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Gioco d’azzardo patologico. Nuove normative per la salvaguardia della salute e del minore

 In Psico&Patologie, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

Oggi, nella versione più recente del  DSM IV TR, il Gioco d’Azzardo Patologico rientra nella classe dei disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove e il numero di criteri necessari per poter formulare una diagnosi di Gap (Gioco d’Azzardo Patologico) è di cinque su un elenco di dieci condizioni:

  1. è eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per esempio, è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze passate di gioco d’azzardo, nel soppesare o programmare la successiva avventura, o nel pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare);
  2. ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata;
  3. ha ripetutamente tentato, senza successo, di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
  4. è irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
  5. gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia o depressione);
  6. dopo aver perso al gioco, spesso torna ad un altro gioco per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite);
  7. mente ai membri della famiglia, al terapeuta o ad altri, per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo;
  8. ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita, per finanziare il gioco d’azzardo;
  9. ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo;
  10. fa affidamento su altri per reperire il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo.

Secondo la definizione del DSM IV TR, il giocatore d’azzardo patologico sarebbe non in grado di resistere all’impulso di giocare, il suo comportamento conseguente porterebbe a danneggiare se stesso, la famiglia e le sue attività professionali. Non sarebbe in grado di affrontare i problemi derivanti da questa attività sregolata e tale incapacità lo porterebbe ad una intensificazione delle giocate.

Questa classificazione, anche se tuttora in uso, ha lasciato molti studiosi incerti soprattutto perché essa non prende in considerazione la verosimile somiglianza tra le problematiche del gioco e quelle pressoché identiche derivanti dall’uso di sostanze. In tale ottica lo stesso inquadramento del GAP all’interno della sezione comprendente i “disturbi del controllo degli impulsi” sarebbe da rivedere, divenendo forse più pertinente una sua classificazione all’interno della categoria dei disturbi di “Abuso/Dipendenza” ovviamente lasciando il carattere esogeno ed endogeno al di fuori di essa, per permettere una focalizzazione più marcata sul “soggetto dipendente” piuttosto che “sulla sostanza da cui esso è condizionato”.

Proprio in quest’ottica, nella nuova edizione del DSM V (la cui pubblicazione è prevista per la primavera del 2013), è stata proposta, tra i nuovi criteri diagnostici, la creazione di una nuova categoria per le “dipendenze comportamentali” in cui dovrebbe essere inserito il “gambling”.

E’ indiscutibile che la “frequenza” nel territorio di luoghi deputati all’accettazione delle scommesse sia un fattore fondamentale in grado di modulare di per sé l’aumento o la diminuzione delle possibilità di gioco e che quindi vada ad incidere direttamente sul rischio di diventare o meno un giocatore patologico, ma al contempo è altrettanto evidente che per ragioni economico/erariali, questa rimanga evidentemente una variabile destinata solo ad un’ esponenziale crescita.

Per far fronte a questa crescita e al conseguente rischio di incremento delle problematiche legate alla dipendenza (che oggi si stima essere tra il 2 e il 3% della popolazione) il recente decreto Balduzzi è intervenuto andando a regolamentare un settore che, da una parte si dimostra trainante per l’economia dello stato e dall’altro rimane fonte di preoccupazione per le evidenti conseguenze in termini di salute individuale.

Lo scopo del decreto è quello di arginare i rischi di dipendenza e di tutelare al massimo la salvaguardia del minore perseguendo quattro obbiettivi fondamentali:

– informare in maniera inequivocabile che il gioco d’azzardo può creare dipendenza e conseguentemente essere causa di patologia;

– sanzionare il concessionario/gestore che non si renda garante della legalità dell’attività e del divieto di gioco ai minori di anni 18;

– vietare la divulgazione pubblicitaria dei giochi con vincita in denaro nel corso di trasmissioni televisive, radiofoniche, in rappresentazioni teatrali e cinematografiche rivolte ai minori e nei trenta minuti antecedenti e successivi alle trasmissione delle stesse;

– creare una struttura pubblica che si faccia carico del trattamento dei Giocatori Patologici (le ASL nei servizi Ser.T e Ser.D)

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