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Alcool e costi psico-sociali

 In Psico&Patologie, N. 2 – giugno 2015, Anno 6

Alcool e i cambiamenti di personalità

L’atteggiamento dell’alcolista è quello classico di tutti i “tossicodipendenti”: se nessuno si accorge del mio “problema” questo allora semplicemente non esiste, neanche per me. Cercherà, quindi, in ogni modo di tenerlo nascosto e/o di negarlo con caparbietà. L’“inconfessato” segreto lo porterà sempre più verso l’isolamento, con conseguenti comportamenti anomali. Comunicare con lui diventerà sempre più difficile. Le relazioni con i famigliari e gli amici andranno in “pezzi” ed anche le sue prestazioni lavorative ne risentiranno notevolmente.

Sensi di colpa e frustrazione lo spingeranno verso la depressione. La necessità crescente di soldi diverrà una facile giustificazione al furto. Procurarsi il “prezioso” nettare adesso è la cosa più importante della sua vita. La spirale perversa della dipendenza lo ha indotto a buttare via il suo lavoro, i suoi risparmi, i suoi sogni e le sue ambizioni. La giornata è scandita dalla ricerca affannosa degli effetti anestetici dell’alcool, affinché questi possano prendere il sopravvento sulla realtà, ormai considerata troppo penosa da affrontare. Ma, triste ironia, la sua capacità di “sballare” diminuisce proporzionalmente all’adattamento del suo organismo alla presenza della sostanza etilica: obbligatorio, quindi, quantità sempre maggiori, nonostante che il loro effetto sia sempre meno efficace.

Il cambiamento di schema mentale, adesso un solo pensiero invade la sua mente: come procurarsi la prossima “dose”; lo porta ad provare sentimenti diversi verso il modo esterno alla sua visione di vita. Modificazioni profonde che lo indurranno ad un cambiamento della sua personalità. Una nuova personalità, definita “personalità da alcool”. Una personalità artificiale, creata dall’alcool. L’alcool può cambiare effettivamente le abitudini di una persona e il suo carattere originale, inducendola a provare una segreta ostilità ed un antagonismo represso nei confronti delle altre persone. L’alcool riduce le abilità della persona, impedendole di raggiungere le proprie mete nella vita. Sarà adesso questa nuova “personalità da alcool” a guidare i suoi pensieri, la sue emozioni e di conseguenza i suoi comportamenti. Il desiderio incontrollabile dell’alcool, causato dai residui tossici e la nuova personalità sono le due ragioni principali della difficoltà di presa di coscienza.

L’alcool in quanto sostanza psicotropa altera tutti i meccanismi di controllo che la mente normalmente esercita sul corpo, sul pensiero razionale, sulle percezioni: percezione del pericolo, dello spazio, del tempo ecc. di conseguenza risultano fortemente compromesse le capacità di movimento e di reazione. Appare fin troppo evidente, quindi, che l’intossicazione acuta o cronica può essere un fattore determinante verso azioni irrazionali, anche violente, da parte di chi ne abusa.

Per violenza si deve intendere un comportamento che intenzionalmente infligge, o tenta di infliggere, un danno fisico. La gravità del reato commesso è direttamente proporzionale al livello di alcolemia riscontrato nei responsabili di tali atti. Ma la violenza rientra anche nella categoria più ampia dell’aggressività che include atteggiamenti di ostilità e minaccia non fisica.

Esempio un’intossicazione intenzionale da alcool può essere ritenuta un “valido” aiuto per la messa in atto di un crimine. Non tanto per farsi coraggio, quanto per ottenere una riduzione di pena.

Esiste anche un nesso tra crimini violenti e l’uso di alcool da parte delle vittime. Fermo restando che, il consumo di alcool da parte di una vittima di violenza, non rende meno grave l’atto aggressivo che essa subisce, è pur vero che, spesso, lo stato di ebbrezza facilita il porsi in una situazione vulnerabilità, tanto da essere identificabile come potenziale vittima.

Insomma, alcuni stili di vita possono facilitare situazioni sociali e sub-culture che ricercano comportamenti rischiosi che incentivano l’uso/abuso di alcool, creando un circolo chiuso: per cui la violenza contribuisce all’abuso di alcool e quest’ultimo perpetua la violenza.

Aiutare qualcuno ad uscire dall’alcool

Famigliari e gli amici sono sempre i primi ad accorgersi che il loro caro ha sviluppato una dipendenza da alcool. Di conseguenza sono anche i primi a cercare di convincerlo a cambiare il suo rapporto con l’alcol ormai problematico. Ma la persona con dipendenza da alcool in questa fase difficilmente riesce a vedere il problema con la stessa chiarezza.

La metafora dell’”Elefante invisibile”, ben descrive la situazione. Un problema grosso come un elefante che il diretto interessato non riesca a vedere, ma che un po’ alla volta diventa visibilmente chiaro a famigliari e amici. Motivo per cui il loro ruolo è fondamentale: loro vedono chiaramente il problema e possono aiutare il loro caro a “vedere l’elefante”, ed iniziare il trattamento.

Ma aiutare le persone alcoldipendenti a divenire consapevoli del proprio “elefante”, convincendoli della necessità di un aiuto specializzato è un compito assai arduo. Anche i famigliari hanno necessità di un supporto qualificato, per stabilire correttamente i comportamenti idonei da tenere in questi casi. Anche loro devono rivolgersi ai centri specializzati in alcologia.

La sindrome da dipendenza da alcool di realizza a tappe, dove anche i famigliari inizialmente, non intravedono il “l’elefantesco problema”. Di seguito sono elencati le fasi della presa di coscienza e di presa in carico, dell’alcolista, da parte di famigliari e amici [10].

Sottovalutazione del problema: “All’inizio non mi sembrava grave che uscisse con gli amici per bere”. Il familiare, comprende immediatamente il problema del proprio caro con l’alcool. Sembra accorgersi o rilevare una situazione anomala solo dopo molti anni. La causa di questa mancata presa di consapevolezza, da parte del famigliare, dipende dal comportamento discontinuo, messo in essere dall’alcolista: l’uso di alcool magari nei fine settimana. Scambiate inizialmente il familiare come inevitabili bisbocce tra amici, sottovalutandone la portata.

Non conoscenza della misura accettabile del bere: “Mio marito beve tutte le sere una bottiglia di vino, è un alcolista? La mancata identificazione del problema deriva dalla non consapevolezza della misura accettabile del bere, da parte del famigliare, che fino al quel momento riteneva giustificabile che il proprio congiunto bevesse una bottiglia di vino a cena, o si concedesse di alzare il gomito con gli amici, dopo una giornata di lavoro stressante.

Percezione del problema:È sabato e me ne sto qui a guardarlo dormire”. Quando il famigliare percepisce de-privazione affettiva-relazionale, dove il partner alcolizzato lo ha confinato. Adesso l’unica casa che dividano è lo stesso spazio: in solitudine, senza alcuna partecipazione o interesse alla vita famigliare. Ma è soprattutto l’aggressività, la violenza a convincere il famigliare a una veloce riflessione sulla situazione, specialmente se ci sono figli. Non è raro che il genitore “sobrio” preoccupato per i figli decidono di andarsene o di far allontanare l’alcool dipendente.

La capacità, del famigliare, di rendersi conto della situazione reale varia da persona a persona, dai suoi strumenti culturali posseduti, dall’informazione a cui ha accesso, dalla capacità di leggere con lucidità eventi spia: il ritiro della patente, il fermo, ecc.. Inoltre deve saper riconoscere e giudicare correttamente un maltrattamento verbale, psicologico, materiale. E cosa indispensabile, percepirli non come singoli eventi a sé stanti, ma come incipit di degenerazione della dipendenza dall’alcool. A volte ci vogliono anni di ingiurie e maltrattamenti prima di arrendersi all’idea che il proprio caro non smetterà spontaneamente di bere. Arrivando perfino a giustificare il suo comportamento.

Il familiare “aiuta” l’alcolista: alla presa di coscienza del problema alcool, il familiare, inizialmente, tenta di risolverlo da solo. Le strategie messe in campo sono quelle proprie al suo bagaglio culturale. Strategie, spesso, destinate al fallimento, che anzi rischiano di rivelarsi peggiorative. Senso di impotenza con conseguente depressione sono i sentimenti più probabili, dettati dalla consapevolezza di non poter esercitare nessuna influenza nella vita della persona amata.

La rassegnazione porta il famigliare, esaurite le sue risorse interne, a non ricorrere alle risorse esterne e di chiedere aiuto, convinto ormai che nessuno possa risolvere la situazione. Inoltre la vergogna, l’imbarazzo che la condizione vissuta possa comprometterne la reputazione. Da non sottovalutare che molto spesso, l’alcolista è una persona che fa abuso anche di altre droghe e la co-morbilità di due dipendenze disorienta maggiormente il caregiver e rende ancora più difficile il tentativo di aiuto.

Il familiare propone di rivolgersi ad un centro di alcologia: due le condizioni che spingono il famigliare a rivolgersi a centri specifici di alcologia o recupero di alcolisti. Primo, quando realizza di non poter far fronte da solo alla situazione; secondo quando, in lui, è ancora molto forte il desiderio di salvare la relazione, seppur deteriorata.

Ma convincere un alcolista, che sostiene di non aver affatto un problema con l’alcool e che pensa di poterci convivere e/o smettere quando vuole, non è impresa da poco. Spesso si rivela un compito impossibile.

Nonostante il rifiuto, il familiare prende contatto con un centro di alcologia: di fronte all’ennesimo rifiuto dell’alcolista è il familiare che si reca al centro. Qui riceve prime informazioni su quale comportamento adottare e apprende le complessità del “mondo” della dipendenza.

Il tentativo del “nuovo caregiver”: il familiare, dotato di nuovi strumenti, cerca di nuovo di convincere l’alcolista ad andare in un centro apposito per il recupero.

Importante capire che l’astinenza dall’alcool, intesa come uscita dalla dipendenza, deve essere correttamente gestita. L’effetto primario dell’alcool è l’aumento della stimolazione del recettore ionotropo GABA A, promotore della depressione del Sistema Nervoso Centrale. Con il ripetuto consumo di alcool, questi recettori vengono desensibilizzati e ridotti di numero, con la conseguente tolleranza e dipendenza fisica. Quando il consumo di alcool viene interrotto troppo bruscamente, il Sistema Nervoso Centrale è messo sotto stress, causando ulteriore sofferenza. L’astinenza induce una modificazione patologica del comportamento, che si manifesta con segni oggettivi e sintomi soggettivi, che fanno seguito alla brusca interruzione dell’assunzione di una sostanza abusata per periodi prolungati. I conseguenti sintomi includono ansia, attacchi epilettici, delirium tremens, allucinazioni e scompensi cardiaci. Altri neurotrasmettitori sono coinvolti, in particolare la dopamina, il recettore NMDA (che prende il nome dalla molecola N-Metil-D-Aspartico) e l’Acido Glutammico.

I sintomi acuti da sindrome astinenziale tendono a diminuire dopo 1-3 settimane. Sintomi meno gravi (es. insonnia e ansia) possono continuare anche dopo un anno o più. Man mano che il Sistema Nervoso Centrale ripristina il suo funzionamento verso la normalità, i sintomi diminuiscono fino a scomparire.

Nonostante tutte le sue difficoltà, le testimonianze di molti ex alcolisti, dimostrano che il recupero ad una vita libera dall’alcool, benché irta e faticosa, è possibile. L’importante è convincersi di essere bisognosi di aiuto. Che da soli è improbabile riuscire.

Conclusioni

Nonostante i suoi danni fisici, psichici e sociali, l’alcolismo infatti invalida la capacità dell’individuo di controllarne il consumo con conseguente incapacità a smettere, l’uso o meglio l’abuso di alcool continua la sua corsa al rilancio, specialmente tra i giovani e giovanissimi. Il 75% degli Italiani consuma alcool: l’87% degli uomini e il 63% delle donne. Gli alcolisti conclamati, in Italia, superano i 2 milioni. Mentre 9 milioni sono a forte rischio, di questi: 4 milioni hanno tra i 18 e 24 anni. Bevono in modo problematico oltre 1 milione di giovani/giovanissimi tra gli 11 e i 24 anni. Di questi: 817.000 di età inferiore ai 17anni, fra cui 400.000 sono già alcolisti. I costi sociali (mortalità, perdita di produttività, assenteismo, disoccupazione, costi sanitari, incidenti sul lavoro, etc.)– che dovremo pagare – sono circa 53 miliardi di euro all’anno. Per intenderci questa cifra rappresenta ben il 3,5% del PIL.

Considerando queste statistiche possiamo aspettarci che la società dovrà fare i conti con una crescente spesa pubblica, data anche da una serie di condizioni cliniche, destinate ad aumentare in maniera esponenziale. Tra queste: epatopatia alcolica, cirrosi epatica, insufficienza renale, pancreatite cronica, epilessia, polineuropatia, malattie cardiache, carenze nutrizionali e disfunzioni sessuali. Anche i disturbi psicologici o psichiatrici sono comuni negli alcolisti. I sintomi psichici più frequenti sono ansia e depressione. La correlazione del Disturbo Depressivo Maggiore e alcolismo è ben documentata.

Non sono rare le psicosi. Sia la psicosi tossica dose dipendente, che la psicosi tossica da astinenza. Inoltre la confusione mentale, gli attacchi di panico e la Sindrome Cerebrale Organica, ovvero, una degenerazione celebrale che altera lo stato mentale, dell’umore e/o del comportamento. L’abuso di alcool può portare ad un’errata diagnosi di schizofrenia. Infatti, l’abuso a lungo termine di alcool può causare una vasta gamma di gravi problemi cognitivi che invalidando la salute mentale, come per esempio la sindrome di Wernicke-Korsakoff (che determina la demenza): sono circa il 10% i casi di demenza legati al consumo di alcool, il che lo rende la seconda causa riguardo a questa degenerazione mentale.

I disturbi psichiatrici variano a seconda del sesso. Le donne, dedite all’alcool, presentano spesso anche sintomi psichiatrici come depressione, ansia, attacchi di panico, bulimia, Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) o disturbo borderline di personalità. Gli uomini alcolisti sviluppano disturbi della personalità di tipo narcisistico, antisociale, disturbo bipolare, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Le donne affette da alcolismo hanno maggiori probabilità di avere una storia di violenza fisica o sessuale, spesso domestica, rispetto alla popolazione generale.

Non da meno sono gli effetti sociali derivanti dall’alcolismo. L’abuso di alcool è associato ad un aumentato rischio di commettere reati: abusi sui minori, violenze domestiche, stupro, furti e aggressioni. L’alcolismo porta spesso alla perdita del proprio posto di lavoro, con possibili e conseguenti problemi finanziari.

L’impatto terribile, profondo in coloro che stanno vicino ad un alcolista, con i sui conflitti e le sue possibili violenze, porta a famiglie disgregate (separazioni conflittuali e divorzi), con potenziale abbandono dei figli, e con conseguente danno permanente per il sano sviluppo emotivo degli stessi.

Bibliografia

Bert L. Vallee, L’alcol nella storia della civiltà occidentale, su “Le Scienze (American Scientific), n.360, agosto 1998

Ministero della Salute: Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria – Ufficio VII – Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sugli Interventi realizzati ai sensi della legge 30.3.2001 N. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati”. Anno 2014

Peracchia A., Okolicsanyi L., Roncoroni L., (2004), Malattie dell’apparato gastrointestinale, (terza edizione), Milano, McGraw-Hill.

Rischi e danni da abuso di Energy Drink in DROnet – Network Nazionale sulle Dipendenze, 13 marzo 2010 (PDF).

Rossini A., Pierini G., (2009), Energy Drinks: considerazioni tra consumo e possibile dipendenza, Bollettino sulle dipendenze XXXII – N. 2.

 

Sitografia

www.iss.it

www.alcol.net

www.yourself.it

www.contaibicchieri.it

 


 [1] Ministero della Salute: legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati. Anno 2014

[2] www.iss.it

[3] www.alcol.net

[4] www.alcol.net

[5] Ministero della Salute: legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati. Anno 2014

[6] Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol, del Centro Oms per la Ricerca sull’Alcol e Presidente della Società Italiana di Alcologia

[7] http://kattolika.myblog.it/archive/2010/09/08/adolescenti-9-su-10-abusano-di-alcol-fenomeno-preoccupante.html

[8] http://www.yourself.it/luso-eccessivo-di-alcool-accorcia-la-vita/?type=

[9] Ministero della Salute: legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati. Anno 2014.

[10] http://www.contaibicchieri.it/aiutare-qualcuno-ad-uscire-dall-alcol

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