Lo studio psicologico e neuropsicologico in “controllo remoto”

 In Psico&Patologie, Anno 11, N. 3 - settembre 2020

Il controllo remoto tra computer è una modalità di connessione che mette in collegamento due o più dispositivi mediante un’apposita app, permettendo il controllo autorizzato, più o meno limitato, di una delle due macchine operando da una sull’altra.

La procedura online è consentita all’art.1 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani che recita: «Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli Psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parte di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico».

Con la procedura ‘online’, al pari di quella usuale di ‘persona’, si possono svolgere le valutazioni e gli studi di varie funzioni neuropsicologiche quali ad esempio la memoria, l’attenzione, la concentrazione, che sono quelle più danneggiate nelle Malattie Ambientali (MA). Tra queste si può annoverare la Sindrome Immunoneurotossica Ambientale (MCS), la Fibromialgia, l’Encefalomielite Mialgica (o Sindrome da Fatica Cronica), l’Elettrosensibilità.

Definizioni

L’MCS è definita, secondo il Consenso Internazionale del 1999, come: «una condizione cronica, con sintomi ricorrenti in modo riproducibile, in risposta a bassi livelli di esposizione, a sostanze chimiche multiple e non correlate tra loro, che migliora o scompare quando gli agenti scatenanti sono rimossi. La MCS comporta inoltre una sintomatologia a carico di più apparati o sistemi» (Bartha et al., 1999).

Nel 2005, un altro gruppo di lavoro (Lacour et al., 2005) ha proposto una estensione dei criteri di definizione di caso, definendo la MCS come: «una condizione cronica, di durata superiore a 6 mesi che causa peggioramento dello stile di vita e delle funzioni organiche; i sintomi ricorrono in modo riproducibile coinvolgendo il sistema nervoso, con una caratteristica ipersensibilità agli odori; coinvolgimento costante del sistema nervoso centrale e di almeno un altro apparato; risposte evocabili dopo esposizione a sostanze chimiche anche a bassi livelli; risposta a sostanze chimiche non correlate; miglioramento o risoluzione dei sintomi dopo l’allontanamento dall’esposizione».

In altre parole si tratta di una allergia portata ai massimi livelli che altera gravemente la vita di chi la esperisce. Formulare la diagnosi di MCS è oltremodo complesso, per l’insieme dei fattori coinvolti, come descritti nelle definizioni presentate.

L’Elettrosensibilità è in strettissima connessione con l’MCS, tanto che risulta spesso difficile fare una diagnosi differenziale, considerata come una ulteriore sensibilizzazione della persona compiuta dagli agenti chimici che attivano, appunto, l’MCS. Essa viene scatenata dalla contiguità di campi elettromagnetici che si trovano in prossimità del soggetto. Così come avviene per le altre Malattie Ambientali anche questa continua a destare perplessità sulla sua origine, in parte del mondo scientifico, tuttavia, restano le considerazioni sulla gravità dei sintomi che colpiscono i soggetti, soprattutto perché è particolarmente arduo tenersi lontani dalle fonti incriminate, che producono, secondo la diversa gravità: stanchezza, mal di testa, dolori muscolari e articolari, difficoltà di concentrazione, capogiri, nausea, palpitazioni e disturbi della digestione.

La Fibromialgia è caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, spesso associata ad astenia, disturbi del sonno, problemi cognitivi (es. di attenzione, di memoria), problemi psichici (es. ansia, depressione), e ad un ampio insieme di sintomi somatici e neurovegetativi. Definizione questa tratta dalle “Linee di indirizzo regionali per la diagnosi ed il trattamento della Fibromialgia”, pubblicate dalla Regione Emilia-Romagna il 5 Febbraio del 2018 (Azzoni E. et al., 2018), dove si evince una maggiore snellezza nella descrizione della Malattia. Lo stesso documento precisa tre criteri, che devono essere presenti contemporaneamente, per la corretta individuazione della sindrome:

  1. dolore diffuso in specifiche aree e regioni del corpo;
  2. presenza di sintomi caratteristici (astenia, sonno non ristoratore, problemi cognitivi, emicrania, dolore/crampi addominali, depressione) che compromettono la vita quotidiana;
  3. durata della sintomatologia pari ad almeno 3 mesi.

La CFS viene descritta, da un rapporto dell’Institute of Medicine (IOM), pubblicato nel febbraio 2015 come: una malattia sistemica, complessa, cronica e grave, caratterizzata da una profonda stanchezza, disfunzioni cognitive, alterazioni del sonno, manifestazioni autonomiche, dolore e altri sintomi, che sono peggiorati da uno sforzo di qualsiasi tipo. Essa viene altresì indicata come malattia seria, di lungo periodo, che colpisce molti apparati dell’organismo, riducendo o impedendo le normali attività dei pazienti, talvolta confinandoli a letto. I sintomi sono ricondotti essenzialmente a severa fatica, disturbi del sonno e peggioramento dei sintomi a seguito di sforzi (PEM), a cui possono aggiungersi problemi cognitivi e di concentrazione, dolore e stordimento. La CFS viene anche chiamata “sindrome delle gambe stanche”, ad indicare uno dei suoi peggiori sintomi, ovvero l’impossibilità per chi la esperisce di trovare sollievo dalla comune stanchezza.

I danni neuropsicologici

Le malattie citate hanno in comune alcune caratteristiche sintomatiche, tra le quali spiccano i danni neuropsicologici che convergono in difficoltà della memoria (soprattutto a “breve termine”), dell’attenzione, della capacità di concentrazione, fino ad arrivare, nelle forme più gravi e di maggior durata temporale, anche a deficit delle “funzioni esecutive”. Il meccanismo patogenetico di tali alterazioni potrebbe risalire ad una ipereccitabilità dei neuroni centrali attraverso vari neurotrasmettitori sinaptici e attività neurochimiche compromesse, come la Letteratura propone con il concetto di “Sindromi da sensibilità centrale”; ma la questione rimane ancora aperta, ad ulteriore dimostrazione della complessità posseduta da queste Malattie (Yunus, 2007). Comunque le si vogliano spiegare, resta il fatto clinico che tali sindromi procurano alterazioni peggiorative nelle facoltà sopra enucleate – ed in questo, tutti sono d’accordo – tali da essere prese seriamente in considerazione in ogni formulazione diagnostica come elemento chiave.

Lo studio delle suddette sindromi può essere effettuato anche per fini diagnostici in tutte quelle condizioni che possono aver comportato un decadimento delle capacità sopra indicate e che siano da utilizzarsi in ambito medico-legale, ad esempio in occasione di un trauma cranico, oppure in una sindrome di disturbo comportamentale o per valutare la “capacità a testare”. La somministrazione dei Test per via telematica procede in maniera similare a come avverrebbe in presenza, in un ambiente consono; anzi, si può sostenere che in questi casi la metodologia in remoto, sia addirittura preferibile, poiché consente quella osservazione del comportamento del soggetto – e quindi l’acquisizione di ulteriori utili informazioni cliniche – senza il benché minimo elemento di distrazione. Fattore inevitabile con la presenza dell’esaminatore, quando partecipe nella stessa stanza.

La procedura ‘online’ da’ la possibilità compiere con maggiore agiatezza, esami neuropsicologici su persone che avrebbero molte difficoltà a spostarsi dalla loro sede, perché le MA, oltre ai danni psico-fisici che producono abitualmente, si aggiungono i disturbi scatenati da ambienti non ‘bonificati’ da sostanze chimiche o da onde elettromagnetiche, causando in questi soggetti una estrema difficoltà al movimento. La procedura online prevede una adeguata preparazione dell’esaminato affinché ottemperi alla regola tassativa di essere solo e non avere interferenze per il tempo di esecuzione delle prove. Questo di solito viene facilmente accolto dal soggetto, che, ricordiamolo, ha tutto l’interesse che la sua valutazione sia corretta e veritiera. Le possibilità di simulazione o esagerazione dei sintomi sono pressoché nulle in questa tipologia di Test, sia per il motivo sopra espresso sia perché molti Test sono dotati di meccanismi di controllo della esecuzione. Ad esempio, il d2R (Test di Attenzione Concentrata), prova cardine per la valutazione delle capacità di attenzione e concentrazione (Brickenkamp, Schmidt-Atzert, & Liepmann, 2013), contiene una parte appositamente realizzata per la verifica della fedeltà dell’esecuzione del soggetto: se dalla prestazione al Test viene sospettata una alterazione del risultato in senso peggiorativo, questa viene debitamente segnalata nel Report finale. Analogamente, per la scala d’intelligenza Wechsler Adult Intelligence Scale – Revised (WAIS-R;Wechsler, 1997), è stato sviluppato negli anni un “indice diagnostico” attraverso il calcolo di determinati subtest della prova, che evidenzia la possibilità di simulazione di bassa prestazione. Inoltre, attraverso la metodologia online è stato possibile svolgere ricerche e validazioni statistiche relative ai profili diagnostici, per l’attenzione e la concentrazione, nei soggetti affetti da MA, studi pubblicati nel 2017, 2018 e 2020 dal periodico “QI” della Hogrefe (Castellani, 2020a).

Breve descrizione del d2R

Il test d2R, come già sopra indicato, misura le capacità di “attenzione concentrativa”. Nella sua elaborazione informatica, per la sua esecuzione, prevede la diretta interazione dell’esaminato con il computer. Prima di eseguire il Test vero e proprio il soggetto viene guidato, attraverso un adeguato periodo di familiarizzazione con il compito da svolgere, che consiste nel riconoscere lo stimolo target accanto ad altri stimoli di ‘disturbo’. Al termine del Test si ottengono subito i risultati mediante un report che analizza i dettagli della prestazione:

1) Performance di concentrazione – PC: ovvero la complessiva capacità di attenzione e concentrazione, il fulcro della prova. Bassi punteggi fanno propendere per una capacità di concentrazione deficitaria;

2) Risposte esatte – RE: numero di stimoli elaborato. Bassi punteggi significano ritmi di lavoro bassi;

3) Percentuale di errori – RE%: percentuale di errori sul totale delle risposte corrette. Evidenzia lo “stile di lavoro” del soggetto, ovvero la sua velocità in rapporto all’accuratezza ottenuta. Un alto punteggio significa una maggiore “prudenza” esecutiva e quindi una migliore accuratezza, un basso punteggio significa una bassa accuratezza.

Dunque, alla luce di queste norme, un qualunque risultato di ‘basso’ livello conseguito in una delle tre aree esplorate, ha come significato la caduta – di diversa gravità a seconda dei punteggi realizzati e delle aree interessate – nelle capacità di attenzione e concentrazione.

Di seguito è presentato un esempio della parte del Report del test (Figura 1), che mostra la prestazione di un soggetto affetto da Fibromialgia. Il grafico evidenzia le serie difficoltà nella concentrazione e nel ritmo di lavoro (PC ed RE), mentre l’accuratezza nell’esecuzione (Er%) appare nella media.

Figura 1- Profilo al d2R, donna, età 51

Profilo interpretativo

Performance di Concentrazione (PC)

Sulla scala “PC – Performance di concentrazione” il soggetto ha ottenuto un punteggio che può essere classificato come molto basso. A confronto con persone grosso modo coetanee ha quindi mostrato un ritmo di lavoro (corretto per gli errori) molto inferiore alla media. Il risultato fa propendere per una capacità di concentrazione molto bassa.

Risposte Esatte (RE)

Sulla scala “RE – Risposte Esatte” il soggetto ha ottenuto un punteggio che può essere classificato come molto basso. A confronto con persone grosso modo coetanee ha quindi elaborato un numero di stimoli molto inferiore rispetto alla media. Il risultato fa propendere per un ritmo di lavoro molto basso.

Percentuale di Errori (Er%)

Sulla scala “Er% – Percentuale di errori” il soggetto ha ottenuto un punteggio che può essere classificato come medio. A confronto con persone grosso modo coetanee ha quindi compiuto un numero di errori nella media. Il risultato fa propendere per un‘accuratezza media.

La ricerca

Di seguito i risultati ottenuti su un gruppo sperimentale composto da 44 soggetti affetti da Malattie Ambientali, in relazione ai loro deficit nell’attenzione/concentrazione, lavoro pubblicato nel Maggio del 2020[1]. Tale studio è stato effettuato esaminando tutti i soggetti con procedura online in controllo remoto.

Di seguito (Tabella 1), osserviamo i risultati dell’analisi statistica che evidenzia la significatività dei risultati ottenuti da questo particolare gruppo di soggetti in relazione ai deficit mostrati nella concentrazione e nel ritmo di lavoro. Notiamo come l’indice di significatività “D di Cohen” risulti decisamente elevato e quindi indicativo di una elevata differenza rispetto al Gruppo normativo. Tale differenza potrebbe agevolmente essere impiegata come strumento di verifica all’interno della diagnosi di queste sindromi.

Tabella 1- Analisi statistica dei risultati ottenuti dal Campione sperimentale (N=44)

Dai risultati ottenuti sono emerse delle differenze statisticamente significative tra il campione normativo e il campione sperimentale in merito alla Performance di Concentrazione (t(2142)=11.25, p<.001; d=1.90) e alle Risposte Corrette (t(2142)=12.40, p<.001, d=2.17), con degli associati indici di grandezza dell’effetto che hanno evidenziato la presenza di differenze elevate tra i punteggi medi ottenuti dai due gruppi. In entrambi i casi, il campione sperimentale ha ottenuto dei punteggi medi significativamente inferiori rispetto a quelli del campione normativo. Viceversa, non sono state osservate differenze statisticamente significative in relazione alla Percentuale di errori (t(2142)=0.63, p=.63, d=.07).

Nota: D≤.20: piccolo, .21≤D≤.50: moderato, .51≤D≤.80: medio, D≥.81: elevato[2].

Cronologia dei fatti

Tutto inizia nel 1994, quando viene presentato alle O.S. Giunti un adattamento per computer del “Test di scelta alberi” di Liliana Riccobono (1982), un test proiettivo che traeva origine dal più famoso “disegno dell’albero” di Koch (1978) ma con una elaborazione diagnostica assai più agevole. Il “Test dell’albero” (Der Baumtest) utilizza l’espressione grafica di chi lo disegna per trarre inferenze sulle caratteristiche di personalità, sulla struttura dell’affettività ed altre ancora, da inserirsi nella complessiva interpretazione dinamica del soggetto. Il lavoro venne edito in quell’anno.

Accanto ai profili diagnostici presentati dall’Autrice, fu aggiunta una serie di approfondimenti descrittivi che costituivano l’originalità della pubblicazione (Castellani,Fuzzi, 1994). Da allora, l’interesse andò crescendo fino ad arrivare alla metà degli anni Novanta ed ai primi anni 2000, quando inizia la traslazione informatica di numerosi Test come ad esempio: il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MMPI-2; Butcher et al., 1990), il Millon Clinical Multiaxial Inventory (Millon, 2008), il Big Five (Barbaranelli et al., 2002), e la 16PF-5 (Cattel et al., 2001), in pratica molti di quei Test, che nella loro composizione, permettevano la trasposizione telematica, rendendone sia l’impiego che l’elaborazione dei risultati più immediato e, soprattutto, la loro archiviazione ed invio. Man a mano che uscivano Test originalmente informatizzati, veniva valuto il loro effettivo campo di applicazione e la verifica dell’impatto nelle persone, ovvero la loro pratica valenza ed utilità. In questo modo, si è poi realizzato il CentroRARE[3] con una dotazione testistica di oltre 50 prove, che spaziano nei vari settori psicodiagnostici e neuropsicologici.

Nel 2005, nella “Settimana Europea della Scienza” svoltasi a Firenze, in un Convegno inserito nell’evento viene illustrata “la Psicologia diagnostica in Internet”, ovvero le possibilità che i nuovi mezzi informatici forniscono alla Psicologia (Castellani, 2005).

Nel 2008 lo scrivente inizia la collaborazione con l’Associazione Malati Emotrasfusi e Vaccinici (AMEV), una Associazione nazionale di malati danneggiati da emotrasfusione infetta e da vaccinazione obbligatoria. I loro avvocati avevano richiesto di studiare e valutare i danni biologico-psichici non solamente nei danneggiati, ma anche nei loro congiunti, come danno riflesso, previsto dalla Legge 210/92, ma ancora scarsamente applicata in questo specifico punto, tanto che viene avanzata l’elaborazione di una modifica alla Legge[4]. Una delle novità che introdurrebbe la modifica, riguarda esplicitamente i danni psicologici introdotti nell’Art.1: Alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, comma 4, dopo le parole: « di cui al comma 1» sono inserite le seguenti: «alle persone che, in qualità di congiunti, di appartenenti allo stesso nucleo familiare o di convivente more uxorio del soggetto già indennizzato ai sensi dell’articolo 1, abbiano riportato una lesione all’integrità psicologica, accertata dalla competente commissione medico-ospedaliera di cui all’articolo 4, quale conseguenza della lesione provocata da trattamento sanitario praticato al congiunto indennizzato»; b) all’articolo 3, comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La domanda di indennizzo da parte dei familiari che hanno riportato una lesione all’integrità psicologica, di cui al comma 4 dell’articolo 1, è imprescrittibile». La Legge 210/92 non considera, infatti, indennizzabili i danni psichici sopraggiunti ai familiari dei danneggiati, di rilevanza fondamentale.

Nello stesso anno (2008), per conto dell’AMEV vengono periziate persone in tutta Italia, isole comprese. L’informatizzazione dei Test consente di effettuare circa 150 indagini peritali online: colloqui clinici, anamnesi, oltre che naturalmente la somministrazione dei Test.

Negli anni seguenti si aggiungono i danneggiati da Thalidomide – un farmaco venduto negli anni cinquanta e sessanta (inizialmente prodotto dalla Germania durante la II Guerra Mondiale) come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza. Si trattava di un farmaco che aveva un bilancio rischi/benefici estremamente favorevole rispetto agli altri medicinali disponibili all’epoca per lo stesso scopo (es. barbiturici). Venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in cinquanta paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi, fra cui il Contergan. Il ritiro fu dovuto alla scoperta della teratogenicità di uno dei suoi enantiomeri: le donne trattate con Thalidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, ovvero amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, più spesso bilateralmente, pur con gradi differenti. Tanto che una legge del 2009 (Legge, 244), ascrive loro non solo il riconoscimento per l’invalidità “organica”, ma anche per il danno psichico sofferto, naturalmente da dimostrare in via peritale.

Dal 2010 iniziano ad aumentare le pubblicazioni informatizzate di Test neuropsicologici importanti ed anche di alcune nuove prove, ovverosia il Test di Weigl (Inzaghi, 2010 e il d2R (Brickenkamp et al., 2013); oramai i computer hanno raggiunto un livello tecnico che consente non solo il loro utilizzo da parte di sempre più vasti settori di popolazione, ma proprio le opportunità di collegamento tra computer via video subiscono un incremento migliorativo. Nuova tecnologia che apre orizzonti nuovi alla nascente Telemedicina, oltre che alla possibilità di somministrazione di alcuni tra i più significativi Test neurocognitivi online.

Un esempio, tra i tanti. Il d2R misura le capacità di “attenzione concentrativa” del soggetto, ovvero la sua capacità di riconoscere uno stimolo target in mezzo ad altri di disturbo, la sua velocità di “processamento”, cioè il suo ritmo di lavoro e la accuratezza nel riconoscere gli stimoli (ovvero quanti errori ha compiuto l’esaminato). Al termine di questa prova – nella versione informatizzata – viene elaborato il report che fornisce i dettagli della prestazione ed i grafici in rapporto alla popolazione normativa, per sesso e classe di età: in questo modo, è immediata la diagnosi sulle eventuali difficoltà manifestate dall’esaminato. Questa modalità può essere agevolmente applicata ogni qualvolta si debbano somministrare Test psicodiagnostici attraverso una presentazione informatizzata. Allo psicologo spetta il compito di spiegare la prova, in maniera chiara e comprensibile al soggetto in esame, e poi di supervisionarne l’esecuzione, al fine di evitare errori di comprensione e, dunque, di compromettere il risultato finale.

Conclusioni

Sono assolutamente convinto che la metodologia in remoto potrà essere di grande aiuto in gran parte del nostro lavoro di psicologi e neuropsicologi. Il contatto di persona con il soggetto è fondamentale nella psicoterapia, lo è però a mio avviso meno in ambito diagnostico-peritale. Il periodo di quarantena trascorso ha accresciuto l’impegno in favore dei pazienti di molti psicologi, dando maggiore impulso anche alla consulenza online. In questo momento più che mai la possibilità di effettuare telematicamente i necessari esami testistici, siano questi per una perizia o per la richiesta dell’invalidità civile e/o lavorativa, tranquillizza le persone e le dispone ancor meglio verso quello che andranno a sostenere. Inoltre la possibilità di effettuare perizie e consulenze a distanza permette di accorciare le distanze con un risparmio di tempo, di denaro e di salute, oltre ad avere la possibilità di una maggiore scelta del professionista a cui rivolgersi.

Anche la possibile obiezione della mancanza del computer da parte del potenziale paziente può risolta senza troppi ostacoli con un eventuale prestito del mezzo da un parente o amico. Se proprio la cosa fosse insormontabile allora sarà sempre possibile convocare di persona il soggetto. Ma l’opportunità, per chi abita a distanza, di poter eseguire gli esami necessari con lo specialista di fiducia, è talmente bene accolta – particolarmente se si tratta di persone con MA – che i pazienti stessi si impegnano a risolvere l’eventuale difficoltà dovuta alla mancanza del PC.

Come professionisti della salute psico-fisica siamo e restiamo al servizio dei nostri pazienti, sia nelle consulenze private, sia quali collaboratori del medico legale e/o dell’avvocato, che richiedono la nostra competenza. Si può lavorare come consuetudine, ma imparare ad utilizzare il mezzo informatico in modo pragmatico credo sia per la nostra professione di grande utilità, specialmente in questo periodo di Covid-19 dove è ancora presente il timore del possibile contagio. La consulenza online oggi più che mai può venire incontro al contingente e nello stesso tempo gettare un ponte verso il futuro.

 

Bibliografia

Azzoni, E. et al. (2018). Linee di indirizzo regionali per la diagnosi e trattamento della fibromialgia. Regione Emilia Romagna.

Barbaranelli, C., Caprara, G. V., & Steca, P. (2002). BFA: Big Five Adjectives: Manuale. Giunti OS. Bartha, L. (1999). Multiple chemical sensitivity: a 1999 consensus. Arch Environ Health, 54, 147-149.

Brickenkamp, R., Schmidt-Atzert, L., Liepmann, D., & Zillmer, E. (2013). d2-R Test di Attenzione Concentrata [d2-R Test of Sustained Attention]. Hogrefe.

Butcher, J. N., Graham, J. R., Williams, C. L., & Ben-Porath, Y. S. (1990). Development and use of the MMPI-2 Content Scales. University of Minnesota Press.

Camera dei Deputati, n. 2268. (2014). “Modifiche alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, nonché dei loro familiari”.

Castellani, G., & Fuzzi, G. (1994). TSA – Test di scelta di alberi – Adattamento per l’elaborazione al computer. Giunti OS.

Castellani, G. (2005). La psicologia diagnostica in Internet; © ITOSCANA ORG:

Castellani, G. (2017). I deficit di attenzione e concentrazione in alcune Malattie Ambientali: il d2R come strumento di diagnosi. QI, 52.

Castellani, G. (2018). I deficit di attenzione e concentrazione nella Fibromialgia e nella Sindrome immuno-neurotossica ambientale – (parte seconda). QI, 58.

Castellani, G. (2020a). Le Malattie Ambientali: sindromi in via di definizione. Psicologia Contemporanea,279.

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Falk Hvidberg, M., Brinth, L. S., Olesen, A. V., Petersen, K. D., & Ehlers, L. (2015). The health-related quality of life for patients with myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome (ME/CFS). PloS one, 10(7), e0132421.

Institute of Medicine (US). Committee on the Diagnostic Criteria for Myalgic Encephalomyelitis/Chronic Fatigue Syndrome. (2015). Beyond myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome: redefining an illness. National Academies Press.

Inzaghi, M. G. (2010). Valutare le capacità di astrazione: il test di Weigl. Items, Giunti OS, Firenze.

Lacour, M., Zunder, T., Schmidtke, K., Vaith, P., & Scheidt, C. (2005). Multiple chemical sensitivity syndrome (MCS)–suggestions for an extension of the US MCS-case definition. International journal of hygiene and environmental health, 208(3), 141-151.

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  1. Castellani, 2020, I deficit di attenzione e concentrazione in Soggetti affetti da Malattie Ambientali: risultati differenziali ottenuti al d2R “QI”, n. 77, Hogrefe Editore.

  2. Castellani, 2020a: I deficit di attenzione e concentrazione in Soggetti affetti da Malattie Ambientali: risultati differenziali ottenuti al d2R “QI” n. 77, Hogrefe Editore.

  3. CentroRARE, struttura diagnostica e riabilitativa delle funzioni mnesico/concentrative, conseguenti a Malattie Ambientali, inserita nel PoloPsicodinamiche – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia “Erich Fromm” di Prato.

  4. Modifiche alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, nonché dei loro familiari – Camera dei Deputati, n. 2268, presentata il 3 aprile 2014. Ancora giacente alla Commissione Sanità del Senato.

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