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Stalking: comparazione nei sistemi di common e civil law

 In Sul Filo del Diritto, N. 4 – dicembre 2014, Anno 5

La disciplina normativa in Europa

Anche in Europa la disciplina sullo stalking ha avuto una storia non omogenea: alcuni Stati hanno introdotto legislazioni ad hoc, altri hanno adattato leggi non espressamente riferite allo stalking. Tra i paesi dell’Europa continentale dotati di specifica legislazione in merito vi sono la Germania, l’Austria, il Belgio, l’Irlanda, la Danimarca e dal 2009 l’Italia.

Alla Danimarca si deve la prima disciplina in tema di stalking: già a partire dal 1933, con modifiche nel 1965 e nel 2004, l’ordinamento danese ha previsto una normativa sullo stalking, col termine Forfolgelse (persecuzioni ripetute intese come ogni atto che violi la tranquillità di una persona), quale sottocategoria del più ampio vocabolo Kraenkelse (singolo atto di molestia). Nello specifico, il reato di atti persecutori, inserito nella sezione n. 265 del Codice Penale, intende ‘persecutorio’ ogni atto posto in essere da un attore che violi la tranquillità di una persona, la perseguiti o la disturbi con azioni ripetute ed invasive della sfera personale. La pena prevista è alternativamente quella della multa o della reclusione non superiore a due anni.

Costituisce esempio virtuoso l’Irlanda che, dal 1997, ha introdotto, tramite il Non fatal Offences Aganist the Person Act, il reato di atti persecutori col termine Harrassment. L’art.10 punisce chi, volontariamente o involontariamente, con atti molesti, interferisca nella vita privata di una persona o le provochi timore, angoscia e danni, attraverso persistenti pedinamenti, appostamenti, persecuzioni e comunicazioni. La norma, inoltre, prevede la reclusione fino a sette anni e/o l’ammenda fino ad un massimo di 1.905 Euro. Il numero degli atti persecutori non è specificato, ma la locuzione “con persistenza” lascia intendere che, perché si configuri il reato di stalking, occorre almeno una condotta ripetuta nel tempo.

Nel medesimo anno anche il Regno Unito si è dotato di apposita disciplina coniando l’ormai universale concetto di stalking, approvato con la promulgazione del Protection from Harassment Act. In particolare, differentemente dalla Scozia, per Regno d’Inghilterra e Galles la normativa prevede due ipotesi delittuose:

  • l’Harassment, ovvero la molestia assillante (art.1): comportamento, generato anche solo verbalmente, che spaventa e produce angoscia. Perché si concretizzi il reato devono verificarsi almeno due episodi di molestie atte a spaventare o produrre angoscia nella vittima. Elemento che rende difficile l’applicazione di tale dispositivo è contenuto nel co II, in base al quale, lo stalker dovrebbe rendersi conto della lesività delle proprie molestie, ovvero considerare come “una persona di normale raziocinio in possesso delle stesse informazioni valuterebbe molestia tale condotta”;
  • il Putting people in fear of violence (art.4): l’ingenerare il timore di subire condotte violente. Affinché si configuri sono necessari almeno due episodi atti ad instillare nella vittima la paura di essere destinataria di condotte violente.

In entrambi i casi il reato è punito solo a titolo di dolo generico e identiche sono le pene previste: pena detentiva fino a sei mesi di carcere, e nei casi più efferati e/o la commistione di entrambe le fattispecie, l’arresto immediato. Sempre sono consentiti gli ordini di protezione (restraining orders) emessi dall’Alta Corte o dalla Corte di Contea per impedire all’imputato la prosecuzione della sua condotta persecutoria e molesta. In caso di violazione di tali ordini, la vittima potrà richiedere l’arresto dello stalker corredando tale richiesta degli elementi di fatto addotti a prova della medesima istanza. La violazione dell’ordine giudiziario (injunction) integra gli estremi di un reato penale a se stante che prevede la condanna del persecutore assillante ad una pena detentiva fino ad un massimo di cinque anni e/o all’irrogazione di una multa. In via ulteriore, la vittima potrà richiedere il risarcimento del danno in sede civile in base allo stato d’ansia patita, delle molestie o di perdite finanziarie subite in conseguenza dello stato di stress subito. A partire dal 2006 è stato istituito una sorta di ‘tutor’, cd IDVA (Indipendent Domestic Violence Advisor), che segue la vittima di stalking per almeno tre mesi: tale soggetto opera da intermediario con i diversi enti, dai servizi sociali alle congregazioni religiose, fino all’interno del contesto lavorativo della vittima.

Nell’ordinamento scozzese, invece, non è stata introdotta alcuna incriminazione ad hoc, ma si è preferito adottare il cd ‘modello ingiunzionale’, mediante il ricorso alla disciplina degli orders, tanto di natura civile che amministrativa. La persona che si sente perseguitata può rivolgersi al giudice civile, oppure all’autorità di polizia, affinché ingiungano al persecutore di astenersi dal porre in essere comportamenti minacciosi o vessatori. Solo laddove il soggetto attivo perseveri, inottemperanza all’ordine del giudice o all’autorità di polizia, scatterà l’intervento del giudice penale.

Il Belgio ha inserito il reato di atti persecutori (Belaging o Harcelement), nel 1998 con l’articolo 442 bis codice penale: il dispositivo punisce “Chiunque abbia molestato una persona, mentre era a conoscenza o avrebbe dovuto comunque sapere che il suo comportamento era tale da violare la tranquillità di un’altra persona”. La pena prevista è della reclusione da quindici giorni a due anni e/o la multa da 50 a 300 euro. Ai fini della configurabilità del reato è sufficiente anche un solo comportamento molesto, ma risulta punibile solo ed esclusivamente a querela di parte.

Per quanto concerne, invece, la Spagna il reato di stalking è stato introdotto nel codice penale nel 1999 e nel 2004 il legislatore ha stabilito l’istituzione di tribunali ad hoc per le violenze perpetrate all’interno di una coppia di conviventi. A partire dal 2009 con la Ley Organica è stato inoltre, introdotto, quale strumento preventivo e deterrente, il braccialetto elettronico per quanti indagati o accusati di molestie al fine prioritario di verificare nell’immediato il rispetto dell’ordinanza restrittiva. Il braccialetto, in effetti, permette non solo la localizzazione dello stalker, ma consente alla polizia di intervenire tempestivamente in caso di violazione delle zone di sicurezza.

Nel 2000 anche i Paesi Bassi hanno approvato la legge Anti Stalkingswet o Wet Belaging, contenuta nell’articolo 285 b del codice penale olandese, definendo lo stalker ma non la natura degli atti persecutori in sé. Le pene previste sono quella della reclusione fino a tre anni e della multa fino ad un massimo di 11.250 euro. Tale disposizione, in ogni modo, costituisce l’extrema ratio esercitabile dalla vittima. Prima di qualsiasi cosa le parti in causa devono intraprendere una conciliazione tramite un mediatore, e solo in caso d’inutilità dell’azione civile, la vittima potrà richiedere gli effetti dell’azione penale per tutelare i suoi diritti lesi. Ai fini della configurabilità del reato la legge olandese non prevede un numero di azioni minime o massime, ma stabilisce soltanto che queste siano reiterate nel tempo.

In Austria è del 2006 la legge di riforma del codice penale BGBI I 2006/56, che ha introdotto il tema il reato di Beharrliche Verfolgung, ovvero di “Persistente Persecuzione”. Con essa si intende l’azione di chi, in modo idoneo, pregiudica la vita altrui, per un tempo prolungato. In particolare la fattispecie degli atti persecutori non può realizzarsi con una condotta omissiva, ma necessariamente deve costituirsi in un’azione distinta in quattro tipologie di persecuzione:

  1. l’appostamento dello stalker nelle vicinanze della vittima;
  2. l’acquistare beni o servizi adoperando il profilo personale della vittima;
  3. prendere contatto con la vittima adoperando il telefono e altri mezzi di comunicazione o attraverso terzi;
  4. indurre un terzo a prendere contatti con la vittima attraverso i suoi dati personali.

Le condotte devono essere ripetute per lungo periodo di tempo e idonee a compromettere (danneggiare od offendere) in modo intollerabile le condizioni di vita della vittima. La pena è la reclusione fino ad un anno: pur fondamentale la continuazione temporale, non si specifica un numero minimo o massimo di azioni ritenute persecutorie. Si prevede, comunque, la possibilità di imporre allo stalker dei divieti volti a proteggere la vittima dalle intromissioni, da parte dello stalker, nella sua sfera privata.

Nel 2007, la Germania introduce nel proprio codice penale, con l’Art. 237 (Rubricata Nachstellung “persecuzione” e prevista al §238 StGB), il reato di molestie persecutorie. Con tale disposizione il legislatore tedesco ha inteso perseguire il fenomeno senza, però, utilizzare espressamente il termine stalking. Nel seguire pedissequamente il legal rafting (normazione sintetica) degli ordinamenti di common law, in ossequio alla“tecnica casistica”, il legislatore germanico ha da un lato descritto analiticamente le condotte che possono dar luogo ad ipotesi di molestie persecutorie, e dall’altro previsto una clausola di chiusura di notevole elasticità attraverso l’espressione “e condotte analoghe”, che però pone dei dubbi rispetto al principio di determinatezza.

Il termine adoperato nella norma per indicare il reato di atti persecutori è quello di Unerwuenschtes Verfolgen und Belastingen; con dettagliata elencazione delle condotte vietate:

  • Perseguitare illecitamente una persona con lo scopo, insistente e petulante, di avvicinarsi;
  • Tentare di entrare in contatto con mezzi di telecomunicazione o anche con l’ausilio di terzi;
  • Ordinare beni o servizi adoperando abusivamente i dati personali della vittima;
  • Minacciare con lesioni corporali l’incolumità, la salute e la libertà della vittima o di una persona ad essa vicina o compiere azioni simili che arrechino grave pregiudizio all’organizzazione della vita della vittima.

Il reato prevede pene che vanno dalla detenzione fino a tre anni o il pagamento di un’ammenda pecuniaria. È inclusa, inoltre, una pena detentiva che va da tre mesi a cinque anni se il molestatore mette in pericolo di morte o provoca un grave danno di salute alla vittima, a un suo familiare o a una persona a essa vicina; e una pena detentiva che va da uno a dieci anni in caso di morte della vittima, di un suo famigliare o di una persona a essa vicina. Il reato di molestie persecutorie è generalmente perseguito su istanza di parte, ma può tuttavia esserlo d’ufficio nel caso in cui l’autorità giudiziaria individui un interesse pubblico nel perseguire l’azione penale. La norma incriminatrice prevede un solo evento, consistente nel fatto che le condotte intrusive del persecutore pregiudichino in maniera rilevante la Lebensgestaltung della vittima, cioè le sue condizioni di vita. Il bene giuridico protetto è , quindi, l’integrità psichica della vittima.

Oltre alle previsioni penali, sussiste una disciplina amministrativistica e civilistica finalizzata a concretizzare un’opera di dissuasione sul molestatore[5].

Merita di essere citata una realtà poco conosciuta, quella della Serenissima Repubblica di San Marino laddove i Capitani Reggenti hanno promulgato il decreto delegato in attuazione della pregressa Legge n. 97 del 20 giugno 2008, all’Art. 13 viene inserito il reato di “Atti persecutori – Stalking-Mobbing”. Il reato di atti persecutori (Art. 181 bis), è punito con la prigionia, di primo grado, da tre mesi a un anno e in assenza di aggravanti con una multa. Nell’ipotesi semplice, il reato di atti persecutori è procedibile a querela della persona offesa; esso si considererà consumato soltanto qualora si manifestino più azioni reiterate nel tempo che possano nella vittima turbarle la psiche, cagionarle sofferenze morali o ledere la sua dignità.

La Svizzera non ha ritenuto opportuno dotare il proprio ordinamento di una norma volta al contrasto degli atti persecutori, specificando che tale adozione normativa sarebbe stata contrastante alle già vigenti disposizioni in tema di reati penali. In Svizzera, lo stalking non costituisce, quindi, una fattispecie penale specifica e spesso anche i singoli atti persecutori non sono di per sé punibili. Sono perseguibili d’ufficio, senza eccezione, la coazione, la violenza carnale e le lesioni personali gravi; la minaccia e le lesioni personali semplici lo sono unicamente se la vittima è legata all’autore da un vincolo coniugale o partenariale e soltanto per un periodo limitato a un anno dal momento del divorzio o della separazione. In caso contrario, la procedura penale è avviata solo su querela di parte. Alcuni Cantoni, inoltre, hanno integrato nelle rispettive leggi di polizia alcune norme contro la violenza domestica che, in determinate circostanze, possono essere applicate anche ai casi di stalking.

Anche la Francia, come la Russia, non hanno ancora una normativa specifica sullo stalking: sebbene per la prima sia stata presentata al Parlamento francese una normativa sull’harcèlement dans la vie privée, norma all’esame del Senato francese che introdurrebbe il reato di harcèlement criminel (Florio M., 2013).

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