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Stalking: comparazione nei sistemi di common e civil law

 In Sul Filo del Diritto, N. 4 – dicembre 2014, Anno 5

Italia: quadro normativo e giurisprudenziale

L’Italia ha introdotto il reato di “atti persecutori” col Decreto Legge[6] 23 febbraio 2009 n. 11, in seguito convertito in Legge (23 aprile 2009 n. 38): con tale normativa si riconosce il fenomeno degli atti persecutori, c.d. Stalking, disciplinandolo nell’articolo 612 bis del codice penale.

Secondo la Sentenza del 14 dicembre 2011 della Corte di Appello di Milano ‑ Sez. V penale – il delitto di atti persecutori previsto dall’art. 612 bis c.p. deve essere qualificato come fattispecie causale caratterizzata da condotte alternative e da eventi disomogenei, ciascuno dei quali idoneo ad integrarla, e sempre oggetto di rigoroso e puntuale accertamento da parte del giudice. In particolare, l’evento, consistente nel “fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona […] legata [all’agente] da relazione affettiva”. Il fatto dovrà essere desunto da una ponderata valutazione della gravità delle condotte e della loro idoneità a rappresentare una minaccia credibile di un pericolo incombente. L’evento alternativo, invece, consistente nel “grave stato di ansia o di paura”, andrà identificato in una condizione emotiva spiacevole, accompagnata da un senso di oppressione e da una notevole diminuzione dei poteri di controllo volontario e razionale, che deve essere grave e non passeggera e potrà assumere rilevanza penale anche se non si traduce in precise sindromi canonizzate dalla scienza medico-psicologica.

Con le disposizione normative adottate il legislatore ha voluto infatti tutelare il bene giuridico della incolumità individuale nella ipotesi in cui le minacce provochino la messa in pericolo della integrità psicofisica del soggetto offeso. Non è necessario che si verifichi un danno alla salute sotto il profilo del c.d. danno biologico, bensì è sufficiente che si verifichi una alterazione del normale equilibrio psichico e fisico della persona offesa, anche senza sfociare in una patologia conclamata.

In quanto reato abituale c.d. proprio[7], il reato di stalking ex art. 612 bis c.p. si può sufficientemente configurare con “anche due sole condotte di minaccia o molestia”, purché nel concreto idonee ad ingenerare nella vittima il fondato timore di subire un’offesa alla propria integrità fisica o morale[8]. Pertanto, elemento essenziale è necessariamente la reiterazione delle condotte in esame: reiterazione che tuttavia non significa abitualità[9]. Il dolo previsto dalla norma è specificatamente generico e consistente nella volontà e coscienza di porre in essere ogni singolo atto, e quindi nella volontà di sottoporre abitualmente la vittima ad una condotta offensiva.

In termini di procedibilità, il reato viene punito a querela della persona offesa, con termine per la proposizione della stessa entro sei mesi. Può tuttavia procedersi d’ufficio quando il fatto viene commesso nei confronti di un minore di età oppure di una persona con disabilità (L. n. 104/1992), nonché quando viene connesso con altro delitto per cui debba procedersi d’ufficio. È altresì procedibile d’ufficio quando il soggetto sia stato ammonito ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 8 del D.L. n. 11/2009, convertito in L. n. 38/2009, secondo cui fino a quando non viene proposta querela la persona offesa ha facoltà di esporre i fatti all’autorità di Pubblica Sicurezza, avanzando richiesta al Questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.

Dalla entrata in vigore della legge ad oggi si sono succedute molte e importanti evoluzioni dovute allo ius superveniens giurisprudenziale.

Merita particolare attenzione, ad esempio, la decisione del 9 maggio 2012, n. 24135 della Corte di Cassazione, con la quale i Giudici hanno precisato che la prova dello stato d’ansia o di paura denunciato dalla vittima perseguitata può essere dedotta anche dalla natura dei comportamenti tenuti dall’agente, qualora questi siano idonei a determinare in una persona comune tale effetto destabilizzante.

Sempre la Cassazione, con la Sentenza n. 8832 del 7 marzo 2011, ha inoltre evidenziato la possibilità di configurare il delitto di stalking qualora la reiterata condotta minacciosa o molesta di taluno, abbia cagionato un grave e perdurante stato di turbamento emotivo, evento destabilizzante ritenuto sussistente dalla Corte in presenza di ripetuti atti di danneggiamento rivolti verso beni di proprietà della vittima.

Sempre nel 2011, con la Sentenza del 26 luglio n. 29762, gli stessi Giudici di legittimità hanno stabilito che il delitto di atti persecutori è un reato ad eventi alternativi, la realizzazione di ciascuno dei quali è idonea ad integrarlo; pertanto, ai fini della sua configurazione non è essenziale il mutamento delle abitudini di vita della persona offesa, essendo sufficiente che la condotta incriminata abbia indotto nella vittima uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità.

Ancora la Corte di Cassazione, sezione V penale, con la decisione del 15 maggio 2013, n. 20993 ha evidenziato che per configurare il reato non occorra una rappresentazione anticipata del risultato finale, bensì la costante consapevolezza, nello sviluppo progressivo della situazione, dei precedenti attacchi e dell’apporto che ognuno di essi arreca all’interesse protetto. Infatti, trattandosi di reato abituale di evento, è sufficiente alla integrazione dell’elemento soggettivo il dolo generico, ovvero la volontà di porre in essere le condotte di minaccia o di molestia, con la consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli elementi degli eventi alternativamente necessari per l’integrazione della fattispecie legale, che risultano dimostrate proprio dalle modalità ripetute ed ossessive della condotta persecutoria compiuta dallo stalker e delle conseguenze che ne sono derivate sullo stile di vita della persona offesa. Ai fini della configurabilità del reato di atti persecutori, non si richiede, per tanto, l’accertamento di uno stato patologico, ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie di stalking non costituisce duplicazione del reato di lesioni, ex articolo 582 codice penale.

Interessanti evoluzioni giurisprudenziale sono state introdotte tanto dalla Sentenza n. 37448 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, in base alla quale il reato può configurarsi anche in assenza di legami affettivi tra vittima e carnefice; quanto dalla sentenza n. 32404, con la quale la Cassazione ha confermato la custodia cautelare per atti persecutori pronunciata in primo grado nei confronti di un uomo che molestava la sua ex tramite uso prevalente del social network Facebook.

Conclusioni

Il fenomeno dello stalking e la sua normazione, in effetti, rispecchiano quello che spesso accade ed è accaduto per altre fattispecie: come altre problematiche socio-giuridiche, anche lo stalking è stato diversamente affrontato nei diversi contesti normativi europei ed internazionali.

Se nei paesi di common law ha prevalso una mera operazione di legal transplant, ovvero il “mettere una regola o un sistema di diritto da un paese o da un popolo in un altro” (A. Watson, 1974), il legislatore italiano, come negli altri pesi di civil law, ha fatto invece propria la tradizione di legal rafting, cioè una tecnica di “normazione sintetica” che consiste, nell’impiego di elementi normativi, rinviando ad una fonte esterna rispetto alla fattispecie, come parametro per la regola di giudizio, da applicare nel caso concreto. Tale tecnica si contrappone a quella della normazione descrittiva: descrizione del fatto criminoso mediante termini che alludono ai dati della realtà empirica. La condotta tipica non è descritta in termini casistici, come le omologhe fattispecie tedesca o austriaca; diversamente dal legislatore inglese per il quale è sufficiente la reiterazione del comportamento persecutorio per due volte; nella fattispecie incriminatrice italiana non si definiscono né quali comportamenti di minacce o molestie possano dar luogo allo stalking, né il numero di comportamenti necessari perché si abbia una condotta persecutoria, per cui l’analisi comparata del reato ha quindi fatto emergere alcuni elementi di forte criticità soprattutto in merito alla normativa italiana.

Primo fra tutti l’aver scelto di introdurre la fattispecie di stalking tramite la tecnica normativa della decretazione d’urgenza, per lo più dal contenuto disorganico e non omogeneo e perciò soggetta a continui ritocchi. L’art. 612 bis è stato di fatti considerato un “prodotto empiricamente scorretto” sotto il profilo dei principi di determinatezza, tipicità e tassatività, una norma molto deficitaria e per di più supportata da norme processuali solo apparentemente a tutela della vittima. Infatti, l’espressione “condotte reiterate” è tutt’altro che tecnicamente ineccepibile e contraddice la stessa rubrica dell’art. 612 bis, che parla di “atti”. Il requisito della reiterazione entro un certo lasso di tempo è, invece, riferito alle condotte di minaccia e molestia. Ancora, sotto tale profilo, la norma pecca di indeterminatezza: eleva la reiterazione delle condotte al rango di elemento costitutivo del fatto (che, dunque, mai potrà risultare integrato da un unico e isolato episodio), senza apporre vincoli temporali entro i quali ricondurre la ripetizione delle condotte tipizzate[10].

Oltremodo significative le integrazioni previste dal DL n.119 del 2013: tra le sue novità si ricorda la previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza di reato (articolo 380, comma 2, lettera L ter cpp); l’irrevocabilità della querela se il reato è stato commesso mediante minacce reiterate aggravate; la previsione di nuove aggravanti e del gratuito patrocinio per la vittima.

Come in un caleidoscopio ove al semplice mutare di posizione varia l’effetto d’insieme, così per la fattispecie di stalking, quindi, mutano forme e contenuti a seconda dell’inclinazione geografica e temporale dalla quale si osserva. Oltremodo visibili e soprattutto per la vittima, sono, però, gli effetti di tale mutare continuo di prospettiva, soprattutto in termini di concreta ed effettiva sua tutela.

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www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=archivio&action=articolo&idArticolo=2514


[1] In riferimento all’incidenza di patologie mentali nello stalker, si veda A. Pomilla, A. D’Argenio & V. Mastronardi (2012), Stalking: considerazioni clinico-criminologiche tramite i risultati di un contributo di ricerca, in Supplemento alla Rivista di Psichiatria, 47(4).

[2] www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=archivio&action=articolo&idArticolo=2514

[3] Il reato di stalking pur essendo all’interno di una fattispecie assai dettagliata, specie nella descrizione delle condotte e del modus operandi dello stalker, mostra profili di criticità in quanto è richiesta la reiterazione (repeatedly) solo della condotta del comunicare o seguire, e non di quella relativa alla sorveglianza o alla minaccia rivolta alla vittima.

[4] Tra queste si ricordano l’omicidio, lo stupro, la violenza, l’aggressione, la lesione fisica, il traffico di esseri umani, il ricatto, l’estorsione, l’appropriazione indebita, la rapina, la violazione di domicilio, l’adozione di metodi pericolosi che cagionino la morte o gravi lesioni alla vittima etc.

[5] L’opera deterrente è realizzata tramite l’imposizione di prescrizioni (es. perquisizioni personali, della casa o delle cose, avviso orale di conoscenza del fatto da parte della polizia); od ordini di fare e/o omettere (es. divieto di avvicinare la vittima o contattarla con qualsiasi mezzo di comunicazione); oppure l’obbligo di risarcire, oltre alla possibilità per la vittima di ottenere dall’autorità giudiziaria e contro il persecutore dei provvedimenti la cui violazione risulta penalmente sanzionabile

[6] Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio n. 45

[7] Cass. pen. Sez. V, 27 novembre 2012 n. 20993.

[8] Cass. pen. Sez. III, 14 novembre 2013 n. 45648.

[9] Cass. Pen., sez. VI, sentenza 27.5.2003, C., in Cass. pen., 2005, 862; Cass. Pen., sez. VI, sentenza 12.4.2006, C., in Guida al dir., 2006, 38, p. 77 ss.

[10] Criticità normative, analisi della giurisprudenza più rilevante e incidenza dello ius superveniens di Rinaldi V., in Seminario giuridico Stalking: dalla legge38/2009al DL93/2013. Strumenti di lavoro e prospettive d’intervento, Università di Bari, 2013.

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