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Identikit del reclutatore

 In Sotto il Segno del Culto, N. 1 - marzo 2013, Anno 4

“La mente umana è fatta in modo tale che è molto più suscettibile alla menzogna che alla verità”
(
Erasmo Da Rotterdam)

 

Nel corso dei secoli, innumerevoli volte si è assistito all’aggregarsi di persone entusiaste intorno alle più disparate tipologie di leader carismatici. La strategia utilizzata per arruolare nuove forze, si basava e si basa su un serrato proselitismo che mira a sedurre il futuro adepto, il quale si caratterizza di solito per un profondo bisogno di trovare delle risposte a domande esistenziali classiche: “Da dove vengo? Perché esisto? Dove vado?”

Considerando, che l’uomo, fin dai suoi primi scambi comunicativi si è interessato della persuasione e delle sue argomentazioni, nel tentativo di indurre le persone a mettere in atto certi comportamenti piuttosto che altri, la nascita dei culti di vario genere non è quindi una novità, né lo è l’affermarsi di leader accusati di eccessi ed estremismi nell’esercizio del potere ottenuto nella manipolazione del rapporto necessità-impianto religioso, politico o sociale.

Ricerche di “psicologia delle masse” hanno da tempo evidenziato come l’individuo sia fortemente influenzato dal fatto di trovarsi a far parte di una comunità riunita in un certo luogo geografico. Fattori come tradizione, cultura, famiglia di origine, amicizie e periodo della storia nel quale un individuo si trova a vivere, formano l’humus sociale capace di plasmare un soggetto e renderlo così come egli è.

Dunque, l’interpretazione della realtà è una questione sociale oltre che individuale, la conoscenza del mondo in cui viviamo dipende non soltanto dai nostri sensi, ma anche dal fatto che ci accordiamo con i nostri simili sui significati condivisi relativi al mondo esterno, realizzando una “costruzione sociale della realtà”. Per questo l’agire di un individuo è sempre in forte misura influenzato dal fatto che egli si trova a far parte di una “massa”, dove determinati modi di reazione vengono resi possibili ed altri resi difficili, e questo dal semplice fatto che l’individuo si sente parte di questa “massa”. Esperimenti di psicologia sociale sono stati condotti per far luce sui modi in cui le persone possono essere influenzate, sia come gruppi sia come individui. Questi studi hanno dimostrato l’incredibile potere “delle tecniche di modificazione comportamentale, del conformismo e dell’obbedienza all’autorità”: tre fattori determinanti, noti come “processi di condizionamento” (Watzlawich P., 1976; Hassan S., 1999). Watzlawich afferma che “il fattore più spaventoso della resa cieca dei soggetti è il desiderio profondo e radicato di essere in accordo con il gruppo”.

Già il sociologo Gustave Le Bon (2004) aveva indagato il motivo per il quale, quando gli individui si radunano in folle, tendono a far funzionare meno le proprie capacità intellettuali, manifestando comportamenti uniformi tanto da far pensare a una sorta di unità mentale collettiva. In questo quadro essi parlano di suggestione, per indicare un fenomeno nel quale, analogamente a quanto accade nell’ipnosi, l’individuo manifesta comportamenti e opinioni diversi da quelli che attuerebbe singolarmente; tale cambiamento si verificherebbe su basi non logiche, senza riferimento alla realtà oggettiva e senza la consapevolezza da parte dei singoli di ciò che avviene. Egli sosteneva che una persona dotata di particolare fascino e prestigio sarebbe riuscita a dirigere il senso di tale suggestione in modo da controllare le coscienze degli individui e da neutralizzare la razionalità dei singoli, che frena e inibisce il comportamento in situazioni individuali, attraverso un consenso, apparentemente spontaneo, con la volontà del gruppo o del leader.

Il leader deve saper cogliere le aspirazioni segrete della folla e proporsi come colui che è capace di realizzarle; come l’incarnazione stessa di tali desideri. L’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere di esserne capace. L’immaginazione popolare è sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, di leader senza scrupoli. «Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che perseguono, qualunque ragionamento si infrange contro le loro convinzioni. Il disprezzo e le persecuzioni non fanno che eccitarli di più. Interesse personale, famiglia, tutto è sacrificato. Perfino l’istinto di conservazione è distrutto, al punto che il martirio costituisce spesso l’unica ricompensa. L’intensità della fede conferisce grande potere di suggestione alle loro parole. La moltitudine dà sempre ascolto all’uomo dotato di forte volontà. Gli individui riuniti in folla, perdono la volontà e quindi si volgono per istinto verso chi ne possiede una» (Le Bon G., 2004).

Tre sono le principale caratteristiche del leader nel rapporto con i suoi membri:

  1. Sono autoproclamati, persuasivi e affermano di avere una missione speciale o una esclusiva conoscenza: illuminazione, cura di tutte le malattie; altri ancora sostengono di avere sviluppato innovativi progetti scientifici, umanistici o sociali che condurranno i seguaci verso “nuovi livelli” di consapevolezza. Spesso i loro “poteri straordinari” sono doni di Dio essendo loro stessi suoi messaggeri. Quando non si proclamano essi stessi Dio. Doti speciali, e poteri straordinari, più o meno auto-attribuiti, fanno dei leader delle autorità indiscusse. Così legittimati prendono decisioni su ogni aspetto della vita dei seguaci: dispongono dove gli adepti devono vivere, la scelta degli amici o dei partner sessuali; convincono i devoti a lasciare famiglia, lavoro, carriera e amici per seguirli. Nella maggioranza dei casi, in modo palese o celato, alla fine prendono il controllo di proprietà, denaro e vita dei seguaci.
  2. Tendono ad essere risoluti e autoritari non rispondendo, del loro operato, ad alcuna altra autorità. Emanano forza, slancio e fascino personale. In realtà dietro, una sedicente personalità carismatica, si nasconde spesso un individuo capace di tecniche di controllo emotivo o del pensiero.
  3. Accentrano su di sé la devozione, richiedendo ai seguaci ubbidienza assoluta e indiscutibile. Essi soli sono giudici della fede degli adepti, l’unici mediatori tra la divinità e l’uomo. È Attraverso di loro che passa la salvezza o l’illuminazione. I “fedeli” sono esseri “scelti”, “selezionati” o “speciali”, mentre i non membri sono esseri inferiori, impuri. In genere atteggiamenti critici o anche solo dubbiosi vengono repressi e tacitati con l’accusa di mancanza di fede, di egoismo o possessione demoniaca (Singer TM., 1995; Santovecchi P., 2009).

Solo ammettendo il potere occulto della “persuasione”, intesa in questo contesto quale tecnica di modificazione comportamentale indotta, è possibile spiegare come sia potuto accadere che delle persone siano state pronte a sacrificare la propria vita o la vita dei propri figli per la realizzazione di modelli societari illusori.

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