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I bambini oggi? Oggetti di consumo più che soggetti di diritto

 In PrimoPiano, N. 1 – marzo 2011, Anno 2

È già maggiorenne da tre anni ma è ancora molto poco conosciuta. Approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia ed è diventata il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante per affermare i diritti di tutti i bambini.

Purtroppo in questi ventidue anni, benché di progressi sul fronte dei diritti dell’infanzia ne siano stati compiuti diversi, molto, moltissimo ancora resta a fare. Anche dal punto di vista della conoscenza dei contenuti di una Carta tanto importante e tanto poco “popolare”.

Abbiamo chiesto una riflessione in proposito a Giovanni Poggini, presidente Unicef Toscana e pediatra.

Dottor Poggini, perché oggi possiamo ancora affermare che la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza ha un valore fondamentale e attuale?
“Si tratta di una Convenzione importante perché per la prima volta nella storia dell’umanità il bambino diventa soggetto di diritto. Ed è bene ribadirlo. Vede, non tutti i Paesi del mondo l’hanno ratificata. Non hanno detto sì Stati Uniti e Somalia perché hanno ritenuto che la Convenzione sminuisse la potestà genitoriale. In realtà non è così anzi, è il contrario. La Convenzione potenzia il ruolo dei genitori educatori perché i bambini sono soggetti di diritto anche nei confronti dei loro padri e delle loro madri. Sono loro che hanno la responsabilità di educare i figli con regole. Che i figli hanno il diritto di avere. Una sana educazione influenza un sano sviluppo dell’assetto del bambino, anche dal punto di vista neuropsichiatrico. E un’educazione è sana se tra adulto e minore viene riconosciuta una relazione intersoggettiva di tipo circolare, non una relazione da soggetto a oggetto unidirezionale. In questo modo etica, salute e pedagogia viaggiano in parallelo, sulla stessa strada e si rafforzano vicendevolmente”

Secondo lei c’è un articolo particolarmente significativo per l’attualità e la realtà italiane?
Individuare un articolo importante è difficile perché ciascuno dei 54 articoli che compongono la Convenzione ha una sua particolare rilevanza. Certo, uno che ci permette in Italia di focalizzare quanto sarebbe importante attuare la Convenzione è l’art 17 che recita: ‘Gli Stati parti riconoscono l’importanza della funzione esercitata dai mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da fonti nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale’. Lei capisce quanto valore abbia un articolo del genere nel nostro Paese oggi.

In che modo la Convenzione fa sì che questo articolo venga osservato?
“C’è uno strumento operativo, il Garante dell’infanzia che in Toscana per esempio è stato istituito con legge regionale n. 13/2010. In pratica la Regione Toscana ha istituito la propria Autorità di garanzia per la protezione e promozione dei diritti dei minori. La legge disciplina i compiti del Garante riconoscendogli funzioni di promozione, sostegno, controllo e di tutela dei diritti e degli interessi dei minori, in raccordo con tutti i soggetti e gli Enti che hanno competenza nei confronti dei bambini e degli adolescenti e prevedendo anche la possibilità di formulare proposte ed esprimere pareri su atti normativi e di indirizzo riguardanti l’infanzia. Purtroppo mancano ancora un nome e un cognome. Insomma, la Regione non ha ancora individuato il soggetto che dovrà fare il Garante. E auspichiamo che provveda a individuarlo al più presto come ha promesso e come contiamo che faccia”.

Come funziona la figura del Garante?
Per esempio, di fronte a un programma televisivo che lede i diritti dell’infanzia in base all’articolo 17 della Convenzione, un cittadino può invitare il Garante a intervenire e questo, dopo aver valutato il caso, può farlo esprimendo il suo parere e, in caso, la sua proposta. Insomma rappresenta una bussola, in un settore delicato come quello della comunicazione. Non solo, il suo compito è stimolare la conoscenza della Convenzione nelle istituzioni ma lo definirei uno strumento tipico e promotore della democrazia quale luogo della consapevolezza”.

Ci sono altri articoli della Convenzione “nodali” oggi in Italia?
Sicuramente il 18, sulla garanzia per il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il suo sviluppo. Così come il 32 e il 33 che proteggono i bambini dallo sfruttamento economico, dai lavori che comportano rischi, o suscettibili di porre a repentaglio la loro educazione, di nuocere alla salute o allo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. E proteggono i fanciulli contro l’uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come dal fatto che siano utilizzati essi stessi per la produzione e il traffico illecito di queste sostanze. In sintesi, proteggono i bambini dal diventare oggetto di commercializzazione.

In ultima analisi segnalo anche gli articoli 23 e 24 che riconoscono rispettivamente che i fanciulli diversamente abili devono condurre una vita piena e decente, e che tutti i bambini devono godere del miglior stato di salute possibile e beneficiare di servizi medici e di riabilitazione.

Parliamo della Toscana, l’Unicef è promotore della Convenzione, in che modo?
Attraverso le istituzioni promuove diverse iniziative. Una di queste è il ‘sindaco difensore dei bambini’. In Toscana numerosi sono i primi cittadini nominati dall’Unicef difensori dei bambini: è un riconoscimento che va a quelle Amministrazioni che hanno già intrapreso questa strada e le impegna a proseguire ed estendere una cultura per l’infanzia e a migliorare le strutture e i servizi per i bambini. Oppure cito il programma ‘Scuola amica’. L’Unicef è da sempre una presenza importante nella scuola italiana. Insegnanti, dirigenti scolastici, genitori e alunni sanno di poter sempre trovare nell’Unicef un valido supporto nel loro impegno quotidiano per costruire una scuola a misura di bambino, cioè una scuola che valorizza le differenze, si orienta all’ascolto del bambino e ne promuove la partecipazione autentica, in quanto soggetto di diritto e protagonista assoluto del proprio processo formativo.

Quali sono oggi in Italia i diritti dei bambini più in pericolo?
Noi guardiamo i nostri bambini e vediamo che stanno bene perché li vediamo nutriti e curati. In realtà, viene leso un diritto che è sottilissimo, quasi invisibile. Lo chiamerei il danno del troppo benessere. Ovvero, i nostri bambini mangiano troppo e male. Vanno a scuola ma hanno perso il piacere della conoscenza, del valore della fatica e del lavoro. Grazie alla realtà virtuale veicolata dai computer e dalla televisione si stanno allontanando dalla realtà vera. E infine, manca il contatto affettivo dei genitori, sempre troppo impegnati, sempre troppo lontani.

Vuol dire che questa non è una società pensata per i bambini?
È proprio così. Serve solo a soddisfare e anticipare sempre di più bisogni consumistici, ma non per promuovere un sano approccio alla vita. I messaggi che arrivano ai nostri figli sono quelli “giusti” per soggetti di consumo ma non per soggetti di diritto.

Crede che oggi la nostra società sia più pronta a comprendere e applicare la Convenzione rispetto a venti anni fa?
Assolutamente no, considerata la deriva di valori che stiamo vivendo. Ma proprio per questo motivo diventa ancor più importante promuovere e far conoscere la Convenzione, uno degli strumenti più potenti che l’umanità si sia mai data”.

Fiore e Ombre - cc mbd.marco

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