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Disturbo Post Traumatico da Stress e Analisi Bioenergetica

 In Psico&Patologie, N. 1 – marzo 2017, Anno 8

Le considerazioni psicopatologiche sopra riportate, sono anche il punto di partenza delle strategie terapeutiche del DPTS[6]. Schematicamente si possono distinguere, adottando anche in questo caso un criterio temporale, tre differenti fasi di trattamento (Lebigot, 2006):

  • Cure immediate: somministrate nelle prime ora dall’accadimento dell’evento stressogeno. Essenzialmente si tratta di una funzione di ascolto, di rassicurazione o di sollecitazione della parola, a seconda dell’atteggiamento prevalente della vittima (angoscia o siderazione).
  • Cure post-immediatezza dell’evento: generalmente a distanza di giorni o settimane. Può trattarsi di semplici colloqui nei quali il soggetto è libero di esprimere quello che vuole o di sedute di debriefing[7]. Il debriefing permette, attraverso lo scambio strutturato e “significante” dell’esperienza, tipicamente suddivisa in sette “fasi” (introduzione, discussione dei fatti, discussione dei pensieri/cognizioni; discussione delle emozioni, discussione dei sintomi, informazioni, conclusione), di ridurre le possibili conseguenze negative di un avvenimento traumatico a livello psichico.
  • Cure a lungo tempo: che dipendono dall’evoluzione clinica della sindrome e dalla personalità del soggetto.

 

Il corpo che si ammala e il corpo che guarisce

Il coinvolgimento corporeo nella sindrome DPTS è evidente. L’evento stressogeno, infatti, riguarda direttamente il corpo. Un corpo (o più corpi), minacciato, spesso ferito o addirittura martoriato è al centro dell’evento. Questo stesso corpo è coinvolto poi nella reazione difensiva dell’organismo all’evento traumatogeno, sia nella reazione immediata, sia a lungo termine. La reazione difensiva corporea, automatica, inconsapevole, senza rappresentazione verbale, rappresenta una modalità difensiva arcaica, ma fondamentale per la sopravvivenza della specie.

Il coinvolgimento corporeo della risposta difensiva si può poi iscrivere nella memoria emotiva[8] del soggetto, contribuendo all’espressività clinica cronica della sindrome (Young, 2002).

Da un punto di vista terapeutico, esistono molti metodi psicoterapici a mediazione corporea (il corpo che guarisce), che possono organizzarsi in svariate forme, ma che mirano tutte ad ottenere una migliore integrazione degli aspetti fisici e psichici. Nel nostro contributo focalizziamo l’attenzione sulla metodica denominata analisi bioenergetica.

La bioenergetica, ideata da Alexander Lowen, nasce come evoluzione del pensiero e dell’opera di W. Reich (1973). Quest’ultimo, partendo da un quadro di riferimento psicoanalitico, con particolare riferimento all’opera di Ferenczi, arrivò a sottolineare l’assoluta unitarietà di corpo e mente[9]. La successione di espansione e contrazione, che rappresenta il fondamento primario di ogni forma di vita, è anche alla base della vita umana (fisica e psichica).

Ogni organismo, di fronte ad una minaccia reale o immaginaria, interna o esterna, reagisce con un’azione di contrazione, di attivazione di una risposta di allarme/lotta/fuga (stress). Se tale stato, per vulnerabilità interne o esterne e/o per fattori ambientali, si cronicizza, si può arrivare a quella che Reich chiamava simpaticotonia cronica, ossia un’attivazione cronica del sistema nervoso periferico simpatico, che determina le reazioni fisiche dello stress. Quando un individuo si trova in questa situazione, soffoca le emozioni collegate al piacere con il conseguente insorgere di rimozioni, blocchi, spasmi muscolari che costituiscono la cosiddetta “corazza caratteriale”.

Elaborando il pensiero di Reich e ridimensionando l’importanza della sessualità (certamente presente, ma non esclusiva), Lowen (1978) propose una tecnica psicoterapica corporea innovativa, denominata analisi bioenergetica.

L’analisi bioenergetica presuppone che la storia di una persona è scritta nel suo corpo. Ogni bambino ha bisogno, per crescere, di un minimo di sicurezza e di amore. Queste condizioni gli permettono di sviluppare una buona stima di se stesso e relazioni sane con gli altri. In questo processo si impone che il bambino faccia degli adattamenti sia psichici che corporei in risposta alle stimolazioni ambientali positive e negative, per proseguire la sua crescita.

Gli adattamenti che il bambino adotterà sono propri a tutti gli esseri umani e corrispondono ai meccanismi di difesa. Si ha l’abitudine di concepire i meccanismi di difesa come meccanismi che agiscono puramente sul piano psichico, mentre l’analisi bioenergetica ci mette in grado di valutare gli aspetti corporei di tale adattamento. Per esempio spesso si osserva una riduzione della respirazione come reazione all’esperienza della paura, oppure contrazioni della mascella, del collo e del dorso come espressione di una collera repressa. Per la maggior parte delle persone queste tensioni non sono coscienti e la persona sperimenta soltanto emozioni spiacevoli di ansia, tristezza, depressione, incapacità di gioire della vita.

Le caratteristiche adattative costanti dell’individuo determinano la formazione del carattere. Tali tratti non devono essere considerati statici e rigidi, ma evolutivi, modificandosi nel tempo in un’ottica life span (arco di vita). Lowen sostiene che il termine carattere riassume gli aspetti somatici e psichici della personalità in un modo gestaltico. Anche se sono stati descritti vari tipi caratteriali tipici da un punto di vista bioenergetico (carattere schizoide, orale, psicopatico, masochista, rigido), ancora non esiste una rigida tassonomia del concetto di carattere bioenergetico.

L’analisi bioenergetica dispone di un insieme di tecniche di lavoro corporeo (posture e esercizi) che permettono di approfondire la respirazione, rilassare le tensioni muscolari, migliore la circolazione energetica ed accedere ad una libera espressione delle emozioni e dei sentimenti. Per Lowen «La rigidità muscolare non è soltanto il risultato del processo di rimozione, ma è soprattutto il meccanismo stesso della rimozione; infatti lo scioglimento di un irrigidimento muscolare non solo libera l’ energia neurovegetativa bloccata, ma riproduce anche il ricordo di quella situazione in cui la rimozione della pulsione si era verificata. Il carattere si configura sul versante somatico, integrato funzionalmente con il versante psichico, con la forma e il movimento del corpo. La somma totale delle tensioni muscolari viste come gestaltiche, costituiscono l’espressione corporea del carattere. L’espressione del corpo è la rappresentazione sul versante somatico di quegli stati emotivi la cui espressione sul versante psichico e comportamentale vengono genericamente definiti come carattere. Il carattere esprime unitariamente gli aspetti sia somatici che psichici della personalità e la personalità si esprime globalmente in ogni azione e in ogni atteggiamento proprio perché il carattere è l’atteggiamento fondamentale con cui l’individuo affronta la vita[10]».

Caratteristica peculiare della terapia bioenergetica è il concetto di grounding, ossia di “essere sulle proprie gambe”, di “avere i piedi per terra”. Il grounding è lo strumento che promuove il contatto con la propria realtà esterna (ambiente) e interna (il Sé). Su questa base di partenza è possibile iniziare, con opportuni esercizi fisici, a sviluppare la consapevolezza dell’associazione tra corpo ed emozioni. In seguito, sarà possibile lavorare su specifiche emozioni (sia negative quali la paura, la rabbia, il senso di abbandono, sia positive come la tenerezza, l’amore), con opportuni esercizi espressivi, al fine di viverle nel nostro presente in modo più spontaneo e costruttivo. È evidentemente necessario, seguendo i principi della Psicologia dell’Io, un lavoro di rielaborazione verbale, al fine di integrare l’espressioni emozionali con la storia personale della persona e con le sue modalità di espressione nel presente.

Per quanto riguarda l’approccio bioenergetico specifico al DPTS esso si può applicare a tutte le fasi terapeutiche precedentemente ricordate. Il lavoro terapeutico si può incentrare su due differenti livelli. Un primo livello centrato sulla componente somatica della risposta dell’organismo all’evento traumatogeno. È indicato in tal caso il lavoro sui blocchi muscolari più evidenti, con un lavoro specifico sul respiro, sulla motricità e un lavoro sull’espressività delle emozioni, per esempio la paura o la rabbia.

Un altro approccio specifico a tale disturbo, derivante dall’analisi bioenergetica, è conosciuto come metodo TRE, «Tension, Stress and Trauma Releasing Exercices» (esercizi di auto-regolazione delle tensioni, stress e traumi), ideato da Berceli (2016). Si tratta di una metodica che permette di rilasciare le tensioni profonde del corpo in una maniera semplice che può essere appresa individualmente o in gruppo e poi praticata autonomamente.

Una parte degli esercizi prepara il corpo a scaricare la tensione tramite una messa in tensione controllata, che provoca delle reazioni muscolari specifiche, chiamate tremori neurogeni, che permettono di rilassare le tensioni risultanti dallo stress o dai traumi psichici. Le tensioni dovute allo stress ripetuto e alle conseguenze dei traumatismi trovano la loro origine all’incrocio dei punti di inserzione dei muscoli psoas e del diaframma. Esse hanno per conseguenza di «ripiegarci» su noi stessi per proteggere i nostri organi vitali.

I tremori neurogeni mettono in moto un meccanismo corporeo di autoregolazione. È un processo naturale e involontario regolato dal cervello cosi detto “primitivo” (zone più profonde del cervello) per preservare il corpo e mantenere l’omeostasi[11]. Il fine di questi esercizi è di generare tremori totalmente naturali nel corpo per regolare tensioni profonde.

Un secondo livello di utilizzo delle tecniche bioenergetiche, che spesso fa seguito al precedente, prevede un lavoro specifico sul carattere. Ciò è particolarmente indicato quando l’evoluzione del DPTS vira verso una franca psicopatologia cronica. In tal caso il lavoro sulla struttura bioenergetica caratteriale si accompagna ad un lavoro verbale psicoterapico, al fine di integrare le esperienze emotive con una consapevolezza psicologica, sempre incentrata sul “qui” ed “ora” secondo i dettami della psicologia dell’Io.

 

Conclusioni

Eventi che coinvolgono un pericolo reale, o temuto, dell’incolumità della persona, possono determinare una reazione patologica dell’organismo con sintomi che riguardano sia la sfera corporea (reazione di allarme, stress fisico, disturbi del sonno, dell’alimentazione, ecc.) sia quella neuropsicologica (difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria, ecc.) che psicologici (ansia, depressione, fobie, psicosi). L’insieme di queste reazioni di fronte ad eventi che mettono in pericolo l’integrità fisica della persona, è denominata Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS). Tuttavia per comprendere i differenti quadri clinici con cui la sindrome si può presentare (con prevalenza di questo e quel sintomo) e dell’evoluzione nel tempo del disturbo, che può andare incontro sia ad una guarigione spontanea, sia ad una cronicizzazione o ad una evoluzione in altri quadri psicopatologici (disturbi depressivi, d’ansia e fobici, ossessivi-complsivi o francamente psicotici) impone una ulteriore precisazione psicopatologica. I differenti quadri clinici che si possono osservare, sono causati non solo dall’evento (che appare più corretto definire traumatogeno più che traumatico), ma da come l’organismo reagisce a tale evento. Assumono quindi molto importanza i fattori caratteriologici e la capacità di resilienza del soggetto, nel determinare sia l’effetto dell’evento stress o trauma, sia il quadro clinico che l’evoluzione nel tempo.

L’analisi del DPTS ha poi mostrato come il corpo, e il suo coinvolgimento nell’evento stressogeno, giochi un ruolo fondamentale. Per tale ragione è stato proposta l’utilità di un approccio psicoterapico che privilegi proprio il corpo, come strumento di cura. Sono stati quindi brevemente tratteggiati i principi teorici della bioenergetica, tecnica a mediazione corporea che unisce il lavoro corporeo alla analisi linguistica secondo i principi della psicologia dell’Io. Da un punto di vista pratico sono stati proposti alcuni esempi e anche una tecnica specifica, direttamente derivante dalla bioenergetica, la «Tension, Stress and Trauma Releasing Exercices» (TRE).

L’approccio corporeo della bioenergetica unitamente ad una più corretta indagine psicopatologica, meglio rendono conto di un disturbo, quale il DPTS, ancora oggi di difficile comprensione clinica e trattamento terapeutico.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), Fifth Edition.

Berceli D. (2016), Metodo TRE. Esercizi per rilasciare stress e traumi, Spazio Interiore – Universo Olistico Milano.

Goleman D. (1996), Intelligenza Emotiva, Rizzoli, Milano.

Gray M., Litz, B., Hsu, J., & Lombardo T. (2004), Psychometric properties of the Life Events Checklist (PDF) Assessment, 11, 330-341.

Héritier F. (1996), De la violence (I et II), Odile Jacob, Paris.

Holmes T.H., Rohe R.M. (1967), The social readjustement rating scale in Pychosom, Res. 11, 213.

Lebigot F. (2006), Le traumatism psyhique, Yapaka.be Br uxelles.

Lowen A. (1978), Il linguaggio del corpo, Feltrinelli ed. Milano.

Reich W. (1973), Analisi del Carattere, Sugar Editore Milano.

Young B. (et al.) (2002), L’Assistenza Psicologica nelle Emergenze, Erickson, Trento.

Sitografia

www.leportedelse.it

www.lesportesdusoi.fr

 


[1] Life Events Checklist for DSM-5 (LEC-5): Disastri Naturali, Fuoco o esplosioni, Incidenti di trasporti, Seri incidenti sul lavoro o durante attività ricreative, Esposizione a sostanze tossiche, assalti fisici, Assalti sessuali, Altre esperienze sessuali spiacevoli, Combattimenti o esposizione in zone di guerra (militari o civili), Cattività, Malattie o ferite, Grave sofferenza umana, Improvvisa morte violenta, Improvvisa morte accidentale, Gravi ferite o morte causate ad un’altra persona.

[2] Una delle scale storicamente più conosciuta è la Holmes and Rahe Stress Scale. Nel 1967, gli psichiatri Holmes e Rahe, studiarono gli effetti dello stress sulla comparsa di malattie. Intervistarono più di 5.000 pazienti valutando la loro esperienza di una serie di 43 life events nei due anni presedenti la comparsa della loro malattia. Ciascun evento, chiamato Unità di Cambiamento di Vita – Life Change Unit (LCU), presentava un differente “peso” di stress. A quelli più frequentemente riportati veniva dato un punteggio più alto. Gli eventi con maggiore “peso” di stress risultavano essere quelli più correlati all’insorgenza di malattie. I LCU considerati erano, con tra parentesi il loro “peso stress”.

[3] Il termine trauma deriva dal greco e significa “ferita con effrazione”. Il concetto di effrazione è centrale nell’analisi antropologica della violenza, come osserva la Héritier: L’idea centrale è quella dell’effrazione, tanto di un corpo concepito cioè un territorio chiuso, tanto di un territorio fisico o morale concepito come un corpo smembrabile.

[4] F. Lebigot, Le traumatism psyhique, Yapaka.be, Bruxelles, 2006.

[5] Una metafora è un modello esplicativo, non reificabile. In questo contesto, poi, viene utilizzata al di fuori del paradigma psicoanalitico, da cui prende però origine.

[6] Non verranno qui prese in considerazioni tutte le opzioni terapeutiche del DPTS, sia di tipo biologico psicofarmacologico, che psicoterapico, limitandosi ad una descrizione generica delle varie fasi dell’approccio terapeutico.

[7] In inglese letteralmente interrogatorio, seduta post-operativa. Esistono diverse varianti del metodo ideato da Mitchell nel 1983. In generale tale metodo è rivolto a gruppi omogenei di lavoro (pompieri, militari, ecc.) che più che vittime sono soccorritori, ma può essere però svolto anche in sedute singole.

[8] Con Intelligenza Emotiva ci si riferisce a un costrutto psicologico che si sviluppa negli anni ‘90 e definisce la capacità di usare le emozioni come una particolare dorme di intelligenza, identificandole, comprendendole, gestendole per riuscire ad affrontare meglio la vita. Qualsiasi suono o immagine che è in grado di scatenare una reazione emotiva, senza che il soggetto ne abbia consapevolezza, viene trasferito alla memoria emotiva. Tale reazione comporta delle modificazioni neurofisiologiche, quali la variazione del ritmo cardiaco o del respiro, pallore, rossore, sudorazione. Tali stati vengono registrati nel talamo che è connesso al nucleo dell’amigdala a sua volta collegata con l’ipotalamo e quindi con la regolazione endocrina e neurovegetativa. L’amigdala è a sua volta bidirezionalmente correlata all’ippocampo. Pertanto un determinato evento verrà memorizzato (intelligenza emotiva), secondo le modalità suddette, anche con la sua colorazione emotiva, assumendo un valore soggettivo. Il ricordo viene immagazzinato nelle diverse aree che sono state eccitate simultaneamente, così che questo possa essere evocato nel suo insieme da qualsiasi particolare purché facente parte della scena memorizzata: il profumo dei gelsomini, una canzone è in grado così di riportarci a ricordare un evento passato della nostra vita. 

[9] La vegetoterapia è il primo metodo psicoterapico corporeo nato dalla psicoanalisi, è stata creata da Wilhelm Reich, psicoanalista e neuropsichiatra. All’inizio allievo di Sigmund Freud, poi suo collaboratore, iniziò a distaccarsi dalle idee freudiane con la sua importante opera Analisi del carattere, nella quale veniva messa in evidenza l’identità mente-corpo nella formazione dell’apparato psichico e criticato il concetto di istinto di morte. Proseguendo il suo lavoro su queste basi, fu sviluppata la Vegetoterapia Carattero-Analitica, che stabiliva una relazione tra schemi neuromuscolari e struttura del carattere.

[10] A. Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano, 1978.

[11] Il tremore neurogeno è osservabile anche nel regno animale, come attività di autoregolazione spontanea, dopo eventi traumatici. A tal riguardo esistono numerosi documentari riguardanti differenti specie animali.

 

     

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