Riconoscere e prevenire i comportamenti disfunzionali

 In FocusMinori, N. 3 – settembre 2014, Anno 5

Per delineare il costrutto del “Mal di scuola” nel campione preso ad indagine, sono stati considerati quattro livelli:

  • livello di attenzione: include i soggetti che presentano quattro o più valori gialli;
  • livello di guardia: include i soggetti che presentano da 1 a 3 valori rossi;
  • livello critico: include i soggetti che presentano 4 o più valori rossi;
  • normalità: include i soggetti i cui valori risultano uguali o superiori al “Punto 0” nel caso dell’autostima, della coscienziosità, dell’apertura mentale, delle relazioni interpersonali e della metacognizione; uguali o inferiori al “Punto 0” nel caso della somatizzazione e degli stili attributivi motivazionali.

Dall’analisi dei valori medi individuali del sotto-gruppo campione della Scuola Primaria (nr. 128 soggetti), in considerazione dei quattro livelli descritti, emerge che (vedi Fig. 1):

  • 3 alunni (2%) rientrano nel “livello di attenzione”, poiché i soggetti manifestano una disfunzione interessante nell’ambito di quattro o più dimensioni;
  • 19 alunni (15%) rientrano nel “livello di guardia”, poiché i soggetti manifestano una disfunzione allarmante nell’ambito di una, due o tre dimensioni evidenziate in rosso, ovvero che si allontanano 2 σ (dev.std.) dalla media;
  • 1 alunni (1%) rientra in un “livello critico”, poiché il soggetto in questione manifesta una disfunzione grave nell’ambito di quattro o più dimensioni che si allontanano 2 o più σ (dev.std.) dalla media;
  • 105 alunni (82%) presenta valori normali.

 

Figura 1 – Distribuzione del sotto-gruppo campione Scuola Primaria per livello di gravità del “Mal di scuola” 

FIG01

Dall’analisi dei valori medi individuali del sotto-gruppo campione della Scuola Secondaria di I grado (nr. 141 soggetti), in considerazione dei quattro livelli sopra descritti per la gravità del costrutto di “Mal di scuola”, emerge che (vedi Fig. 2):

  • 1 alunni (1%) rientra nel “livello di attenzione”, poiché il soggetto manifesta una disfunzione interessante nell’ambito di quattro o più dimensioni;
  • 25 alunni (18%) rientrano nel “livello di guardia”, poiché i soggetti manifestano una disfunzione allarmante nell’ambito di una, due o tre dimensioni evidenziate in rosso, ovvero che si allontanano 2 σ (dev.std.) dalla media;
  • 3 alunni (2%) rientrano nel “livello critico”, poichè i soggetti in questione manifestano una disfunzione grave nell’ambito di quattro o più dimensioni che si allontanano 2 o più σ (dev.std.) dalla media;
  • 112 alunni (89%) presenta valori normali.

 

 Figura 2 – Distribuzione del sotto-gruppo campione Scuola Sec. di I grado per livello di gravità del “Mal di scuola”

FIG02

In definitiva, sebbene entrambi i sotto-gruppi campione si compongano in maggioranza da soggetti che si collocano nella normalità, in entrambi non è da trascurare la presenza di soggetti da tenere sotto maggiore osservazione, poiché disfunzionali in alcune dimensioni che più o meno significativamente si discostano dalla norma.

A tal fine, vale la pena sottolineare che da un punto di vista clinico-terapeutico è molto importante non stigamtizzare o eticchettare un alunno con il “Mal di scuola”, e non trascurare mai che il soggetto andrà osservato nell’ambito di un contesto, in quanto i suoi sintomi rappresentano soltanto un epifenomeno di una realtà più ampia.

Conclusioni

Bambini, preadolescenti ed adolescenti manifestano a scuola, con modalità diverse, difficoltà che possono essere il segnale di un disagio psicologico sul piano affettivo-relazionale, comportamentale e degli apprendimenti, non necessariamente riconducibile a specifiche cause di tipo psicopatologico o alla loro esperienza scolastica. Le variabili in gioco sono sempre molteplici, alcune legate alle caratteristiche ed alla storia personale dell’alunno, altre di natura socioculturale, altre ancora di natura interna all’istituzione scolastica.

Specificate le varie dimensioni che concorrono alla descrizione del costrutto “Mal di scuola” attraverso alcuni progetti di ricerca precedenti, ed in riferimento a quanto indicato dalla letteratura di specie, si è somministrato il test QMMS (Sasso, Marmorato & Sborlini, 2008) ad un campione complessivo di 269 studenti di scuola Primaria e scuola Secondaria di I grado della regione Marche, al fine di individuare i predittori del disagio in età evolutiva delineando:

  • un “Livello Critico”, laddove si raffigurava l’emergere di quattro o più dimensioni disfunzionali, e
  • un “Livello di Guardia”, laddove si raffigurava l’emergere di una, due o tre dimensioni disfunzionali, tale da indicare comunque una tendenza al rischio.

Riportando la distribuzione dei due sotto-gruppi campione considerati, per ognuna delle dimensioni/scale esplicitate dallo strumento, abbiamo:

Tab. 4 – Distribuzione dei sotto-gruppi campione per il “livello di attenzione” ed il “livello critico”, per ogni dimensione del test

LIVELLO DI

GUARDIA

LIVELLO

CRITICO

Sc. Primaria

 

Nr. alunni

Sc. Sec. I grado

Nr. alunni

Sc. Primaria

 

Nr. alunni

Sc. Sec. I grado

Nr. alunni

Somatizzazione

11

17

4

5

Autostima

22

34

10

6

Stili Attributivi Motivazionali

11

26

2

5

Coscienziosità

14

18

2

9

Apertura Mentale

12

22

2

11

Relazioni

Interpersonali

20

15

5

13

Metacognizione

12

13

6

18

Tot.

102

145

31

67

Considerando gli alunni che hanno ottenuto valori alterati, dall’indagine è emerso che:

  1. nella Scuola primaria, è la dimensione dell’Autostima ad essere maggiormente colpita, presenta infatti un numero superiore di alunni con valori critici (nr. 10 soggetti) rispetto al numero di alunni nella stessa dimensione della scuola Secondaria di I grado (nr. 6 soggetti);
  2. nella Scuola secondaria di I grado, è la dimensione della Metacognizione ad essere maggiormente colpita, presenta infatti un numero superiore di alunni con valori critici (nr. 18 soggetti) rispetto al numero di alunni nella stessa dimensione della scuola Primaria (nr. 6 soggetti);
  3. in generale, dal confronto tra i due sotto-gruppi campione della popolazione scolastica, emerge che è la Scuola secondaria di I grado a detenere il maggior numero di alunni con valori critici (67 soggetti contro i 31 soggetti della scuola Primaria).

Considerando il loro livello critico, la distribuzione delle dimensioni psicologiche per il campione complessivamente considerato è la seguente (vedi Fig. 5):

  • Somatizzazione è presente nel 13% del campione;
  • Autistima è presente nel 33% del campione;
  • Stili attributivi motivazionali è presente nel 6% del campione;
  • Coscienziosità è presente nel 6% del campione;
  • Apertura mentale è presente nel 7% del campione;
  • Relazioni interpersonali è presente nel 15% del campione;
  • Metacognizione è presente nel 20% del campione

Dimensioni e loro livello critico

Fig. 5 – Distribuzione delle dimensioni per “Livello critico”

Sono dunque le dimensioni dell’Autostima e quella della Metacognizione a fornire dati maggiormente preoccupanti.

Il 33% del campione analizzato soffre di bassa autostima, i soggetti coinvolti sembrerebbero non avere o avere poca consapevolezza del proprio valore agli occhi del mondo che li circonda (genitori, parenti, amici, insegnanti). Il 20% del campione denuncia una disfunzionalità metacognitiva, i soggetti coinvolti sembrerebbero essere incapaci di autoriflettere sui propri stati mentali, ed altresì incapaci di controllare i propri pensieri e dirigere correttamente i propri processi di apprendimento. Ciò vuol dire che anche altre variabili psicologiche concettualmente legate alla metacognizione risultano malfunzionanti: la già citata autostima, che riflette la coesione e la struttura del sé; il senso di autoefficacia, cioè il proprio senso di competenza; lo stile attribuzionale, ovvero l’importanza che il soggetto attribuisce alle strategie che potrebbero essere adottate per migliorare la propria prestazione; e infine, la motivazione all’apprendimento.

Inoltre, sempre considerando il campione complessivamente, si ritiene significativo il dato che, in sostanza, 1:3 è il rapporto tra alunni appartenenti al livello di guardia ed alunni appartenenti al livello propriamente critico (rispettivamente, 247 studenti per il livello di guardia e 98 studenti per il livello critico). In altre parole, ogni tre studenti che già sono da considerarsi a rischio (livello di guardia), uno di essi subisce una recrudescenza delle disfunzionalità ed effettivamente manifesta il “Mal di scuola”.

In tal senso, il lavoro di prevenzione e di individuazione precoce dei fattori di rischio è fondamentale.

Esso altresì necessita dell’impegno congiunto di più figure professionali:

  • dello Psicologo scolastico, da intendersi non come agente esterno con l’incarico di intervenire al fine di normalizzare esclusivamente i casi difficili o problematici, bensì professionista orientato “al servizio”, con incarico di lavorare nella scuola e per la scuola, laddove le variabili difficoltà psicologiche di innestano con il setting di insegnamento-apprendimento;
  • degli Insegnanti, prime figure di riferimento per il minore nell’ambito extra-familiare, e risorsa fondamentale nel loro processo educativo e di crescita non solo nell’ambito dell’apprendimento nozionistico, ma ancor di più in quello della vita. In tal senso, parafrasando Thomas Gordon (1991) allorquando riferisce che ancora più importante di ciò che si sta insegnando è il modo in cui l’insegnamento viene impartito a chi è rivolto”, molto importante è il lavoro svolto dal docente che deve trasformare se stesso nel rapporto con gli allievi, responsabilizzarli e considerarli come persone che stanno crescendo;
  • della Famiglia, per ciò che concerne i contenuti e la qualità delle relazioni affettive tra i suoi membri, foriere di quelle acquisizioni dell’identità culturale, morale e comportamentale che, prima a scuola, nel cosntesto sociale allagrato poi, ogni individuo in fieri porterà con sé.
  • Come è noto, l’intervento psicologico specifica la propria efficacia attraverso quanto emerge nel colloquio privato tra il professionista ed il singolo utente, tuttavia, in ambito scolastico, altrettanto importante è il lavoro da fare in gruppo, attraverso specifiche tecniche [6] atte allo scopo di favorire la comunicazione tra i pari, la condivisione dei sentimenti e dei pensieri personali, l’appartenenza ad una collettività.

Altresì, molto importante è il rapporto di collaborazione che il professionista psicologo deve instaurare con gli insegnanti, tanto attraverso l’istituzione di un servizio di “counseling scolastico” negli Sportelli di Ascolto Psicologico (SAP) [7], tanto attraverso la formazione inerente la codifica di specifici strumenti e strategie di insegnamento (per lo sviluppo delle capacità individuali e la riduzione delle difficoltà di apprendimento), motivazionali (in particolare favorenti il miglioramento del senso di autoefficacia, autonomia, autodeterminazione, auto responsabilità ed autocontrollo da parte dell’alunno) o comunicative (ad esempio attraverso il Teacher Effettiveness Training – TET – di T. Gordon, volto ad apprendere le strategie di comunicazione efficace, di conduzione del gruppo, di risoluzione dei conflitti o delle problematiche).

Infine, come già menzionato in precedenza lo psicologo scolastico deve fornire il proprio apporto professionale anche alla famiglia, predisponendo anche in questo caso spazi di ascolto individuali, di coppia o collettivi, al fine di confrontarsi sulle eventuali difficoltà educative nel caso della presenza di disagio psicologico in età evolutiva, rivolgersi al potenziamento delle capacità genitoriali, delle abilità comunicativo-relazionali tra genitori e figli, e degli stili educativi, ed in generale strutturare percorsi di sostegno alla genitorialità (ad esempio attraverso il Parent Effectiveness Training – PET – di T. Gordon, volto alla formazione di “genitori efficaci”, in grado di comunicare adeguatamente con i propri figli e favorire il processo di crescita ed il percorso di autonomizzazione personale).

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Sitografia

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http://www.psicologiasalute.it


[1] Le due versioni variano solo per l’utilizzo del significato lessicale di alcune parole inserite nelle varie affermazioni degli item del test, al fine di limitare le difficoltà interpretative che potrebbero incontrare i bambini più piccoli frequentanti la Scuola Primaria. Ad esempio, nella Scala di “Somatizzazione dell’ansia”, l’item 2 è così indicato: nel QMMS-1 con “Molte persone mi prendono in giro”, nel QMMS-2 con “Molte persone si burlano di me”.

[2] Test di efficienza intellettiva atto a valutare, con somministrazione collettiva, l’efficienza dei meccanismi cognitivi che normalmente dovrebbero essere presenti nel range di età 6/12 anni. Lo strumento è particolarmente adatto all’ambito scolastico, al fine di costituire classi effettivamente omogenee e facilitare la riuscita nello studio. Si compone di 62 prove rappresentate ognuna da un insieme di diverse figure per le quali il soggetto deve essere in grado di discriminare quella non attinente. Le prove sono suddivise in 3 categorie: conoscenza di nozioni elementari; abilità che richiedono osservazione; capacità di ragionamento logico. Al pari del test intellettivo infantile della WISC-R, la prova consente di specificare punteggi separati per ognuna delle tre aree di competenza, così da evidenziare i diversi schemi di rendimento del bambino che esegue il test.

[3] Precisamente: 184 studenti di due scuole Secondarie di II grado di Chieti, 108 studenti di una scuola Secondaria di I Grado di Chieti e 141 studenti di una scuola Primaria di Montesilvano (PE).

[4] La significatività è stata determinata attraverso un criterio empirico, vale a dire che vengono considerati significativi quegli items a cui almeno il 33,3% della popolazione ha risposto in senso negativo (per niente e poco d’accordo) o in senso positivo (molto e moltissimo d’accordo).

[5] La somministrazione è stata condotta dalla scrivente.

[6] Lavoro in piccoli gruppi, Circle Time, Role-playing, Peer education.

[7] Setting, spazi di ascolto, incontro e confronto ormai presenti nelle scuole di ogni ordine e grado e nei quali il professionista psicologo è disponibile verso tutta l’utenza scolastica: singoli alunni, insegnanti, famiglie.

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