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Dondolando sull’acqua al km 71

 In SegnaLibro, N. 2 – giugno 2011, Anno 2

Balloni A., Dondolando sull’acqua al km 71. Vite mancate tra crimini e follia, Minerva edizioni, Bologna, 2010.

Si tratta di un libro da leggere, ovvio, ma è un libro particolare che si articola su storie di vita non reali, ma inventate dal vero, attraverso le inchieste di un criminologo-psichiatra che, dopo aver affrontato con suo ex paziente diversi argomenti riguardanti la pazzia, analizza omicidi e vittime studiati attraverso la perizia psichiatrica. Non è un resoconto pedissequo, ma si tratta di una sequenza di eventi drammatici e coinvolgenti che si susseguono a ritmo incalzante.

L’autore nel discutere con il suo ex paziente le modalità con cui si può valutare un “pazzo”, utilizza come esempi le storie di vita raccolte durante la sua attività, collegandole tra loro in un crescendo di emozioni. È posto in risalto il tema dell’infanticidio che vede colpevole un’affascinante giovane la quale, abbandonata in un elegante hotel, sola ed isolata, si trova a partorire un figlio, desiderato ed odiato, che non sopravvive al parto. Imputata di infanticidio, la donna viene sottoposta a perizia psichiatrica di cui si svelano le modalità operative in modo suggestivo e chiaro.

La conclusione della perizia, che rappresenta per esperti e non esperti una sorpresa, pone in rilievo come la ricerca nell’ambito psichiatrico – forense imponga diversi approfondimenti per conoscere e far conoscere il sottosuolo della mente umana. Perciò la perizia psichiatrica diventa anch’essa protagonista del libro, in quanto concorre a delineare le storie di vita dei personaggi, attori nella dinamica criminale dei due omicidi. In questa prospettiva si pongono in evidenza le modalità tecnico-operative in ambito psichiatrico – forense e si accendono vivaci discussioni fra periti e consulenti sull’uso dei test mentali e sulla possibilità d’utilizzare l’analisi grafologica.

Nel libro si sottolinea come l’indagine psichiatrica non fornisca elementi per la colpevolezza, ma serva unicamente ad accertare la capacità d’intendere e di volere di una persona, in rapporto allo stato mentale al momento del reato commesso. Leggendo questo romanzo ci si rende conto che è difficile redigere una relazione di perizia psichiatrica, ma soprattutto è difficile sottrarsi alla suggestione di tracciare i profili dei criminali senza conoscerli.

L’autore sa magistralmente chiarire come l’omicida abbia una sorta di sete di morte che viene percepita come inestinguibile ed immodificabile, per cui può essere giudicato diverso dagli altri, dai cosiddetti normali, però il criminologo-psichiatra riesce a convincere che chi uccide non è sostanzialmente diverso da chi non uccide. Il passaggio dall’amore all’odio, dal rispetto per la vita al disprezzo per la vita, dalla capacità di contenere gli impulsi omicidi al bisogno di agirli avviene senza soluzione di continuità: uno stato trapassa insensibilmente nell’altro.

Attraverso l’analisi dei contenuti dei diari si descrivono le vicende esistenziali di una vittima d’omicidio e gli appunti di questa assumono un rilievo toccante e concorrono alla comprensione della dinamica omicidiaria. Nel libro, vero e proprio romanzo, si fa riferimento a due donne, vittime di orrendi e callidi omicidi, che si ripropongono come delitti simili a quelli che anche oggi hanno un’ampia e drammatica risonanza e che vengono descritti o con precisione o con poca fedeltà o con errate interpretazioni. L’autore di “Dondolando sull’acqua…” espone i casi così come li ha esaminati, con un linguaggio semplice e accattivante che affascina e attira il lettore, perché viene messo in evidenza come in ognuno di noi vi siano territori sconosciuti da esplorare, anche quando ci si pone dalla parte delle vittime qui descritte con notevole partecipazione affettiva.

Le vicende esistenziali di tre uomini e di tre donne s’intrecciano e, per le donne vittime di omicidio, si constata che le loro storie di vita non portano elementi per individuare i colpevoli, i quali verranno identificati con un colpo di scena finale attraverso prove certe e inequivocabili.

Le tracce in effetti non lasciano scampo ai colpevoli, individuati anche grazie all’ausilio di una nuova tecnologia, la videosorveglianza, che si affianca a strumenti e tecniche di polizia scientifica che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso le fiction sul crimine.

Si tratta di racconti avvincenti in cui il criminologo-psichiatra pone in evidenza come la sua attività non sia un lavoro isolato, ma si realizzi con colleghi, con altri esperti, con investigatori e con esponenti dell’organizzazione giudiziaria. Dopo diversi passaggi si sviluppano differenti aspettative e il romanzo si conclude con un colpo di scena che serve anche a togliere l’angoscia dell’attesa. Chi leggerà il libro potrà constatare che i comportamenti criminali si collegano strettamente alla persona e all’ambiente e che la sequenza delle storie può portare ad importanti riflessioni. Il romanzo infatti fornisce un messaggio positivo: le droghe, l’aborto, la mancanza di modelli d’identificazione, pongono in rilievo come l’uomo nel confrontarsi con il male esca sempre e senz’altro sconfitto.

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