarate come religione di Stato, nascerebbero in ogni caso dei regimi dittatoriali. La loro “verità” non è condivisibile né riformabile; essa è sola e unica, e deve essere diffusa fin nei dettagli nel mondo stabilito. Nel regno dell’Assoluto non c’è spazio per cultura e visioni personali, la vita soffoca sul nascere. Un insegnamento dimostrativo è offerto dai regimi fondamentalisti islamici, nei quali le guide religiose sono contemporaneamente i sovrani terreni. Il tentativo di costruire lo Stato di Dio conduce inevitabilmente alla sottomissione e all’indottrinamento della popolazione». (Stamm H., 1997). A queste parole fanno seguito quelle dell’avvocato Michele Del Re: «resta che si deve evitare, anche col mezzo della repressione penale, che la programmazione etica, il condizionamento psichico divengano un’arma per possedere schiavi, pronti a difendere il padrone fino alla morte, perché li ha privati della torturante angoscia che è la libertà» (Del Re M., 1982).

 

Bibliografia

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Sitografia

Padovani C., “http://www.cahiers.org/new/htm/articoli/Renaissance.html”.



[1] Con l’intento di rispondere a questa Raccomandazione, in Italia, nel 2003, è stato istituito l’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici (O.N.A.P.) che, «prendendo atto dell’ampia diffusione in Italia di gruppi rispondenti a detta descrizione, vuole essere una struttura nazionale che si adegui alle esortazioni europee. Motivo per cui, fra i suoi compiti, intende anche esercitare un’opera di prevenzione nei confronti di tecniche manipolatorie di controllo mentale messe in atto da culti pericolosi. Fornire informazioni accurate e obiettive. E attraverso il canale delle scuole, rivolgersi soprattutto ai giovani».

 

 

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