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Love addiction: l’amore oltre l’amore

 In Psico&Patologie, Anno 2, N. 4 – dicembre 2011

Affrontare la dipendenza è piuttosto complesso, in quanto è un argomento che racchiude non solo aspetti neurobiologici, ma anche comportamentali, psichici, sociali, culturali. Tra le caratteristiche principali della dipendenza troviamo: la dominanza, la frequenza, la durata, l’intensità, le alterazioni del tono dell’umore, la tolleranza, i sintomi di astinenza, il conflitto, la ricaduta.

Il dibattito scientifico relativo alle nuove dipendenze è aperto e vivace e le nuove ricerche, sia in Italia che in ambito internazionale, ne mostrano tutta la problematicità. Nelle nuove dipendenze la criticità non è riferita all’uso e/o abuso di sostanze, come nelle tossicomanie o nelle tossicofilie, ma di comportamenti e relazioni disfunzionali e problematiche nei confronti di persone, oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, consumi, autopercezione, stili di attaccamento, vulnerabilità, difficoltà relazionali, rapporto con la realtà e con il mondo esterno.

Soffermandoci su ciò che caratterizza la dipendenza affettiva (o Love Addiction), possiamo dire che l’amore per l’altro viene vissuto come parassitario, ossessivo, inibito, con una stagnazione della relazione e lo sviluppo della paura dei cambiamenti prima e di forme di evitamento in conseguenza, oltre a bisogni ossessivi di sicurezza e aspettative non realistiche.

La dipendenza affettiva è presente in quasi tutte le relazioni che provocano disagio psichico. Dalla letteratura risulta che il 99% dei soggetti dipendenti affettivi sono di sesso femminile (D. Miller,1994) e di diversa fascia di età: dalle post-adolescenti (età dai 20 ai 27) fino alle donne adulte con figli sia piccoli che grandi.

Chi sono queste donne? Si tratta di donne fragili, bisognose di conferme, con vissuti di inadeguatezza personale.

La mancanza di autonomia, le percezioni negative e svalutative riguardo al proprio valore ed una inadeguata coscienza di sé, bloccano in una trappola il soggetto dipendente impedendo una sana evoluzione della relazione affettiva, chiudendolo quindi in un continuo bisogno di conferme e gratificazioni, con conseguenti delusioni e frustrazioni.

Il dipendente affettivo ha paura della separazione, della solitudine e della distanza. Presenta all’osservazione clinica sensi di colpa e di rabbia e sono state evidenziate delle correlazioni con il disturbo post-traumatico da stress. Molte donne dipendenti affettive hanno subito abusi sessuali, maltrattamenti fisici ed emotivi e ciò ha compromesso severamente la capacità di affermazione di sé, favorendo al contrario lo sviluppo di rapporti di sottomissione e di passività.

All’inizio di una relazione, nella fase dell’innamoramento, si provano emozioni e sensazioni legate all’ebrezza della vicinanza del proprio partner pertanto è normale la “continua” ricerca dello “stare insieme”. L’amore rappresenta il bisogno e la capacità di trascendere noi stessi e, insieme all’altro, creare una realtà nuova. Tuttavia, quando si altera l’equilibrio tra il dare e il ricevere, tra il proprio confine e lo spazio condiviso, l’amore può trasformarsi in una gabbia senza prospettive di fuga, piuttosto che in un’occasione di crescita e arricchimento, con pareti fatte di dolore. Questo è esattamente ciò che accade quando si scivola nella dipendenza affettiva.

Non sempre però la differenza tra amore e dipendenza affettiva è netta, può accadere che i due fenomeni si confondano. La chiave di distinzione sta nel grado di autonomia dell’individuo e nella sua capacità di trovare un senso in se stesso. Del resto, diversamente da quanto comunemente si crede, l’amore nasce dall’incontro di due unità, non di due metà, solo se ci si percepisce nella propria completezza è possibile donarsi senza annullarsi, senza perdersi nell’altro.

Chi è affetto da dipendenza affettiva, non è autonomo e non riesce a vivere l’amore nella sua profondità e intimità. La paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine generano un costante stato di tensione; a quel punto la presenza dell’altro non è più una libera scelta ma è vissuta come una questione di vita o di morte: senza l’altro non si ha la percezione di esistere, i propri bisogni e desideri individuali vengono negati e annullati in una relazione simbiotica.

Quante volte ci è capitato di sentir dire: “Mi maltratta, ma mi ama, devo stargli vicino, il mio amore lo cambierà, dopo saremo felici”. E’ esattamente questo l’autoinganno in cui restano intrappolate le persone che soffrono di dipendenza affettiva, che insistono in legami d’amore autodistruttivi pur di non perdere l’illusione di avere un punto di riferimento. Tutti cerchiamo sicurezze affettive su cui fondare l’autostima, ma per alcuni il bisogno d’amore è così disperato che pur di poter dire “qualcuno mi ama”, sono disposti anche a pagare un prezzo altissimo.

Come abbiamo visto poc’anzi, la dipendenza affettiva, non è un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica a due. A volte il partner del dipendente affettivo è un soggetto problematico, che maschera la propria dipendenza affettiva con una dipendenza da droga, alcool o gioco d’azzardo; in questi casi i problemi del compagno diventano la giustificazione per dedicarsi interamente all’altro bisognoso, non prendendosi il “rischio” di condurre un’esistenza più autonoma.

Altre volte la persona amata è rifiutante, sfuggente o irraggiungibile, per esempio sposata o non interessata alla relazione, a questo punto ciò che diventa seducente è la lotta: la dipendenza si alimenta del desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente, e cresce in proporzione al rifiuto, anzi se non ci fosse quest’ultimo, il presunto amore, con molta probabilità, non durerebbe.

In questo modo la persona dipendente di solito soffoca ogni desiderio e interesse individuale per occuparsi dell’altro ma inevitabilmente viene delusa e il suo amore prende la forma del risentimento. In virtù di ciò che definisce “amare troppo”, non riesce ad interrompere la relazione, non rendendosi conto che questo comportamento distrugge l’amore che richiede invece autonomia e reciprocità.

Possiamo dire quindi che nella dipendenza affettiva ciò che viene sperimentato come amore diventa una droga, ed infatti notiamo che i sintomi della dipendenza sono gli stessi:

  • Ebbrezza: il soggetto prova una sensazione di piacere quando sta con il partner, che non riesce ad ottenere in altri modi e che gli è indispensabile per stare bene.
  • Tolleranza: il soggetto cerca dosi di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più il proprio tempo autonomo e i contatti con l’esterno.
  • Astinenza: il soggetto sente di esistere solo quando c’è l’altro, la sua mancanza lo getta in uno stato di allarme. Pensare la propria vita senza l’altro è inimmaginabile. L’altro è visto come l’unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate, l’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro.
  • Incapacità di controllare il proprio comportamento: una riduzione di lucidità e capacità critica che crea vergogna e rimorso e che in taluni momenti viene sostituita da una temporanea lucidità, cui segue un senso di prostrante sconfitta e una ricaduta nella dipendenza, che fa sentire più imminenti di prima i propri bisogni legati all’altro. Questi processi si colorano di rabbia e senso di colpa.

Inoltre, si può generare una paura ossessiva di perdere la persona amata, espressa con gelosia e possessività, che si alimenta smisuratamente ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce.

La posizione paradossale che caratterizza la dipendenza affettiva è: “non posso stare con te” (per il dolore dato dalle continue umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti) “ne senza di te” (per l’angoscia al solo pensiero di perderti).

Secondo una prospettiva psicodinamica, la dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori durante l’infanzia: le persone dipendenti da bambini hanno ricevuto il messaggio che non erano degni di essere amati, che i loro bisogni non erano importanti o addirittura sono stati maltrattati sia fisicamente che psicologicamente. Solitamente queste persone provengono da famiglie in cui i bisogni emotivi sono stati trascurati in virtù dei bisogni materiali, la crescita copre la ferita, ma la lascia insanata.

Attraverso l’identificazione con il partner le persone dipendenti cercano di salvare se stessi e colmare le proprie carenze affettive. Nella vita di coppia si riattribuiscono, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori, nel tentativo di cambiare il finale. L’assenza della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza nell’infanzia genera il bisogno di controllare l’altro, nascosto dietro un’apparente tendenza all’aiuto.

Pur di neutralizzare il senso di vuoto affettivo, inadeguatezza e impotenza che sentono dentro di sé, accettano relazioni d’amore confuse e ambigue dove il sano progetto comune viene sostituito da piccoli e grandi ricatti emotivi, abusi fisici e psichici, insoddisfazione o vera sofferenza. Tale dipendenza si manifesta soprattutto nella relazione con il partner, ma può manifestarsi anche verso altre persone emotivamente importanti alle quali si elemosina un gesto d’amore, che quasi sempre non arriva, e verso le quali si nutre un amore iper-possessivo e soffocante. Queste relazioni, anziché essere improntate alla realizzazione di un progetto comune, che promuova la crescita individuale, sono finalizzate esclusivamente alla conferma ossessiva di un riferimento, non importa se malsano e distruttivo.

Secondo Giddens inoltre, la dipendenza affettiva è una vera e propria reazione difensiva di fuga, un riconoscimento di mancanza di autonomia.

Abbiamo appena sottolineato l’incidenza di alcuni fattori all’interno della famiglia di origine sullo sviluppo disfunzionale di questo tipo di dipendenza. Secondo il modello strutturale sistemico la famiglia è un sistema che influenza tutti i suoi membri, ha caratteristiche uniche e proprietà che emergono e sono evidenti solo quando i suoi membri interagiscono tra loro.

Nella Brief Strategic Family Therapy (BSFT) questa visione del sistema famiglia è evidente considerando i seguenti assunti:

  • la famiglia è un sistema le cui parti sono interdipendenti e interconnesse;
  • si può capire il comportamento di un membro della famiglia solo analizzando il contesto (e cioè la famiglia) in cui si manifesta;
  • gli interventi devono essere attuati a livello della famiglia e devono tener presente i complessi rapporti all’interno del sistema famiglia;
  • le famiglie sono incastonate all’interno di complessi sistemi sociali;
  • i sintomi del bambino sono associati a modelli di disadattamento nelle interazioni sociali con la famiglia e/o tra bambino/famiglia e l’ecologia sociale;
  • le interazioni sociali sono definite strutturalmente.

Se la dipendenza affettiva trova le sue origine in bisogni infantili inappagati, i bambini, i cui bisogni d’amore rimangono non riconosciuti, possono adattarsi imparando a limitare le loro aspettative; per cui comprendere i meccanismi alla base della struttura della famiglia ci consente di spiegare i meccanismi tramite cui i comportamenti dei suoi membri sono interdipendenti.

Nella BSFT di fatto, la visione strutturale è evidente nel seguente assunto: le interazioni ripetitive (cioè i modi in cui i membri della famiglia si comportano l’uno con l’altro) sono efficaci o inefficaci nel raggiungere gli scopi della famiglia e/o dei suoi singoli membri.

Da adulti gli “intossicati d’amore” dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di se stessi e la soluzione dei loro problemi, temono di essere respinti, rifuggono il dolore, non hanno fiducia nelle loro abilità e si giudicano persone non degne d’amore. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti d’amore è la “stagnazione”: pieni di timore per ogni cambiamento, i love addicted, soffocano lo sviluppo delle capacità individuali e sopprimono ogni desiderio e ogni interesse; ogni progetto emotivo è guidato dal disperato bisogno di sicurezza.

Quanto detto finora ci consente in qualche modo di orientarci verso il principale problema nella risoluzione delle dipendenze affettive, ovvero “l’ammissione di avere un problema”. La difficoltà nell’individuazione del problema risiede nei confini estremamente sottili tra ciò che in una coppia è normale e ciò che diviene dipendenza, come nel caso di modelli distorti di amore che possono arrivare a reputare “normali” determinati abusi e sacrifici.

Sempre secondo Giddens nella dipendenza affettiva esiste un alto rischio di perdita del Sé, della propria capacità critica e quindi, a maggior ragione, della critica dell’altro, vissuto come irrinunciabile nutrimento. Il senso di perdita di identità è seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso, vi sono anche momenti in cui il soggetto percepisce qualcosa di distorto nella relazione con l’altro, che la dipendenza è nociva e che in fondo ne vorrebbe e ne dovrebbe fare a meno, ma la constatazione di essere intrappolati in un modello dipendente li fa sentire indegni e quindi li spinge ancora di più verso l’abbraccio dell’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di “possedere”.

Tornando alle difficoltà di risolvere il problema, spesso, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che tende a cronicizzarlo: la speranza in un cambiamento impossibile, soprattutto in un contesto relazionale in cui si sono consolidati dei copioni da cui è difficile uscire. Così, paradossalmente, l’inizio del cambiamento arriva quando si raggiunge il fondo e si sperimenta la disperazione, che rappresenta la possibilità di sotterrare le illusioni che hanno nutrito a lungo il rapporto patologico.

A questo punto si è più disposti a chiedere aiuto, e può essere l’occasione per iniziare un percorso psicologico di cambiamento, finalizzato alla costruzione di legami sentimentali più appaganti. Come per tutte le nuove dipendenze, anche la dipendenza affettiva richiede modelli di trattamento terapeutico specifici individuali o di gruppo. Un approccio integrato a ciascuna dipendenza consente di raggiungere degli obiettivi definiti attraverso l’utilizzo di strategie mutuate dai modelli sistemico-relazionali e cognitivo-comportamentali.

Esiste un modo per uscire da questa palude di sofferenza?

Innanzitutto occorre modificare il proprio modo di pensare. Anziché dire “io starei bene se solo lui…”dire “cosa posso fare per stare bene a prescindere da lui”? Anziché dire “mi sono innamorata dell’uomo sbagliato” chiedersi “come mai mi sono legata ad un uomo che mi fa stare così male?”.

È importante valorizzare i propri desideri e bisogni, divenire consapevoli che il diritto a realizzare le proprie aspirazioni non solo non danneggia nessuno, ma fa del bene anche al partner perché introduce nella relazione dinamismo e ricchezza.

È necessario lavorare sulla reale possibilità di cambiamento e di soluzione del problema, favorire l’empowerment della persona, agire sulle distorsioni cognitive e quindi sulla ristrutturazione delle convinzioni, elaborare delle strategie comportamentali utili al cambiamento per permettere lo sblocco delle emozioni egosintoniche, usare tecniche di desensibilizzazione, rinforzare l’autoefficacia e promuovere l’autostima.

Nella terapia individuale tra le principali metodologie e tecniche utilizzate possiamo trovare:

  • Analisi funzionale.
  • Colloquio motivazionale.
  • Ristrutturazione cognitiva.
  • Training di rilassamento.
  • Tecniche di esposizione.
  • Problem solving.
  • Tecniche comportamentali.
  • Training assertività.
  • Training di autocontrollo.
  • Tecniche per aumentare autostima e autoefficacia.

Nell’intervento di gruppo l’interazione con gli altri membri agevola il superamento del senso di fallimento, del senso di colpa, della vergogna e soprattutto della negazione degli effetti specifici che incidono negativamente sulla percezione corretta della realtà, in modo circolare e ridondante.

I dipendenti affettivi dovranno arrivare a comprendere che loro stessi hanno la possibilità di scegliere come vivere poiché le possibilità di cambiamento sono fortemente dipendenti alla flessibilità del modo di pensare e di valutare se stessi.

I gruppi di auto-aiuto sono formati da persone accomunate dal medesimo problema e si propongono di condividere le proprie esperienze per riacquistare il controllo sulla propria vita. È importante quindi che il trattamento della dipendenza affettiva richieda un approccio multimodale, che preveda l’impiego di interventi di tipo psicoeducativo, psicoterapeutico (cognitivo-comportamentale e di gruppo), eventualmente farmacologico nella fase iniziale, e programmi di gruppi di autoaiuto, ancor meglio se combinati tra loro.

 

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