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Ira. La passione furente

 In SegnaLibro, N. 2 - giugno 2012, Anno 3

Bodei Remo, Il Mulino, Intersezioni, 2010

Superbia, gola, accidia, avarizia, lussuria, invidia, ira. Passioni che appartengono a tutti noi e che, spesso, si insidiano nelle nostre menti modificando inconsapevolmente gran parte dei nostri comportamenti, delle nostre azioni.

Nel suo volume edito da Il Mulino, il filosofo Remo Bodei riflette sulla passione più studiata fin dall’antichità; quella a cui si imputa la perdita della ragione e la capacità di autocontrollo e che ricopre un ruolo importante negli spiacevoli avvenimenti quotidiani.

Nell’introduzione, l’Aautore descrive la fenomenologia dell’ira: come nasce, cresce e come, alla fine, esplode. Analizza, inoltre, le sue diverse manifestazioni nel tempo e nello spazio, le sue relazioni con il potere politico e religioso, le sue origini naturali e culturali.

Nel capitolo “L’ira degli eroi: il mondo omerico” pone lo sguardo sull’Iliade, considerato il poema dell’ira per eccellenza, mettendo in evidenza come anche un grande eroe come Achille diviene incapace di controllare l’ira, passione che mina la lucidità della mente e la libertà delle decisioni.

Per evidenziare come tutti, senza eccezione alcuna, possano esserne “preda”, affronta il tema dell’ira di Dio e di Gesù i quali, nonostante incitino costantemente ad evitare la collera e le ritorsioni per le offese subite, talvolta non risultano “immuni” essi stessi, da questa potente passione.

L’ira non viene descritta, quindi, soltanto sotto una luce negativa e distruttiva ma, se guardata da un punto di vista diverso, le si possono attribuire caratteristiche liberatorie. Nel capitolo “La giusta ira”, infatti, viene descritto come alle origini e nella maggior parte delle società l’idea di giustizia è inseparabile da quella di vendetta; l’ira è dunque sana e giustificata solo e se si rivolge alla persona giusta, per giuste ragioni e nella maniera e nel momento giusto.

Di particolare interesse è il capitolo dedicato all’ira delle donne che suscita in noi una domanda, che ci si pone da tempo: siamo di fronte al “gentil sesso” o al “sesso irascibile”? Ad esempio, nell’immaginario dei Greci e dei Romani, le donne avevano un limitato accesso alla razionalità ed erano pertanto considerate più propense degli uomini all’ira. Paradossalmente però erano deputate a prendersi cura degli altri, della casa, dei figli, dei mariti, dovevano essere, quasi per definizione, ragionevoli, capaci di benevolenza, amorose e pazienti, quindi teoricamente esenti dall’ira. In realtà non erano esenti dall’ira, ma veniva loro impedito di manifestarla verso l’esterno perché dovevano mostrare sottomissione all’autorità dei padri, dei mariti, dei fratelli. Oggi, con l’emancipazione e la parità dei sessi, la donna può manifestare la rabbia e l’ira tanto quanto l’uomo, e proprio l’aver dovuto “sigillare la bocca” per tanto tempo ha fatto sì che le donne siano diventate ancora più irritabili, aggressive ed irascibili nel manifestarla.

Infine vengono descritti i cosiddetti “Rimedi” per l’ira: il ricorso alla ragione, la pazienza, la magnanimità, la dissimulazione delle reazioni per le offese ricevute. Per l’ira fredda, quella che non si manifesta in maniera esplosiva, che è la più pericolosa perché, come dice Cartesio, è “quella che di primo acchitto si nota poco, ma che rode più il cuore”, Spinozaad esempio propone come rimedio quella che oggi verrebbe definita “chiarificazione delle emozioni interiori” poiché “un moto dell’animo che è una passione cessa di essere passione non appena ne formiamo un’idea chiara e distinta”.

L’ira può avere molte gradazioni, segnali di sfida, di intimidazione, dal cruccio all’aggressività, dall’amarezza al sordo rancore, dall’indignazione alla furia devastatrice. Differisce però dal risentimento, dalla vendetta. Lo stesso Spinoza afferma che “la tensione rivolta ad infliggere del male a colui che odiamo si chiama ira; la tensione poi volta a restituire il male a noi arrecato si chiama vendetta”.

L’Autore suggerisce, infine che, pur essendo differenti, anche se sottilmente, il rimedio comune ad entrambe potrebbe essere la generosità: generosità intesa come antidoto all’orgoglio per superare “ciò che fa provare solo disprezzo o al massimo indignazione”, generosità intesa come virtù che si impone vittoriosamente su queste passioni.

Una lettura che non solo stimola la riflessione, ma suggerisce anche possibili vie d’uscita.

 

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