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Alcool e costi psico-sociali

 In Psico&Patologie, N. 2 – giugno 2015, Anno 6

L’alcool si può considerare la droga più diffusa tra i giovani e giovanissimi, ed occupa uno spazio sempre piò importante fra le “droghe da party”. Costa poco, è legale, è socialmente accettato, è reperibile ovunque, in qualsiasi momento. Dove c’è un incontro si beve. Dove si festeggia, spesso, ci si ubriaca.

Sempre più di moda il cosiddetto Happy Hours, letteralmente “ora felice”, riferito alla fascia oraria in cui alcuni pub, bar e altri esercizi pubblici praticano sconti sulle bevande alcoliche, o il Binge Drinking, ovvero “bevuta esagerata”, che sta nell’ingurgitare quantità elevate di bevande alcoliche in modo consecutivo. Secondo il Ministero della Salute [1] nel 2013 i binge drinkers rappresentano complessivamente il 6,3% della popolazione di 11 anni e più, (il 10,4% tra i maschi e il 2,5% tra le femmine), in leggero calo rispetto al 2012.

Tuttavia lo stesso documento rileva che la fascia di età che va dai 18 ai 24 anni è maggiormente interessata a questo genere di consumo, il dato del 2013 è leggermente superiore rispetto al 2012 (2013 è il 15,1%, 2012 era il 14,8%). Il fenomeno che continua ad interessare soprattutto i maschi (2013 è il 21,9%, 2012 era 20,1%). E tanto per rimanere in tema, cresce l’uso di alcool congiuntamente ad altre sostanze psicotrope, anfetamine, ecstasy ecc., amplificandone, in questo modo, pericolosamente gli effetti.

Sempre secondo il Ministero della Salute, negli ultimi 10 anni, tra la popolazione giovanile sono aumentati i consumatori occasionali (dal 37,6% del 2003 al 41,2% del 2013), quelli che bevono fuori pasto (dal 24,8% del 2003 al 25,8% del 2013); e di chi consuma altri alcolici oltre a vino e birra, mentre si sono ridotti i consumatori giornalieri e quelli che bevono solo vino e birra durante i pasti (dal 31% del 2003 al 27% del 2013). Mentre nella stessa sera un ragazzo può consumare e mischiare vari tipi di bevande alcoliche: da birra a vino, da whisky a gin, da tequila a cocktail di vario tipo con elevata gradazione alcolica.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità [2] ben 9 ragazzi su 10 abusano di alcool nel week-end, in discoteca, nei pub o nei locali alla ricerca di euforia, sballo e adrenalina. A essere coinvolti sono il 64,8% dei ragazzi e il 34% delle ragazze. I ragazzi, in media, bevono circa 4 bicchieri di alcool, contro i 3 bicchieri delle ragazze. Uno dei dati più allarmanti è la giovane età dei consumatori di bevande alcoliche: il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze sono addirittura minorenni. I bicchieri di alcool salgono in questo caso a 4 bicchieri e mezzo per i ragazzi e a 6 per le ragazze. Il numero dei minorenni che fa abuso di alcool supera addirittura i ragazzi di età compresa tra i 19 e i 24 anni che sono il 19% dei maschi e il 9% delle femmine. Sono ben il 53,3% i bambini di 11 anni che bevono vino saltuariamente, mentre il 24,1% beve vino tutti i giorni. Beve birra saltuariamente il 45,9%, mentre il 4,3% beve birra tutti i giorni; mentre il 39,9% dei bambini di 11 anni beve anche, aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori.

L’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool [3], nel 2012, ha condotto un’indagine tra i bambini di 13 anni, che ha permesso di “fotografare” il vissuto, gli atteggiamenti, le percezioni e i comportamenti agiti di questi giovani rispetto alla diffusione di consumo e abuso di bevande alcoliche. Lo studio a costatato che meno di un giovane su 10 non ha mai assaggiato una bevanda alcolica (9,4%), una proporzione solo di poco superiore a quella di chi ha l’ha assunta prima di compiere i 6 anni (8,2%). La precocità con la quale molti giovani si avvicinano all’alcool è del resto confermata dal fatto che il 29,5% ha avuto il suo debutto alcolico tra i 6 e i 10 anni. Nel complesso più di un terzo ha bevuto la sua prima bevanda alcolica nei 10 anni e più dei due quinti tra gli 11 e i 13-14 anni.

La gran parte dei bambini ha fatto la prima esperienza nell’ambiente famigliare. La situazione più ricorrente è vissuta a casa durante i pasti, come a evidenziarne la “normalità”. Da sottolineare la presenza di adulti. Per lo più i genitori ma anche altri parenti, è di gran lunga prevalente (73,0%). Meno frequente è l’esperienza vissuta in complicità con amici, soprattutto coetanei ma non raramente anche più grandi, che riguarda il 18,3%. Trascurabile l’incidenza di chi si accosta alle bevande alcoliche in solitudine (1,5%). Il 22,1% dei ragazzi di 13-14 anni si è ubriacato almeno una volta.

Gruppo di pari e abuso di alcool

Nella prima adolescenza l’influenza dei pari è sempre stata significativa nel determinare comportamenti ed atteggiamenti. Le sbornie tra amici appaiono ormai una costante, nelle grandi concentrazioni urbane. L’essersi ubriacati o avere amici che l’hanno fatto risultano fenomeni ampiamente spiegati del giovane bevitore. Del resto la diffusione di comportamento d’abuso tra i giovani adolescenti è dovuta anche a situazioni oggettive. Il fatto di poter facilmente accedere alle bevande alcoliche è infatti una condizione necessaria, ancorché non sufficiente. Sono gli aspetti motivazionali a giocare un ruolo significante nella costruzione dell’immaginario giovanile verso alla bevanda alcolica.

Si beve innanzitutto per divertirsi (49,5%), ma anche per adeguarsi al gruppo dei pari (45,1%). Bere, quindi, rientra in una prospettiva ludica che non può prescindere dal gruppo degli amici. Divertirsi, sballare, trasgredire assume allora un connotato positivo. Poi per motivazioni legate alla dimensione psichica: per sentirsi “grande” e per vincere la depressione di chi ha delle difficoltà esistenziali o relazionali che altrimenti non saprebbe affrontare (si oscilla tra il 36 e il 38%;). Infine si beve per evadere, per vincere la noia, sentirsi più sicuri, per aprirsi agli altri (tra il 5 e l’8%) [4].

L’esordio, la fase “preparatoria” il primo assaggio di bevande alcoliche, nella maggioranza dei casi avviene in famiglia, a volte anche in età molto precoce. Il bambino struttura una sua posizione, basata su credenze, aspettative, atteggiamenti nei confronti dell’alcool, bevendo, per la prima volta, assieme ad adulti significativi: genitori, fratelli ecc., costruendosi mentalmente una esperienza piacevole, da ripetersi, con il gruppo di pari.

Si prosegue per diversi fattori: il facile accesso all’alcool, molti giovani non trovano ostacoli alla possibilità nel procurarselo. Per l’immagine mentale positiva dello sballo. Per divertirsi, per scacciare la noia, per socializzare. Motivazioni che fanno del consumo di alcool un comportamento desiderabile; oltre che a giustificarne l’uso sminuendone gli effetti negativi. L’atteggiamento positivo verso l’alcool che molti giovani e giovanissimi hanno sviluppato alza il fattore di rischio e aumentandone la pericolosità.

Importanti gli interventi di prevenzione in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali e sociali, e che tengono conto delle evidenze emerse dalla ricerca scientifica ed epidemiologica.
a questo proposito il Ministero della Salute, già sopra citato, raccomanda “Il consumo alcolico dei giovani deve essere monitorato con particolare attenzione in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi quali l’intossicazione acuta alcolica e l’alcool dipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando le performances scolastiche, favorendo aggressività e violenza.
Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.

Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà. Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, recentemente introdotto con la legge 8.11.2012 n. 189 [5]”.

Concludiamo con le parole di Emanuele Scafato [6] “Mai così tanti i giovani sedotti dall’alcol. L’86% dei ragazzi e delle ragazze che frequentano i luoghi di aggregazione giovanile come discoteche e pub consuma bevande alcoliche in maniera pressoché esclusiva il sabato sera alla ricerca di un senso di ebbrezza, di ubriachezza. E non lo fa certo per caso, ma dietro pressione della società e, soprattutto, davanti ad un’irresistibile seduzione pubblicitaria. Un mix strategico che contribuisce a creare un bisogno, a trasformarlo in un valore e a rendere più accessibile e conveniente ai giovanissimi acquistare prodotti meno cari, facendoli apparire accattivanti e seducenti”.

Costi psico-sociali dell’alcool

Nel mondo ogni giorno muoiono oltre 1.000 giovani per incidenti stradali. In Italia secondo l’Istat, nel 2011, sono morti per incidenti stradali 1.003 ragazzi tra i 20 e i 39 anni. Nel 2012 sono morte per incidente stradale quasi 4.000 persone, di cui 2.690 conducenti, per la maggior parte giovani. Tento è vero che gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte per i ragazzi nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni. Diverse le cause: eccesso di velocità, distrazioni alla guida, uso scorretto o mancato uso di casco, mancato allaccio delle cinture di sicurezza. Ma la causa principe di questa strage di giovani è proprio l’abuso di alcool e/o altre sostanze psicotrope. Gli indici di mortalità più alti vengono toccati nelle notti del fine settimana: 3,8 morti per 100 incidenti la domenica tra le 22 e le 6 del mattino; 3,6 il venerdì e 3,5 il sabato notte negli stessi orari. Il picco (6 vittime ogni 100 incidenti) si verifica alle 5 del mattino. Cioè nei giorni e nelle ore in cui si è bevuto di più. Tanto che negli ultimi anni le Campagne di Comunicazione del Ministero della Salute (ottemperanza a quanto disposto dalla Legge 125/2001), si sono focalizzate in modo particolare sui giovani. Quella lanciata 2011 e rilanciata nel mese di novembre nel 2012 è: “La vita è sempre una anche se hai bevuto”. Mentre quella del 2014 recitava “Non perderti in un bicchiere!”. Comunque, nonostante queste campagne di sensibilizzazione, si stima che almeno 1 italiano su 10 si mette alla guida dopo aver consumato almeno due bicchieri di vino o due lattine di birra.

Si calcola, inoltre, che in Italia ogni anno siano circa 40.000 i decessi causati dall’abuso di alcool: cirrosi epatica, atti di violenza, infortuni domestici o professionali, tumori, suicidi, incidenti stradali. Tanto è perniciosa questa situazione che Jurgen Rehm, del Centre for Addiction and Mental Health della Toronto University [7], afferma: “Entro i prossimi anni l’alcol alla guida rappresenterà dopo il cancro la principale causa evitabile di disabilità, morbilità e mortalità prematura in Italia. Se l’alcol è risultato causa nel 2004 del 5,3% e del 2,3% della mortalità, rispettivamente per maschi e femmine, va anche detto che l’alcol è responsabile di un carico di malattia nella popolazione italiana pari al 7,1% e al 3,2% del totale degli anni di vita persi a causa di disabilità, morte prematura e malattia cronica (nell’ordine: cancro, incidenti e cirrosi epatica)”.

Gli studi svolti dall’Università di Padova, dall’Università di Milano e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico [8], riguardo all’abuso concordano. L’alcool accorcia la vita. “Gli alcolisti sembrano più vecchi di quanto non siano in realtà e si è sempre ritenuto che un consumo eccessivo di alcol possa far invecchiare prematuramente ed anticipare nel tempo le tipiche malattie dell’invecchiamento. In particolare, un eccessivo consumo di alcool è associabile all’insorgenza di tumori di diverso tipo”.

Tanto è vero che il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 [9] rinnova l’attenzione sulla prevenzione “delle malattie cronico-degenerative che spesso hanno in comune alcuni fattori di rischio in gran parte correlati a comportamenti individuali non salutari tuttavia modificabili come abuso di alcol”. Questo Piano Nazionale si propone sia di “ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle MCNT” sia di “prevenire la dipendenza da sostanze”, attraverso azioni mirate e volte ad incidere sulla popolazione giovanile (scuole, famiglie, luoghi di svago). Strategie che mirano a richiamare l’attenzione sulle conseguenze dell’uso di sostanze.

Alcool e dipendenza

La Sindrome da Dipendenza da Alcool, si individua alla presenza di almeno tre sintomi nell’arco di almeno un mese:

  • bere una quantità maggiore e/o per un tempo maggiore di quanto si vorrebbe o programmato di fare.
  • desiderio persistente e incapacità a ridurre le dosi o limitare l’uso.
  • tempo considerevole della giornata dedicato a procurarsi l’alcool o riprendersi dagli effetti dell’assunzione precedente.

Inoltre le capacità di autodeterminarsi sono drasticamente invalidate:

  • l’intossicazione crea problemi, interferisce con gli obblighi, mette a repentaglio la salute della persona;
  • la vita sociale, ricreativa o occupazionale è volutamente ridotta per avere il tempo di bere;
  • l’uso è continuo anche se crea problemi sociali, economici, professionali e fisici;
  • la tolleranza è aumentata;
  • sorge la sindrome da astinenza alla riduzione o eliminazione dell’assunzione;
  • inizia l’uso della sostanza per ridurre i sintomi.

La Sindrome da dipendenza da alcool è considerata una malattia cronica non guaribile, ma curabile. Un ex alcolista non potrà più bere un po’, magari ai pasti. Anche dopo 10-15 anni, se ne assume anche una piccola quantità, può riprendere a bere e ricadere nella dipendenza. Chi smette appena lo desidera probabilmente non è alcolizzato ma solo un “forte” bevitore.

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