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Il Counseling: la relazione di aiuto

 In ProfessioneFormazione, N. 1 – marzo 2015, Anno 6

Counseling e la salute mentale negli U.S.A.

Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti d’America ha contato 115.580 mental health counselors nel 2013, senza contare il gran numero dei counselor di orientamento scolastico, counselor di dipendenze a sostanze e counselor di comunità riabilitative, i quali, sommati tra loro, arrivano a più di 200.000 professionisti counselor negli U.S.A. L’Amministrazione di Servizi per l’Abuso di Sostanze e la Salute Mentale ha calcolato nel 2009 che ben un americano su cinque ha sofferto di un disagio mentale. Secondo l’autorevole rivista economica U.S. News and World Report, si prevede una crescita del 28.5% entro il 2022 della professione del counseling, crescita che si traduce in 36.700 nuovi posti di lavoro. L’associazione di categoria American Counseling Association (ACA) detiene il primato di associati, con i suoi 55.000 iscritti nel gennaio 2015.

La prima legge abilitante la professione di counseling negli U.S.A. risale al 1976 nello Stato di Virginia. Da allora ha ottenuto lo stesso riconoscimento e quasi la stessa regolamentazione in tutti i cinquanta Stati, come prevedono le leggi federali. Il counseling statunitense ha già combattuto e vinto molte battaglie culturali, scientifiche e legali per conquistare un ruolo centrale a favore della salute mentale e del benessere, al punto che la parola “counselor” è diventata quella più comunemente usata per identificare le professioni d’aiuto, superando perfino titoli come psychologist, therapist o psychoanalyst nel linguaggio comune. Mentre in Italia il termine counseling è generalmente sconosciuto dal cittadino medio, negli USA il counselor è subito identificabile come una figura che opera nel campo della salute mentale e del benessere, altamente qualificata con un solido percorso di formazione che prevede una laurea quadriennale, un Master di due anni in counseling oltre a un minimo di 2.000 ore di lavoro clinico supervisionato. Una volta ottenuta la licenza e la certificazione nello Stato in cui si opera, rimane d’obbligo l’aggiornamento professionale per tutto il tempo in cui viene esercitata l’attività, pena la perdita della licenza.

Secondo l’American Counseling Association (ACA), grazie al lavoro comune da parte di delegati di oltre 31 associazioni di counseling, è stata prodotta la seguente definizione unificata di counseling: Il counseling professionale è un rapporto professionale che potenzia individui, famiglie e vari gruppi per raggiungere salute mentale, benessere, istruzione e obiettivi professionali (ACA, 2012). Inoltre gli associati ACA devono impegnarsi nello sviluppo della propria professione di counseling promuovendo una visione positiva e possibilista dell’essere umano, piuttosto che sulla sua psicopatologia. Nonostante ciò, a differenza dei colleghi italiani, i counselor americani sono abilitati nella diagnosi e nella cura delle malattie mentali, analogamente come i loro colleghi psicoterapeuti, pur mantenendo un approccio centrato sul cliente.

Il pieno riconoscimento legislativo del counseling negli U.S.A. ha creato un’identità professionale stabile e riconoscibile per i clienti e per la comunità professionale e scientifica. Rispetto ad una seduta di psicoterapia, un colloquio di counseling generalmente corrisponde ad un costo minore e un percorso più breve (anche se esistono psicoterapeuti che fanno terapie brevi e counselor che lavorano con il cliente per periodi lunghi), inoltre i costi di un percorso di counseling sono rimborsabili dall’assicurazione sanitaria.

Di contro però i counselor si ritrovano all’interno di una professione sanitaria nella quale molto tempo viene dedicato – per alcuni sprecato – alla ricerca di una diagnosi, richiesta dalle compagnie assicurative, con il conseguente smistamento di carta e gestione della burocrazia dentro la quale il counselor si scopre ingabbiato dalle esigenze del mercato. Interessante si fa qui l’analogia del counselor americano con lo psicologo italiano, entrambi si ritrovano ad operare nell’ambito sanitario.

Nel 2012, la rivista Counseling Today, ha pubblicato un’inchiesta sul futuro del counseling negli Stati Uniti e nel mondo, il counselor Barbara Herlily, ha affermato che le disparità di potere e di privilegio nel mondo non potranno essere ignorate ed è probabile che il movimento della giustizia sociale avrà sempre più forza e diventerà più internazionale. Secondo lei, ci sarà un allontanamento dalle teorie esistenti che enfatizzano i bisogni dell’individuo, della coppia e delle famiglie, per avvicinarsi alle teorie sistemiche che affrontano i disagi sociali, come il flusso immigratorio e la condizione femminile, e favoriscono maggiore benessere a livello globale. Questo fa immaginare molteplici prospettive per la professione di counselor nelle molteplici nuove forme di relazione d’aiuto.

Conclusioni

La professione del counseling rappresenta una risorsa ricca di possibilità e un veicolo valido per favorire sistemi di aiuto in grado di affrontare il malessere emotivo e mentale a livello nazionale, europeo e mondiale. Contrariamente a quanto si pensi, le realtà più disperate non necessitano soltanto della soddisfazione dei bisogni primari. Per ricostruire un’identità, un futuro, una speranza, percorsi di accoglienza, ascolto e empatia rappresentano grandi motori per avviare processi di cambiamento e di autodeterminazione. Il counseling in Italia potrà godere delle lezioni preziose impartite dall’esperienza americana mentre mira ad una collaborazione e una sinergia proficua nell’ambito del counseling europeo. Il riconoscimento istituzionale del valore della salute mentale incoraggia una visione del benessere come ingrediente fondamentale nella formazione dell’individuo, della comunità e dei cittadini del mondo di domani.

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