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Tra desiderio e paura

 In Editoriale, Anno 2, N. 3 – settembre 2011

L’uomo fin dalle sue origini ha cercato nell’ambiente che lo circondava qualcosa di più di un contorno o di una compagnia. Ha cercato il suo simile, una volontà.

In quest’ottica il mondo circostante vive con l’uomo, esercita il proprio potere su di lui ma non solo, vuole qualche cosa dall’uomo così come quest’ultimo a sua volta vuole qualcosa dal mondo. L’incontro di due volontà, anime e spiriti, la volontà dell’uomo e quella dell’ambiente: questo è il nocciolo dell’animismo.

Nell’animismo il mondo intero è pieno di spiriti: il mare, i laghi, i corsi d’acqua o le loro sorgenti, monti, grotte, alberi, foreste, villaggi, città, case, aria, cielo. Perché il mondo degli spiriti non si ferma affatto al regno dei morti ma rappresenta tutto ciò che causa fenomeni naturali. L’identità fra spiriti e cause personificate è assoluta. La personificazione ha origine ogni volta da un’esperienza vissuta che si riconosce nell’angoscia. Il pericolo incessante, la crisi prolungata, tutte le minacce che insidiano la vita determinano un’inquietudine che provoca quel senso di dipendenza da un qualcosa di arbitrario. È così che si risveglia la sensazione che qualcuno, spirito o dio, sia nemico dell’uomo o, viceversa, gli voglia bene.

Allo stesso tempo, mentre viene avvertita l’angoscia, viene sentita anche l’azione della potenza assoluta rivestita di altre forme. Ecco allora che si fa strada la credenza nei demoni in quanto volontà potenti. Le vicende della vita vengono avvertite come spaventose, spesso calamitose, sempre incalcolabili. Quando la credenza nei demoni prevale, la vita umana non è altro che perpetuo timore.

Se poi la figura terribile, la volontà cattiva che si rivela all’uomo come una potenza, lo soggioga, si crea una stranissima combinazione di soggetto e oggetto, qualcosa appunto di demoniaco. La malattia, la pazzia, l’estasi, la trance, sono tutte attribuite ad esseri superiori. L’uomo ha perduto il dominio di sé e un altro essere, più potente, si è impadronito di lui.

Tutto ciò che è difficilmente indagabile o, comunque, oscuro, di solito desta una certa curiosità e interesse, fino ad assumere un fascino speciale proprio per il suo mistero. E il Woodoo è certamente una delle “magie” più oscure e misteriose. Alla sua base è la credenza nei luminari quali il sole la luna e negli spiriti elementari quali l’acqua, la terra, il fuoco, l’aria. Una credenza che spinge l’uomo verso un metodo “magico” istintivo destinato a difendere e proteggere dai fenomeni negativi della vita, ma anche a colpire e punire gli avversari. Pratica che si ritrova in tutte tradizioni africane.

La credenza diventa divinazione al momento in cui l’uomo compie delle azioni “capaci” di rompere il velo che lo separa dal mondo invisibile, dal mondo dell’aldilà. È allora che lo stregone deve saper usare le energie segrete in grado di sfondare il mistero ed entrare in contatto con gli spiriti degli antenati e approfittare delle informazioni che questi sono disposti a dare se adeguatamente placati.

È attraverso il rito che l’uomo placa la sua paura e il suo desiderio. Desiderio di conoscere le oscure parole e i segreti gesti che “aprono la porta” del mondo delle forze occulte che agiscono direttamente sulla sua vita, per esercitarne poi il controllo, piegando le stesse al proprio servizio. Paura che precede la necessità di difendersi da forze oltremodo terrificanti e dominatrici.

Anche se oggi il Woodoo è usato come sinonimo di un certo tipo di riti e pratiche a livello di magia nera o di torbida stregoneria di cui la bambola trafitta dagli spilloni è la protagonista indiscussa insieme alla sinistra figura dello Zombi, il morto vivente, come vuole una certa rappresentazione cinematografica, le sue pratiche e la sua essenza hanno origini, significati e sfaccettature ben più profonde che non devono essere sottovalutate. In Africa il Woodoo e/o Juju è ancora praticato e sentito come “vuole” la tradizione più antica, e nella sua estensione è stato interpretato come l’espressione di usi, costumi, credenze di civiltà primitive dove l’orrido, il sanguinario e il superstizioso si fondono e creano un’atmosfera in cui i confini tra realtà e leggenda si fanno mali difficilmente identificabili perché ambientati in terre capaci di far correre la fantasia dato il loro misterioso ed esotico fascino.

Tutto questo, che potremmo chiamare, in breve, l’essenza dei culti spiritici/demoniaci, modificato dall’influsso di religioni quali il cristianesimo e da credenze locali, sta alla base di alcuni articoli che si trovano in questo numero.

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