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Adottati a scuola. Guida pratica per genitori e insegnanti Le nuove linee di indirizzo del MIUR

 In SegnaLibro, N. 4 - dicembre 2016, Anno 7

Adottati a scuola. Guida pratica per genitori e insegnanti Le nuove linee di indirizzo del MIUR G. Masini, A. Genni Miliotti, A. Papa Ed. LibriLiberi, Firenze, 2016

«Questo nostro testo vuole essere una guida al documento del Miur […] con lo scopo di facilitarne la lettura e l’applicazione».

Premessa non disattesa per il lettore che, accostandosi alle comunicazioni ministeriali, potrà riscontrare la chiarezza e la semplicità espositiva delle sue Linee Giuda. E, questo, anche se neofita e non preparato in materia. Cosa non da poco per chi da anni vive, da professionista, il tema annoso delle adozioni.

Ogni aspetto del delicato e complesso argomento viene sviscerato ed analizzato nei suoi più piccoli particolari, soprattutto pratici, in sintonia con le Linee Guida ministeriali ed il loro obiettivo di individuare e fornire soluzioni efficaci ed utili, colmando un gap del sistema normativo scolastico e che «prevedeva forme e modalità di flessibilità educativa e didattica solo nei confronti della disabilità e degli alunni con cittadinanza non italiana».

Quello delle Adozioni è un tema spesso dimenticato tanto che l’opinione pubblica per lo più è ignara del consistente numero di minori adottati presenti sul nostro territorio (oltre 44.000 fino ad oggi), di cui circa 1.000 minori italiani. Per tanto tema di grande attualità.

Un libro, quindi, che vuole rappresentare uno strumento in grado di orientare, una bussola, non solo per i “professionisti” della Scuola, ma anche per i genitori: entrambi componenti di agenzie formative fondamentali per i ragazzi. Agenzie composte da adulti di riferimento che necessitano sempre di più, considerati i tempi, di stringere alleanze programmatiche e non solo, per soddisfare quella tanto richiamata co-responsabilità educativa rispetto alle nuove generazioni.

Per un genitore adottivo la scuola spesso rappresenta una fonte di ansia e preoccupazione, così come del resto i genitori adottivi per gli insegnanti. Complice di tale apprensione il fatto che i bambini arrivano alle nuove famiglie adottive non più a pochi mesi, come avveniva spesso in passato, ma la loro età media oggi si aggira attorno ai 5,5 anni, motivo per cui molti di questi bambini vengono inseriti nel sistema scolastico prima ancora di potersi ambientare alla nuova famiglia, condizione che condividono con i loro genitori adottivi: entrambi devono riorganizzare la loro vita, compresa quella psicologica all’attuale ménage. Tante quindi le domande ai cui dare risposta: in quale classe inserire i bambini? Con quali tempi e modalità? Dubbi amletici con cui i genitori si trovano a fare i conti. Ma gli strumenti ci sono per venire in supporto di genitori, dirigenti scolastici e insegnanti, basta conoscerli.

Quattro le tappe che guidano il lettore nel suo viaggio all’interno delle Linee Guida Ministeriali – docente o genitore che sia – nel mondo delle Adozioni. Nella prima parte, più descrittiva, vengono affrontati il tema dell’accoglienza scolastica e l’inserimento a scuola; poi, scorrendo il libro, nelle pagine successive, si sciolgono i nodi pratici descrivendo concretamente prospettive e nuovi percorsi didattici. Si spiega cosa si intende per Bisogni Speciali o Particolari di un bambino adottato; come concretizzare la collaborazione tra scuola e famiglia; quali i loro compiti e i loro ruoli, come questi siano distinti ma al contempo complementari al fine di «valorizzare le specificità, sostenere l’inclusione e favorirne il benessere scolastico» (p. 17).

Viene illustrato come l’incaricare un docente referente per l’adozione, che collabori in sintonia con il proprio dirigente, permetta di costruire «un rapporto di ascolto e di reciproca collaborazione con la famiglia», aspetto che «facilita il docente a mettere in atto strategie educative finalizzate all’accoglienza e inclusione» (p. 18).

Le autrici sottolineano quanto sia importante, per il corpo docente, stilare un Protocollo di Accoglienza, quale strumento operativo che delimita «aspetti organizzativi e didattici» (p. 21), che vadano ad ricevere oltre al bambino, anche la sua famiglia adottiva.

E, una volta chiuse le pratiche di accoglienza ed inserimento è oltremodo necessario, per il docente, costruire un rapporto autentico e significativo con l’alunno adottato rispetto a se stesso e alla classe. In tale prospettiva il testo sottolinea anche l’importanza di recuperare un’idea di apprendimento onnicomprensivo, tale da racchiudere per lo studente adottato «la sua dimensione intellettuale ed emozionale […] la cui armonizzazione permette all’alunno di sviluppare la propria personalità in modo completo» (p.36).

Davanti ai docenti di oggi si aprono ogni giorno scenari e sfide educative sempre nuove e in evoluzione, per cui, a fronte di bambini adottati e non, risulta per loro basilare acquisire metodologie didattiche secondo gli standard di un apprendimento «personalizzato che, a differenza di quello individualizzato, non impone un rapporto uno a uno fra insegnante, ma indica l’uso di strategie didattiche finalizzate a garantire ad ogni alunno una propria eccellenza cognitiva» (p. 41).

I bambini adottati hanno delle caratteristiche peculiari dovute al loro vissuto, ovvero alle loro storie personali fatte spesso di incuria e abbandono e, sempre, di interruzione dei legami familiari d’origine. Dalla scarsa autostima, ai problemi di concentrazione, dalle difficoltà cognitive ai DSA, gli aspetti possono essere i più vari, ma ognuno di questi, se trattato nel modo adeguato, può essere superato favorendo un percorso scolastico sereno. Comunque, anche in assenza di difficoltà importanti, l’adozione stessa richiede agli insegnanti un’attenzione o, ancor meglio, una preparazione specifica nel trattare certi temi. Ci vuole ascolto, pazienza, sensibilità per non esporre bambini e ragazzi a sofferenze e/o imbarazzi inutili. Gli strumenti esistono e diverse sono le alternative didattiche proposte nel libro.

Il trait d’union è pur sempre uno: confermare l’alleanza formativa Scuola-Famiglia. Solo in questo modo è possibile fare il passo ulteriore, ovvero riconoscere i bambini adottati non solo come portatori di Bisogni Educativi Speciali, quanto piuttosto persone, in potenza, portatrici di grandi risorse: «Compito della scuola, di una scuola che sia veramente attenta e accogliente, deve essere in primis quello di individuare le competenze e rafforzare le risorse di ogni alunno» (p. 73).

Ecco perché è importante che in primis genitori e insegnanti si incontrino, nel rispetto dei reciproci bisogni. L’adozione, in questa prospettiva, quindi, non è un evento da viversi come un fatto esclusivamente privato: i figli adottati al pari di quelli naturali vivono e si formano non solo in famiglia. Necessaria e imprescindibile, si fa in quest’ottica, la socializzazione secondaria che la scuola offre. Fondamentale, perciò, la collaborazione sinergica tra Scuola e Famiglia. Un sodalizio che, se strutturato sul rispetto reciproco dei rispettivi ruoli, renderà più serena e soddisfacente la vita dei figli/studenti adottati e non.

Piccoli passi, su basi solide, sono que sti i perni di una relazione autentica: «i piccoli passi sono la strategia vincente per tutti, soprattutto per i bambini che hanno bisogno di consolidare i risultati raggiunti, altrimenti voleranno via con la prima folata di vento» (p. 58).

 

    

 

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