Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Scuola e educazione di genere

 In FocusMinori, N. 4 – dicembre 2015, Anno 6

Affrontare il tema Scuola, nel nostro Paese, significa toccare un argomento spinoso. Se poi, a questo, ci uniamo quello della Teoria Gender otteniamo un binomio, oggi, oltremodo discusso. Basta dare un’occhiata alle tante, anzi troppe e spesso contraddittorie, informazioni che troviamo sul Web e non solo, per percepire quanto la questione sia rovente e controversa.

Il testo legislativo di riferimento è la legge 107/2015, anzidetta “Buona Scuola”, risultato dell’ennesima Riforma: testo che ha fatto scendere nelle piazze d’Italia, non solo i sindacati e gli insegnanti, ma anche le associazioni dei genitori. Quest’ultime chiamate in causa tanto dal disegno di legge relativamente le unioni omosessuali, che dall’Emendamento relativo all’obbligatorio di insegnamento nelle Scuole di ogni ordine e grado dell’educazione di genere. Per i manifestanti ennesimo tentativo di realizzare un ulteriore passo verso l’indottrinamento gender. Per promotori dell’inserimento del cd Emendamento le proteste sono nate «su una strumentalizzata e sistematica disinformazione […]. Sono state fatte affermazioni totalmente false, basta leggere i documenti […] come detto e ripetuto da tante e tanti scienziati e intellettuali di diverse discipline e di diversi orientamenti culturali, compresi eminenti teologi, non esiste una “Teoria Gender”: esistono invece gli studi di genere che si prefiggono di cancellare le discriminazioni riprodotte, a tutti i livelli della società, in base alle differenze[1]».

Partire dai documenti e dagli studi di genere, quindi, sembra essere l’unico approccio che possa in qualche modo orientare nella querelle. E la relazione al Disegno di Legge n. 1680 ci sembra un buon inizio.

Relazione al Disegno di Legge n. 1680

Il comunicato, alla Presidenza del Senato della Repubblica, che introduce il D.D.L. dell’educazione di genere e la prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università, è del 18 novembre del 2014. Di seguito riportiamo alcuni stralci significativi: «nell’ottica di promuovere il superamento degli stereotipi di genere, educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di genere. Tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento nella scuola italiana è divenuto, pertanto, indifferibile porre espressamente, come elemento portante e costante, sia la promozione del rispetto delle identità di genere sia il superamento di stereotipi sessisti […] quasi tutti i paesi europei hanno infatti predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione e di lotta contro gli stereotipi. In particolare, già con il Quarto Programma d’Azione (l996-2000) la politica europea delle pari opportunità […]. La risoluzione, sulla base di indirizzi pedagogici largamente condivisi, ha affermato che la nozione di uguaglianza può essere instillata nei bambini sin dalla più tenera età […]. Agli Stati membri è stato perciò richiesto di valutare programmi di studi e contenuto dei libri di testo nell’ottica di una riforma complessiva che conduca all’integrazione delle questioni di genere, quale tematica trasversale, in tutti i materiali didattici […] a partire dal primo ciclo di istruzione, fornendo adeguati strumenti di comprensione e di decostruzione critica dei modelli dominanti tuttora alla base delle relazioni tra i sessi […] per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull’idea dell’inferiorità della donna o su ruoli stereotipati per donne e uomini, in particolare introducendo nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta[2]».

Pertanto il Programma di Azione, contenuto in una Decisione del Consiglio dell’Unione Europea (95/593/CE, del 22 dicembre 1995), quanto la Risoluzione 2012/2116 (INI) del Parlamento Europeo presentano l’intento di superare gli stereotipi di genere. Il legislatore italiano, dunque, ottemperando per il principio di prevalenza del diritto europeo sul diritto interno, con la nuova disciplina ha inteso concretizzare l’obiettivo europeo di un’operazione educativa realizzata prioritariamente tramite il soggetto Scuola, con l’intento di compiere un’operazione di decostruzione critica di modelli ritenuti dominanti, determinati da stereotipi di genere, presenti nella società.

Le Pari Opportunità e l’Ufficio UNAR

Per il raggiungimento degli obiettivi preposti, nasce il Progetto POLITE[3], quale acronimo di “Pari Opportunità nei LIbri di TEsto”, un codice di autoregolazione per l’editoria che ottemperi a questa nuova esigenza di formazione, che vede gli editori italiani associati all’AIE, impegnati a garantire la «realizzazione di libri di testo e materiale didattico attento allo sviluppo dell’identità di genere, come fattore decisivo nell’ambito della educazione dei soggetti in formazione […] La peculiarità del libro di testo consiste essenzialmente nell’essere destinato a soggetti in età scolare (tra i 6 ed i 19 anni d’età in Italia)». Progetto promosso e sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1999-2001), nell’ambito del Quarto programma di azione a medio termine per la parità di opportunità tra «maschile e femminile».

All’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sta l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali[4] (UNAR), costituito, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sul sito dell’UNAR si legge che «è stato formalizzato nelle Direttive del Ministro del lavoro con delega alle pari opportunità per l’attività amministrativa per gli anni 2012 e 2013, che assegnano all’UNAR […] anche l’attuazione di obiettivi operativi rilevanti in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e, in particolare, la definizione di una Strategia Nazionale in collaborazione con il Consiglio d’Europa […]. Si tratta di un importante e significativo progetto […] per l’implementazione delle politiche di prevenzione e contrasto della discriminazione nei confronti delle persone LGBT, in linea con la citata Raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri CM/REC (2010)5 [5]». Il 20 novembre 2012, con decreto direttoriale, l’UNAR ha istituito il Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT[6], rappresentato da 29 associazioni del settore, ritenute idonee per le loro «specifiche competenze nelle tematiche relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere». L’elenco delle associazioni sopra citate è consultabile sotto il paragrafo La Governance, nel documento che porta il titolo: Strategia Nazionale LGBT[7].

L’elaborazione della Strategia Nazionale[8] ha visto il confronto dell’UNAR con le Amministrazioni sia Centrali che locali (Regioni, Province, Comuni) attraverso la Rete RE.A.DY (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere) allo scopo di rafforzare «l’azione di diffusione ed implementazione delle buone prassi». In quanto il «Consiglio d’Europa invita gli Stati membri a garantire il diritto all’istruzione, senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere […]. La scuola, difatti, ha un ruolo molto importante non solo come luogo privilegiato per la promozione di una cultura della conoscenza reciproca e del mutuo rispetto, ma per l’aiuto che può offrire ai fini dell’elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere […]. In tale ottica è stata preziosa la consultazione delle Associazioni LGBT, che hanno svolto un ruolo attivo e propositivo. Le Associazioni sono tra gli stakeholder privilegiati nell’elaborazione della Strategia nel suo complesso, sia nell’identificazione degli obiettivi che nella previsione delle azioni positive da realizzare[9]».
Tra le suddette azioni positive da realizzare il Progetto “Educare alla Diversità”, ovvero la realizzazione di opuscoli con «specifici moduli didattici di prevenzione e contrasto dell’omofobia e del bullismo omofobico nelle scuole[10]», realizzate dall’Istituto A.T. Beck, su mandato dell’UNAR.

La denuncia delle associazioni dei genitori non si fa attendere «Attualmente, tale teoria è stata fatta propria dall’OMS e dall’Unione Europea, e recepita dal Governo italiano, nella cosiddetta “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, sottoscritta dal Ministro per le Pari Opportunità nel febbraio 2013. In forza di ciò, durante l’anno scolastico 2013-2014, 29 associazioni LGBQT, hanno potuto entrare nelle scuole a parlare di gender, grazie alla disponibilità di 10 milioni di euro stanziati dal governo […]. Tutto ciò, senza il minimo coinvolgimento delle Associazioni dei Genitori riuniti nel FONAGS […] e quindi senza permettere ai genitori di conoscere e di prendere una posizione su quanto predisposto per i loro figli a loro insaputa. Sono stati così proposti a minori, anche di scuola materna o primaria, libri, strumenti didattici e giochi del progetto “Educare alla diversità”, tanto ambigui, quanto lesivi del fondamentale diritto dei genitori ad educare i propri figli, che la nostra Costituzione tutela chiaramente. Il tutto a spese di noi cittadini. In questo modo, per mezzo del condivisibile obiettivo di lottare contro ogni forma di discriminazione e di bullismo, a cominciare da quelle dettate dall’orientamento sessuale, passa il tentativo di far giungere alle nuove generazioni il messaggio della neutralità della identità sessuale[11]».

L’educazione all’identità di genere, tradotta dai genitori Teoria Gender, fa quindi capolino nelle scuole di ogni ordine e grado, come anticipato dalla “Strategia Nazionale, per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)” «Per quanto riguarda il settore della scuola, scelto come luogo primario della prevenzione, sono state realizzate attività specifiche di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione mediante i Protocolli di Intesa stipulati tra il Ministro delle Pari Opportunità ed il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il primo, siglato nel 2009, ha istituito la “Settimana contro la violenza”, iniziativa di sensibilizzazione, informazione e formazione che si svolge presso le scuole di ogni ordine e grado nel mese di ottobre di ogni anno. Il nuovo Protocollo, siglato nel mese di gennaio 2013, ha esteso le attività della Settimana alle diverse forme di discriminazione, tra cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere, con particolare riguardo ai fenomeni di bullismo anche a sfondo omofobico e transfobico[12]».

Per le associazioni dei genitori siamo davanti ad indottrinamento, dei loro figli, verso ideologie inaccettabili. «In Italia, nel corso dell’ultimo anno scolastico, innumerevoli ricorsi, proteste ed iniziative formali sono state rappresentate ed intraprese da genitori e da loro associazioni nei confronti di Dirigenti scolastici e degli organi competenti del MIUR, contro la proposta dei contenuti dell’ideologia gender nelle classi, a cominciare da quelle di scuola materna […]. Di fronte alla indiscutibile emergenza educativa che il Paese sta affrontando, l’alleanza fra scuola e famiglia è criterio irrinunciabile. Proprio per questo è particolarmente grave che quanto accaduto sia avvenuto senza alcun contraddittorio e senza alcuna informazione preventiva ai genitori. È pertanto diventata indispensabile una rinnovata e diffusa azione diretta di vigilanza e di cittadinanza attiva da parte dei genitori stessi, che non possono accettare che queste azioni passino sulle proprie teste, e soprattutto sulle teste dei propri figli[13]». E questo nonostante le Linee Giuda sulla “Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa[14]”, redatto sulla base delle indicazioni e dei suggerimenti forniti dal FONAGS (Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola), che il Ministero dell’Istruzione ha trasmesso alle scuole con la nota 22 novembre 2012, Prot. n. 3214.

Tanti sono i ricorsi, le proteste, le iniziative formali intraprese da genitori e dalle associazioni di riferimento, nei confronti di Dirigenti scolastici e degli organi competenti del MIUR «che una circolare del Ministero dell’Istruzione ha bloccato la diffusione nelle classi degli opuscoli “Educare alla diversità a scuola”, realizzati dall’Istituto A. T. Beck su mandato dell’UNAR (costati 24.200,00 euro)». Non solo il Direttore Generale del Dipartimento per l’Istruzione del MIUR «incontrando il FONAGS, il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola […] ha anche dato conto di una lettera ufficiale di scuse inviata al MIUR dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), per aver portato avanti il Progetto senza condividerlo con il Ministero […]. La diffusione degli opuscoli aveva provocato la forte reazione delle associazioni dei genitori, a causa dei contenuti fortemente orientati verso l’ideologia gender e LGBT[15]».

Fioccano le interpellanze parlamentari sulle iniziative promosse dell’UNAR nelle scuole. Di seguito alcuni stralci più significativi (Resoconto della seduta n. 229 del 10/04/2014 [16]). «l’UNAR ha allargato la sua competenza anche alle persone LGBT […] per diffondere la “teoria del gender” nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell’elaborazione 2 del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere […] lo stesso documento prevede anche la “Realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT” e sullo “sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente”, sull’”educazione affettivo-sessuale”, sulla “conoscenza delle nuove realtà familiari” […] considerato che il citato documento a giudizio dell’interpellante: espropria la famiglia, ambito privilegiato e naturale di educazione, del compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi; si pone in palese violazione di due diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo […] tali linee guida esprimono la totale adesione all’ideologia gender, ovvero alle ideologie LGBT (o anche LGBTIQ precisano), espressione che peraltro ammoniscono ad usare, e pretendono che a tale ideologia si conformino tutti “gli enti pubblici a ogni livello” […] l’intento è dunque modificare il modo di esprimersi non solo di enti e istituzioni pubbliche, ma anche dei media e persino delle istituzioni ecclesiastiche, la cui autonomia e libertà d’espressione è sancita dagli articoli 7 e 8 della Costituzione, oltre che dall’articolo 21 […] le linee guida precisano nel dettaglio tutti i dogmi dell’ideologia gender, che, ben al di là di qualunque evidenza scientifica, teorizza la totale separazione del sesso dall’orientamento sessuale, nel senso che essere di sesso maschile e provare attrazione verso le donne è mera coincidenza […] si spingono ad affermare che coloro che non si conformano alle suddette ideologie lo fanno per “rassicurazione rispetto alla propria sessualità”, affermazione chiaramente sessista e discriminatoria […] un documento che antepone le ideologie di chi l’ha redatto alle leggi e alla Costituzione e che si configura come vera e propria propaganda e manuale di propaganda […] si evince dal documento stesso, sia stata elaborata consultando unicamente associazioni LGBT, peraltro in gran parte “schieratissime” con una certa parte politica, e non ad esempio le associazioni delle famiglie; se non ritenga opportuno disporre il ritiro delle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT” lasciando che la propaganda di parte venga svolta dalle associazioni di parte».

A seguire una nota MIUR (Prot. AOODGSIP n. 4321 del 6/07/2015), sulla corretta prassi che le scuole sono chiamate a seguire «Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie. Si ricorda alle scuole, quindi, di assumere le iniziative utili per assicurare da parte delle famiglie una conoscenza effettiva e dettagliata del P.O.F.[17]».

In tema di “Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, la Circolare ministeriale n. 1972, del 15 settembre 2015, recita testualmente: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori […]. La finalità del suddetto articolo non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti […] tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Inoltre la Circolare stabilisce che «alle scuole spetta il compito […] di predisporre azioni nel rispetto di linee di indirizzo generale che saranno appositamente divulgate dal MIUR. Tali linee – che saranno elaborate con il contributo di rappresentanti di associazioni ed esperti riuniti in un apposito tavolo di lavoro che sarà istituito presso il MIUR – saranno utili a monitorare e supportare le scuole nelle azioni previste dal comma 16 dell’art 1 della L. 107/2015, anche verificando l’attuazione del piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere, esclusivamente per la parte di competenza dell’istruzione[18]».

Nel contempo il Ministero dell’Istruzione ammonisce: «Chi ha parlato e continua a parlare di ‘teoria gender’ in relazione al progetto educativo del governo […] sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati […] facciamo chiarezza con circolari e in altri modi, ma se ciò non dovesse bastare credo che ci sia una responsabilità irrinunciabile di passare anche a strumenti legali[19]».

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi