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Il graffitismo vandalico

 In Crimine&Società, N. 3 – dicembre 2017, Anno 8

Il graffitismo vandalico ormai aggredisce sempre più spesso le nostre strade, i nostri quartieri, le nostre città. I suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti e creano un danno estetico, economico e ambientale, contribuendo ad aumentare il degrado urbano aumentando la percezione d’insicurezza dei cittadini. Troppo spesso si dimentica che l’immagine urbana coincide con il rispetto civico dei sui residenti.

La mancanza di riguardo per gli spazi condivisi, che rappresentano l’immagine dell’identità collettiva, fa perdere, nel tempo di ‘smalto’ ai quartieri: la città si degrada allontanando psicologicamente i propri abitanti dal proprio vicinato, dalla propria via non più percepita come espansione dello spazio condiviso. Meccanismo psicologico di identificazione che porta con se un aumento di piccoli gesti di quotidiana inciviltà facendo sprofondare le città nell’incuria e di conseguenza nel degrado generalizzato.

Figura 01

I graffiti nascono dapprima come sfida alla legalità ed espressione del disagio metropolitano (Fig.01), ma nel tempo si evolvono sino a fare del proprio obiettivo fama e visibilità (Fig.02 e Fig.03). Per questo motivo i writer appongono le proprie sigle o quelle dei gruppi d’appartenenza su muri, su mezzi di trasporto pubblico oppure sull’arredo urbano.

Figura 02

Figura 03

I writer

A questo proposito, è bene spiegare che la tag è lo pseudonimo o la firma di ogni graffitista, la sua scelta non è mai casuale: può derivare da una alterazione del proprio nome, cognome, da un nomignolo o indicare una appartenenza territoriale o interesse, o può essere solo un insieme di suoni e lettere che aggrada il titolare.

I writer si organizzano in gruppi chiamati crew (letteralmente ciurma) i cui componenti condividono lo stesso motto, gli stessi interessi e ideali. Il nome di una crew è spesso formato da due tre lettere (a volte seguite da uno o due numeri), ognuna delle quali è un acronimo, che può indicare un motto condiviso dai suoi membri, una appartenenza territoriale o un hobby comune. L’obiettivo della crew e/o dei suoi associati è la fama, quindi pubblicizzare il più possibile la propria sigla. Ecco alcune crew storiche milanesi e dei loro acronimi: WCA (We Can All), MW (Metro War), OAS (Out of Laws), NZ (Nella Zona), NMB (No More Buffer), OTV (Only True Vandals), in genere gli acronimi sono già indicatori delle finalità vandaliche della crew stessa.

Negli ultimi tre anni il fenomeno dell’imbrattamento sta assumendo in Italia aspetti più aggressivi, andando verso una deriva sempre più vandalica, le città più prese di mira sono Napoli, Roma, Milano e Bologna. Si osserva un incremento del numero di crew e di giovani writer, il numero dei writer, ad esempio, a Milano è di oltre 1.350 e le crew sono circa 340. Il numero di nuove tag, quindi di nuovi writer, rilevato sul territorio ha un aumento annuale del 15-20% e l’età dei nuovi graffitisti vandalici si sta abbassando dai 14 ai 12 anni.

L’uso del web ha profondamente modificato il mondo del graffitismo e ne ha determinato una crescita in quanto permette ai writer di avere grande visibilità mantenendo però l’anonimato, dando al fine ultimo del reato, la possibilità di avere una galleria gratuita ed aperta a tutti dove proporre le loro ‘opere’. La scelta dei social è molto condizionata dalla moda del momento. Attualmente i social più usati sono: Instagram; Facebook; Tumblr; Flickr; Myspace; Netlog; Graffiti Forum Community.

Da tener presente però che gli stessi social sono anche gli strumenti utilizzati dagli investigatori per dare una identità ai graffitisti.

I fattori indicatori della deriva vandalica in corso sono due:

  • La tecnica: usata per scrivere la propria tag-firma che deve essere sempre più visibile e di difficile rimozione;
  • L’obiettivo: scelto dal writer con le modalità di imbrattamento che devono essere sempre più estreme e rischiose.

I writer per scrivere la propria tag non utilizzano soltanto bombolette spray (spray art) e marker (pennarelli indelebili) ma tecniche più vandaliche come la tecnica del rullo, la tecnica dell’estintore, la tecnica dello scratching, la tecnica dell’etching e la tecnica del catrame.

La tecnica del rullo (Fig.04 e Fig.05) arriva dal Sud America prevede l’uso di vernice, rulli e aste e consente la realizzazione di tag di grosse dimensioni e ad elevate altezze, quindi visibili e difficilmente cancellabili.

Figura 04

Figura 05

Con l’estintore opportunamente riempito di vernice liquida, la propria firma viene realizzata schizzandola ad altezze anche oltre i 5 metri (Fig 06 e Fig.07).

Figura 06

Figura 07

Con lo scratching delle superfici di vetro, di plastica o verniciate vengono graffiate usando pezzi di vetro rotti, pietre marmoree o martelli di emergenza dei treni o oggetti appuntiti. Particolarmente colpite sono le finestre dei trasporti pubblici quali treni, tram e autobus e degli esercizi commerciali (Fig 08).

Figura 08

L’Etching consente di corrodere vetri e metalli tramite dei Markers riempiti con acido fluoridrico (Fig 09). È una tecnica molto pericolosa, sia per chi la attua, sia per le persone ignare, a causa del possibile contatto dell’acido con la pelle (Fig.10) o per inalazione, l’acido fluoridrico non è in commercio ma vi è un mercato illegale di tale sostanza, la cui diffusione sembra seguire le rotte illegali di distribuzione dei componenti chimici usati nei laboratori clandestini per la sintesi delle droghe chimiche.

Figura 09

Figura 10

Lo scratching e etching causano un danno irreversibile alle superfici colpite e pertanto per chi le utilizza è configurabile il reato di danneggiamento (635 cp). La tecnica del catrame è una nuova modalità di imbrattamento arrivata da Marsiglia e osservata per ora in poche città italiane. La tag viene realizzata attraverso spray al catrame (spesso usati nell’edilizia) e consente al graffitista di realizzate delle tag quasi in 3D e molto lucide (Fig.11).

Figura 11

Tale prodotto impiega molto tempo ad asciugare o addirittura non asciuga e quindi può sporcare tutto quello con cui entra in contatto.

Il secondo indicatore della deriva vandalica è l’obiettivo scelto dal writer attualmente il più ambito sono i mezzi di trasporto, treni, metro e bus (in quanto sono obiettivi mobili e quindi vengono più visti da più persone e ciò accresce la fama del graffitista) e le modalità per imbrattarli che devono essere sempre più estreme e rischiose: raggiramento degli operatori della sicurezza, intrusione nei depositi, nei tronchini della metropolitana con manomissioni dei sistemi anti-intrusione e di videosorveglianza. Attualmente la manifestazione più estrema del fenomeno è il backjump in emergency brake. Quest’ultimo consiste nell’imbrattare un treno o metro in servizio, con passeggeri a bordo, il cui arresto a differenza del backjump semplice (pezzo realizzato rapidamente durante una breve fermata di servizio in una stazione di un treno o di una metropolitana in un lasso di tempo di 5 minuti) viene indotto attraverso il freno a mano, ciò consente un fermo del mezzo di trasporto per un periodo superiore ai 5 minuti e pertanto consente la realizzazione di pezzi di più grandi dimensioni tipo WC (Whole Car: carrozza completamente dipinta) o end to end (vagone dipinto per tutta la lunghezza) (Fig. 12, Fig 13, Fig.14, Fig.15, Fig.16).

Figura 12

Figura 13

Figura 14

Figura 15

Figura 16

In questo caso non si parla più solo di reato di imbrattamento, ma di vera e propria azione violenta, sia nei confronti degli utenti, che nei confronti del personale di servizio che spesso viene anche minacciato o picchiato quando interviene. I reati configurati sono di interruzione di pubblico servizio, di sequestro di persona, danneggiamento e violenza privata. L’azione messa in atto, ha proprio la peculiarità di essere particolarmente rischiosa, essendovi necessariamente la presenza di utenti ed operatori del pubblico trasporto e per questo motivo è particolarmente apprezzata dai vandali alla ricerca di emozioni adrenaliniche. Questa operazione viene accuratamente programmata e coinvolge anche più di quindici ragazzi.

I dati

Secondo una ricerca condotta in collaborazione con il Nucleo Antigraffiti della Polizia Locale del Comune di Milano su un campione di 230 writer indagati si è osservato che il 47% dei graffitisti ha una età tra i 18 e 25 anni e solo il 5% ha una età sopra i 40 anni (Grafico 1), il 70% sta frequentando o ha frequentato scuole di tipo artistico e solo il 3% sono femmine e il 4% ha un fratello writer. Il ceto sociale della famiglia di provenienza è molto eterogeneo .

Grafico 01

Nel 100% delle abitazioni dei writer indagati sono state trovate tracce delle loro tag-firma spesso associate alla tag-firma di membri della crew di appartenenza quindi significa che i genitori sono a conoscenza della attività vandalica realizzata dai propri figli (Fig.17 e Fig.18).

Figura 17

Figura 18

In alcuni soggetti il graffitismo può trasformarsi in una vera patologia compulsiva paragonabile alla ludopatia. Elevate sono le recidive tra gli indagati, oltre il 31% torna ad imbrattare e il 12% sviluppa nel tempo altri reati: vandalismo, micro-spaccio, piccoli furti. Il reato di imbrattamento è un reato spia, un vero indicatore dello stato di benessere dei giovani e delle città e quindi deve essere seriamente attenzionato e studiato. Chi lo perpetra non lo fa in maniera estemporanea. Non sono ragazzi che, magari sotto gli effetti di alcool o in vena di goliardia, strappano una bandiera o rompono delle fioriere o gli specchietti di un auto, cosa per altro anch’essa opinabile e perseguibile. Sono giovani che si organizzano in gruppi e decidono in maniera cosciente di intraprendere una attività illegale sfidando le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, le Guardie Giurate dentro i depositi. Questi comportamenti sono organizzati e ripetuti nel tempo, a volte anche per anni, inducendo il reo a credere di poter fare quello che vuole impunemente. Inclinazione mentale che lo può portare ad ‘alzare il tiro’, e quindi commette reati più gravi come micro-spaccio, piccoli furti, danneggiamenti.

Azioni di contrasto

A livello nazionale la Procura di Milano, insieme al Nucleo preposto della Polizia Locale e alla Avvocatura del Comune di Milano da 4 anni sta fortemente contrastando il fenomeno del graffitismo vandalico. Sono stati indagati oltre 300 writer, pagati danni per 11mila di ore di lavori socialmente utili, più di 200mila euro di risarcimento al Comune di Milano, più di 150mila euro di risarcimento all’ATM (Azienda Trasporti Milanesi). Il reato di imbrattamento è previsto e punito dal Codice Penale agli articoli 639 e 635 e nel secondo caso addirittura con la facoltà di arresto. L’articolo 639 del Codice Penale e prevede che a seconda del posto su cui si fanno le scritte vandaliche ci siano multe o periodi di permanenza in carcere diversi. «Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili [c.c. 812; c.p. 624] altrui è punito, a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], con la multa fino a euro 103 [c.p. 635, 649, 664, 674] (2) (3). Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro».

La denuncia è procedibile d’ufficio e per querela di parte. Ogni proprietario danneggiato può querelare (non è necessaria l’approvazione del Condominio o dell’Amministrazione dello stabile) creando i presupposti per un procedimento legale. Dunque, chi si rende colpevole d’imbrattamento, può subire tanti processi quanti sono i proprietari degli stabili colpiti, la querela è importante per ottenere il risarcimento del danno. Sarà l’organo della Procura della Repubblica ad avviare o no un procedimento; in caso di processo, la sentenza è emessa dal Giudice di Pace e può prevedere il pagamento delle sanzioni previste dall’art. 639 del Codice Penale. Nel caso di colpevoli minorenni, la competenza è esclusiva del Tribunale dei Minori e si applica il rito minorile previsto dalla decreto del presidente della repubblica n. 448/1988. Se il reato è commesso dal minore di almeno anni 14, posto che, ai sensi dell’art. 97 c.p. lo stesso non è imputabile, occorre comunque effettuare una denuncia al Tribunale dei Minorenni che potrebbe valutare l’applicazione di misure extrapenali, quali libertà vigilata nelle forme inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad altre attività utili per la sua educazione oppure nella forma della permanenza in casa. Ma in ogni caso il giudice pronuncerà sentenza di non luogo a procedere. Se il minore ha meno di quattordici anni, il pubblico ministero può promuovere l’applicazione delle misure amministrative di rieducazione ovvero l’affidamento ai servizi sociali oppure il collocamento in una casa di rieducazione od in un istituto medico psicopedagogico. Verosimilmente sarà disposta ai sensi dell’art. 28 la cosiddetta messa alla prova per un periodo non superiore a un anno durante il quale il minore dovrà porre in essere condotte riparative del danno, svolgere delle attività dei volontariato e risocializzazione, studiare o lavorare, essere seguito dagli assistenti sociali. Se il periodo è superato con successo, il reato si estingue.

A Milano dove il fenomeno a livello nazionale è stato più contrastato dalla Procura della Repubblica e dal Nucleo Antigraffiti della Polizia Locale lo scenario del graffitismo appare profondamente modificato. Le storiche e consolidate crew si sono sciolte e hanno lasciato libero il territorio che è diventato subito terra di conquista di nuove leve e nuove crew che hanno fatto però tesoro delle precedenti esperienze dei writer già indagati, essendo adesso più cauti nel lasciare le tracce vandaliche sui social tipo Facebook e Instagram. Cambiano continuamente link e nick, adottando spesso un doppio profilo: uno ‘pulito’ e un altro, con nick diverso, nel quale riversano materiale di graffitismo. Anche nei loro messaggi sui social vanno cauti usando un linguaggio criptato.

Spesso, cosa particolare per i writer, cambiano anche tag o ne usano due o tre. Dei writer storici alcuni hanno gettato la spugna, altri hanno cambiato tag, altri vanno a imbrattare fuori del territorio di competenza della Procura di Milano. Capita spesso che nel fine settimana si muovano a Roma dove oggi è più facile colpire la metro. Quelli che ancora osano colpire la metro milanese il più delle volte mettono solo il nome della crew anziché il nome della loro tag-firma per essere meno identificabili.

Figura 19

Il turismo vandalico (writer che si muovono in più città di Stati diversi con lo scopo di imbrattare tenendo traccia delle imprese realizzate attraverso la acquisizione di video e foto) invece non conosce sosta ma, logicamente, sono cambiate alcune abitudini (Fig.19). Come è tradizione, nei trasferimenti, i writer si appoggiano sempre su uno o più graffittisti locali che magari non partecipano perché è già stati indagati ma fanno da regista e danno tutte le dritte del caso in cambio di un tag messo sulla ferraglia (termine usato dai writer per indicare treni, metro e bus). Nel corso delle trasferte vandaliche vengono realizzati video e album fotografici che vengono divulgati nei social e spesso le imprese vengono documentate in diretta attraverso i live usati da alcuni siti.

Si spegne il cellulare prima e durante le intrusioni per non essere rintracciati nei tabulati, passato il tempo degli scambi dei messaggi per meglio coordinare le azioni più vandaliche o meglio ancora si utilizzano sim telefoniche intestate a amici o fidanzate. In questo spaccato di graffitismo vandalico così profondamente modificato che ha lasciato spazi liberi sul territorio stanno nascendo sempre più nuove crew costituite da minorenni che iniziano ad affacciarsi a tale realtà prima imbrattando il propri quartiere e poi via via che si consolidano e si strutturano spingendosi oltre.

I costi del graffitismo

Il graffitismo vandalico causa non solo dei danni sul decoro delle nostre città, ma anche danni economici ed ambientali ad esempio ATM Milano (Azienda Trasporti Milanesi) spende ogni anno circa 6milioni di euro per ripulire i treni della metropolitana. Secondo i dati di Asso-Edilizia a Milano su oltre 55mila edifici 30mila sono imbrattati con danni di circa 100milioni di euro. I danni in Lombardia toccano i 305milioni di euro. I danni sul territorio nazionale non sono stati ad oggi quantificati.

Per quanto riguarda i danni ambientali, ad esempio, per rimuovere 200mq di graffiti da un vagone occorrono: dieci ore di stop treno, 15kg di prodotti chimici e 200 litri d’acqua.

Molto complesso è il contrasto o il contenimento di questo fenomeno. Prima di tutto occorrerebbe pulire le proprietà pubbliche o private imbrattate in maniera continuativa perché un graffito non ripulito in maniera efficace e tempestiva causerà, con il tempo, la comparsa di altri graffiti e atti vandalici proprio come descritto nella Teoria delle finestre rotte Fig. 20, Fig.21, Fig.22).

Figura 20

Figura 21

Figura 22

La teoria delle finestre rotte

La “Teoria delle finestre rotte” elaborata da Wilson e Kelling (1982) sostiene che la criminalità sia l’inevitabile risultato del disordine: dunque, se si trascurano le violazioni della legge (seppur di lieve entità), si scateneranno fenomeni di emulazione. Questa teoria si basa sulla seguente ipotesi: se in un quartiere una finestra è rotta e non si provvede alla sua riparazione, ciò provocherà nei passanti e nei residenti l’impressione che nessuno se ne curi o abbia la responsabilità di provvedere alla sua opportuna sistemazione. In una situazione di questo tipo, è probabile che ben presto siano compiuti altri atti vandalici, scatenando conseguenze di grado pari o superiore. Si propagherà, poi, una diffusa sensazione di anarchia, che condurrà il quartiere (o la città) in una spirale autodistruttiva.

Persino problemi di minima rilevanza possono causare comportamenti devianti e crimini ben più gravi. Da qui l’importanza di una seria attenzione nei confronti del graffitismo vandalico, sebbene tale fenomeno possa sembrare meno urgente di altre condotte criminali.

Occorre inoltre sviluppare dei programmi di educazione ed informazione nelle scuole sulle motivazioni e conseguenze del graffitismo soprattutto nelle ultime classi delle scuole primarie e nelle scuole secondarie. Utile è anche il potenziamento dell’azione investigativa da parte delle Forze dell’Ordine sui social-network che possono essere una fonte preziosa per gli operatori per giungere all’identificazione dei graffitari e un maggior controllo del territorio per aumentare il numero delle flagranze di reato. Molti Comuni recentemente si stanno attivando per creare appositi spazi “Muri Liberi” da dedicare ai graffiti e tag vandaliche in modo da convogliare queste ‘forme espressive’ in luoghi più consoni ed evitare che intacchino i beni comuni e privati (Fig. 23).

Figura 23

Sempre più spesso sul territorio nazionale nascono realtà spontanee o strutturate chiamate cleaning day, ovvero cittadini che in autonomia organizzano giornate di pulitura dalle scritte vandaliche, in quartieri della propria città, per cercare di sensibilizzare le amministrazioni locali su tale problematica. Segnali quindi di una sempre più diffusa insofferenza a questo fenomeno e alle sue conseguenze (Fig.24 e Fig.25).

Figura 24

Figura 25

Bibliografia

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Cannavò Alessandro, Un movimento antigraffiti ripulisce i muri da Milano a Roma, Corriere della Sera, 26 aprile, 2014.

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Dal Lago Alessandro, Giordano Serena, Graffiti. Arte e ordine pubblico, Il Mulino, Bologna, 2016.

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Pani Roberto Sagliaschi, Samanta, Dal Graffito artistico al Graffito vandalico, Utet, Milano, 2008.

Santucci Gianni, Assistenza anziani e pulizie così i writer risarciscono la città, Corriere della Sera, 16 maggio 2016.

Santucci Gianni, In tre anni indagati oltre 200 writer. I genitori sanno dei raid e li tollerano, Corriere della Sera, 23 luglio, 2014.

Stringa Paola, Che cos’è la disintermediazione, Carocci Editore Bussole, Roma, 2017.

Vanni Franco, Milano, Armati di bastoni e sempre più violenti: ecco l’identikit dei writer-vandali, Repubblica edizione Milano, 10 novembre, 2014.

Sitografia

A lezione graffiti nelle scuole di Milano arriva il manuale: ecco la differenza tra artisti e vandali, Repubblica, 16 aprile, 2016. http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/04/15/news/writer_milano_scuole-137710336/


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