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Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali

 In SegnaLibro, N. 2 – giugno 2016, Anno 7
Adolescenti Navigati - Come sostenere la crescita dei nativi digitali - M.Lancini - Centro Studi Erickson

Adolescenti Navigati – Come sostenere la crescita dei nativi digitali – M.Lancini – Centro Studi Erickson

Il fatto di vivere ventiquattro ore al giorno sempre in contatto, è possibile stia minando alle fondamenta la crescita delle nuove generazioni, rendendole dipendenti, inebetite, superficiali e incapaci di sviluppare un sano rapporto con il proprio corpo o con la realtà?” (p. 10).

Con tale quesito si aprono le 169 pagine dell’appassionato libro di Matteo Lancini. Intento dello psicologo e psicoterapeuta, impegnato da anni nella ricerca sull’adolescenza, è quello di presentare una fotografia più nitida possibile delle problematiche degli adolescenti di oggi, mostrandone il complesso ritratto affettivo e relazionale. L’acutezza con cui l’autore inserisce il difficile ruolo di chi è chiamato a sostenere gli adolescenti navigati è frutto di anni di lavoro passati a contatto con i giovani, con i loro genitori e anche dell’impegno nelle scuole secondarie. L’opera non è un libro di ricette preconfezionate a cui attingere in caso di problemi. Anzi, è proprio il contrario. Il testo affronta le problematiche che possono emergere nel fiume dell’adolescenza e di come dovrebbero/potrebbero rispondere gli adulti: vi troviamo pertanto proposte volte alla riflessione, all’autocontrollo, all’ascolto del ragazzo/a, con particolare attenzione alle parole, agli sguardi, ai gesti, alle “mute” richieste di aiuto. La volontà è quella di individuare strategie educative adeguate e di formare adulti autorevoli, riflessivi e sicuri del proprio ruolo.

Essere adolescenti nel mondo 2.0 comporta vicissitudini diverse rispetto a qualche decennio fa: non che le tipiche problematiche adolescenziali siano cambiate, lo scontro/incontro generazionale è un topos della vita, ma è cambiato il tessuto sociale in cui l’essere umano è chiamato a costruire la sua esistenza. La caduta delle certezze, dei valori condivisi dagli attori sociali, la fluidità della società in cui molto scorre e poco rimane, l’estrema valorizzazione dell’individualità, la progressiva scomparsa dell’infanzia, il vivere assuefatti dal linguaggio delle cose, l’epoca della crisi multidimensionale, la paranoicizzazione dell’esterno e, lo sviluppo della tecnologia, senza progresso, formano parte del luogo in cui stanno crescendo gli adulti di domani. Figli ossessionati dalla realizzazione di sé più che dall’incontro con l’altro che, all’arrivo dell’adolescenza vedono spezzato inesorabilmente l’ideale di perfezione propinato e costruito durante l’infanzia. Non solo, il mondo virtuale forma la realtà in cui gli adolescenti vivono ancora prima della loro nascita. Ecco perché Lancini crea l’epiteto “adolescenti navigati”, giacché i nostri giovani sono immersi nell’oceano del Web da quando vengono alla luce e, questo costituirà un luogo, seppur virtuale, in cui sperimentare e costruire identità e relazioni.

Nei primi due capitoli l’autore affronta e descrive minuziosamente i cambiamenti avvenuti nelle due agenzie formative per eccellenza: la famiglia e la scuola. Nel primo caso, con l’avvento post’68 della famiglia affettiva e relazionale siamo di fronte sia nuovi padri che cercano di ricostruire la propria funzione genitoriale nell’ottica dei valori materni, sia a madri virtuali che, oltrepassando i confini domestici in cui erano state rilegate fino a qualche decennio fa, affidano ai propri figli le novità tecnologiche per rimanere vicine con la mente quando sono lontane con il corpo. La famiglia affettiva contemporanea nasce all’insegna dei nuovi miti, in cui la vicinanza (con e senza corpo) e la relazione diventano i nuovi cardini a cui ancorare lo sviluppo dei figli.

Il funzionamento mentale delle generazioni odierne di adolescenti risente molto delle trasformazioni avvenute nel modo di rappresentare la crescita dei figli. Gli adolescenti navigati giungono alle soglie della pubertà avendo sperimentato bassissime quote di dolore mentale e sviluppando modestissime capacità di tollerarlo” (p. 24). A ciò si aggiunga che se da un lato le trasformazioni in ambito famigliare hanno contribuito a destituire il valore simbolico dell’adulto, l’avvento di Internet ha portato la conoscenza e il sapere a portata di click contribuendo a determinare un bug nel patto sociale contratto tra famiglia e scuola.

Approdando ai capitoli centrali, il lettore, viene introdotto nell’analisi accurata dei cambiamenti topici l’adolescenza e nelle conseguenze che il mondo virtuale ha apportato alla crescita dell’Uomo. Molto interessante il quarto capitolo che offre una disamina sui rischi e le potenzialità legate al Web 2.0 affrontando, con rigore scientifico, le nuove patologie e le nuove normalità del mondo virtuale. Le nuovissime generazioni non solo sono sempre connesse, ma vivono all’interno dei media digitali, per alcuni di loro una terza, per altri ancora una prima famiglia. I Social Network sono vere e proprie piazze sociali virtuali che permettono di socializzare chiusi all’interno delle “sicure” mura domestiche. Il Web può, se ben dosato, rispondere all’esigenza di mettersi in contatto con gli altri proteggendo la propria immagine e il proprio corpo, in evoluzione, dietro uno schermo. Così le nuove generazioni affidano alle parole la descrizione di sé e, questo, a detta dell’autore può aiutare a prendere consapevolezza della propria identità, fermo restando la necessità di sperimentare lo sguardo dell’altro, provando emozioni incarnate. In ogni caso il rischio, nel virtuale, esiste ed è quello sia dell’Internet addiction sia del cyberbullismo (in ogni forma). La nuova sfida è quella di guardare agli interventi su tali problematiche, in ottica evolutiva, affrontando la complessità e le sfaccettature della dipendenza dell’adolescente prendendo in carico non solo il ragazzo/a ma anche il contesto in cui è inserito.

L’antidoto ai mali dell’uomo è l’educazione, ed è proprio con tale intento che vengono scritti gli ultimi due capitoli del libro, in cui viene descritto come sostenere in famiglia e a scuola gli adolescenti navigati. La formazione e l’educazione sono le armi che possono/devono impugnare gli adulti, sia per prevenire i possibili rischi di Internet sia per fare crescere gli adolescenti rendendoli consapevoli di se stessi e capaci di vivere a pieno la realtà. Le nuove generazioni hanno oggi a disposizione una grande opportunità che può ampliare di molto sia l’offerta formativa sia il modo di creare e vivere relazioni: il Web. Non si tratta di fermare l’ondata tecnologica, ma di riprendere con forza i remi della nave, orientandone la navigazione. I genitori hanno il compito di capire il significato che Internet ha per i propri figli e il modo in cui lo utilizzano, nonché di essere una guida capace di orientare all’uso consapevole dei nuovi media digitali. Mentre alla scuola spetta il compito di alimentare la nuova cultura partecipativa di cui si fanno portatori gli adolescenti navigati, riscrivendo la cultura affettiva dei propri istituti.

Gli adolescenti navigati, per crescere, hanno bisogno dello sguardo attento di adulti che li sostengano, gli lascino la fatica di crescere, di imparare, di cadere e di rialzarsi. Per navigare soli nel mare della vita, c’è bisogno di seguire la strada maestra che è stata donata da chi ha navigato prima di noi, anche se con strumenti diversi.

    

 

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