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Figli di culti crudeli

 In Editoriale, N. 2 – giugno 2011, Anno 2

Bambini a cui viene impedito di giocare, che non vengono mandati a scuola. Bambini costretti all’isolamento, malnutriti, picchiati, castigati, seviziati, obbligati a pratiche innaturali fino alla violenza estrema: l’atto sessuale. O, purtroppo, la morte. È la drammatica realtà che si trovano a vivere i minori che vengono abusati all’interno di gruppi pseudoreligiosi e magico-esoterici.

L’argomento ad oggi purtroppo non si può fregiare di numeri aggiornati. Neppure di monitoraggi e censimenti. Le ultime cifre ufficiali disponibili sul tema sono quelle che escono dal Quinto Rapporto Nazionale su Infanzia e Adolescenza elaborato da Eurispes/Telefono Azzurro nel 2004. In base ai dati forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale nel 2002 in Italia sarebbero stati 598 i minori vittime di un reato avvenuto in un culto (di cui 215 di età inferiore ai 10 anni). Nel 2003 il numero era già salito a 642 (di cui 292 di età inferiore ai 10 anni).

Talvolta, il passo precedente alla scoperta che un bambino è stato “fagocitato” da un gruppo che segue un culto, è la constatazione della sua scomparsa.

Ora, in base all’ultimo rapporto Eurispes/Telefono azzurro 2010 sono più di 3.000 ogni anno le segnalazioni di scomparsa di un minore, secondo il CED-Interforze. Nel 2008 sono state attivate 1.330 segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale di minori italiani e stranieri (510 nel 2007). La maggior parte delle scomparse riguarda minori di nazionalità straniera (1.008), con un trend che segna un incremento del 152% rispetto all’anno precedente.

I minori da ritrovare possono essere: quelli che si allontanano volontariamente da casa o dalle comunità cui sono affidati; minori che, a seguito di separazione vengono sottratti da un coniuge al genitore affidatario. Ma anche minori scomparsi per i quali si ipotizza un sequestro di persona.

È in questo caso che può scattare l’allarme “culto”. Per esempio, tra i ragazzi scomparsi nel periodo che va dal 1998 al 2004 vi era anche il minorenne Fabio Tollis, il quale nel giugno del 2004 fu poi ritrovato morto, sepolto nei boschi di Busto Arsizio, per mano di un gruppo di giovani satanisti auto-denominati “Bestie di Satana”. L’episodio appare indicativo della pluralità di elementi di cui si compongono i crimini di certe organizzazioni e di come la scomparsa improvvisa di un minore possa rappresentare uno dei tanti pezzi del complesso puzzle del fenomeno delle sette criminose.

I vari rapporti di organismi nazionali ed internazionali hanno tracciato linee programmatiche e sollecitato modifiche di legge in difesa dei minori. Purtroppo però emergono a tutt’oggi dati preoccupanti sui bambini all’interno di certi movimenti e non esiste un flusso informativo internazionale, -se non sporadico-, su una problematica che invece è molto attuale ma ancora in gran parte sconosciuta.

Del minore all’interno del culto si sa ben poco, di come venga trattato, trascurato o vessato per inquadrarlo in un soggetto-automa consenziente e pronto a tutto. Si conoscono magari le testimonianze di chi ne è uscito ed ha avuto il coraggio e la forza di denunciare o i racconti, a volte allucinanti, di chi ha avuto modo di studiare molto da vicino certi ambienti. Il quadro che ne deriva offre situazioni oltre che inquietanti, estremamente varie. È anche per questo che risulta impossibile elaborare una ricerca organica, perché ogni gruppo possiede un proprio stile di vita ed una propria ideologia, anche in relazione ai minori, il che rende estremamente difficile una catalogazione scientifica.

Un passo avanti in Italia è stato fatto senza dubbio con la nuova legge sulla violenza sessuale. Pur non essendo mirata contro gli abusi perpetrati all’interno di culti, prevede pene più severe per chi commette il reato di violenza sessuale, possibilità per gli enti locali e per la Presidenza del Consiglio di costituirsi parte civile nei processi, allungamento dei tempi di prescrizione del reato.

Non dimentichiamoci infine della legge La legge 154/2001: misure contro la violenza nelle relazioni familiari. Poco pubblicizzata, poco applicata? Forse sì, ma di sicuro efficace.

Entrata in vigore nel 2001, è una legge importante perché si rivela strumento di tutela diretta per tutti quei soggetti che nell’ambito del nucleo familiare subiscono sottomissioni e violenze, non solo fisiche ma anche morali quali minacce, intimidazioni, pressioni e molestie psicologiche. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare la tutela – in parte già fornita dalla legislazione esistente in materia – delle vittime di maltrattamenti che avvengono all’interno del nucleo familiare. La legge offre una duplice tipologia di interventi: interventi sia in ambito penale che civile. Entrambi con un dichiarato scopo preventivo.

Tutti strumenti utili ma non sufficienti. In Italia, come del resto in Europa, siamo ancora lontani dal sentirsi in grado di poter fronteggiare con efficacia un allarme dai contorni ancora non del tutto conosciuti ma purtroppo già assai preoccupanti.

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