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L’Open Government Data

 In @buse, N. 2 – giugno 2011, Anno 2

La rete può essere anche strumento e palcoscenico di grandi rivoluzioni positive, come quella legata al concetto di Open Government o, tradotto letteralmente, “Governo aperto”. Si riferisce ad una trasformazione all’interno dei Governi e delle Pubbliche Amministrazioni che realizza un modello nuovo di relazione con i cittadini. I principi sui quali si fonda la visione di Open Government sono:

  • Trasparenza: per stimolare una maggiore responsabilità ed efficienza, creare fiducia e nuove opportunità economiche rendendo pubblici e aperti le informazioni pubbliche.
  • Partecipazione: per portare una più diversificata esperienza all’interno del processo decisionale di governo.
  • Collaborazione: per generare nuove idee per risolvere i problemi, favorendo la cooperazione tra le varie aree della pubblica amministrazione e tra il governo e i cittadini.

Ma come questa visione sia raggiungibile nella pratica non è cosa da poco. Ripercorrendo i principi appena esposti, possiamo dire che, al fine di essere trasparente, il governo deve rendere pubbliche ed accessibili le informazioni, per realizzare la partecipazione e favorire la collaborazione, deve essere in grado di ricevere il contributo dei cittadini, condividere le conoscenze fornire servizi.

In sostanza appare chiaro che il comune denominatore che realizza i tre principi appena esposti è l’accesso responsabile e strutturato alle informazioni pubbliche. Non stiamo parlando di dati pubblici di tipo generico, né di qualsiasi tipo di dati raccolti, generati o conservati dai governi e dalle amministrazioni pubbliche. Ci stiamo invece riferendo a tutti quei dati memorizzati e processati dalle pubbliche amministrazioni per conto dei cittadini.

Questi dati includono mappe, informazioni meteorologiche, legali, di traffico, di trasporto pubblico, finanziarie, economiche, statistiche, demografiche e così via. Non includono invece informazioni personali o identificabili.

L’accesso a tali dati è chiamato Open Government Data e il loro riutilizzo può generare servizi a valore aggiunto per i cittadini realizzando così contretamente la visione di partenza.

In questa prospettiva il concetto di Open Data è diventato rilevante a livello dell’UE nel 2003, quando la Commissione UE, ha emesso la direttiva PSI (Public sector Information) che fornisce il quadro legislativo di riferimento per il riutilizzo delle informazioni pubbliche. Essa afferma che i dati del governo che sono di proprietà pubblica devono essere resi disponibili per l’uso pubblico da parte di chiunque in modo non discrimatorio, non esclusivo e trasparente. Non si tratta di una legge ma di una direttiva che si prefogge di guidare l’operato delle legislature dei singoli stati membri a cui si richiede di legiferare a questo scopo. Le amministrazioni locali e centrali sono poi tenute a rispondere a tali requisiti legislativi.

Oggi la maggior parte degli stati membri hanno adottato strumenti leglislativi che inidirizzano la pubblicazione dei dati, ma la maggior parte di esse sono focalizzate sulla sola pubblicazione ai fini della consultazione e non considerano la necessità del riuso degli stessi. Questo fa si che, in molti paesi, siano stati creati cataloghi di dati pubblici disponibili su Internet in formati che però non hanno le caratteristiche di riusabilità, sono cioè disponibili in formati cosiddetti “non machine readable”, ovvero non leggibili da un’applicazione.

Ma Open Government è molto più di un obbligo legale. Un migliore accesso alle informazioni del settore pubblico (PSI) può migliorare la qualità della vita delle persone e rendere molto più semplice ed efficace il modo in cui ci interfacciamo con il governo. Inoltre, può creare nuove imprese e posti di lavoro dando i consumatori più scelta e più valore del denaro.

Nel 2009 la Commissione UE ha stimato che il mercato europeo per il riutilizzo delle informazioni del settore pubblico sia di 27 miliardi di euro l’anno. Un’enorme quantità di denaro di cui, nel 2011, ancora nessuno ha realmente beneficiato.

Per pubblicare e rendere fruibili questi dati i governi devono essere in grado di consolidare e rappresentare tutti i dati del cittadino provenienti da sistemi eterogenei, in modo semplice e accessibile, affinché l’ecosistema delle società che sviluppano applicazioni per il cittadino possa combinarli e utilizzarli per creare servizi innovativi e a valore aggiunto. Questo presuppone che i sistemi coinvolti in questo processo di pubblicazione e riuso dei dati siano interoperabili tra di loro. Un modo per realizzare questo livello di interoperailità consiste nell’utilizzare protocolli e formati Standard, interfacce aperte e l’archiviazione dei dati nel Cloud Computing.

Può essere relativamente semplice pubblicare i dati su Internet e oggi infatti, quasi tutti i paesi europei hanno creato dei cataloghi di dati pubblici, la vera sfida è renderli utili! Renderli utilizzabili e per liberare il loro potenziale economico.

Ma quali sono le barriere al riuso dei dati?

  • Interoperabilità: la pervasiva incompatibilità tra dati ospitati in diversi sistemi crea una barriera importante, diversi linguaggi di sviluppo e strumenti devono poter essere utilizzati per accedere ai dati.
  • Time to Market: il tempo necessario a pubblicare, aggiornare e accedere ai dati deve essere minimizzato fino ad arrivare al tempo reale.
  • Costi di implementazione: le pubbliche amministrazioni non possono investire in infrastrutture dedicate, avrebbero costi troppo elevati
  • Scalabilità: il sistema di accesso ai dati deve consentire accessi multipli e garantiti sempre, cosa che non può avvenire finchè i dati saranno memorizzati sul server all’interno degli enti pubblici, non facilmente disponibili per l’accesso esterno, né scalabili.

Una piattaforma di riuso dei dati pubblici dovrà garantire il rispetto dei principi delle direttiva europea e deve poter essere adottabile dalle pubbliche amministrazioni a costi bassissimi. Per rispettare il principio di Disponibilità dei dati, la piattaforma deve consentire ai governi di pubblicare i dati pubblici in formati standard e garantire che l’infrastruttura che ospita i dati li renda effettivamente disponibili e accessibili indipendentemente ad esempio dal numero di accessi contemporanei ai dati. Il principio di Trasparenza richiede alla piattaforma di consentire agli utenti finali la navigazione dei dati così come sono pubblicati

La Direttiva PSI richiede, inoltre, che siano specificati i termini di utilizzo dei dati pubblicati e, in quest’ottica, è sempre la piattaforma di riuso, che deve consentire la pubblicazione dei dati insieme ai suoi termini di utilizzo così come sono stati decisi dall’amministrazione pubblica che li mette a disposizione. La direttiva prevede anche la possibilità, per un governo, di richiedere un pagamente al fronte del riuso di particolari tipi di dati sui quali, il governo stesso, ha fatto delle elaborazioni aumentando così il loro valore intrinseco. Questo concetto è di facile comprensione ma di difficilissima realizzazione in pratica se non è indirizzato dalla stessa piattaforma di riuso e pubblicazione dei dati tramite un servizio che preveda il pagamento da parte della terza parte che riutilizza i dati sulla base del numero di transazioni effettuate dall’applicazione sui dati stessi.

Fondamentali poi sono i principi di Non discriminazione e Non esclusività di accesso ai dati. La piattaforma di riuso, a questo scopo, deve esporre le interfacce API (Application Programming Interfaces) in maniera completamente aperta per dar la possibilità ad applicazioni scritte in qualsiasi tipo di linguaggio e realizzate con qualsiasi ambiente di sviluppo di accedervi (esempi sono: Silverlight, Flash, JavaScript, PHP, Python e Ruby).

Quello di cui abbiamo bisogno è una potente piattaforma di riutilizzo dei dati basata sul Cloud Computing consente di creare piattforme altamente scalabili, che è l’ideale per la memorizzazione dei dati pubblici i cui volumi di transazioni possono essere altamente variabili. Il Cloud inoltre è intrinsecamente “aperto” e supporta una varietà di protocolli e standard aperti www.govdata.eu.

Vaste quantità di dati possono essere ospitate nel Cloud a costi accessibili, evitando alle amministrazioni i costi di dell’hardware e delle gestione. Come già detto, una delle caratteristiche degli Open Government Data, è quella di non contenere PPI (Personal Ideifiable Information), cioè dati personali. Questo semplifica la gestione dei dati dal punto di vista della gestione dalla privacy, ma richiede comunque un’infrastruttura di storage dei dati che rispetti i requisiti di sicurezza normalmente richiesta per evitare ad esempio la perdita o la manomissione dei dati stessi. La piattaforma Cloud dovrà quindi garantire la conformità a standard internazionali quali ISO27001. ISO27001 è riconosciuto in tutto il mondo come uno degli standard di gestione della sicurezza dell’informazione.

Per finire è inoltre importante riconoscere che il modello Open Data è un approccio bottom up ed è complementare al tradizionale approccio top down che il governo utilizza nell’IT per  relazionarsi con i cittadini, oggi chiamato anche Gov 2.0. Inoltre poiché a questo fenomeno associamo un mercato di riferimento stimato in 27 billion euro all’anno dalla commissione Europea, è utile fare una piccola digressione su questo mercato.

 

Domanda e Offerta

Tutti sappiamo che esiste un mercato quando c’è una Domanda e un’Offerta.

Partiamo dal presupposto che i dati pubblici o Open Government Data sono tutte quelle informazioini raccolte dal governo per i suoi scopi che possono e devono essere rese disponibili ad altri che li possono utilizzare per altri scopi. Questi “altri scopi” possono spaziare dalla semplice curiosità ai fini della trasparenza fino alla riutilizzo di tali dati per scopi commerciali.

In questo mercato dell’Open Data, questi “altri scopi” rappresentano appunto la Domanda, che può nascere dai cittadini, ma anche da società o organizzazioni. È pur vero che facciamo tutti molti fatica a percepire l’esistenza di questa domanda nel mercato. Perché questo avviene? Perché né i cittadini né le aziende hanno la completa consapevolezza di cosa e come possono chiedere. Siamo tutti abituati al modello top down che prevede che siano i governi definire quali dati fornire e in che modalità.

In questa prospettiva, la domanda può crescere quasi all’infinito.

Cosa possiamo invece dire dell’Offerta. Prima di tutto chiediamoci se l’offerta esiste. La realtà è che la maggior parte delle agenzie governative raccolgie dati che possono essere annoverati tra quelli di cui qui stiamo discutendo, quindi non solo globalmente si tratta di una quantità di dati elevatissima, ma potenzialmente un numero elevatissimo di soggetti è fornitore di questi dati. Ci ritroviamo qui di nuovo nella stessa situzione di prima e ciè anche le amministrazioni pubbliche sono abituate a relazionarsi con i cittadini con un tipo di modello top down e quindi per loro, la spinta più grossa al cambiamento e alla pubblicazione di tali dati è quella normativo. Se c’è un obbligo di legge per la pubblicazione dei dati, quello è sicuramente il motivo più evidente ed è quello che sta spingelo la pubblica dei dati senza però convergere sull’effettivo riuso degli stessi.

Abbiamo però anche detto che per trasformare questi dati in valore aggiunto è necessario che ci sia un ecosistema di terze parti che sviluppano applicazioni che includa questi dati nelle proprie applicazioni per trasformarli in servizi. Le terze parti esistono, ma non esiste l’ecosistema intorno agli Open Data.

Quindi abbiamo:

  • La domanda
  • L’offerta
  • La catena del valore

Ci sono quindi tutti i presupposti per un mercato estremamente ricco, se tutti ci impegnamo a farlo crescere, sapendo adesso i benefici che può portare.

Alcuni esempi di Open Government Data:

Sul sito www.govdata.eu/reuse sono riportate alcune applicazioni che riutilzzano dati pubblici, si tratta di semplici “mash up” ovvero applicazioni che integrano le mappe (dati territoriali) con varie tipologie di dati di pubblica utilità come le specie e il numero di alberi presenti lungo le strade della città di Parigi, i punti di raccolta differenziata dell’immondizia nella città di Rennes. Altre indicano la posizione esatta di tutte le toilettes pubbliche di Parigi, i punti della città in cui si trovano i parcheggi per disabili con informazioni sulla loro dimensione. Un’altra applicazione riporta tutte le fontane di Parigi, un’altra le informazioni sull’origine storica di tutte le vie di Parigi.

Recentemente infatti la città di Parigi ha reso disponibile una grande quantità di dati e queste semplici applicazioni ne dimostrano la potentiale utilità e valore pratici che essi possono avere trasformandosi in veri e propri servizi.

La realizzazione facile e veloce di queste applicazioni è stata possibile grazie al fatto che i dati siano stati resi disponbili su una piattaforma di “riuso” pensata appunto per l’inclusione dei dati pubblici in applicazioni.

I dati ambientali di Eye On Earth. http://eyeonearth.cloudapp.net/

Si tratta di una soluzione Web 2.0 basata sul cloud. L’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) fornisce dati ambientali collezionati in tutta Europa a beneficio dei decisori politici e del grande pubblico. L’AEA lavora per la sensibilizzazione ambientale in tutta Europa fornendo informazioni relative alle tematiche ambientali in una modalità che rende la comprensione dei fenomeni semplice e immediata per tutti — i dati in questione sono la qualità dell’acqua e dell’aria.

Gli utenti possono visualizzare la qualità dell’acqua o dell’aria sul territorio di 32 stati membri dell’Unione Europea, utilizzando mappe digitali ad alta definizione. Ma questa applicazione non fornisce solo dati, è infatti predisposta per incorporare i commenti e informazioni fornite dai cittadini, incoraggiando così l’interazione tra stato e pubblico sul tema della sostenibilità ambientale. Tramite l’Atlante ambientale, l’Agenzia Europea per l’Ambiente raccoglie anche le esperienze dei cittadini che sono testimoni oculari dei cambiamenti climatici. Queste soluzioni consentono di aumentare la consapevolezza degli impatti del cambiamento ambientale e aiutano le persone in Europa a fare scelte più consapevoli sull’ambiente.

Eye On Earth è un’applicazione basata sulla piattaforma cloud Microsoft Azure che si collega in tempo reale con i sistema di raccolta dei dati che provengono da migliaia di stazioni climatiche posizionate in tutta Europa e realizzate su piattaforme diverse tra loro. Il Cloud permette a tutti questi sistemi diversi di interoperare tra di loro grazie al’utilizzo di protocolli e formati standard e alle interfacce aperte. Fornisce così un output omeogeneo con lo stesso livello di affidabilità di un datacenter tradizionale, offrendo però una maggiore flessibilità di utilizzo delle risorse computazionali e di storage dei dati e garantendo quella scalabilità che consente di soddisfare gli aumenti rapidi di dati e traffico.

La visualizzazione dei dati relativi alla qualità dell’acqua si intensifica nei mesi estivi quando le persone devono pianificare le loro vacanze e cercano informazioni sulla qualità dell’acqua dei luoghi di destinazione. Centinaia di migliaia di cittadini accedono contemporaneamente all’applicazione durante i periodi più trafficati e la domanda cresce rapidamente. Anche i dati sulla qualità dell’aria sono molto richiesti in estate quando la circolazione dell’aria è più stagnante e gli utenti sono interessati a conoscere i livelli di ozono e degli altri inquinanti nelle varie zone. Le immagini sono visualizzate su mappe che forniscono immagini satellitari ad alta definizione. I dati vengono trasmessi ogni ora dalle stazioni climatiche di raccolte al database di raccolta Cloud.

Fiore e Ombre - cc mbd.marco

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