Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Differenze di ruolo e funzioni tra CTU e mediatore familiare

 In ProfessioneFormazione, Anno 1, N. 2 - giugno 2013

Nel corso della consulenza il numero dei colloqui varia e vengono svolti:

  • Colloqui con un genitore: il colloquio con il singolo genitore consente di delineare la storia dell’individuo e di comprendere il modo con il quale affronta il momento della separazione, nonché le sue aspettative nei confronti del futuro.
  • Colloquio congiunto con i genitori: oltre ad essere occasione di confronto delle versioni rese della storia familiare dal singolo, consente di analizzare le capacità comunicative e le dinamiche relazionali delle parti, anche per stabilire il grado di collaborazione che i due possono mostrare nell’interesse del minore.
  • Colloquio congiunto genitore-figlio: permette di osservare le dinamiche relazionali in atto con il minore e il modo con cui il minore interagisce con la figura di riferimento.
  • Colloquio con altre figure significative: oltre ai genitori e ai minori, vengono spesso sentite persone importanti nella vita del minore, che si prendono cura di lui. Si svolge con loro, in genere, un colloquio di tipo  conoscitivo, nel tentativo di capire la disposizione del soggetto nei confronti del minore e il suo atteggiamento nei confronti della vicenda coniugale. Non vengono mai sentiti eventuali testimoni che non hanno consuetudine di vita con il minore.

Nella mediazione familiare, i colloqui sono rivolti ai soli genitori. Il mediatore opera per instaurare un nuovo rapporto, una nuova relazione che deve essere istituita tenendo conto della separazione.  L’obiettivo non sarà quello di investigare sulla coppia e sulle loro vicende, che sono e restano fatti privati, ma quello di cercare insieme una risposta al problema che li ha condotti in mediazione. In mediazione si discute sul futuro e poco sul passato. Compito del mediatore è “aiutare le persone a confrontarsi sul quantum attuale di disponibilità, consapevoli del loro passato più o meno difficile” (Bogliolo 1998) perché “più il mediatore si sofferma sulle storie passate, più rimane intrappolato nella disputa su un passato che non può cambiare e ciò aumenta la frustrazione e il senso di impotenza dei genitori” (Haynes 1999).

 

Il Colloquio con il minore nella CTU e nella Mediazione Familiare

Il colloquio con il minore rappresenta un momento cruciale nella CTU in quanto consente al bambino di usufruire di uno spazio entro cui essere ascoltato. All’inizio del colloquio, il minore viene informato circa le ragioni dell’indagine anche nel caso in cui sia molto piccolo. Questa chiarificazione permette al bambino di esternare le emozioni inerenti al proprio vissuto (De Leo, Malagoli Togliatti 1990).

L’incontro con il minore permette di valutare i suoi effettivi bisogni e i rapporti che ha con ciascuna figura genitoriale, le introiezioni e le identificazioni in corso, nonché i rapporti con eventuali nuovi partner e/o persone che si prendono cura di lui.

In questo caso lo strumento elettivo d’indagine è rappresentato da modalità a lui conosciute come il gioco simbolico, il disegno, il raccontare le storie. Esse permettono, soprattutto se il minore è molto piccolo e con poca proprietà di linguaggio rispetto agli adulti, una maggiore facilità nell’esprimere ansie, paure, desideri. Consentono, inoltre, di esprimere ciò che pensa senza il timore di perdere una figura di riferimento a lui cara.

L’opportunità o meno che i minori partecipino alla mediazione familiare, trova gli esperti discordanti. Alcuni (Ardone, 1994; Dell’Antonio, 1996) ritengono di favorire la presenza dei figli in quanto si permetterebbe loro di assistere attivamente all’analisi delle relazioni/decisioni familiari da cui sono stati esclusi. Una seduta congiunta porterebbe i genitori a comprendere meglio le sofferenze dei figli. Altri esperti (Bogliolo 1998; Bernardini, 1994) considerano la convocazione dei figli inutile se non dannosa, in quanto li coinvolge di nuovo in dinamiche che hanno già procurato sofferenza. I figli potrebbero, infine, fantasticare inutilmente di partecipare ad un lavoro teso alla riconciliazione dei genitori, restando cocentemente delusi.

 

La conclusione della CTU e della Mediazione familiare: la relazione finale

Gli esiti della consulenza tecnica vengono comunicati al Giudice attraverso una relazione scritta che rappresenta l’atto conclusivo dell’iter peritale. La relazione si sviluppa, a grandi linee, in tre segmenti: il primo dove vi è la descrizione del campo di indagine della consulenza. Contiene perciò tutte le informazioni utili a consentire l’individuazione del committente, delle parti, del quesito e le indicazioni sugli aspetti salienti dello svolgimento delle operazioni di consulenza. La seconda parte rappresenta il corpo della consulenza e riporta gli elementi anamnestici significativi, sia per ciò che riguarda le dinamiche relazionali, sia per i singoli soggetti coinvolti, le risultanze dei reattivi psicodiagnostici e le valutazioni del CTU in ordine alla struttura di personalità dei soggetti coinvolti nella consulenza. L’ultima parte, oltre alle considerazioni di ordine generale sulle dinamiche relazionali, contiene la risposta al/ai quesito/i posti dal Giudice con un’adeguata motivazione delle affermazioni fatte e le conclusioni finali.

Le conclusioni di un percorso di mediazione familiare saranno riferite dai clienti al Giudice, ove quest’ultimo l’abbia richiesta, o agli avvocati, ma non direttamente dal mediatore che è vincolato dal segreto professionale. Su questa questione i pareri non sono però concordi. Da molte parti si sostiene l’opportunità di un documento ufficiale sugli accordi presi che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore e che venga consegnato o utilizzato come impegno con valore legale. Il concludersi del processo, quando positivo, coincide con il raggiungimento e l’applicazione delle nuove regole di funzionamento che sono state concordate. Ciò significa che la coppia genitoriale ha acquisito la capacità di agire una migliore tutela dei figli nel rispetto reciproco.

 

Conclusioni

Lo scopo di questo lavoro è stato quello di fornire una prospettiva, a grandi linee, degli istituti della Consulenza Tecnica d’Ufficio e della Mediazione Familiare per meglio comprenderli. A questo punto è possibile rispondere al quesito iniziale che ha dato il titolo a questo scritto: la CTU non è migliore della Mediazione Familiare né la Mediazione familiare è migliore della CTU. Sono due istituti diversi, con caratteristiche diverse che rispondono ad esigenze diverse. Alcuni esperti, avvocati, giudici invocano la mediazione familiare obbligatoria per tutte le coppie che si vogliono separare poiché in questo modo si deflazionerebbero i procedimenti in tribunali. Altrettante e articolate sono le critiche a tale richiesta.

L’opinione di chi scrive è che la mediazione, pur rappresentando un valido strumento, poiché quando riesce, garantisce la civile continuazione dei rapporti fra gli ex coniugi, non può essere intesa come generale e risolutivo rimedio alla difficile situazione in cui versa l’attuale giustizia italiana. Si può solo sperare che le coppie che si accingono a separarsi rammentino, prima di darsi battaglia in tribunale, una massima di Spinoza: «la maggior parte dei conflitti nasce perché gli uomini non espongono bene il loro pensiero o non capiscono bene il pensiero degli altri».

 

Bibliografia

  • Codice di Procedura Civile, Maggioli Editore, Rimini 2013.
  • Ardone R., “La mediazione familiare”, Giuffré, Milano 1994.
  • Bernardini I., “Genitori ancora”. Editori Riuniti, Roma 1994.
  • Bogliolo C.,Bacherini A.M., “Bambini divorziati. Dalla crisi di coppia alla mediazione familiare”, Edizioni Del Cerro, Pisa 1998.
  • Cigoli V., “Il legame disperante”. Raffaello Cortina Editore, Milano 1988.
  • De Leo G., Malagoli Togliatti M. (a cura di), “La perizia psicologica in età evolutiva”, Giuffré, Milano 1990.
  • Dell’Antonio A., “Il bambino, l’adolescente e la legge”, Giuffré, Milano 1986.
  • Haynes J., “Introduzione alla Mediazione familiare”, Giuffré, Milano 1999.
  • Magrin M., “Guida al lavoro peritale”, Giuffré, Milano 2000.

Sitografia

  • Kierkegaard S., Postilla Conclusiva (non scientifica) alle “Briciole di Filosofia”, in http://www.pensierieparole.it/aforismi/autori/b/baruch-spinoza/
  • Spinoza in http://www.filosofico.net/Kierk847.htm

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi