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La donna autrice di abuso sessuale. Percorsi di intervento e di prevenzione.

 In ScienzeForensi, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

Gannon & Rose (2008) hanno suggerito che le cognizioni delle donne abusanti possano variare a seconda del contesto e dal periodo di tempo in cui sono stati messi in atto gli abusi. Ring (2005) ha riportato che le donne che abusano da sole hanno ottenuto livelli significativamente più elevati in riferimento alle distorsioni cognitive, misurate attraverso il Children and Sex Questionnaire (Beckett, 1987), rispetto a quelle condotte dall’uomo verso il comportamento d’abuso, sebbene l’adeguatezza di queste misure sia discutibile. Ci sono inoltre ulteriori differenze qualitative nelle cognizioni degli autori di reato. Gannon et al. (2008) hanno riscontrato che le donne che abusano da sole hanno espresso valutazioni di vario tipo circa l’esperienza di intimità con la vittima e i loro pensieri a tal riguardo erano evidenziati da dichiarazioni quali ‘è vecchio per la sua età’. Alcune donne costrette dal partner hanno espresso la convinzione che il proprio partner fosse più esperto di loro commentando: “sono stata lasciata dal mio uomo perché potessi farcela da sola…lui sa molte più cose di me sui bambini…”. Recentemente, Strickland (2008) ha confrontato donne sessualmente abusanti e non, utilizzando il Multiphasic Sex Inventory II (MSI-II, versione femminile). Entrambi i gruppi di donne avevano punteggi che facevano riferimento ad una forte mancanza di responsabilità riguardo le loro azioni, una tendenza ad incolpare gli altri per la loro situazione e l’adozione di un atteggiamento da vittima. Mentre questi studi non fornivano informazioni sufficienti circa la presenza e la partecipazione di un partner di sesso maschile nell’abuso all’interno del gruppo, nelle interviste di Beech et al. (2009), i risultati concordano con l’evidenza di un’elevata frequenza di tematiche inerenti all’incontrollabilità nei colloqui delle donne. Le scoperte sono anche in linea con quelle di Allen (1991) nelle quali le abusanti sembrano più riluttanti ad ammettere l’abuso sui bambini, percependosi come ingiustamente accusate, anche di fronte a prove certe. Al contrario, Mathews et al. (1991) ha ipotizzato che fosse meno probabile la negazione dell’abuso da parte delle donne identificandole come maggiormente disposte ad accettare la loro responsabilità. Dovrebbero esserci ulteriori indagini della misura in cui questi problemi costituiscano una necessità di trattamento per le donne dato che le ricerche attuali sembrano di natura contraddittoria, ma emerge chiaramente il bisogno di una maggiore comprensione dei loro processi di pensiero.

 

Valutare il rischio di recidiva

Sebbene si abbia una conoscenza concreta dei tassi di recidiva riferiti al sesso maschile (Hanson & Morton-Bourgon, 2005), per quanto riguarda la controparte femminile l’argomento è ancora in fase embrionale. Risulta fondamentale analizzare i tassi di base della recidiva per la valutazione di rischi futuri di abuso (Hanson & Bussière, 1998). In tempi recenti, Sandler & Freeman (2009) hanno condotto uno studio su larga scala riguardante i tassi di recidiva riferiti alle donne sessualmente abusanti dello Stato di New York. Il loro studio ha compreso un totale di 1.446 donne condannate per reati sessuali nello Stato di New York tra il 1 Dicembre 1986 e il 31 Dicembre 2006. Nel loro studio, la recidiva è stata definita come un nuovo arresto per un nuovo reato. Il tasso del nuovo arresto per un reato violento (la recidiva violenta viene definita come una nuova accusa, condanna o reclusione per un successivo reato violento, incluso l’abuso sessuale) era del 5,2%, mentre il tasso del nuovo arresto per un qualsiasi nuovo reato era del 26,6%. È da notare che le donne abusanti, come i maschi, è più probabile che mettano in atto nuovamente un reato non correlato al sesso. Questa scoperta indica la necessità d’attenzione ai problemi inerenti al comportamento criminale che vanno oltre il rischio di recidiva sessuale. La novità dello studio di Sandler & Freeman (2009) è che ci permette di individuare 2 distinti sottogruppi di donne che sono considerate ‘aggressori sessuali’: quelle con un vero e proprio reato definito ‘hands-on’ cioè messo in atto direttamente sul minore, o altri reati sessuali direttamente collegati come la pornografia infantile (questo gruppo potrebbe essere definito come ‘gruppo sessualmente abusante tradizionale’), e quelle con un reato di sfruttamento della prostituzione (questo gruppo potrebbe essere descritto come quello del ‘sesso criminalizzato’). Basandoci sull’evidenza di 22 recidive per il primo sottogruppo ‘tradizionale’ e di 10 relative al secondo gruppo definito ‘sesso criminalizzato’, sembra che esistano tassi di recidiva veramente molto diversi. Il gruppo ‘tradizionale’ di abusanti ha tassi molto bassi di arresti successivi per nuovi reati sessuali (22 su 1.387 o l’1,2%). Invece, il gruppo relativo al ‘sesso criminalizzato’ ha tassi molto più elevati di arresti successivi per nuovi crimini sessuali: tassi di recidiva di 10 su 79 o il 12,66%.

Tuttavia, per riuscire a determinare il rischio di recidiva, i valutatori devono considerare le caratteristiche individuali dell’autore del reato, le quali possono aumentare o diminuire la probabilità di recidiva (Hanson & Morton-Bourgon, 2004). Queste caratteristiche, indicate come fattori di rischio, possano essere ricondotte sotto due dimensioni principali: fattori statistici e dinamici.

– I fattori statistici sono aspetti nella storia dell’abusante che hanno un collegamento alla recidiva stabilito e dimostrato empiricamente, ma esso non può essere modificato attraverso un intervento.

– I fattori dinamici sono quelle caratteristiche dell’abusante che hanno anche una relazione empiricamente validata alla recidiva, ma essi sono suscettibili al cambiamento. Di conseguenza, i fattori di rischio dinamici sono quegli elementi che sono l’oggetto del trattamento dell’abusante al fine di gestire e ridurre il rischio di recidiva (Hanson, 2006).

Se i fattori di rischio statici e dinamici degli uomini sessualmente abusanti sono ben consolidati (Hanson & Morton-Bourgon 2004), non esiste una conoscenza simile per le donne. Essenzialmente, come precedentemente notato, i bassi indici di base della recidiva abbinati alla bassa preponderanza dell’abuso sessuale perpetrato da donne (Cortoni et al., 2009) il mancato riconoscimento da parte dei professionisti della possibilità della donna di perpetrare abusi sessuali (Denov, 2003), hanno reso, fino a tempi recenti, l’esame empirico dei fattori di rischio correlati all’abuso sessuale tra le donne praticamente impossibile. Nonostante queste limitazioni, le ricerche recenti hanno cominciato a fornire alcune indicazioni. Ad esempio, sono stati individuati fattori di rischio generici che possono concorrere allo sviluppo di un comportamento d’abuso da parte di una donna.

I fattori di rischio possono essere esplicitati attraverso 5 dimensioni:

  1. ambiente familiare;
  2. esperienze d’abuso,
  3. stile di vita,
  4. fattori di vulnerabilità,
  5. fattori di stress.

A causa dei meccanismi di negazione dell’abuso sessuale perpetrato da donne ancora molto c’è da fare. Far luce su un fenomeno ancora troppo poco studiato consente ai professionisti operanti nel settore di rompere stereotipi e miti collettivi sull’innata bontà della donna.

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