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Manipolatori seriali della mente

 In Sotto il Segno del Culto, N. 1 - marzo 2010, Anno 1

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere» (George Orwell)

Oggi, come non mai, siamo di fronte a una società frantumata. I diversi piani del vivere e del sentire sociale sono in forte antagonismo fra loro: la politica, l’economia, la morale, la legalità stanno diventando, sempre più, l’uno estraneo all’altro. In ognuna di queste sfere pare essere venuta meno ogni certezza della regola, ogni proposito comune, ogni idealità, ogni passione.

Il tema della religiosità e della fede non fa eccezione.

Dalla metà del secolo scorso si è assistito ad un proliferare di piccoli gruppi o vere e proprie organizzazioni “multinazionali”: culti vari, alcuni dal sapore esotico altri di tipo magico. Molti promuovono dottrine sincretiste di tipo esoterico-iniziatico; ma tutti si dichiarano depositari di “verità” assolute o di “conoscenze” superiori.

Quello dei “nuovi” culti è un fenomeno complesso che riflette da una parte i disagi e i bisogni dell’uomo del nostro tempo, dall’altra la gran confusione che regna su questi argomenti.

Allontanati dalle religioni tradizionali, perché ritenute troppo compromesse con le società opulente, molti restano però interessati ad un messaggio spirituale, profetico, radicale e alternativo all’ordine e ai valori della società contemporanea. La riscoperta del sacro e del magico in un mondo in “frantumi”, diviene necessità ideologica per ricomporre quei brandelli di “umanità perduta”. Nei nostri giorni, infatti, si temono i rischi di un impoverimento esistenziale dell’uomo causato da una società dai contorni ambiguamente nichilisti. Sottolineare questo nichilismo è decisivo per caratterizzare l’indifferenza esistenziale dell’uomo odierno che, perse ormai le sue radici e sradicato dal suo ambiente, vaga privo d’identità.

Caratteristica peculiare dei culti “totalitari” sono le scissioni. Il gruppo è guidato alla scissione da un personaggio che gioca il ruolo di “capo carismatico”, che dovendo giustificare se stesso di fronte ai propri seguaci e, specialmente di fronte a quelli che prima erano considerati “fratelli”, deve elaborare un massaggio “religioso” carico di promesse che presenti il “nuovo” gruppo, come ultima oasi di salvezza. Il “nuovo” credo si fonderà, in genere, su una interpretazione “nuova” dei sistemi di pensiero. Potrà attingere da altre correnti religiose, da cui trarrà alcuni aspetti fondamentali. In alcuni casi tenderà a mettere in evidenza o minimizzare o ad eliminare alcune loro affinità. In altri, accosterà e mescolerà elementi completamente inconciliabili tra loro. In pratica una confusione d’elementi presi da forme religiose differenti e non concordi tra loro che, accozzate alla meno peggio assieme, danno origine a una nuova concezione filosofica o religiosa.

Ecco allora una sequela di individui che si presentano come profeti o inviati da Dio, in grado di avere accesso a canali privilegiati di comunicazione con l’aldilà, quando non si dicano Dio o Cristo in persona. Per questo è bene porre particolare attenzione a quei personalismi che proferiscono di avere “apparizioni private” o carismi particolari. Al risveglio “forzato” di una “fascinazione” nei confronti di un sacro “selvaggio” che va dalla rinascita di pratiche magiche, vecchie e nuove, al diffondersi sempre più capillare di pratiche divinatorie, più o meno raffinate, al desiderio di trovare vie atipiche per comunicare con l’aldilà o addirittura all’evocazione esplicita di forze di natura demonica.


La costruzione sociale della realtà

Ricerche di “psicologia delle masse” hanno da tempo evidenziato come l’individuo sia fortemente influenzato dal fatto di trovarsi a far parte di una comunità riunita in un certo luogo geografico. Fattori come tradizione, cultura, famiglia di origine, amicizie e periodo della storia nel quale un individuo si trova a vivere, formano l’humus sociale capace di plasmare un soggetto e renderlo così come egli è.

Dunque, l’interpretazione della realtà è una questione sociale oltre che individuale, la conoscenza del mondo in cui viviamo dipende non soltanto dai nostri sensi, ma anche dal fatto che ci accordiamo con i nostri simili sui significati condivisi relativi al mondo esterno, realizzando una “costruzione sociale della realtà”. Per questo l’agire di un individuo è sempre in forte misura influenzato dal fatto che egli si trova a far parte di una “massa” dove determinati modi di reazione vengono resi possibili e altri resi difficili, e questo dal semplice fatto che l’individuo si sente parte di questa “massa”. Esperimenti di psicologia sociale sono stati condotti per far luce sui modi in cui le persone possono essere influenzate, sia come gruppi sia come individui. Questi studi hanno dimostrato l’incredibile potere «delle tecniche di modificazione comportamentale, del conformismo e dell’obbedienza all’autorità». Tre fattori determinanti, noti come “processi di condizionamento”. (Hassan 1999). Watzlawich afferma che «il fattore più spaventoso della resa cieca dei soggetti è il desiderio profondo e radicato di essere in accordo con il gruppo» (Watzlawich 1976).

Già i sociologi Gabriel Tarde e Gustave Le Bon avevano indagato il motivo per il quale, quando gli individui si radunano in folle, tendono a far funzionare meno le proprie capacità intellettuali, manifestando comportamenti uniformi tanto da far pensare a una sorta di unità mentale collettiva. In questo quadro essi parlano di suggestione, per indicare un fenomeno nel quale, analogamente a quanto accade nell’ipnosi, l’individuo manifesta comportamenti e opinioni diversi da quelli che attuerebbe singolarmente; tale cambiamento si verificherebbe su basi non logiche, senza riferimento alla realtà oggettiva e senza la consapevolezza da parte dei singoli di ciò che avviene. Essi sostenevano che una persona, dotata di particolare fascino e prestigio, sarebbe riuscita a dirigere il senso di tale suggestione, in modo da controllare le coscienze degli individui e neutralizzare la razionalità dei singoli, che frena e inibisce il comportamento in situazioni individuali, attraverso un consenso, apparentemente spontaneo, con la volontà del gruppo o del leader.


Il leader

Il leader deve saper cogliere le aspirazioni segrete della folla e proporsi come colui che è capace di realizzarle, come l’incarnazione stessa di tali desideri. L’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere di esserne capace. L’immaginazione popolare é sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, di leader senza scrupoli.

«Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che perseguono, qualunque ragionamento si infrange contro le loro convinzioni. Il disprezzo e le persecuzioni non fanno che eccitarli di più. Interesse personale, famiglia, tutto é sacrificato. Perfino l’istinto di conservazione è distrutto, al punto che il martirio costituisce spesso l’unica ricompensa. L’intensità della fede conferisce grande potere di suggestione alle loro parole. La moltitudine dà sempre ascolto all’uomo dotato di forte volontà. Gli individui riuniti in folla, perdono la volontà e quindi si volgono per istinto verso chi ne possiede una» (Le Bon 2004).

Tre sono le principale caratteristiche del leader nel rapporto con i suoi membri:

  1. Sono autoproclamati, persuasivi e affermano di avere una missione speciale, una esclusiva conoscenza o illuminazione. Sostengono di avere sviluppato innovativi progetti scientifici, umanistici o sociali che condurranno i seguaci verso “nuovi livelli” di consapevolezza o di avere il potere di guarire tutte le malattie. Spesso i loro “poteri straordinari” sono doni di Dio essendo loro stessi suoi messaggeri. Quando non si proclamano Dio stesso. Doti speciali, e poteri straordinari, più o meno auto-attribuiti, fanno dei leader delle autorità indiscusse. Così legittimati prendono decisioni su ogni aspetto della vita dei seguaci: dispongono dove gli adepti devono vivere, la scelta degli amici o dei partner; convincono i devoti a lasciare famiglia, lavoro e carriera per seguirli. Nella maggioranza dei casi, in modo palese o celato, alla fine prendono il controllo di proprietà, denaro e vita dei seguaci.
  2. Tendono ad essere risoluti e autoritari non rispondendo, del loro operato, ad alcuna altra autorità. Emanano forza, slancio e fascino personale. In realtà dietro, una sedicente personalità carismatica, si nasconde spesso un individuo capace di tecniche di controllo mentale.
  3. Accentrano su di sé la devozione, richiedendo ai seguaci ubbidienza assoluta e indiscutibile. Essi soli sono giudici della fede degli adepti, l’unici mediatori tra la divinità e l’uomo. È Attraverso di loro che passa la salvezza o l’illuminazione. I “fedeli” sono esseri “scelti”, “selezionati” o “speciali”, mentre i non membri sono esseri inferiori, impuri. Atteggiamenti critici o anche solo dubbiosi vengono repressi e tacitati con l’accusa di mancanza di fede, di egoismo o possessione demoniaca (Singer 1995; Santovecchi 2004).

Solo ammettendo il potere occulto della “persuasione”, intesa in questo contesto quale tecnica di modificazione comportamentale indotta, è possibile spiegare come sia potuto accadere che delle persone siano state pronte a sacrificare la propria vita o la vita dei propri figli per la realizzazione di modelli societari illusori.

Fiore e Ombre - cc mbd.marco

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