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Studio dei punti caratteristici delle impronte palmari

 In ScienzeForensi, N. 1 – marzo 2014, Anno 5

Analisi della regione ipotenare[12]

La regione ipotenare è indicata nella letteratura scientifica come un’area ricca di punti identificativi e, in effetti, ciò è apprezzabile dalla tabella “3”. Il presente studio ha suffragato detto assunto, riscontrando sulle superfici interessate ben 23.784 minuzie, che vengono suddivise per tipologia.

Le creste papillari  hanno un decorso che si sviluppa, nella maggior parte dei casi in esame, parallelamente alla piega distale traversa, trovando origine nella piega prossimale e raggiungendo l’estremità del palmo stesso, dove le dimensioni delle linee papillari diminuiscono in luogo di pliche dermiche più spesse; l’area interessata è sensibilmente più estesa e ricca di particolarità rispetto alla contigua regione tenare dove, come già visto, la maggiore presenza di pieghe influenza, negativamente, la qualità del relativo dermatoglifo.

I termini di linea vengono individuati più numerosi sulla superficie immediatamente prossima alla cresta del polso, quindi nel decorso che il dermatoglifo affronta verso l’estremità radiale. Le biforcazioni si apprezzano principalmente sulle linee della cresta prossimale traversa, da cui le linee papillari originano – in alcuni casi – particolari andamenti che generano la formazione di anse o triradii di dimensioni pari a quelle presenti nella regione superiore. Particolare in quest’ultimo caso è che il medesimo soggetto presenti su entrambi i palmi uno o più delta nella stessa area. Solitamente questo punto focale è originato dall’incontro dei fasci papillari provenienti dalla base del polso confluenti nella cresta trasversale.

Quanto appena affermato è riscontrabile nelle figure “13” e “14”:

Figura 13

Figura 13

Figura 14

Figura 14

Nella figura “13”, vengono evidenziate alcuni termini di linea; si noti come la frequenza degli stessi aumenti con il progredire delle creste verso la zona radiale, mentre nella parte inferiore dell’impronta si nota la presenza di un delta.. L’immagine di destra (Fig. 14) – raffigurante il medesimo dermatoglifo – evidenzia invece le biforcazioni: come già detto la maggior parte di questi punti viene riscontrata nel decorso delle linee parallelamente alla cresta trasversale. Di seguito, si riportano alcune figure particolari dovute all’andamento del disegno dermico.

Figura 15

Figura 15

Figura 16

Figura 16

Nella figura “15”, è interessante osservare il dermatoglifo nel suo decorso dalla piega trasversale alla zona marginale del palmo della mano. Si osserva infatti la formazione di un’ampia ansa,  ricca di biforcazioni e laghi. Nella parte bassa, viene evidenziata la presenza di un triradio. Nella figura “16”, particolare attenzione viene posta nella parte inferiore del disegno papillare, qui le creste concorrono alla formazione di una figura del tipo a doppia ansa, mentre il delta – originato dall’intersezione dei diversi sistemi di linee – si forma nella parte centrale della regione in esame, quindi in posizione più elevata rispetto alla maggior parte dei casi esaminati. Si consideri infatti che  la “regione ipotenare tipo” è quella raffigurata qui a sinistra. Nella figura “18”, la “doppia ansa” si forma in modo diverso rispetto a quella vista in precedenza: gli eventuali centri di figura che potrebbero individuarsi, parafrasando quanto presente in dattiloscopia, sono intervallati da un considerevole ridge counting che individua un triradio all’interno dello spazio appena delineato.

Figura 17

Figura 17

Figura 18

Figura 18

Le particolari evoluzioni che si formano in quest’area permettono l’individuazione di un numero di laghi e di isolotti, parimenti ad un congruo numero di creste interrotte, più numeroso – ovviamente nelle dovute proporzioni – rispetto a quanto riscontrato per le impronte digitali. Giova precisare come la corretta lettura di tali segni sia influenzata dalla qualità complessiva delle impronte assunte; a tal proposito, si è osservato come l’assunzione tradizionale mediante inchiostrazione dei palmi, in luogo del moderno utilizzo di live scanner, permetta la “cattura” di più particolari.

Tabella 3 - Esploso delle tipologie di minuzia individuate nella regione ipotenare

Tabella 3 – Esploso delle tipologie di minuzia individuate nella regione ipotenare

Conclusioni[13]

Il presente studio statistico, confermando quanto già accertato da lavori dello stesso tenore condotti sulle impronte digitali, ha di fatto ancora una volta sottolineato la pari validità a fini identificativi delle impronte palmari rispetto alle digitali. E’ quindi emerso che la maggior rarità, a livello di minuzie, è della “ linea interrotta “, della “triforcazione” e dello “uncino”, mentre più ricorrenti risultano essere il “termine di linea” e la “biforcazione“.

Di sicura utilità nell’attribuzione di un frammento palmare alla mano destra piuttosto che alla sinistra, oltreché quale ulteriore elemento identificativo, sono senz’altro le “vestigia”, tipiche del tracciato papillare dei palmi, di cui delimitano le diverse porzioni.

Dall’analisi della regione superiore delle impronte esaminate, si è potuta poi rilevare la presenza di triradi del tutto analoghi a quelli presenti nel tracciato papillare delle impronte digitali. Detti particolari, qualora rilevati nell’ambito di una porzione di impronta di ridotte dimensioni e di scarsa leggibilità dattiloscopica, potrebbero indurre in errore l’analista poco esperto orientandolo a scambiare l’impronta in esame con un frammento di origine digitale.

Bibliografia

AA.VV., La Polizia Scientifica 1903-2003. Laurus Robuffo, Roma, 2004.

Diana P., Paternò S., Il segnalamento ed il sopralluogo. Laurus Robuffo, Roma, 2002.

Ministero dell’Interno, Direzione Generale di P.S., Scuola polizia scientifica e servizio di segnalamento. Istruzioni per il segnalamento dattiloscopico. Roma, tipografia Bodoni, 1910 Cordialmente SM

Sitografia

http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2006/11/27/Cronaca/DROGA-TORINO-CARABINIERI-SGOMINANO-BANDA-DEGLI-INVISIBILI-CON-IMPRONTE-ABRASE_120524.php

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/09/carcere-per-le-impronte-abrase-prima-volta.html

http://www.lastampa.it/2011/02/01/cronaca/impronte-digitali-abrasearrestati-tre-spacciatori-D5yhreWnMsB53a4Cvz2XYP/pagina.html 

http://www.riviera24.it/articoli/2009/12/4/74436/a-ventimiglia-due-clandestini-con-polpastrelli-abrasi-o-incisi-sono-stati-identificati-e-arrestati



[1] Analisi a cura del Ten. Col. G. De Fulvio.

[2] Marco Fioravanti, L’età rivoluzionaria e napoleonica, in Alessandro Dani, Maria Rosa Di Simone, Giovanni Diurni, Marco Fioravanti, Martino Semeraro, Profilo di storia del diritto penale dal Medioevo alla Restaurazione, pp. 81-82, Giappichelli, Torino, 2012

[3] La sistematica dei Codici è influenzata dalle altalenanti contingenze politiche del tempo: nel 1780 Luigi XVI aveva abolito la tortura ma i noti avvenimenti storici conseguenti, connessi alla rivoluzione popolare ed all’approvazione della dichiarazione dei diritti umani, porta all’emanazione del codice penale del 1791. La pena capitale non decade, almeno per i reati principali ed infatti giova ricordare che la stessa viene abolita solo in “epoca recente”, nell’ottobre del 1981, con la Presidenza Mitterand (l’ultima condanna capitale si è verificata nel 1977). I contenuti del Codice vengono nuovamente innovati nel 1795 e nel 1810, l’obiettivo era contemperare le conquiste sociali  con l’ideale rivoluzionario.

[4] Ovvio riferimento corre al successo editoriale di Cesare Beccaria con il suo “Dei delitti e delle Pene” (1764), d’interesse anche per la distinzione tra “reato” e “peccato” in antitesi con la commistione caldeggiata in precedenza dal malleus maleficarum. Il testo di Beccaria rappresenta il punto di rottura con gli schemi preesistenti divenendo l’ideale volano alla graduale abrogazione di trattamenti degradanti, intesi sia quale metodo investigativo -connesso agli interrogatori- piuttosto che repressivo. Interessante, nel senso, pare l’operato di Leopoldo di Toscana che diede vita, nel 1786, ad un complesso corpus sulla riforma criminale tendente ad abolire tortura e pena di morte quindi semplificando il sistema della giustizia e l’apparato di polizia (c.d. “leggi leopoldine” ).

[5] Alphonse Bertillon, nel 1879, dimostrò la possibilità di identificare i criminali attraverso la rilevazione metrica di alcune misure corporee, nella fattispecie: ampiezza della testa alla tempia; lunghezza della testa misurata dalla radice del naso sino al punto estremo del cranio; dito medio sinistro; piede sinistro, d’interesse la distanza alluce-tallone; per l’avambraccio sinistro  la misura interessa la distanza intercorsa tra il gomito ed il dito medio. Ed ancora: si attenziona l’orecchio destro, se presenta segni particolari e si misurano le dimensioni; quindi la fronte, la sua inclinazione e larghezza; il naso, particolare interesse l’avranno la lunghezza e l’ampiezza unitamente alla sua forma, infine l’occhio.

[6] Circ. 10363 del 11.04.1958 -“schedario impronte palmari”- della Dir. Gen. P.S. – Div. Polizia – Scuola Superiore di Polizia.

[7] Sent. 13771/1978 Cass. Penale – II° Sez.; Sent. 07434/1982 Cass. Penale – I° Sez.

[8] Adnkronos, 27/11/2006  – “droga: Torino, Carabinieri sgominano ‘Banda degli invisibili’ con impronte abrase”. “..l’hanno soprannominata la banda degli invisibili perché composta da africani, soprattutto senegalesi e qualche gabonese, tutti con impronte abrase per impedire l’identificazione…”. La Repubblica, 09/08/2008 – “Carcere per le impronte abrase, prima volta del decreto sicurezza”. “..Questo è un risultato importante, spiega il PM Andrea Padalino, chi si cancella i polpastrelli ora rischia da uno a sei anni di carcere..”. Riviera24.it, 04/12/2009 – “A Ventimiglia due clandestini con polpastrelli abrasi o incisi, sono stati identificati ed arrestati”.

La Stampa, 01/02/2011 – “impronte digitali abrase, arrestati tre spacciatori”. “…un popolo di fantasmi difficili da identificare. Le mani segnate dal solvente o dall’acido, ma niente più impronte digitali…”.

[9] Analisi a cura del Mar. Ca. A. Cordedda.

[10] Penrose e Loesch (1969) e Mavalwa (1978) hanno fornito un approccio topologico alla classificazione, di notevole interesse antropologico ma di poca rilevanza ai fini investigativi. Gli studi condotti potrebbero essere paragonati all’analisi del pattern intensity index effettuata da vari studiosi sulle impronte digitali (Hauser, 1990). Lettura d’interesse:  V. Hajn, A. Gasiorowski, Dermatoglyphic analysis of palm prints by the method accordin to penrose and loesch: http://publib.upol.cz/~obd/fulltext/Biologica38/Biologica38_8.pdf

[11] Analisi a cura dell’App. F. Mongia.

[12] Analisi a cura del V. Brig. S. Marascio.

[13] Analisi conclusive a cura dell’intera crew.

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