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Personalità a rischio: tossicodipendenza ed aggressività

 In Psico&Patologie, N. 3 – settembre 2014, Anno 5

Commento ai risultati e conclusioni

Dato riscontro ai risultati ottenuti dall’indagine in considerazione della somministrazione dei due strumenti, è possibile esprimere alcune considerazioni.

Un primo risultato interessante è in considerazione dell’emergere di alcune specifiche scale cliniche. Come si è visto, suddividendo il campione generale in due sottogruppi in considerazione dell’identità sessuale, la somministrazione dell’SCL-90-R ha mostrato che in entrambi vi è una maggiore prevalenza delle scale Somatizzazione (SOM) e Ostilità (HOS), e quindi delle caratteristiche di personalità rispettivamente indicate dalle due scale: i disagi riferiti alla percezione di disfunzioni corporee per quanto riguarda la scala SOM; e pensieri, sentimenti o azioni che caratterizzano la rabbia e tutte le modalità di sua espressione e manifestazione (ovvero aggressività, irritabilità e rancore), per quanto riguarda la scala HOS.

Più in particolare, considerando la distribuzione dei soggetti nelle due scale in considerazione dei range di gravità dei punteggi indicati dallo strumento, è stato rilevato che:

  • per la scala SOM, 11 soggetti (4 maschi + 7 femmine) afferiscono ad un range “elevato” di punteggio al cospetto di 7 soggetti (3 maschi + 4 femmine) che afferiscono ad un range “moderato” di punteggio, ad indicare che nel campione considerato sia indicativa la presenza di quadri clinici caratterizzati da sintomi somatici intensi e lamentele multiple di disagio o dolore a carico di organi ed apparati, e che ciò sia ancor più vero per la popolazione femminile;
  • per la scala HOS, 14 soggetti (7 maschi + 7 femmine) afferiscono ad un range “elevato” di punteggio al cospetto di 9 soggetti (7 maschi + 2 femmine) che afferiscono ad un range “moderato” di punteggio, ad indicare che nel campione considerato sia indicativa la presenza di quadri clinici caratterizzati dalla presenza di impulsi aggressivi intensi, associati a frequenti manifestazioni di aggressività fisica e/o verbale verso oggetti o persone, oltre che a manifestazioni di rabbia quali irritabilità e litigiosità, e che ciò sia ancor più vero per la popolazione maschile.

In sostanza, si può dire che una delle evidenze empiriche dell’analisi condotta è che l’identità di genere, da un lato, non ha rappresentato una discriminante in termini di evidenze cliniche, ma al contempo, dall’altro, è stata influente per i livelli di gravità della sintomatologia, che risultano più elevati per le somatizzazioni nel caso della popolazione femminile, e più elevati per l’ostilità nel caso della popolazione maschile.

Ad ogni modo, le analisi descrittive (media e deviazione standard) effettuate sui due sottocampioni hanno evidenziato come, nella maggior parte dei casi, i soggetti che rispettivamente vi afferiscono si collocano nel range di punteggio della “normalità”, sebbene i punteggi ottenuti dalla popolazione femminile siano più elevati di quelli ottenuti dalla popolazione maschile, e ciò in particolare per alcune scale (I-S, DEP, ANX, PHOB, PSY).

Per quanto riguarda i risultati emersi dalla somministrazione del Questionario sulle Droghe, entrambi i sottocampioni hanno considerato le principali droghe presenti sul mercato (anfetamine, cocaina, eroina, smart drug, ecc.) sostanze “pesanti”, ed hanno altresì ritenuto che queste, per via delle loro proprietà, provochino danni al cervello. Viceversa, marijuana ed hashish sono state considerate droghe “leggere” ed innocue, tant’è che maggiore si è rivelata la loro frequenza d’uso rispetto a quella delle altre sostanze (marijuana consumata dal 58% dei soggetti del campione ed hashish dal 42%).

In realtà, come noto e già sopra riferito, la distinzione tra droghe naturali e sintetiche non ha stabili fondamenti: le sostanze psicotrope, infatti, provocano dipendenza per via della loro struttura, ed il cervello non è “programmato” per riconoscere tali differenze ma solo per individuare i danni che le sostanze provocano, che sono presenti per tutte, mentre ciò che cambia è la loro manifestazione.

Altresì, poiché dai dati emerge che il 79% dei soggetti del campione complessivo dichiara di aver fatto uso di sostanze, almeno una volta nella vita [11], il riscontro empirico di questa indagine è in linea con “l’apertura” manifestata dalla generale popolazione giovanile verso il mondo delle droghe, così come confermato da numerosi studi: ad esempio, nell’ultimo Rapporto del 2013 redatto dallo European Monitoring Centre for Dugs and Drug Addiction [12] è indicato che proprio la cannabis è la sostanza con la più alta prevalenza in termini di consumo in Europa; e per quanto riguarda l’Italia, la “Relazione annuale al Parlamento 2013 sull’uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze”, elaborata dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri [13], mostra un incremento di 2,29 punti percentuale dei consumatori di cannabis rispetto all’anno precedente, consumo che riguarda il 21,43% dei giovani di età compresa tra i 15 ed i 19 anni [14].

Stante quanto sopra, si può comprendere come sia necessario rafforzare ulteriormente l’impegno di sensibilizzazione ai pericoli addotti al consumo di sostanze stupefacenti, e specificatamente per quelle che detengono maggiore frequenza di utilizzo.

Tant’è che, in merito al modo migliore per risolvere il “problema droga” in Italia, il nostro stesso campione indica come migliori strategie la necessità di fornire maggiori informazioni ai giovani (risposta data dal 22% dei maschi e dal 23% delle femmine), nonché quella, in generale, di ampliare le strutture sanitarie dedite all’accoglienza dei soggetti che necessitano di aiuto (risposta data dal 19% dei maschi e dal 21% delle femmine), ed in misura minore come ulteriore soluzione quella di perseguire maggiormente produttori e trafficanti (risposta data dal 19% delle femmine e dal 17% dei maschi). Rafforzando l’idea che, più che punitivo, l’intervento necessario a risolvere il problema sia di natura preventiva, informativa e di presa in carico del consumatore.

Infatti, i soggetti esaminati, ed ivi compresi coloro che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze, definiscono il tossicodipendente come “una persona normale incapace di affrontare i problemi” (risposta data dal 42% dei maschi e dal 43% delle femmine), proprio perché forse si rispecchiano in tale descrizione; o viceversa, in seconda alternativa, il tossicodipendente è definito una “persona malata” (risposta data dal 37% di entrambi i sottogruppi), concetto che fa pensare che il campione guardi al problema dall’esterno, come qualcosa che non lo riguarda personalmente, ovvero come se il loro consumo non costituisce né una condizione di abuso, né un problema.

In questa confusione di immagine e di eventuale identificazione, una maggiore sensibilizzazione informativa al problema è essenziale.

Incrociando i risultati delle somministrazioni dei due strumenti, nel nostro campione notiamo solo relazioni di piccola entità tra le scale dell’SCL-90-R e l’uso di sostanze stupefacenti.

Infatti, per quanto risulti che quasi tutti i soggetti che presentano una prevalenza della scala Ostilità (HOS) e/o Somatizzazione (SOM) siano consumatori occasionali di droghe, i risultati ottenuti a seguito delle correlazioni hanno messo in luce una relazione positiva e significativa, ma di lieve entità, tra la scala Depressione (DEP) e la frequenza di assunzione delle sostanze, e tra la scala Ansia Fobica (PHOB) ed il poliabuso di sostanze, solo relativamente al sottocampione femminile.

Con riferimento all’eventualità di una possibile corrispondenza tra la scala Ostilità e l’uso di sostanze, i risultati non hanno permesso di concludere che i soggetti maggiormente caratterizzati da ostilità siano anche quelli che utilizzano più frequentemente sostanze. Tuttavia, la presenza di punteggi elevati in questa scala rende necessari gli approfondimenti del caso da parte degli specialisti, in quanto l’elevazione di tale scala indica che stiamo effettivamente “lavorando” con un campione di soggetti con un elevato potenziale aggressivo.

In definitiva, il desiderio di indagare la possibile associazione tra profili di personalità, uso/abuso di sostanze ed aggressività, nella presente indagine non ha dato risultati significativi.

Tuttavia, il campione scelto per l’indagine non è stato né la popolazione psichiatrica, né gli autori di reato, né i tossicodipendenti, da ognuno dei quali avremmo potuto aspettarci dei risultati sicuramente indicativi delle singole dimensioni della nostra ricerca (personalità, aggressività e uso di sostanze), ma che proprio per questa ragione sarebbero stati meno informativi su un’associazione generale ed in tal senso meno potenti sul piano della prevenzione.

Ed è il concetto di prevenzione quello che si desidera ancora sottolineare.

A prescindere dai risultati qui ottenuti, prevenire ed educare emotivamente al controllo degli impulsi sembrano essere imperativi categorici. Per il nostro campione, giovani tra i 19 ed i 30 anni, alcuni profili di personalità a livello critico ed alcuni comportamenti disadattavi ivi inclusa l’abitudine ad utilizzare sostanze potrebbero già essere radicati da tempo e difficili da modificare.

E poiché spesso tali agiti e comportamenti vengono vissuti dal soggetto come egosintonici e non disturbanti, è preziosissimo agire preventivamente attraverso screeaning precoci e altri progetti informativi ed educativi, che possono ridurre il rischio di esiti sfavorevoli in coloro che chiamiamo “persone normali”, “comuni”.

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[1] Rispetto al DSM IV–TR (2000), il presente capitolo riunisce disturbi precedentemente compresi in altre sezioni, ed ovvero: nei “Disturbi solitamente diagnosticati per la prima volta nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza” (cioè disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo della condotta e disturbo da comportamento dirompente non altrimenti specificato) e nei “Disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove – NAS” (cioè disturbo esplosivo intermittente, piromania, cleptomania, gioco d’azzardo patologico, tricotillomania).

[2] Tra le quali figurano il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP o Gambling), lo Shopping Compulsivo, la Dipendenza da Internet, la Dipendenza Sessuale, la Dipendenza da Lavoro o da Studio, le Dipendenze Relazionali o Affettive – vedi ulteriori in http://www.siipac.it/

[3] La necessità di assumere una quantità sempre maggiore della sostanza dalla quale si è dipendenti.

[4] L’irrefrenabile desiderio di usare la sostanza dalla quale si è dipendenti cui il soggetto incorre durante l’astinenza.

[5] Nel senso comune, alle “sostanze leggere” (come si considera, ad esempio, la cannabis) viene attribuita una tossicità minore rispetto a quella delle “sostanze pesanti” (come si considerano l’eroina e la cocaina), ed una minore possibilità di istaurare una dipendenza. Sebbene da un punto di vista scientifico tale distinzione sia inesatta poiché induce ad accostare sostanze comunque molto diverse tra loro, escludendo per altre (ad esempio l’alcool) il rischio di provocare dipendenza (Arnao, 2005), da un punto di vista normativo la recente abrogazione per illegittimità costituzionale da parte della Corte Costituzionale (sentenza nr. 32/2014) alla “Legge Fini-Giovanardi” – Legge nr. 49/2009 – che escludeva tali distinzioni categoriali, conduce al rientro in vigore della precedente “Legge Jervolino-Vassalli” – Legge nr. 162/1990 – che invece contemplava tale distinzione, cui sono state aggiunte nuove misure dal DL. nr. 36/2014, poi convertito in Legge nr. 79/2014, che introduce cinque nuove tabelle di classificazione: la I e la III relative alle droghe pesanti (oppiacei ed alcaloidi naturali e chimicamente derivati, anfetamine e metanfetamine, droghe sintetiche a base di tetraidrocannabinolo o Thc) e psicofarmaci pesanti; la II e la IV relative alle droghe leggere (cannabis e derivati, marijuana e hashish) e psicofarmaci leggeri […]; la V relativa ad altri psicofarmaci ad uso terapeutico.

[6] Il Manuale del test spiega come la specifica scelta di considerare un intervallo di tempo così stretto e prossimo, l’ultima settimana, vada a vantaggio di poter riferire in modo più dettagliato e “vivo” le informazioni più importanti sul proprio stato clinico attuale.

[7] In memoria di recenti notizie di cronaca (come, ad esempio, il caso di due turiste avvenuto a Gallipoli nell’agosto 2013, o quello della studentessa violentata a Taranto nello stesso anno) e ricordando che alla categoria delle smart drugs appartengono anche le droghe considerate “da stupro”, c’è da chiedersi se questo dato, emerso solo dal campione femminile, possa essere stato influenzato da queste o, addirittura, sia la conseguenza di esperienze personali.

[8] Tale elemento era esposto in una domanda aperta.

[9] Anche questo elemento era esposto in una domanda aperta.

[10] Nella presente ricerca, per poliabuso si intende l’uso combinato di varie sostanze, quali: marijuana, hashish, anfetamine, cocaina, crack, ecstasy, lsd, metadone, smart drugs, oppio, md-ma, salvia divinorum, eroina, mescalina.

[11] Specificatamente, nel nostro campione, si sono dichiarati assuntori/consumatori il 90% dei maschi ed il 66% delle femmine.

[12] http://www.emcdda.europa.eu/

[13] http://www.politicheantidroga.it/progetti-e-ricerca/relazioni-al-parlamento/relazione-annuale-2013/presentazione.aspx

[14] I consumi delle altre sostanze si attestano come segue: 2,01% per cocaina (1,86% nel 2012),  0,33% per eroina (0,32% nel 2012),  1,33% per stimolanti metamfetamine e/o ecstasy  (1,12% nel 2012) e 2,08% per allucinogeni (1,72% nel 2012).

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