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Il Canto delle Sirene: persuasori occulti e culti abusanti

 In Sotto il Segno del Culto, Anno 1, N. 3 - settembre 2010

«La parola è un potente signore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile, compie le opere più divine. Essa può far cessare il timore, togliere il dolore, dare una gioia, accrescere la compassione. Chi la ascolta è invaso da un brivido, dal terrore, da una compassione che strappa le lacrime e da una struggente brama di dolore. Il fascino divino che suscita la parola è anche generatore di piacere e può liberare dal dolore. La forza dell’incantesimo, accompagnandosi all’opinione dell’anima, la seduce, persuade e trasforma per mezzo del suo incanto» (Platone)

Fin dai tempi di Ulisse i marinai restavano ammaliati, a loro danno, dal canto perturbante delle Sirene.  Da sempre parole “magiche” hanno sedotto e incantato gli uomini. I cantastorie offrivano vivide immagini mentali con i loro racconti di mondi meravigliosi e di gesta eroiche: luoghi e genti lontane eppure così prossime e affascinanti. Parole. Parole, che agitano emozioni e richiamano alla memoria idee e sentimenti capaci di divertire, educare, ma anche di persuadere e condizionare.

È nella Magna Grecia che si ha il primo delinearsi della dialettica e della retorica come disciplina dell’argomentazione convincente. I sofisti esaltarono la potenza della persuasione attraverso la seduzione del discorso: giacché ogni opinione era vera, essendo la “verità” relativa. Per essere vincenti nel dibattimento si dovevano, quindi, sostenere tesi che sembrassero, al di là della verità, affidabili e oneste. Platone ebbe a dire: «E come l’arte crea meri fantasmi, così la retorica crea vane persuasioni e illusorie credenze. Il retore è colui che, pur non sapendo, ha l’abilità, nei confronti dei più, di essere persuasivo più di chi veramente sa, giocando sui sentimenti e sulle passioni».

Sempre Platone, conscio del potere della parola, nei suoi trattati sull’educazione dei fanciulli destinati a diventare i capi della sua Repubblica ideale, scrive:

«E dunque, con tanta facilità, permetteremo che i fanciulli ascoltino, dal primo venuto, una qualsivoglia fantastica favola, ed accolgano nell’anima loro opinioni, per lo più contrastanti a quelle che, secondo noi, dovranno avere quando saranno grandi? Nemmeno per sogno lo permetteremo. Dovremo, però sorvegliare innanzitutto i compositori di favole e, se ne compongon di buone, adottarle, se di cattive respingerle. Persuaderemo poi le nutrici e le madri a raccontare ai bambini quelle che noi avremo scelto e con le favole a plasmar loro l’anima con molta più cura che non con le mani i corpi».

L’uomo, dunque, fin dai suoi primi scambi comunicativi si è interessato della persuasione e delle sue argomentazioni, nel tentativo di indurre le persone a mettere in atto certi comportamenti piuttosto che altri. Nel corso dei secoli, perciò, innumerevoli volte si è assistito all’aggregarsi di persone entusiaste intorno alle più disparate tipologie di leader carismatici. I sogni di cambiare l’umanità, attraverso la realizzazione di società perfette dove poter vivere liberi e felici, hanno sempre affascinato persone di ogni tempo, portandole a sostenere o promuovere progetti di cambiamenti anche rivoluzionari. La strategia utilizzata per arruolare nuove forze, si basava e si basa su un serrato proselitismo che mira a sedurre il futuro adepto, il quale si caratterizza di solito per un profondo bisogno di trovare delle risposte a domande esistenziali classiche: “Da dove vengo? Perché esisto? Dove vado?”

La nascita dei culti di vario genere non è quindi una novità, né lo è l’affermarsi di leader accusati di eccessi ed estremismi nell’esercizio del potere ottenuto nella manipolazione del rapporto necessità-impianto religioso, politico o sociale. Resta il fatto che queste “nuove religiosità”, caratterizzate da una pluralità di definizioni – nuovi movimenti religiosi, sétte, culti, nuove chiese, religioni alternative – si differenziano dalle confessioni ufficiali per i loro metodi di proselitismo, conoscendo, in poco più di mezzo secolo, una fase di eccezionale espansione in tutti i Paesi del mondo. Comunque, nel corso degli ultimi decenni, per indicare queste “nuove formazioni religiose” si è fatto ricorso alla denominazione di “culti”. Termine, mutuato dagli Stati Uniti, per identificare, con l’aggiunta dell’aggettivo “abusanti” o “distruttivi”, il gruppo che si rende protagonista di devianza e autoritarismo.

Questi “nuovi culti” evidenziano una crisi di assolutezza dei grandi sistemi religiosi e le religioni “tradizionali” non costituiscono più il serbatoio di evidenze etiche sulla cui base gli individui potevano orientare la loro azione. Questo è diventato problematico nelle moderne società, atomizzate e disarticolate in tanti autonomi sub-sistemi sociali. In questo contesto emerge una prima modalità religiosa che si esprime in forme neo-sincretiche. L’individuo non percepisce più come invalicabili le frontiere che marcano le differenze fra le religioni, ma sembra invece in grado di ricomporre in un unico universo simbolico elementi provenienti da diverse tradizioni religiose. Si mobilitano, nello stesso tempo, gruppi religiosi di tipo fondamentalista che si sforzano di ricostruire simboli che possono riaffermare una salda identità collettiva radicata in una fede.

I caratteri distintivi di questi “nuovi culti” sono la provenienza esotica, la proposta di nuovi stili di vita, la partecipazione diversa dai modelli tradizionali, la presenza di una leadership carismatica, la partecipazione di giovani di livello culturale elevato, l’operatività a raggio internazionale. A questo va aggiunto che esse ricorrono spesso a forme di esperienza del sacro che dà molto spazio ad aspetti magici, terapeutici, eccezionali o miracolistici.

 

Pifferai magici & Company

Quando nella storia si verifica un periodo di scompiglio, un collasso dei simboli e delle strutture che guidano il ciclo della vita umana, si determina una perdita di orientamento. Ne conseguono sentimenti diffusi di perdita di senso. Succede, allora, che i popoli siano più propensi ad ascoltare chi prospetta loro un rinnovamento cosmico o un ritorno all’età dell’oro: un imminente “Paradiso terrestre” che sottragga dalla disperazione provocata dal crollo dei valori tradizionali. Come un contrappasso, per rendere plausibile la realtà e scongiurare l’anomia sociale, si diffondono gruppi e culti che fondano la loro vita sulla militanza stretta e a volte fanatica dei loro membri. Sono integralisti e fondamentalisti e, al tempo stesso, offrono dolcemente la possibilità di uscire da uno stato di “disperazione spirituale”.

Il culto distruttivo, fenomeno sempre latente nel sottobosco della società, si acutizza, emerge quando convergono tra loro vari fattori caratteristici delle epoche di crisi e di transizione. Al tempo della Rivoluzione Francese si verificò un’esplosione di culti di vario genere, che poi si diffusero non solo in Francia, ma in tutta Europa. Altrettanto accadde all’epoca della Rivoluzione Industriale inglese, dove questi culti, ancora una volta, fiorirono sull’onda della migrazione verso i grossi centri appena industrializzati. Dopo la Seconda Guerra Mondiale culti deviati prolificarono in un Giappone sconfitto e disgregato nella sua struttura sociale. Ancora oggi, alcuni di quei culti si stanno diffondendo in Europa e in America. Più di recente assistiamo allo sciamare di culti di vario genere in Europa Orientale dove il collasso dei regimi comunisti ha lasciato un vuoto sociale e ideologico.

Quello che storicamente viene definito Secondo Grande Risveglio o Revival, nasce e si sviluppa negli Stati Uniti tra il 1820 e il 1860. La società americana fu travolta da grandi mutamenti sociali e economici che diedero il via a un periodo di incertezza, scisma e riorganizzazione. Quel periodo di cambiamento socio-economico vide l’avvento di infiniti “nuovi gruppi religiosi”. La maggior parte di coloro che entravano in questi gruppi marginali apparteneva a categorie svantaggiate come neri, donne e giovani. Tutti in cerca di uno scopo di vita. Alla fine un vasto strato della popolazione rimase coinvolta in uno di questi gruppi di movimento di rinascita.

Il secolo che seguiva, più esattamente verso la sua metà, si presentò fecondo per i leader dei “nuovi” gruppi sèttari. Profondi cambiamenti sociali e politici introducono gli Stati Uniti prima, e l’Europa subito dopo, in un clima fatto di rivolta e conversione. I giovani disillusi non appartenevano più alle famiglie economicamente emarginate, ma erano i diseredati e i critici della cultura corrente. Il movimento della controcultura portava con se il fascino per la spiritualità dell’Oriente, il Ritorno alla Madre Terra, all’Energia Cosmica Universale. Marce di protesta, dimostrazioni contro la guerra in Vietnam, disobbedienza civile, ribellioni studentesche, rivoluzione sessuale, cultura delle droghe portarono al collasso della vita familiare.

Quella che poi venne definita l’Estate dell’Amore, vide migliaia di giovani che si radunavano all’insegna della droga e del Potere dei Fiori. Gli ostelli straripavano di fuggitivi adolescenti e vagabondi che cercavano di prendere coscienza del mondo e di se stessi. Dietro le quinte un esercito di manipolatori, guru, motociclisti fuorilegge, spacciatori, protettori e seguaci di Satana era pronto a trarre sinistro profitto dall’Età dell’Acquario. Leader radicali assumevano nuovi nomi e personalità carismatiche. Sullo slogan “Turn on, tune in, drop out”, “Accenditi, sintonizzati, sganciati”, o “Essere qui, Ora”, Timothy Leary, propugnatore dell’LSD, e Richard Alpert auto-ribattezzatosi Baba Ram Dass, esortavano i giovani a seguire il loro esempio. Non solo i Beatles, i Rolling Stones, i Doors e i Creedence Clearwater Revival, ma anche musicisti indiani come Ravi Shankar e Ali Akbar Khan, ebbero un seguito numeroso di giovani fan.

Il mondo diventò grande, misterioso e imprevedibile, però conoscibile, ma solo con l’aiuto di strumenti mistici e maestri “sapienti”. L’Oriente, considerato fonte inesauribile di saggezza, divenne magnetico. Ogni hippy, degno di questo nome, sognava, zaino in spalla, di girare il Nepal a piedi. Magari con una copia del Libro Tibetano dei Morti. Dilettarsi con la stregoneria, consultare i Tarocchi, l’Oroscopo, I Ching o Libro dei Mutamenti, o lanciare le tre monete cinesi, con i fori quadrati al centro, in cerca di previsioni: ecco le maggiori occupazioni dei giovani Figli dei Fiori. Giovani che si trovavano ad affrontare la complessità e i privilegi di un mondo in rapido progresso che faceva sembrare tutto possibile, ma in cui tutto, allo stesso tempo, sembrava fuori controllo: gli scontri con la polizia erano all’ordine del giorno. Non c’è da meravigliarsi se, tra una gioventù in cerca di modelli e identificazione, losche figure paterne “semi-divine”, sorridenti, gentili, con un modo di parlare delicato, magari avvolti in una tunica bianca fluttuante, potessero essere viste come coloro che hanno le risposte. Ogni Messia, ogni Avatàra auto-proclamato affermava di avere la “Verità”, la risposta, la soluzione e pretendeva impegno, sacrificio e zelo. Termini come meditazione, yoga, trascendenza e illuminazione divennero molto familiari.

L’ecologia e la “purificazione del pianeta”, temi cari a molti culti, diedero vita ad associazioni e cooperative. L’approccio culturale, sotto le forme più varie, divenne terreno reclutativo di gruppi “impegnati” a trasmettere ogni tipo di “conoscenza”: dall’esoterismo all’occultismo, al potenziamento della psiche attraverso la liberazione delle potenzialità dell’Io, al benessere psico-fisico con la possibilità di godere i benefici simbolici e intrinseci della vita di gruppo e delle “terapie alternative”. Comuni caratterizzate dalla “disinvoltura” dei costumi sorsero a andatura vertiginosa: circa tremila nel solo Nord-America. Anche se alcune scomparvero rapidamente, molte sopravvissero per tutti gli anni ‘60 altre nacquero negli anni ‘70. Alla fine, abuso di droghe e predatori violenti riscossero un grosso pedaggio dalla generazione hippy della controcultura. Da allora sètte paternalistiche si sono moltiplicate a una velocità incredibile.

L’influenza del movimento del Potenziale Umano, ha segnato l’epoca della “consapevolezza interiore e dell’espansione della coscienza”. “Nuovi nirvana” attendono coloro che sperimentano esperienze di espansione della psiche, o “trip mentali”. Meditazione, yoga e pratiche esotiche ben presto si integrano con dottrine più casarecce dal fondamento pseudo-cristiano, neo-politico e para-psicologico, con occasionali e sorprendenti combinazioni ideologiche. Attraverso un “fritto misto” di filosofie orientali, elementi religiosi occidentali, combinati a una psicologia selvaggia, veggenti, sensitivi e guaritori promuovono esperienze “spirituali” personalizzate. Debito karmico, aura, proiezioni astrali, rincarnazione, rinascite, fenomeni psichici, sono le dottrine fondanti di questi gruppi. Il tutto abbinato alla vendita di tisane, oli, cristalli, bacchette magiche, tarocchi, ceneri sacre, vestiti etnici, monili, porta fortuna, scaccia spiriti ecc. Senza parlare dell’indotto costituito da corsi di meditazione trascendentale, yoga, massaggi e body work, con o senza atti sessuali più o meno consenzienti.

Madre Terra, Energia Cosmica Universale, Era dell’Acquario, Potenziale Umano, Potere dei Fiori, parole chiave nel movimento New Age: espressione più alta di sincretismo esasperato, il tutto elevato a super-religione. La New Age nasce negli Stati Uniti verso la metà del secolo scorso e si sviluppa attraverso il movimento della controcultura, essa propone una visione olistica del mondo e dell’essere umano, in cui l’uomo è assorbito in un “Grande Tutto”, nel quale deve fondersi. Concetti filosofici/spirituali capaci di esercitare sull’uomo occidentale un grande fascino. Numerosi leader si sono impadroniti di questa seduzione e hanno congegnato un neo-induismo e uno pseudo-buddismo. Tutto, ovviamente, adeguato ai bisogni dell’uomo moderno occidentale e ribattezzato ironicamente “Karma Cola”.

L’idea della possibilità di espandere la propria coscienza altre il limite umano, da linfa vitale a forme moderne di contatto con l’aldilà. Più precisamente, tra la nostra e le altre dimensioni. Dimensioni dove risiederebbero Spiriti guida, Entità superiori, Maestri di luce e defunti. L’uomo, attraverso la consapevolezza di ciò che va oltre la materia, quindi non più limitato all’universo fisico, riacquisterebbe la sua parte divina o supercoscienza. Ecco che allora il “Canalizzatore” o Channeler diventa una figura di rilievo per tutti coloro che intendono dare un’occhiatina e avere un anticipo su come sarà l’aldilà. Al pari del sensitivo, il Channeler percepirebbe energie eteriche, ma in più egli sarebbe in grado di comunicare con “entità superiori” e di captare realtà non percepibili ai sensi comuni. Naturalmente quando i suoi “chakra eterici sono sufficientemente puliti”. Non solo, in quella fortuita circostanza egli avrebbe la capacità ulteriore di trasmettere verbalmente comunicazioni provenienti da un qualche piano eterico. Così come avverrebbe per un sensitivo e per un medium, anche un Channeler può filtrare le informazioni “canalizzate” attraverso paure o illusioni presenti in sé e spesso inconsce. Tutto ovviamente dipenderebbe fondamentalmente dal tipo di karma che la persona ha rilasciato e da quello che deve ancora rilasciare. Attività prospera, il “mestiere” di Channeler è in forte aumento, anche perché non esistono categorie ben definite di Channeling. Maestri nel comunicare con astratte e indefinite entità vissute magari secoli e secoli addietro, dispensano “indicazioni” su finanze, stile di vita, amori e via dicendo. Insomma consigli “buoni per tutte le stagioni”. Una versione diciamo “riammodernata”, per niente originale, della vecchia attività di medium. Ma mentre il medium comunica con i morti in stanze dove tutto è avvolto in una angosciante semi-oscurità, il Channeler, più simile a un’antenna ricettiva, riceve messaggi da “potenti entità” eteriche più o meno identificabili, ma comunque in atmosfere allegre e eccitanti. Questo moderno “canalizzatore”, in linea diretta con Guide di Luce, Angeli e Energie Cosmiche dichiara di possedere tutto quello che serve per “aiutare” chiunque voglia ricongiungersi al proprio Sé superiore.

Il ventennio che precede la fine del secolo vede un prolificare di “Pifferai magici” intenti a offrire soluzioni “perfette” per ogni tipo di necessità. Gruppi di prosperità o commerciali della serie “arricchisciti-in-fretta”, in questo periodo, spuntano come i funghi ai primi raggi di sole dopo una abbonante pioggia, assieme a seminari per il miglioramento delle relazioni personali o di auto-stima di matrice psicologica. All’interno di questi gruppi di “terapia” i rapporti sessuali multipli con terapeuti o pseudo tali e “pazienti” si sprecano. Spesso il guru di turno, tuttofare, diventa il padrone di casa, il datore di lavoro, il consigliere finanziario oltre che l’amante. L’adepto si ritrova, invece, a svolgere i lavori domestici diventando nel contempo il sostegno finanziario del leader che dirige completamente la sua vita.

Occultismo e satanismo riprendono nuova linfa attraverso gruppi che dichiarano di avere origini misteriose, libri magici, formule speciali e tecniche segrete per alterare la coscienza. In realtà molti di questi non sono altro che un’estensione del dilettantismo spiritualistico e dell’esoterismo a buon mercato scaturito dai movimenti degli anni ‘60. Dottrine che non sono rimaste immuni da indurre le menti più influenzabili a comportamenti scellerati: adolescenti che, affascinati da rituali segreti, patti di sangue e strette di mano, si sono macchiati di atti antisociali e criminali.

Molti sono i gruppi che affermano di essersi affrancati dalla “falsa e corrotta religione tradizionale”, e di aver istituito la sola “Verità” capace di cambiare e risolvere tutti problemi della vita e il disagio del mondo. C’è chi professa che, vivendo all’interno del gruppo, si potrà apprendere metodi di respirazione segreti che consentiranno di far vivere di sola aria. C’è chi, addirittura, sostiene di aver scoperto il segreto dell’immortalità, dichiarando di essere in grado di dispensarla a coloro che seguiranno i suoi insegnamenti. C’è chi insegna, nientedimeno, agli adepti a emettere suoni con una frequenza vibratoria particolare, ritenuta capace di far sfuggire alle leggi terrestri e consentire voli astrali. Non mancano nemmeno leader che promettono voli nello spazio in compagnia della sesta razza. Ancora una volta un calderone di filosofie orientali, ufologia, psicologia del profondo e visione magica del mondo. Dove ciascun leader può confezionarsi il proprio “credo su misura”. Leader più o meno carismatici che manipolano mentalmente gli adepti attraverso un linguaggio arditamente connotato e tecniche di ipnosi. Senza dimenticare la strategia, tutta psicologica, dei gruppi di incontro per produrre negli affiliati identificazione e emulazione. Tutto pesato a arte per plasmare i seguaci e indurre dipendenza. Abbandonata la carriera scolastica o lavorativa il più delle volte l’adepto si dedica a impieghi di basso livello che lascino tempo libero da dedicare alle attività di “fede”, allontanandosi sempre di più dal mondo esterno. La perdita dei contatti con la famiglia e degli amici di un tempo sono una delle conseguenze di una vita dedicata esclusivamente al gruppo e agli interessi del leader.

Lo scorrere del tempo e della storia ha visto innumerevoli “parole magiche” pronunciate da altrettanti Incantatori di serpenti, Sirene o Pifferai magici che dir si voglia. Venti anni fa le “parole magiche” erano comunità, comunicazione, creatività, espansione della consapevolezza, trascendentale, olistico, pace, crescita, stress, affermazione e alternativo. Oggi le parole chiave usate da sètte e manipolatori sono svolta, potenziamento, risveglio spirituale, paradigma, angeli, sé, entità, guida, sciamano, celebrazione, sorgente o trovare la fonte. Le sètte, gravide di aspettative, rinnovamento e trasformazione utilizzano tre linee di forza: l’appello a una crescita interiore, il messaggio di salvezza, l’aderenza ad una comunità. Parole “magiche” che evocano bisogni atavici: un elisir che possa liberare l’uomo da malattie e infelicità.

L’avvento del “pernicioso” anno 2000 ha visto infiniti Nostradamus declamare il nefasto “Mille non più Mille”, rievocando incubi ancestrali, paure pseudoscientifiche di imminenti catastrofi planetarie. Una risoluzione spaziale capace di scatenare cataclismi e estinzioni di massa nella fantasia di chi vive di angosce e sogna una fine del mondo tecnologicamente avanzata. E come ogni frenesia apocalittica che si rispetti non manca di attese spasmodiche, di Elohim o Ufo che esaudiscano desideri di fuga su altre stelle e altri pianeti. E, attraverso un ecologismo delirante e una riedizione di antiche filosofie orientali shakerate con un po’ di psicologia spicciola, l’Apocalisse è servita su un piatto d’argento. Saremo disintegrati da un asteroide, contaminati da radiazioni cosmiche, sterminati da virus misteriosi, rapiti dagli alieni, trafitti dalle spade dell’esercito angelico. E tra un dettaglio del Giudizio Universale e l’altro, aumenta il numero dei guru, santoni e messia. Sì, perché c’è sempre di mezzo un “salvatore” che promette la soluzione di tutti i mali, ma normalmente a spese degli altri. Una schiera di predicatori dell’ultim’ora che annunciano la resa dei conti con calendario alla mano e date calcolate. E dopo la brutta figura del “Mille non più Mille”, gli specialisti in tragedie con effetti speciali hanno rimesso le lancette dell’orologio dell’Armageddon al fatidico 21 (forse 23) dicembre 2012: i Maya, adesso, sembrano più affidabili di Nostradamus.

Nel corso degli anni le sètte hanno dimostrato di essere una variazione sul tema, e il cambiamento di linguaggio è il modo in cui si modernizzano, ma l’amo, anche se coperto da un’appetitosa esca, resta invariato. Questi manipolatori senza scrupoli sopravvivono e prosperano perché camaleonticamente si aggiustano sfruttando e adattando il proprio approccio a ciò che maggiormente affascina o necessita in quel particolare momento storico. Le idee vanno e vengono, ma gli abili mercanti di parole sanno quali “corde accarezzare” per ottenere la giusta reazione nell’ascoltatore. Va da sé che i “maestri di vita” sono il più delle volte in mala fede e pretendono una sottomissione per brama di potere e, soprattutto, per motivi economici. Un vertiginoso giro di miliardi è infatti legato a molti di questi gruppi. Di fronte a questi leader gli adepti si fanno piccoli, sottomessi, fiduciosi. Privati di ogni senso critico e succubi, sono pronti per essere manipolati in ogni senso: l’uomo cerca un capo carismatico che gli doni la libertà e ne diviene schiavo.

 

Conclusione

Naturalmente non tutte le organizzazioni religiose, di crescita personale, di auto-aiuto o di psicoterapia fanno uso di tecniche ingannevoli di controllo mentale. La domanda di fondo è legata al carattere volontario dell’adesione a certi gruppi: essi esprimono una rivalutazione, una riscoperta, in termini soggettivi di fede o di crescita personale o, l’uso di pratiche di conversione-iniziazione, nascondono un uso spregiudicato di tecniche di manipolazione occulta della mente, con il conseguente rifiuto-abbandono e tensione aggressiva nei confronti del mondo? Alcune di queste organizzazioni sono al centro di controversie sollevando reazioni sia della gente comune che dei media. La preoccupazione si è incentrata su alcune attività di reclutamento, sui cambiamenti di personalità, sui disordini emotivi/relazionali che alcuni dei membri hanno sviluppato al loro interno e sullo stile di vita di alcuni gruppi.

 

Bibliografia

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Sitografia

http://xenu.com-it.net/txt/usarda.htm

Fiore e Ombre - cc mbd.marco

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