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La donna autrice di abuso sessuale. Percorsi di intervento e di prevenzione.

 In ScienzeForensi, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

Grattagliano et al. (2012) presentano ed analizzano nel loro studio, cinque casi di donne italiane che sono in carcere per aver abusato sessualmente delle loro figlie, queste madri  infatti, hanno adottato comportamenti coercitivi, violenti e negligenti verso le loro figlie, incluse anche situazioni in cui le minori sono state costrette a guardare e/o partecipare a rapporti sessuali con adulti per volontà delle loro madri o grazie alla loro complicità. Tra i cinque casi presentati in questa recensione, nessuna delle donne ha una storia di abusi sessuali subiti da bambina e questa scoperta non è coerente con le ricerche precedenti, che avevano segnalato un’alta incidenza di vittimizzazione sessuale nelle storie personali delle autrici di reati sessuali sui minori. Sebbene non sia presente una storia di abuso sessuale, è stata costantemente osservata una storia di disfunzioni familiari nei casi di queste donne: infanzia priva d’amore e affetto; l’abuso di droga da parte dei genitori e di problemi di salute mentale. In linea con le ricerche presenti in letteratura, queste donne non hanno stabilito relazioni sane, mancano di supporto sociale e sono socialmente isolate. La personalità delle donne autrici di abuso sessuale rivela passività, bassa autostima, scarse capacità sociali, inadeguati meccanismi di adattamento, paura del rifiuto, rabbia e comportamento antisociale. I disturbi di personalità più comuni tra la popolazione di donne autrici di abuso sessuale sono: disturbo da stress post-traumatico, disturbo di personalità borderline e disturbo di personalità evitante (Green & Kaplan; 1994). Primi studi sugli abusi sessuali perpetrati da abusanti sessuali di sesso femminile hanno suggerito che le donne coinvolte fossero il più delle volte affette da psicosi o comunque gravemente disturbate. Un esempio è rappresentato dallo studio di McCarty (1986) nel quale viene descritto il 50% del suo campione, formato da donne autrici di reati sessuali, come affetto da “grave turbamento emotivo”. Tuttavia, la maggior parte delle prove esistenti attualmente suggerisce che la maggioranza delle autrici di reati sessuali non è psicotica, ma presentano problemi emotivi come la depressione e altri disturbi di personalità (Grayston & De Luca, 1999; Green & Kaplan, 1994). Mathews et al. (1989) individuarono nel loro campione problemi di passività, dipendenza dall’uomo, bassa autostima, scarse abilità sociali, paura del rifiuto, un senso di vergogna e di insicurezza, una frequente ideazione suicidaria, un comportamento antisociale, la promiscuità e la rabbia. Tuttavia, secondo uno studio di Fazel et al. (2010) il rischio di sviluppare una psicosi nelle sex offenders è sedici volte più alto rispetto alla popolazione generale.

 

Donne autrici di abuso e stili cogniti

Confrontate con gli uomini sessualmente abusanti, si sa poco circa le cognizioni delle donne a supporto dell’abuso. Oltre a non essere ancora chiara l’evidenza di credenze distorte possedute dalle donne che mettono in atto un abuso (Saradijan, 1996), fino a tempi recenti, in relazione a questo tema vi era una scarsa indagine empirica. Comunque, sono stati fatti dei progressi sulla valutazione di queste attitudini e credenze attraverso l’analisi di un ristretto di donne (Beckett, 2005; Ring, 2005); ma tali osservazioni sono state limitate da un notevole grado di dipendenza da misure sviluppate per la popolazione maschile.

Attualmente i ricercatori stanno cercando di correggere questo squilibrio di genere. Recentemente, Beech et al. (2009[1]) hanno intervistato un ristretto campione di donne abusanti inglesi (n=15) per indagare se delle cinque teorie di base implicita identificate precedentemente negli uomini abusanti che si rifanno a: Incontrollabilità (Uncontrollability); Mondo Pericoloso (Dangerous world); Bambini come oggetti sessuali (Children as sexual objects); Natura del danno (Nature of harm); Diritto (Entitlement), fossero identificabili anche nelle donne. Beech et al. (2009) hanno riscontrato l’evidenza di quattro teorie implicite: l’incontrollabilità del mondo e degli eventi al suo interno [Incontrollabilità]; il mondo è un posto pericoloso e minaccioso [Mondo Pericoloso]; credenze circa i bambini come oggetti sessuali [Bambini come Oggetti Sessuali]; convinzioni riguardo l’abuso sessuale come qualcosa di benefico e non dannoso [Natura del Danno ].

Beech et al. (2009) mettono in evidenza come le loro scoperte indichino che molte attitudini, convinzioni e obiettivi identificati originariamente negli uomini abusanti siano condivisi dalle donne. È comunque interessante, l’individuazione di qualche sottile inclinazione specifica la popolazione femminile soprattutto all’interno di queste categorie ampiamente condivise. All’interno della classe “mondo pericoloso”, ad esempio, molti dei dati relativi alle donne sono concentrati sull’ambiente negativo spesso creato dal partner abusante. Le attività messe in atto dai partner sembrano contribuire alla creazione di situazioni /eventi che suscitano una sensazione di incontrollabilità nelle donne. Pertanto, benché siano state individuate quattro delle cinque categorie valide per gli uomini, ci sono delle differenze sottili quando parliamo delle donne. Inoltre, una delle categorie maschili (convinzioni circa il proprio diritto ad abusare sessualmente di bambini) è assente nel campione femminile preso in esame.

Gannon et al. (in stampa) hanno replicato lo studio di Beech et al. (2009) identificando, nel loro campione di abusanti sessuali femminili, tutte e cinque le categorie della teoria implicita valide per i maschi, mettendo in evidenza il modo in cui alcune donne abbiano espresso convinzioni riguardo il fatto che i maschi abbiano il diritto di dominare sessualmente gli altri. Infatti il 63% (n=10) del loro campione sembrava visualizzare sessualmente le sue vittime, interpretando il loro comportamento come indicazione di desiderare l’atto sessuale.

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