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Scuola e educazione di genere

 In FocusMinori, N. 4 – dicembre 2015, Anno 6

I Gender Studies

Come evidenziato sopra, le cosiddette Teorie Gender sono al centro di un dibattito politico e sociale serrato tra i sostenitori della famiglia tradizionale e chi invece reclama una società scevra da ‘incasellamenti’ siano questi di natura culturale o fisica. Per esempio il Direttivo della Società Italiana delle Storiche scrivendo una lettera al Ministro dell’Istruzione critica il blocco della distribuzione degli opuscoli UNAR nelle scuole, affermando che «Non esiste, infatti, una “teoria del gender”. Con questa categoria, usata in modo fecondo in tutta una serie di discipline che ormai costituiscono l’ambito dei gender studies, non si introduce tanto una teoria, una visione dell’essere uomo e dell’essere donna, quanto piuttosto uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione: senza comportare una determinata, particolare definizione della differenza tra i sessi, la categoria consente di capire come non ci sia stato e non ci sia un solo modo di essere uomini e donne, ma una molteplicità di identità e di esperienze, varie nel tempo e nello spazio […]. Privare la scuola pubblica di questo ruolo ci pare miope e ingiusto[20]».

Ma in cosa consistano questi studi genere o gender studies (come vengono chiamati nel mondo anglosassone), che dir si voglia. Nati in Nord America a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta nell’ambito degli studi culturali, si diffondono in Europa Occidentale negli anni Ottanta. «Gli studi di genere propongono una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra […] due aspetti dell’identità: il sesso di una persona […] costituito dal corredo genetico […] (e) il genere […] il rapporto tra sesso e genere varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza […]. Ogni società definisce quali valori attribuire alle varie identità di genere, in cosa consiste essere uomo o donna […]. Il genere è invece un prodotto della cultura umana e il frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale delle identità […]. In sostanza, il genere sarebbe un carattere appreso e non innato. L’orientamento sessuale non è definito dal sesso[21]».

Da qui il rifiuto di accettare che la genetica, con i suoi fattori ereditari, possa determinare di per se l’orientamento di genere. Questo seguirebbe più un ‘imprinting’ culturale, ecco quindi la necessità di una decostruzione critica di modelli ritenuti dominanti. «Il codice simbolico del gender può rivelare il modo in cui un’intera cultura affronta e gestisce la relazione tra l’identico e il diverso, l’uguaglianza nella pluralità delle prospettive e dei punti di vista. Il lato negativo è però quello che vi è il rischio di incorrere in una generale de-differenziazione (neutralizzazione) delle specificità di ciascun gender; la perdita di una diversità è comunque una perdita» (Rossi, 2014).

Secondo Marguerite Peeters, Direttrice dell’Istituto Interculturale Dialogue Dynamics di Bruxelles, invece, non si tratterebbe semplicemente di studi settoriali o di pure teorie, ma di qualcosa di più e di ben diverso, legato a fattori ideologici: «l’analisi dimostra che il gender è un processo rivoluzionario centripeta: il nucleo duro attira verso di sé i componenti dei diversi cerchi, li lega alla sua ideologia in proporzione alla loro distanza dal centro e assicura l’unità ideologica dell’insieme. I progetti esteriormente più accettabili finiscono per essere essi stessi contaminati dall’antropologia laicista, individualista ed edonista del centro. Fanno pensare alla formula di Rene Descartes (1596-1650): larvatus prodeo, ‘procedo mascherato’. Il gender procede. Porta la maschera dell’uguaglianza, della parità, dell’equità, della libertà di scelta, dei diritti, della dignità umana, del progresso, dell’autonomia, dell’emancipazione o promozione della donna, della compassione, della lotta contro le violenze, della lotta contro la povertà, della non discriminazione e altrettanti concetti altruisti, umanistici o umanitari con i quali molti la legano, seducendo soprattutto i Paesi in via di sviluppo». Ulteriormente, con acuita critica, la Peeters afferma «Quale regione del mondo, quale Paese ne è esente? L’ideologia del gender invade i programmi universitari nei cinque continenti. Non è diventata una condizione per l’aiuto allo sviluppo? È ancora possibile che una ONG ottenga fondi pubblici senza menzionare la parità dei sessi? Il gender non ha già integrato alcuni strumenti giuridici, quali il Protocollo di Maputo in Africa? Non è presente nei codici o nelle carte etiche di numerose aziende? La moda non contribuisce in molti modi a seminare lo “scompiglio” nel genere?» (Peeters, 2014).

I documenti europei

I più rilevanti documenti internazionali di riferimento sull’educazione di genere sono: La Salute Sessuale per il Terzo Millennio. Dichiarazione e Documento Tecnico[22], documento del World Association for Sexual Health (WAS); gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti, diffusi dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale per la Sanità) e BZgA (Federal Centre for Health Education)[23] e la Proposta di Risoluzione del Parlamento europeo sull’Eliminazione degli stereotipi di genere nell’Unione europea, 2012/2116 (INI)[24].

Sia il documento La Salute Sessuale per il Terzo Millennio che gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa sono stato diffusi in Italia dalla Federazione Italiana Sessuologia Scientifica (F.I.S.S.). Il documento La Salute Sessuale per il Terzo Millennio si propone di «mettere a fuoco problemi, obiettivi e strategie ad ampio raggio […] del raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo umano del Millennio, fissati dalle Nazioni Unite nel Summit del 2000 […] dai diritti sessuali all’equità
di genere, dalla prevenzione della violenza sessuale a quella delle malattie sessualmente trasmesse, dall’educazione sessuale alla salute riproduttiva, dai disordini e disfunzioni sessuali al piacere sessuale. Per ognuna di queste aree, con riferimento al mondo sviluppato e a quello in via di sviluppo, vengono evidenziate realtà e problematiche, fissati obiettivi e tracciate azioni da compiere a livello nazionale e internazionale». Gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa nell’affrontare il tema dell’educazione sessuale nelle scuole, optano per una concezione olistica della sessualità che, secondo questa visione: «aiuta a far maturare in bambine/i e ragazze/i quelle competenze che li renderanno capaci di determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo. Un approccio olistico sostiene l’empowerment di bambini e ragazzi affinché possano vivere la sessualità e le relazioni di coppia in modo appagante e allo stesso tempo responsabile […]. Le competenze che l’approccio olistico promuove sono inoltre essenziali per difendersi dai possibili rischi. L’educazione sessuale fa anche parte dell’educazione più generale e influenza lo sviluppo della personalità del bambino […]. La richiesta di educazione sessuale anche per i più piccoli è stata poi supportata da un diverso modo di percepire le bambine e i bambini, ora percepiti come soggetti […] la convinzione che si debbano sostenere, rafforzare e mettere i giovani in grado di gestire la propria sessualità in modo responsabile, sicuro ed appagante anziché indirizzare l’attenzione principalmente su singoli problemi o pericoli». Per quanto riguarda la Proposta di Risoluzione del Parlamento europeo, essa si concentra sugli stereotipi trasmessi culturalmente «considerando che i bambini entrano in contatto con gli stereotipi di genere molto precocemente attraverso i modelli promossi da serie e programmi televisivi, dibattiti, giochi, videogiochi e pubblicità, materiali didattici e programmi di istruzione nonché atteggiamenti osservati a scuola, in famiglia e nella società, che influenzano la loro percezione del modo in cui dovrebbero comportarsi gli uomini e le donne, con ripercussioni sul resto della loro vita e sulle loro aspirazioni future […] considerando che l’accesso all’istruzione formale primaria, secondaria e superiore e il contenuto del programma scolastico impartito a ragazze e ragazzi sono fattori determinanti che influiscono sulle differenze di genere […] la nozione di uguaglianza può essere instillata nei bambini sin dalla più tenera età e che un’educazione basata sul riconoscimento della parità può insegnare loro a lottare contro gli stereotipi di genere».

Conclusioni

Nei documenti Ministeriali, finora esaminati, pare di intravedere un’alternanza di termini che vanno dalla educazione di genere, educazione sessuale, educazione alla affettività, fino ad arrivare all’educazione dell’orientamento sessuale e all’identità di genere, come, per esempio, nel caso dei documenti UNAR. Questa ‘duttilità’ del linguaggio verosimilmente può essere alla base delle perplessità interpretative, tradotte poi in proteste dalle associazioni dei genitori, le quali ravviserebbero, tra le sue righe, una via ‘maestra’ per il raggiungimento di una Strategia Nazionale fondata su un nuovo bisogno o, meglio detto, assunto antropologico secondo il quale l’umanità non si deve più riconosce in due soli generi: maschio e femmina che, nella nostra specie, si traduce ancora in uomini e donne. Altrimenti detta: approccio olistico affinché «bambini e ragazzi possano vivere la sessualità e le relazioni di coppia in modo appagante». Obbiettivo raggiungibile abbattendo qualsiasi ostacolo o concezione culturale tradizionale, considerata adesso antiquata o, peggio, foriera di germi discriminatori. Ecco che allora, in questa visione preoccupata, la Scuola, quale ente privilegiato per educare le nuove generazioni, ma anche l’editoria, i media e le parti sociali tutte devono operare una decostruzione critica di modelli ritenuti dominanti, oltre ché ‘tossici’. Che poi, la detta Strategia Nazionale, fosse in larga misura affidata, dell’UNAR, a 29 associazioni LGBT componenti il Gruppo Nazionale di Lavoro, poteva sollevare dubbi di una strumentalizzata e sistematica disinformazione, al fine di esercitare una pressione verso il cambiamento culturale voluto.

Sicuri che le parole che seguono non riguardano la nostra realtà quotidiana, tuttavia desideriamo affidare le conclusione di queste pagine alla Arendt «L’importanza attribuita all’istruzione pubblica da tutte le utopie politiche, fin dall’antichità, prova quanto sia naturale pensare di dare inizio a un mondo nuovo partendo da “esseri nuovi” per nascita e per natura […]. Perciò la convinzione di dover cominciare dai bambini se si vogliono creare nuove condizioni, in Europa è rimasta principale monopolio dei movimenti rivoluzionari di stampo tirannico, che appena assunto il potere, toglievano i figli ai genitori, in definitiva per indottrinarli. L’educazione non può trovare posto nella politica, che può solo riguardare chi ha già compiuto la sua istruzione» (Arendt, 2009).

Bibliografia

Arendt H. (2009), Tra passato e futuro, Garzanti Elefanti, Milano.

Brunelli G. (2001), Art.23. Parità tra uomini e donne, in Bifulco R., Cartabia M., Olivetti M. (a cura di), L’Europa dei diritti. Commento alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Bologna.

Butler J. (1990), Gender trouble: feminism and the subversion of identity. New York.

Butler J. (1996), Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, Feltrinelli, Milano.

Butler J. (2004), Scambi di genere: identità, sesso e desiderio, prima ed., Sansoni, Milano.

Chafetz Saltzman J. (a cura di), (1999), Handbook of the Sociology of Gender, New York, Kluwer Academic.

Chiti E., Segni L. (2007), Parità di trattamento, in Osservatorio della Corte di Giustizia e del Tribunale delle Comunità Europee, in Giornale di diritto amministrativo.

Daly M., Wilson M. (1978), Sex, Evolution and Behaviour. Adaptations for Reproduction, Massachusetts, Duxbury Press.

Donati P. (1998), Manuale di sociologia della famiglia, Roma-Bari, Laterza.Pallaro P. (1998), Il divieto di discriminazioni fondate sul sesso fra transessualismo e libertà di orientamento sessuale, in Diritto comunitario e degli scambi internazionali.Peeters M. A. (2014), Il gender. Una questione politica e culturale, Edizioni San Paolo.

Rossi G. (2014) Il dibattito sociologico sul gender e la risposta della società civile, Università Cattolica Sacro Cuore, Milano.

Tesauro G. (2005), Diritto comunitario, Padova.

[1] http://27esimaora.corriere.it/articolo/vediamo-cosa-dice-davvero-il-testo-sotto-accusa/

[2] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/845618/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no

[3] http://www.aie.it/Portals/38/Allegati/CodicePolite.pdf

[4] http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/unar

[5] http://www.unar.it/unar/portal/?p=1921

[6] LGBT: Lesbiche Gay, Bisessuali e Transessuali

[7] http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2014/02/LGBT-strategia-unar-17×24.pdf

[8] http://www.pariopportunita.gov.it/images/strategianazionale_definitiva_29aprile.pdf

[9] Idem

[10] http://www.istitutobeck.com/progetto-unar.html

[11] http://www.forumfamiglie.org/tema/Filoerete/allegati/documento_685.pdf

[12] http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_31031.pdf

[13] http://www.forumfamiglie.org/tema/Filoerete/allegati/documento_685.pdf

[14] http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/0416405a-b414-4d87-b0e9-ce0959bf6f70/linee_guida.pdf.

[15] http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2014/04/AVVENIRE-5-MARZO-2014.pdf

[16] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=00760083&part=doc_dc-allegatoa_aa-sezionetit_iei-oggetto_isipduns200104200106200107e200135&parse=no

[17] http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/2fec6734-eff2-413b-aeaf-98b0aa349c1d/Nota_agli_UU_SS_RR_per_POF.pdf

[18] http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot1972.pdf

[19]http://www.immaginiamicheravenna.it/wp-content/uploads/2014/05/LetteraSIS_genere.pdf

[20] http://www.senonoraquando-torino.it/2014/04/12/lettera-della-societa-italiana-delle-storiche-genere-e-scuola/

[21] http://www.corriere.it/cronache/cards/problema-gender-teoria-spiegata-5-punti/teoria-genere_principale.shtml

[22] http://www.worldsexology.org/wp-content/uploads/2013/08/WAS-Italian-version.pdf

[23] http://www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.pdf

[24] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0074+0+DOC+XML+V0//IT

 

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