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KeyCrime© – La chiave del crimine

 In PrimoPiano, N. 4 – dicembre 2014, Anno 5

Introduzione di Marialuce Benedetti

 

Anne Milgram[1], ex procuratore distrettuale del New Jersey ed oggi vice presidente Giustizia Penale presso la Arnold Foundation, in occasione dell’annuale Conferenza della TED (Technology Entertaiment Design), ha portato in discussione il funzionamento del sistema americano di prevenzione e contrasto del crimine. In virtù del suo precedente incarico di procuratore ha potuto constatare l’inefficienza del sistema di giustizia criminale statunitense ancora troppo basato su metodologie investigative fondate molto più su giudizi soggettivi, piuttosto che sull’evidenza oggettiva propria di strumenti di indagine rigorosi e analitici[2]. Mossa dal desiderio di fare di più e meglio, l’allora ex procuratore ha iniziato una ricerca per portare l’analisi dei dati e la statistica all’interno del sistema giudiziario degli Stati Uniti, ricerca che tutt’oggi porta avanti grazie la Arnold Foundation. Dalle sue rilevazioni è emerso come «la maggior parte degli uffici giudiziari […] non tenessero traccia delle cose importanti […]. Non stavamo usando metodi basati sui dati. In pratica stavamo cercando di combattere il crimine con dei Post-it gialli![3]».

Acquisire un sistema di prevenzione e contrasto del crimine efficace ed efficiente è un problema reale e comune a tutti sistemi di giustizia nel mondo: è indubbio che per tutti gli ordinamenti e sistemi giudiziario-amministrativi sia difficile, se non impossibile, raggiungere la formula aurea, la chiave universale per prevenire, contenere, limitare la commissione del crimine e quindi, consegnare l’autore del reato alla giustizia, nel fine di preservare un equilibrio stabile nell’assetto socio-economico della collettività di riferimento.

Nell’ambito degli studi di predictive policy, sono stati elaborati pochi e significativi sistemi che hanno cercato di rallentare o prevenire il proliferarsi dei reati: ma nessuna delle tecniche di analisi investigative di polizia predittiva ha superato l’affidabilità e l’efficienza di un software tutto MADE IN ITALY, chiamato appunto KeyCrime.

Giovanni Mastrobuoni, economista esperto di sicurezza, ha studiato le applicazioni del software in questione esponendole all’Economics of crime working group del National Bureau of Economic Research del Massachusetts. Mastrobuoni sostiene: «Se prendiamo una città come Milano, possiamo affermare che si verifichino annualmente circa 300 nuove rapine, delle quali almeno un terzo rappresentano l’inizio di una nuova serialità. In media ogni rapina frutta 2.800 €, il che significherebbe un valore di 3 milioni all’anno di risparmio per la società civile, se potessimo risolvere questi casi. KeyCrime si è mostrato capace di fare proprio questo[4]». Sempre secondo Mastrobuoni confrontando nella provincia di Milano l’operato della Polizia di Stato (che usa KeyCrime) con quello dei Carabinieri (che invece adottano strumenti più tradizionali) nella repressione delle rapine seriali, il confronto è nettamente vinto dai primi.

A questo proposito riportiamo, la dichiarazione del Questore di Milano, il dr. Luigi Savina, rilasciata in esclusiva al nostro Giornale Scientifico Profiling. I profili dell’abuso: «La Polizia di Stato si evolve. In diversi ambiti, anche quello delle nuove tecnologie, la Polizia di Stato esplora continuamente soluzioni che possano offrire validi contributi per aumentare l’efficienza delle molteplici e poliedriche attività che è tenuta a svolgere. L’utilizzo del software KeyCrime, sperimentato presso la Questura di Milano, ha ampiamente soddisfatto e forse superato le nostre aspettative. L’applicativo si è dimostrato capace non solo di far fronte alle nostre esigenze operative, ma anche di contribuire ad abbattere indirettamente i costi per la Pubblica Amministrazione, in un momento storico ove le risorse a disposizione devono necessariamente essere razionalizzate e ben orientate per permettere di garantire standard di sicurezza elevati nelle nostre città.

Attraverso l’utilizzo di questo sistema, la Questura di Milano è riuscita a contenere e a ridurre in modo significativo i fenomeni di rapina perpetrati in ambito bancario e commerciale, producendo un effetto di deterrenza; a ciò ha contribuito sicuramente anche l’individuazione di numerosi autori responsabili di questo efferato crimine.

La riduzione delle rapine a banche ed esercizi commerciali ha reso l’area urbana più sicura, consentendo inoltre alla Pubblica Amministrazione ed all’intera collettività un non trascurabile risparmio economico».

Approvato dal Viminale, KeyCrime sta per essere presentato ad altre questure e forze di polizia in virtù, non solo del suo alto potenziale innovativo, ma anche della sua poliedricità applicativa: basti pensare che, modificando soltanto alcuni parametri, potrebbe essere applicato a qualsiasi tipo di reato seriale, una per tutte, ad esempio, la violenza sessuale da strada.

Condivisa[5] è, dunque, la superiorità di KeyCrime rispetto ad altri applicativi i cui principi di analisi si basano su modelli matematici, comunque non paragonabili a quelli utilizzati dal software in uso nella questura meneghina.

Un ringraziamento sentito, da parte di tutta la nostra Redazione, va alla Polizia di Stato, alla Questura di Milano e, in particolare, all’Ufficio Analisi e Pianificazione per la loro disponibilità e cortesia che ha reso possibile il contatto con l’Assistente Capo Mario Venturi e di conseguenza la realizzazione di questo importante contributo.

 

 di Mario Venturi

 

Premessa

È l’insieme delle decisioni che prendiamo a creare il nostro futuro. Ogni individuo ha una sua storia e, qualunque scelta faccia nella vita, questa lo porterà a percorrere strade diverse e uniche, ottenendo risultati differenti.

Per alcuni di noi la scelta può essere di commettere uno o più crimini; questi saranno caratterizzati dalla personalità, abilità, abitudini, punti di debolezza e di forza di chi li commette. La valutazione di questi elementi consente di prevedere il futuro offrendoci la possibilità di impedire che si verifichi.

 

Perché nasce KeyCrime

Dopo diversi anni passati a svolgere servizi operativi in diversi ambiti investigativi della Polizia di Stato, nell’anno 2004 nasce l’idea di realizzare un sistema in grado di aiutare gli operatori di polizia ad effettuare analisi sui crimini.

Tale progetto prende corpo dall’osservazione degli elementi presenti in un atto criminoso e dalla conseguente convinzione, divenuta nel tempo consapevolezza, che questi, se esaminati correttamente attraverso il supporto di un “elaboratore” dotato di un’elevata capacità di calcolo e valutazione, avrebbero permesso di ottenere una precisa conoscenza delle dinamiche riguardanti i crimini seriali.

Sulla base di questa convinzione è stato progettato un modello di analisi basato sui principi dettati dalla filosofia analitica, la cui successiva trasposizione ad un modello matematico ha dato vita, in diversi anni di lavoro, al software per l’analisi di eventi criminosi KeyCrime: uno strumento innovativo che ben si integra ai diversi sistemi informatici già utilizzati dalle forze di polizia italiane (quali lo SDI e l’AFIS), fornendo un ulteriore mezzo in grado di migliorare sia l’attività di repressione dei reati, sia quella più importante della prevenzione, e permettendo di razionalizzare le risorse disponibili aumentando l’efficienza ed efficacia di questa particolare e difficile attività che gli organi di polizia svolgono quotidianamente sul territorio al fine di contenere, contrastandoli, i fenomeni criminosi in genere.

Il software esprime le sue potenzialità nel suo modello di analisi matematico, realizzato “dall’uomo” per studiare “l’uomo” nell’azione criminale, con l’ambizione di predirne le evoluzioni comportamentali future, nonostante l’unicità e diversità degli individui, e dimostrando che in determinati contesti ed al verificarsi di determinate condizioni, ciò è davvero possibile.

I principi multidisciplinari di analisi dei dati hanno permesso dunque di creare uno strumento di analisi del crimine con capacità previsionali, oggi giudicato ‑ in ambito internazionale e accademico ‑ il più avanzato sistema di analisi di eventi criminosi esistenti al mondo.

 

In cosa consiste KeyCrime

KeyCrime è un applicativo informatico, cuore di un’innovativa tecnica investigativa, che intende raggiungere, nell’ambito del suo impiego, un estremo dell’esagono cognitivo affrontato dallo studio delle scienze cognitive: quello dell’intelligenza artificiale.

Tale programma è in grado di immagazzinare e analizzare fino a 12.000 informazioni per ciascun atto criminoso: da quelle più generiche quali data, ora, luogo dell’evento, a quelle più specifiche e dettagliate che prendono in considerazione l’autore/i del reato.

Esattamente come un cervello umano, il software mira a svolgere un’attività computazionale dei dati archiviati attraverso principi di osservazione, analisi e logica, che prendono spunti da diverse discipline quali la matematica, la statistica la psicologia comportamentale e l’analisi geo spaziale.

Sono proprio i principi di analisi multidisciplinare che rappresentano il cuore del sistema che mira a individuare, nel loro insieme e mettendoli in correlazione tra loro, gli elementi caratterizzanti un evento criminoso valutandone l’importanza attraverso una complessa procedura di calcolo.

L’applicativo si basa quindi sull’analisi degli elementi proposti dalla realtà.

È dall’osservazione del dato reale che ha origine dunque la prima delle diverse analisi che il software esegue: quella induttiva, finalizzata a individuare aspetti comuni in eventi diversi che permettano di creare delle relazioni tra i singoli fatti che altrimenti non potrebbero essere accomunati, riconducendo reati avvenuti in tempi e luoghi diversi ad un’unica mano, anche se ignota, al fine rilevare e definire delle serialità criminali.

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