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L’ascolto dell’abuso, l’abuso dell’ascolto: il caso di Marta

 In CaseHistory, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

L’obiettivo di questo contributo è quello di illustrare la metodologia operativa utilizzata in un caso di presunto abuso sessuale su una minore ascoltata nel corso dell’indagini preliminari, al fine di evidenziare tanto le buone prassi quanto i possibili errori che si possono commettere con una cattiva gestione di questa attività.

Alla fine del mese di gennaio del 2009 la Procura incarica la sottoscritta di ascoltare Marta, una bambina di 7 anni coinvolta in un procedimento penale per presunti abusi sessuali a suo danno agiti da un conoscente della madre (ex art. 609 quater c.p.). Nella stessa sede il Pubblico Ministero fornisce, per il tramite della sua segreteria, il fascicolo in oggetto e invita la consulente ad accordarsi con l’ufficio di Polizia Giudiziaria competente per l’espletamento dell’incarico. Dopo aver verificato nel fascicolo le informazioni necessarie per il contatto, la consulente si accorda con l’ufficiale competente al fine di condividere la pianificazione dell’ascolto.

Le domande che in questa primissima fase è necessario porsi hanno a che fare con il collocamento della bambina (“dove” e “con chi” vive ora la bambina) e se la persona con cui vive (in questo caso la mamma) può essere coinvolta nell’organizzazione dell’ascolto (e quindi contattata e informata). Potrebbe infatti capitare che per precise ragioni investigative, tipiche ad esempio in alcune ipotesi delittuose di tipo intra-familiare, che non possa essere informato uno o entrambi i genitori (poiché coinvolti loro stessi nel procedimento in qualità di indagati) ponendo un serio problema in termini di raggiungibilità delle persona minorenne da ascoltare (ad esempio nel caso in cui la bambina o il bambino fosse collocata presso l’abitazione con gli stessi). In questo caso non sussistono limitazioni poiché dagli atti giudiziari emerge che Sonia, la mamma di Marta ha sporto denuncia nei confronti del presunto abusante e che la stessa è attualmente collocata presso una parente insieme alla figlia. A questo punto, sulla base degli accordi presi con la procura, ci si accorda con l’Ufficio di P.G. competente sul setting dell’ascolto (l’insieme di aspetti che riguardano la sede, i tempi e le modalità che concernono l’attività in oggetto). Coerentemente con l’intento di proteggere la bambina da qualunque azione possa nuocerle in termini di stress emozionale o porla in una situazione potenzialmente traumatica, si propone quindi all’operatore delle forze dell’ordine di assumere le dichiarazioni di Marta presso lo Spazio Neutro di una struttura privata, un luogo “terzo” rispetto ai luoghi delle istituzioni giudiziarie che ha l’obiettivo generale di tutelare bambini, bambine e adolescenti coinvolti nell’ambito di procedimenti giudiziari in qualità di presunte vittime e/o testimoni e le loro famiglie attraverso l’utilizzo di spazi, strumenti e procedure idonee.

Si tratta infatti di uno spazio organizzato su tre stanze: una adibita all’accoglienza dei familiari dove possibile anche collocarli durante l’ascolto e due stanze collegate tra loro per il tramite di un vetro unidirezionale, una telecamera e un impianto citofonico. In una delle due stanze, sarà presente la bambina con la consulente, mentre nell’altra l’Ufficiale di P.G. deputato ad assistere alle indagini. Nella stanza dell’ascolto sono presenti alcuni strumenti di ausilio quali fogli, matite colorate e pennarelli. Sugli scaffali sono anche presenti dei libri adatti a diverse fasce di età e dei puzzle. Questi oggetti potrebbero essere usati come strumenti di ausilio allo scopo di facilitare la comunicazione. Strumenti di “mediazione” come carta e matita possono essere di supporto nel caso ad esempio di bambini/e piccoli/e o poco comunicativi e reticenti. Altri strumenti come ad esempio le bambole anatomiche, vengono sottoposti a critica da rilevante letteratura specialistica. Va in tal senso tenuto in considerazione che un utilizzo scorretto, ad esempio se abbinato a domande inducenti e suggestive, può fuorviare pesantemente il racconto della persona minorenne contaminando la narrazione. Ciò detto, coerentemente con la buona pratica e le evidenze riscontrate in letteratura, si ritiene opportuno evitare l’utilizzo di bambole anatomiche durante la raccolta delle dichiarazioni delle persone minorenni. Si ritiene, altresì, opportuno evitare l’utilizzo di bambole anatomiche e di altri strumenti ludico-simbolici atti a riprodurre o a esprimere attraverso metafore o azioni, scene di presunto abuso. Tale scelta metodologica è in linea con gli obiettivi del colloquio (non valutativo bensì mirato alla raccolta di informazioni) e con il fatto che diversi studi dimostrano come sia comune anche tra bambini non abusati mimare comportamenti sessuali con le bambole anatomiche. (Caffo, Camerini, Florit, 2004; Dèttore, 2008; Ministry of Justice, 2011; Mazzoni, Rodriguez, 2012).

Tornando al caso di Marta, durante il primo accordo con coloro che guidano le indagini è importante anche definire i tempi dell’ascolto e le modalità di contatto. Se le indagini non comportano di operare seguendo una tempistica in emergenza (aspetto definito inizialmente in fase di contatto da parte della procura) è possibile concordare due-tre possibili momenti con l’operatore in modo tale da venire incontro alle esigenze della bambina e della persona che dovrà accompagnarla nel caso di eventuali difficoltà. A questo punto la consulente, in accordo con l’operatore, contatta direttamente Sonia per presentarsi, informarla della necessità da parte della procura di ascoltare sua figlia e accordare i tempi. Il giorno seguente, si presenta presso il luogo in cui avviene l’ascolto l’operatore delle forze dell’ordine affiancato da una collega. Dopo circa quindici minuti, come concordato, arriverà Marta accompagnata dalla mamma. Lo scarto di tempo tra un appuntamento e all’altro è previsto al fine di avere il tempo di accordarsi con la consulente, prima dell’inizio dell’ascolto. Nello specifico, si concorda non solo che la conduzione dell’ascolto è affidata alla consulente, ma anche che eventuali approfondimenti che si ritengano necessari da parte della P.G. sulle dichiarazioni in oggetto potranno essere richieste in una fase finale del colloquio, per il tramite del citofono e su richiesta esplicita della Consulente.

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