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Plagiata: la mia vita nelle mani di un mago

 In SegnaLibro, N. 1 – marzo 2011, Anno 2

Claudia V., Plagiata. La mia vita nelle mani di un mago, Mondadori, Milano, 2008, 275 p.

 

La storia di Claudia V.  rappresenta, nella sua sconcertante realtà, un testo esemplare di una tragica possibilità: come si può entrare (e sconvolgere) nello spazio privato, sostituirsi al sistema di valori fino a quel momento acquisiti da un essere umano ed imporre quello di un altro, dalla mente perversa, costruita su nuclei patologici, che hanno necessità di essere  nutriti “alimentandoli” usando gli altri attraverso modalità “predatorie”.

Esemplare perché mostra con la semplicità estrema della narrazione autobiografica, un esempio di come sia presente in tutti noi una fragilità ed una permeabilità del nostro mondo psicologico. Questa storia, infatti, ci dice: osserva come sia possibile valicare i confini della personalità di una persona come tutti noi. Come diventare vittima sia una sorta di opzione semplice in un vivere complesso. Come la volontà di manipolare  una vita umana sia quasi più facile che condizionare un animale in fase di addestramento e di quanto nella parola “amore” si nascondano invece gli aspetti più brutali, egoistici, ed infine demoniaci della nostra psiche.

Ma in queste situazioni chi fa cosa? E perché accadono? In questo libro veniamo a conoscenza di come un evento simile si verifichi. Come, cioè, la manipolazione basata sul pensiero magico si nutra del condizionamento del contesto. Per rendere accettabile un’idea che va contro ogni logica comune, è fondamentale identificare e “catturare” il prescelto (il quale agli occhi del predatore si presenta con caratteristiche peculiari: in primis una permeabilità dell’attenzione ed una possibilità di alterare la sua percezione; con un nucleo di sofferenza profonda, alla quale non sa dare risposte adeguate, e con un atteggiamento di fiducia ingenua nei confronti del prossimo), separarlo progressivamente da tutti i suoi sistemi di riferimento consueti, mostrandogli poi, con allusioni e suggestioni, che vi sono dei “segni” che rimandano ad una realtà “altra”, incomparabilmente “superiore” ad ogni banale evento della quotidianità. Quindi il primo elemento per catturare la preda è mostrare la “specialità ed unicità” dell’incontro. Secondo elemento: in questa situazione il destinatario deve percepire che sta “avendo un dono divino” ed un’occasione imperdibile per risolvere definitivamente i suoi problemi. Terzo elemento, nella fase iniziale del contatto, il predatore non chiede mai nulla per sé mostrando una generosità ed un altruismo inconsueti, e soprattutto esibendo una “estraneità” al potere che possiede, presentandosi come un semplice ed umile tramite tra il Potere e gli effetti che produce su colui il quale viene esercitato. Quarto elemento il predatore si mostra sempre pronto ad offrire soluzioni ad ogni più piccolo inconveniente, rinforzando, così, quella speciale condizione di fiducia che favorisce il lasciarsi andare, l’affidarsi.

Il lavoro preliminare di cattura della preda è compiuto. Ogni percezione negativa si dovesse presentare verrebbe automaticamente sconfitta dalla costruzione di consenso effettuata in tutta questa prima fase. Da questo momento in poi il predatore dovrà lavorare molto meno per convincere il prescelto sulla veridicità ed autenticità delle proprie affermazioni, inoltre accentuando l’attenzione sui nessi di causalità tra eventi e significati ad essi attribuiti, realizza lo scopo della sua azione: avere in suo possesso la volontà e la mente di una persona, esercitare su di essa tutto il suo potere di seduzione e, falsificandone il senso, fargli commettere azioni che lui stesso non commetterebbe. In questo scenario è sempre al primo posto come veicolo di comunicazione la sessualità, che viene tradotta nei termini di “veicolo di comunicazione con entità superiori”. Alla concentrazione e liberazione dell’energia sessuale viene attribuito il potere di “arrestare gli eventi negativi” e produrre un’estasi che, non solo unisce a queste Entità, ma grazie ad esse vengono risolti i problemi: di nuovo una mistificazione, una manipolazione. Il predatore, in realtà, si nutre delle energie sessuali del prescelto, soddisfa le sue fantasie più perverse e, in questo modo, tiene a bada i nuclei patologici della sua psiche.

Il pregio di questa opera è, nella sua grande semplicità di scrittura, che tocca immediatamente il cuore di chi legge. Non si avverte mai in nessun passaggio, quella sottile falsificazione della realtà che è propria del romanzo, è evidente invece quanto le parole liberate da un dolore, da una sofferenza, e trasmesse a noi attraverso la scrittura, acquistino una forza che in parte “risarcisce” chi ha vissuto realmente quella sofferenza e in parte si traduce in un messaggio, a mio parere, molto positivo per chi legge. Riuscire a descrivere, narrare, ci aiuta a capire come sia possibile che accada un evento del genere. Credo sia il dono più grande di questa opera che, come dicevamo poco fa, è da considerarsi esemplare, anche nel senso di esempio che guida il nostro cammino.

Fiore e Ombre - cc mbd.marco

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