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Piccole e grandi truffe: maghi guaritori e affaristi

 In Sotto il Segno del Culto, Anno 1, N. 2 - giugno 2010

Centinaia sono le denunce per truffa che ogni anno giungono alla Guardia di Finanza. Storie di vite umiliate, distrutte. Storie che mostrano in tutta la loro evidenza come le condotte basate sulla fraudolenta rappresentazione della realtà e sulla artificiosa formazione della volontà, contengano un aspetto ricorrente: la violenza psicologica. Una violenza interiore, spesso intollerabile, che nasce dall’aver vissuto, in modo diretto e personale, esperienze basate sull’imbroglio, sulla menzogna, sulla cialtroneria di vario genere. Insomma, tutte le possibili azioni che, quotidianamente, singoli individui o organizzazioni strutturate pongono in essere approfittando delle condizioni di debolezza, ingenuità ed ignoranza delle persone. Disonestà posta in essere, in alcuni casi, da menti geniali e raffinate (Lucarelli, Picozzi, 2009), ma il più delle volte da piccoli truffatori che “pescano” le loro vittime nei più diversi strati sociali, culturali ed economici della nostra società.

Valutando i diversi comportamenti criminali si può constatare come siano differenti gli effetti psicologici che specifiche condotte possono provocare nelle vittime. Sono evidenti, infatti, le differenze che passano tra i timori e le paure originate dal rapporto con un comune delinquente o con un mafioso, che si arricchiscono e impongono il loro potere con l’intimidazione e la violenza fisica e:

  • le rassicuranti promesse di un mago che, grazie a poteri soprannaturali, garantisce il superamento, ad esempio, di una crisi matrimoniale oppure l’eliminazione di un sortilegio;
  • la convincente diagnosi di un guaritore, che individua la malattia e assicura la totale guarigione utilizzando bizzarre terapie di sconosciute medicine alternative;
  • il seduttivo eloquio di un grande finanziere, che promette lauti guadagni se solo si ritenga di investire i propri risparmi nelle sue “spettacolari” iniziative imprenditoriali;
  • il carismatico guru di un gruppo mistico che, attraverso nuovi percorsi spirituali, promette la purificazione, l’illuminazione, il benessere o l’incremento delle potenzialità personali e l’espansione della consapevolezza;
  • le rassicuranti indicazioni di un sedicente psicoterapeuta che assicura il suo intervento per la risoluzione di delicati problemi psicologici legati ad esempio all’autostima, alla depressione, alle nevrosi o alle fobie di varia natura.

Spesso questi ultimi soggetti compiono azioni illegali anche gravissime ma, in genere, non usano la forza, l’intimidazione o la violenza. Per esercitare il loro potere e raggiungere i loro fini (illeciti) costoro usano il raggiro, la falsa promessa, il subdolo convincimento.

La possibilità di incidere sul comportamento altrui, e in qualche modo controllarlo, contiene una gamma eterogenea di condotte. Si può spaziare da un semplice influenzamento delle opinioni a raffinate forme di condizionamento che la letteratura scientifica di volta in volta ha definito come “persuasione coercitiva, programmi di controllo mentale e riforma del pensiero, lavaggio del cervello, mentecidio”.

Il desiderio morboso di esercitare una qualche forma di potere sugli altri e il piacere di esercitarlo, può costituire una delle finalità di tali comportamenti. Cionondimeno l’uso di specifiche strategie o di particolari tecniche di condizionamento può essere indirizzato al conseguimento di differenti risultati come, ad esempio, l’acquisizione di notizie riservate, il successo commerciale, l’indottrinamento pseudo religioso. Il più delle volte il lucro è la vera molla che spinge gli individui ad abusare delle debolezze e dei desideri delle loro vittime.

 

Approccio metodologico alle dinamiche plagiarie

Quando in una collettività agiscono singoli delinquenti o organizzazioni criminali, che in vario modo frodano, truffano, raggirano, si possono creare le condizioni per minare la fiducia su cui i rapporti sociali ed economici si fondano e si sviluppano. Si realizza, cioè, una situazione di insicurezza tale da condizionare il corretto funzionamento del sistema sociale nel suo complesso.

L’ordinamento giuridico non può rimanere indifferente a situazioni di questo tipo. Il tema è, però, molto complesso, perché diverse sono le dimensioni attraverso cui si può parlare di questi argomenti e diversi possono essere i livelli di approfondimento e le prospettive di analisi. Un investigatore che affronta queste problematiche si rende subito conto di entrare in un “territorio” vasto e, per molti versi, sconosciuto. Le condotte con cui ci si confronta, sono difficili da provare, e, soprattutto, complesse da inquadrare ai fini della possibile violazione del libero arbitrio dei singoli. È difficile distinguere dove finisce l’autodeterminazione e dove la persuasione diventa suggestione o manipolazione penalmente rilevante. È difficile capire se certe condotte siano il frutto di una scelta liberamente assunta o la conseguenza di uno stato di assoggettamento penalmente tipizzato.

A ciò si deve aggiungere il naturale senso di vergogna e di riserbo che molte vittime hanno di fronte agli organi inquirenti e le conseguenti difficoltà nell’acquisizione di elementi probatori dell’illecito. Qual è il modo migliore, allora, per affrontare tali problematiche? Esse possono essere affrontate sia da un punto di vista prettamente giuridico, con specifico riferimento al dato normativo ed agli effetti che certe condotte determinano nel nostro ordinamento, che da un punto di vista più prettamente fenomenologico; tenendo presente che le dinamiche della comunicazione persuasiva rappresentano un dato ineliminabile delle relazioni interpersonali con cui ogni giorno dobbiamo necessariamente fare i conti. È necessario, quindi, un approccio interdisciplinare, in modo da disporre di un più vasto bagaglio culturale proveniente da varie discipline, tra cui la comunicazione, la psicologia e le neuroscienze cognitive. Queste ultime, da tempo, hanno messo in evidenza come esistano dei “bachi” nel funzionamento del nostro cervello (Della Luna, 2009). Queste falle non di rado fanno “cadere in trappola la mente”, consentendo ai truffatori di conseguire indebiti vantaggi in danno delle loro ignare vittime (Motterlini, 2009). Un più vasto ed integrato complesso di conoscenze può allora essere utile per acquisire quella sensibilità necessaria per comprendere ad esempio:

  • i meccanismi che sovraintendono ai processi decisionali dei singoli individui;
  • i comportamenti che si realizzano in contesti gruppali ed il ruolo giocato dai leader nelle loro varie configurazioni;
  • le modalità attraverso le quali si mente, perché lo si fa e quali sono, o possono essere, i segnali premonitori degli inganni, delle bugie (Ekman, 2009).

 

Comunicazione e comportamenti automatici

La capacità di alcuni “professionisti della persuasione”, di trarre indebiti vantaggi dalle loro vittime, nasce dall’abilità di utilizzare a proprio favore strategie e tecniche per “conquistare” la mente altrui (Re, 2009). Facendo leva su stati emozionali, illusioni percettive e sensoriali o comportamenti stereotipati, si possono prevedere e sfruttare predeterminate reazioni comportamentali.

Uno degli strumenti più efficaci nella strutturazione dei processi decisionali è rappresentato dalla comunicazione. La capacità “seduttiva” del linguaggio incide direttamente sul funzionamento della nostra mente inconscia. Gli studi sulla “psicologia delle scelte” indicano come le nostre preferenze e i nostri valori non siano rigidi. Questi possono mutare in relazione alle scelte che di volta in volta ci vengono proposte. In questo senso le nostre decisioni il più delle volte non sono il frutto della nostra razionalità, secondo l’opzione che meglio ci soddisfa. Valori e preferenze possono prendere una piega diversa a seconda del linguaggio usato o di come è formulata una domanda o come è “incorniciata” una certa situazione (Dilts, 2004). L’attrattiva di un’opzione in molti casi dipende da ciò con cui la confrontiamo. Il ruolo e l’importanza della parola e del linguaggio possono rappresentare, pertanto, il fulcro centrale delle azioni manipolative.

Senza rendercene conto questi meccanismi concedono ai truffatori un potere assolutamente formidabile, sottile e raffinato al tempo stesso. Non c’è bisogno di sforzarsi “non c’è bisogno di muovere un muscolo” (Cialdini, 2005). Il segreto dell’efficacia della loro azione sta nel modo di strutturare le richieste, nel modo di maneggiare l’una o l’altra delle tecniche da tempo studiate e sperimentate. Può bastare a volte un’unica parola, ben scelta, per mettere in moto un “programma automatico di comportamento”. Potenzialmente si può manipolare chiunque senza avere l’aria di approfittarsene. La vittima stessa vede la propria acquiescenza come l’effetto di forze naturali, anziché di un disegno di chi se ne approfitta. In conclusione il “pensiero intuitivo”, conducendoci in modo automatico, senza il vaglio del ragionamento razionale, è guidato dall’inconscio cognitivo che opera, così, nel “retrobottega della nostra mente”, dietro la cortina della piena coscienza (Motterlini, 2008).

 

La volontà ed il diritto

Quando si affrontano le tematiche della persuasione e della manipolazione non si possono non valutare i profili giuridici conseguenti a tali condotte.

Com’è noto il principio cardine del nostro ordinamento è rappresentato dall’”autodeterminazione responsabile”. In sostanza qualsiasi condotta ha effetti giuridici rilevanti nella misura in cui è espressione di una libera e autonoma manifestazione di volontà del soggetto interessato. Si pensi ad esempio:

  • a tutta la disciplina dei vizi della volontà presente nel codice civile (errore, violenza e dolo);
  • alla disciplina contenuta, ad esempio, in tema di testimonianza all’art. 188 del codice di procedura penale che prescrive il divieto di utilizzare, neppure con il consenso della parte interessata, di metodi o tecniche idonee ad influire sulla libertà di autodeterminazione od ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti;
  • per non parlare, poi, delle fattispecie penali che puniscono condotte che, attraverso artificiose rappresentazioni della realtà, causano gravi danni, personali e patrimoniali.

In tutte le fattispecie penali le forme manipolative della volontà non possono, però, assumere una connotazione generica, come quella contenuta nella vecchia previsione del plagio, abrogato con sentenza della Corte Costituzionale n.96 dell’8 giugno 1981. Norma che presupponeva, nella sua condotta incriminatrice, il “totale stato di soggezione” (Art. 603 c.p. “Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni). L’abrogazione di tale fattispecie penale è risultata di grande importanza, non tanto in termini di effetti sui procedimenti penali in corso, visto che la norma fin dalla sua introduzione nel 1930 non ha avuto pressoché alcuna applicazione, quanto per l’affermazione, da parte della Corte Costituzionale, di un principio generale in tema di rilevanza penale dei fenomeni persuasivi e manipolativi.

Il caso che determinò la pronuncia della Corte Costituzionale è relativo ad un procedimento penale che aveva visto coinvolto don Emilio Grasso, sacerdote cattolico carismatico, accusato di allontanare i suoi giovani seguaci dalle loro famiglie, alimentando in loro, nel contempo, un esasperato culto della sua persona. In questa occasione la Corte si è chiesta cosa significasse “stato di totale assoggettamento”, come lo si potesse determinare oggettivamente e con quali mezzi fosse possibile accertarlo concretamente. Affermando esplicitamente la natura psichica del reato di plagio (l’elemento costitutivo è il dominio psichico eventualmente accompagnato da quello fisico da esso derivante), la Corte ha ritenuto che non sia possibile stabilire giuridicamente il “totale stato di soggezione”. Considerando il dettato della norma, si è ritenuto che l’effetto dell’attività psichica del plagiante dovesse essere “non già quello di ridurre un individuo in stato d’incapacità d’intendere o di volere (previsto espressamente nell’art. 613 del cod. pen.) bensì quello di ridurre la vittima da persona capace a persona in totale stato di soggezione. Questo totale stato di soggezione indicato dall’art. 603, annienterebbe il determinismo della vittima sostituendo il determinismo del plagiante a quello del plagiato in guisa da ridurre questo ultimo nello stato di cosa che pensa e agisce come pensa e agisce il plagiante. In altre parole sarebbe il plagiante a formare la volontà sua e del plagiato, questi essendo solo un mezzo fisico per compiere le attività volute dal plagiante”. L’influenza e la stessa soggezione psichica, secondo la sentenza, sono realtà “normali” nei rapporti tra esseri umani. Sul piano squisitamente giuridico è infatti difficile distinguere tra persuasione e suggestione irresistibile o stato di “totale assoggettamento” ovvero precisarne, in modo razionalmente sicuro, le sue caratteristiche precise. In questo senso la norma incriminante, riguardo alla condotta materiale, non è stata ritenuta verificabile nella sua effettuazione nè nel suo risultato e, quindi, è stata considerata incostituzionale. Sentenza della Corte Costituzionale, è il caso di ricordare, che contribuirà a scagionare, proprio su tali presupposti, anche Eugenio Siragusa, fondatore e leader del movimento Fratellanza Cosmica, dedita al culto dei dischi volanti, arrestato nel 1978 con l’accusa di plagio di due seguaci.

La diretta conseguenza di tale considerazione è stata che le fattispecie incriminatrici, in tema di “manipolazione mentale”, devono essere sempre espressione di condotte materiali tipizzate. In altre parole la libertà di manifestazione del pensiero (e quindi l’influenzamento altrui) può incontrare il limite dell’integrità psichica della persona, quando si concretizza con mezzi di pressione violenta e subdola, quali la minaccia o la frode. Alcuni tipici esempi illuminanti sono riportati in sentenze della Cassazione:

  • sentenza n.5012 del 7 febbraio 2007, che ha ritenuto punibile la condotta di colui che abbia posto in essere una situazione apparente, contraria a quella reale, consistente in realtà nel gestire una setta religiosa, priva di qualsiasi legittimazione ecclesiastica ufficiale, con modalità idonee a trarre in errore le vittime sulla reale natura dell’associazione. Nel caso in specie il ricorrente non perseguiva alcuna finalità di natura spirituale ma solo interessi di natura patrimoniale facendo propri i vantaggi conseguibili dalle vittime;
  • sentenza n.33761 del 3 settembre 2007, che ha ritenuto colpevole un mago che aveva costretto la vittima a compiere atti sessuali con la promessa di scacciare in questo modo spiriti maligni. Il reato di violenza sessuale sussiste anche se c’è il consenso della vittima perché il consenso in questo caso deve ritenersi viziato dalla condizione di inferiorità psichica della stessa, intesa anche come condizioni intellettive e di minore resistenza dovute ad un limitato processo evolutivo mentale e culturale, esclusa ogni causa propriamente morbosa.

Altro esempio tipico è costituito dal reato di “circonvenzione di incapace”. Questo reato fa leva infatti sui meccanismi della “coazione della volontà e di cooptazione del consenso, volti ad indurre una persona a compiere un atto dannoso che comporti effetti giuridici dannosi a se ed ad altri”, determinando una “forma di aggressione al patrimonio che passa attraverso il consenso del soggetto passivo il cui potere critico è attutito dalla debolezza psichica” (De Fazio, 1991).

 

Alcuni casi emblematici

L’esperienza di tutti i giorni ci offre sempre nuovi spunti per riflettere sulla straordinaria fantasia con cui si realizza l’attività ingannatoria, capace di indurre in errore o di approfittare della debolezza psichica di un soggetto. La realtà ci presenta personaggi dalle mille sfaccettature psicologiche e caratteriali. Individui che mettono in evidenza spiccate intelligenze, incredibili ingenuità e vulnerabilità, istintive capacità di entrare in rapporti empatici e di simpatia, insensibilità alla sofferenza delle vittime.

Tante le storie che appaiono emblematiche dei diversi modi di incidere sulla psiche umana. Alcune, di sapore antico, attingono dal mondo della magia e a “particolari facoltà” che consentirebbero, a pochi iniziati, di accedere a livelli “superiori di conoscenza” per entrare in relazione con dimensioni soprannaturali. Altre, più laiche, riguardano quei raggiri, molto diffusi, che fanno leva sull’errore, sulla distrazione, sull’ingenuità, sull’avidità o sulla minore capacità di vaglio critico dovuto all’età, alle condizioni di salute, alla cultura. Altre ancora, più moderne, puntano sull’innato, e rinnovato, desiderio di spiritualità, sul nuovo approccio di cure e tecniche terapeutiche, nonché sull’aspirazione dell’uomo al massimo sviluppo delle proprie potenzialità e capacità.

In tutti i casi le leve su cui si opera sono sempre leve inconsce, emozionali. La razionalità ed il pensiero critico in questi casi sembrano svanire sotto la sapiente azione di figure carismatiche che prendono il sopravvento attraverso l’uso della parola, del linguaggio, di un ritualismo che va ad incidere sugli strati più profondi della coscienza.

 

Magia, divinazioni e spiritualità

Il “mestiere” del mago è antichissimo, ma ancora straordinariamente attuale, tutt’altro che scomparso nella società italiana. L’assiduità con cui le persone, di tutte le estrazioni sociali, vi fanno ricorso dimostra la vitalità di un settore che promette la possibilità di conoscere e prevenire eventi futuri offrendo, nel contempo, consigli e chiarificazioni su situazioni che riguardano il presente.

Ricorrendo a speciali rituali e all’interpretazione di eventi, simboli e segni, talune persone (ciarlatani), affermano di possedere il potere di entrare in rapporto con superiori entità spirituali. In questo senso la divinazione e la magia rispondono ad una ancestrale esigenza dell’uomo: conoscere il futuro per dissiparne l’incertezza. Il mago non solo dichiara di poter accedere alla conoscenza di alte e altre dimensioni extra umane, ma afferma anche di poterne influenzare le decisioni con riti propiziatori, cambiando così il destino dell’uomo.

Un esempio è rappresentato da un mago che ha operato per molti anni in Firenze con la qualifica di “pranoterapista e parapsicologo”. Questo mago, attraverso sedute spiritiche, stati di trance e interventi potenzianti di altri maghi sud-americani, aveva, nel tempo, provocato una dipendenza psicologica in un marito disperato per la sua crisi matrimoniale. L’uomo sopraffatto dall’inquietudine, dall’incertezza degli affetti e del lavoro e dal suo vissuto di solitudine, era divenuto una facile preda. Convinto che riti propiziatori e talismani carichi di energia benefica, potessero sollevarlo dal suo sconforto, aveva corrisposto al mago compensi per migliaia di euro (25.000 €), con l’unico risultato di finire sul lastrico.

Ma come è possibile essere certi che il mago o il lettore di tarocchi non dispongano di particolari poteri? Cosa si nasconde dietro la loro apparente capacità di conoscenza del passato, presente e futuro della persona che interroga? Quali sono i meccanismi psicologici su cui opera il mago?

Un mago di successo in realtà è un buon conoscitore della mente umana e sa come far leva sui desideri, debolezze e paure tipiche di ogni uomo. Non è, quindi, un uomo che ha poteri soprannaturali, ma un individuo che ha solo le conoscenze che si possono acquisire con la lettura di un buon manuale di psicologia e con un po’ di pratica. In questo senso ogni possibile informazione acquisita sul conto del “cliente” può permettere la ricostruzione della sua personalità consentendogli di dimostrare che è in grado di leggere dentro di lui come attraverso il vetro.

Alcuni studiosi, analizzando a fondo i contenuti e le modalità esplicative della “relazione magica”, sviluppatasi nelle tradizionali comunità rurali italiane, hanno osservato come il legame profondo che lega il “cliente” con il mago non è cambiato nel tempo. Le differenze tra lo stregone di ieri e il mago di oggi, per quanto palesi, non sembrano aver inciso sulle caratteristiche della “relazione magica”. Non è quest’ultima che è cambiata ma il contesto sociale in cui essa si svolge. La pratica magica, e la cultura collettiva che la legittimava, incideva, in passato, su comunità scarsamente differenziate e seguiva tutto l’arco delle necessità del gruppo sociale di riferimento.

Nella società contemporanea l’attività del mago urbano si è confrontata con lo sviluppo del mercato che gli ha fatto perdere la legittimazione tradizionale goduta nel suo gruppo sociale stabile. In questo senso è iniziato un progressivo processo di commercializzazione dell’offerta magica che ha sopito la diffidenza del moderno “consumatore”, infatti la prestazione magica si è adattata al mercato alleggerendosi dagli aspetti esoterici più impegnativi, per aderire ad un’offerta semplice, superficiale e apparentemente inoffensiva.

Per intercettare questo tipo di domanda, la moderna impresa magica, inserita in un quadro sistemico sempre più complesso, si è dovuta riorganizzare per una gestione imprenditoriale e con un sistematico “sfruttamento economico dell’irrazionalità” (Venturini, 2005). Tra i veicoli promozionali utilizzati quelli di maggior successo sono stati:

  • la telemagia, che si è avvalsa della mediazione televisiva e di un nuovo linguaggio comunicativo (il format e quello della telepromozione);
  • la cartomanzia telefonica (o consulti telefonici), in cui si realizza una vera è propria catena di montaggio delle divinazioni. La preveggenza si realizza con una serie di operatori telefonici (call center) che intrattengono al telefono la “vittima” costringendolo a pagare somme altissime per l’attivazione di numeri a tariffazione speciale. Come a dire più ti trattengo al telefono più guadagno.

In questo senso non siamo più di fronte alla tradizionale magia di campagna ma all’interno di vere e proprie organizzazioni che fruttano commercialmente e con efficienza manageriale la superstizione delle persone.

 

Potere salvifico e curativo del leader mistico

A volte magia e religione sembrano camminare assieme. Non è infatti difficile incontrare presunti uomini di fede, vicini alla Chiesa, che utilizzando concetti e oggetti del mondo sacro strumentalizzano il messaggio cristiano: “questo pseudo-misticismo crea non poca confusione in chi ha una fede semplice ed è incapace di operare un autentico discernimento” (Pasqua, 2007).

In tale contesto, nel settembre 2008, finanzieri della Tenenza di Pozzallo, in Sicilia, hanno concluso un’indagine da cui è emersa la reale attività svolta da un’associazione, ufficialmente riconosciuta come ente morale. I reati contestati sono stati associazione per delinquere finalizzata a truffe aggravate, in danno degli affiliati. All’atto dell’intervento, nel salone centrale dell’immobile, erano presenti oltre un centinaio di persone, di tutte le età e condizioni sociali – compresi numerosi bambini – intente a pregare. Le successive perquisizioni, eseguite, non solo nella sede operativa dell’associazione ma anche nelle case e nei luoghi a disposizione dei quattro arrestati, hanno portato al ritrovamento, fra l’altro, di ‘messaggi dal cielo’, di statuine di angeli e ostie con emografie, rosari, fiori secchi imbevuti di olio profumato, oggetti descritti come reliquie di Padre Pio, boccette etichettate come ‘olio sacrificale’ o ‘rugiada del cielo’, oltre a 73.000 euro, di cui 67.000 in contanti.

Malgrado l’apparente vocazione fortemente filantropica dell’associazione, simulata da oltre vent’anni, le indagini hanno consentito di qualificare tale associazione come una vera e propria “setta”. I loro promotori, spinti da forti interessi economici e patrimoniali, non hanno esitato a circuire, con minacce e forti pressioni psicologiche, gli associati, causando loro gravi danni economici e non meno danni psicologici. Il disegno criminale, come ricostruito dall’Autorità Giudiziaria inquirente, era particolarmente complesso e singolare. La nascita dell’associazione risalirebbe a circa ventidue anni prima, allorquando una delle indagate si sarebbe incontrata con una donna a suo dire, in costante contatto con Dio, Gesù, la Madonna, lo Spirito Santo, gli Angeli e tutti i Santi. Con essi ella avrebbe avuto un colloquio ricorrente, sia diurno che notturno. Oltre ottomila, a suo dire, i messaggi ricevuti dal Signore.

I messaggi sarebbero stati alla base del progressivo sviluppo della comunità religiosa. Attraverso un clima miracolistico e apparentemente amoroso, i presenti venivano continuamente esortati a “pregare e a convertirsi”. Diversi gli espedienti utilizzati con finalità fraudolente: stigmate sul corpo, Madonnine lacrimanti, ostie insanguinate, intense profumazioni che “segnalavano” la presenza di questo o quell’altro santo e molto altro ancora. Numerose le persone cadute nella trappola, soprattutto anziani e/o con disagi esistenziali.

Gli investigatori hanno accertato che a questa prima fase, miracolistica/amorosa, seguiva un vero e proprio processo di spoliazione, nel corso del quale gli “eletti”, convinti di adempiere alla volontà di Dio, di Gesù, della Madonna, ecc, effettuavano continue e sempre maggiori donazioni di denaro, immobili, terreni, gioielli, opere d’arte ed altri lasciti. A questo si aggiungevano anche continue richieste di prestazioni gratuite di lavoro. In più occasioni, i promotori di questa comunità comunicavano ai presenti la volontà del Signore (sempre esclusivamente comunicata tramite messaggi inviati alla veggente) di costruire un immobile, denominato “Colombaia” o “Granaio del Cielo”, nel quale il gruppo, “eletto da Dio a livello planetario”, si sarebbe dovuto rifugiare in vista dell’imminente e terribile “giudizio universale”. Unica via di salvezza per gli appartenenti all’associazione.

Gli indagati (leader), esercitavano sugli associati un controllo assoluto. Controllo che arrivava ad influenzare anche le più semplici e ovvie azioni della vita quotidiana. Ogni condotta anche la più intima, quale per esempio scegliere il proprio compagno/a di vita, doveva passare dal vaglio dei responsabili, che decidevano in base alla loro personale volontà e convenienza. Tutto chiaramente ben celato dietro le rivelazioni divine. A tutto ciò devono aggiungersi le sistematiche minacce cui andavano incontro gli associati dubbiosi, tentennanti o poco generosi nelle loro elargizioni in favore dell’associazione. Minacce, ovviamente divine, in cui Dio preannunciava, al malcapitato di turno, terribili sofferenze oltre ad una sicura ed eterna infernale dannazione. Evidente, perciò, in questo caso, l’utilizzo di specifiche tecniche di manipolazione. Il dono/carisma ricevuto da un’entità superiore, il potere salvifico che consente al leader di poter realizzare guarigioni o liberazioni da spiriti malvagi. E quando tale potere non si realizza la giustificazione è riconducibile ad una non sufficiente apertura verso il divino da parte dell’affiliato: non ha fede abbastanza, non ha pregato abbastanza. Da manuale la tecnica ricompensa/punizione/colpevolizzazione. Chi ha il cuore puro e dimostra lealtà e obbedienza è persona meritevole di benedizione in caso contrario non è possibile ricevere il “miracolo”. Sviluppando nei “fedeli” la sindrome dell’assedio, si creano invece sospetti, timori, paure per un mondo non devoto, in preda al male. Gli stessi spazi dove si riunisce il gruppo diventano spazi di manipolazione mistica dove poter esercitare il controllo dell’ambiente. La richiesta di purezza passa sempre attraverso l’offerta “volontaria” o la disponibilità a lavorare gratuitamente. La tecnica dell’accoglienza/rifiuto del leader serve, inoltre, alla creazione ed al mantenimento di un costante stato di sudditanza psicologica.

Le indagini di polizia giudiziaria hanno quindi frantumato il paravento religioso dietro cui i leaders nascondevano la vera natura della struttura, la cui sede operativa, posta all’interno di un grande parco di oltre 10 ettari, sviluppata su una superficie di 5.000 metri quadrati, si presentava come una vera e propria struttura alberghiero-ricettiva. Da qui la decisione di sottoporre l’associazione a verifica fiscale. Dall’attività ispettiva sono emerse tutta una serie di comportamenti che di fatto hanno comportato una consistente evasione fiscale alle imposte sui redditi, all’I.V.A. ed all’l.R.A.P., per un totale di un milione e seicento mila euro. Anche per quanto riguarda la realizzazione del “salvifico” “Granaio del Cielo” sono state riscontrate varie e gravi anomalie. Intatti, detta concessione edilizia prevedeva la realizzazione di un semplice “manufatto edilizio per la lavorazione di prodotti agricoli” ed era sprovvista dei necessari certificati di agibilità ed abitabilità. Tanto che le risultanze investigative hanno determinato il sequestro preventivo dell’intero immobile, costruito dagli arrestati, utilizzando i proventi della descritta associazione a delinquere stimati in circa due milioni di euro in totale le difformità alla concessione edilizia rilasciata dal Sindaco.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno portato alla luce anche le molteplici ramificazioni che l’associazione aveva stabilito, nel corso degli anni, in tutto il territorio nazionale ed anche all’estero – in particolare a New York – ove sono dislocati numerosissimi adepti, che ricevevano puntualmente le copie del giornalino di impronta religiosa, edito dai responsabili con palesi connotazioni e contenuti propagandistici miranti ad incrementare il proselitismo attorno al gruppo.

 

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