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La libertà di essere diversi. Natura e cultura alla prova delle neuroscienze

 In SegnaLibro, N. 1 - marzo 2016, Anno 7
La libertà di essere diversi, Natura e cultura alla prova delle neuroscienze - L. Maffei, Il Mulino, Bologna, Collana Intersezioni, 2011

La libertà di essere diversi, Natura e cultura alla prova delle neuroscienze – L. Maffei, Il Mulino, Bologna, Collana Intersezioni, 2011

Un testo breve ma denso di informazioni e di riflessioni che sono in grado di guidare il lettore in un percorso coerente ed esplicativo attraverso un territorio impervio e in parte sconosciuto. Quella regione opaca nella quale risuona la domanda se siano i geni a determinare ciò che siamo o se a farlo siano piuttosto l’esperienza e il contesto nel quale viviamo. Parliamo non solo del rapporto fra geni e ambiente, ma anche del rapporto fra mente e cervello, dicotomie oltre le quali l’autore ci guida grazie alle evidenze della ricerca scientifica.

Nel testo si parla di tutte le tematiche fondamentali che fanno della neurofisiologia e delle neuroscienze campi di indagine di primaria importanza nello studio del comportamento umano: il sistema nervoso, il cervello che cambia, la plasticità e il rapporto fra geni e ambiente, le età del cervello e la sua capacità di apprendere, il modo in cui l’esperienza cerebrale del mondo influenza le emozioni, i pensieri e i comportamenti.

Il testo di Maffei si struttura in dieci brevi capitoli che descrivono, con un linguaggio assai semplice e con uno stile discorsivo, la struttura del cervello e il modo in cui esso interagisce col mondo.

Già dal primo capitolo, dedicato alla prima fase del rapporto fra individuo e ambiente: la percezione, l’autore non solo descrive le dinamiche proprie dell’informazione sensoriale, ma spiega attraverso efficaci esempi come le esperienze pregresse influiscono sulla percezione successiva dell’ambiente.

Procede poi, nel capitolo secondo intitolato emblematicamente “Intervista al personaggio cervello”, ad analizzare le specializzazioni funzionali, dello sviluppo cerebrale nel tempo e dell’evoluzione di concetti fondamentali in tutti gli ambiti dell’agire umano quali quello del libero arbitrio.

Il capitolo “Cervello: variabili e costanti”, invece, Maffei cerca di delineare una visione progressiva del funzionamento cerebrale che conduce alla riflessione sul ruolo evolutivo del pensiero e sull’importanza che la definizione di razionalità ha nel determinare le risposte agli stimoli ambientali. Allo stesso tempo l’analisi approfondita delle basi neurofisiologiche del comportamento umano conduce all’accettazione dell’irrazionale come modalità fisiologica e non disfunzionale del funzionamento dell’individuo. L’irrazionale non è dunque ostacolo all’evoluzione ma è parte integrante della ricchezza adattiva e della complessità che si esprime in funzioni tipiche dell’uomo quali la creatività.

Interessante anche il capitolo 4 dedicato al “Rumore cerebrale”. Il rumore di fondo è, a livello cerebrale, l’attività spontanea dei neuroni: l’attività elettro chimica delle cellule nervose in assenza di trasmissione di un messaggio, ma che ha la stessa natura di quella generata in corrispondenza della trasmissione di un messaggio sensoriale. In realtà il numero di impulsi nervosi che passano da un neurone all’altro durante l’attività del giorno (in presenza di stimoli sensoriali e di trasmissione di messaggi) è del tutto paragonabile a quello rilevabile durante il riposo, il sonno (in assenza di trasmissione). Stessa cosa dicasi per il consumo di ossigeno, indice di attività metabolica e dunque del lavoro cerebrale. Se si intende il rumore di fondo come un disturbo della linea di trasmissione, in teoria l’attività spontanea dei neuroni potrebbe essere inteso come un ostacolo alla comunicazione. Ma se si osserva a ritroso nella linea filogenetica dei mammiferi e dei vertebrati si osserva che il rumore di fondo o l’attività spontanea dei neuroni è maggiore negli organismi più evoluti e complessi. A conferma, l’autore presenta diverse letture del fenomeno, stimolando sempre l’attenzione del lettore al modo in cui gli eventi cerebrali si manifestano negli esiti comportamentali e nella loro funzione adattiva.

Il testo prosegue in un’attenta e vivida descrizione del modo, o meglio dei modi in cui il vivere in un dato ambiente cambia il nostro cervello e in fine cambia ciò che siamo in funzione del tempo, con il fascino proprio dell’impresa di un neurofisiologo che porta fuori dal laboratorio le acquisizioni di una lunga storia di ricerca. Un linguaggio semplice che rappresenta la massima espressione di ciò che si intende per divulgazione scientifica.

Il rapporto fra organismo e ambiente viene descritto secondo le nuove acquisizioni della neurofisiologia per cui il cervello non è più inteso come un elaboratore rigido di informazioni, ma è invece capace di cambiare (strutturalmente e funzionalmente) in conseguenza agli stimoli ambientali e di adattarsi alle nuove situazioni in una condizione di attività continua. I cambiamenti cerebrali che sono visibili al microscopio ad alta risoluzione si riverberano nella vita di tutti i giorni in quelle metamorfosi che permettono all’essere umano di aggiornare se stesso e il proprio ruolo nel mondo attraverso lo stupefacente processo “autodefinitorio” dell’identità personale. Cambiamenti sono più evidenti nel bambino, in quello che si definisce periodo critico di massima plasticità del Sistema Nervoso, momento in cui la capacità di apprendere è massima e dunque massima dovrebbe essere l’attenzione degli educatori. Pertanto l’autore pone l’attenzione sull’importanza che gli stimoli ambientali hanno in età evolutiva e pertanto porta un importante messaggio di responsabilizzazione del mondo educativo che riguarda tanto le famiglie quanto la scuola.

Ulteriore messaggio fondamentale è quello delle interconnessioni nella comunicazione fra le cellule nervose come della comunicazione fra individui. Il neurone è un’unità funzionale fondamentale ma il centro dell’attività cerebrale sta’ nelle sinapsi, nei collegamenti fra le cellule nervose, che rappresentano il potenziale dinamico della macchina cervello, o come Maffei lo definisce nel secondo capitolo “il personaggio cervello”. E allora la nostra capacità di apprendere e la nostra plasticità cerebrale sono funzione dei collegamenti fra neuroni, del numero e della qualità delle sinapsi. Ciò che determina l’efficacia del lavoro cerebrale rispetto all’ambiente è la rete, una rete attiva e capace di cambiare se stessa in risposta agli stimoli e alle sollecitazioni esogene.

La singolarità che caratterizza il testo di Maffei sta proprio nella rilevanza che i rapporti e le relazioni hanno nell’innescare e mantenere l’efficienza del lavoro cerebrale. Gli esseri umani sono unità funzionali di una rete sociale, fatta anch’essa di connessioni variabili e ristrutturabili in funzione degli stimoli e delle diverse situazioni, degli eventi interattivi che si succedono nel corso della vita.

Il cervello senza l’ambiente si assopirebbe, restando sempre uguale a se stesso e la rete fra le cellule nervose non si modificherebbe evolvendosi, producendo solo un rumore di fondo “monotono” simile alla pioggia che batte sui vetri.

È una lettura consigliata a chi si vuole accostare al mondo delle neuroscienze, in modo semplice ma scientificamente rigoroso.

    

 

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