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Religiosità e libertà

 In Sotto il Segno del Culto, Anno 3, N. 4 - dicembre 2012

Percezione del pericolo sociale

Spunto che ha sempre alimentato ampie discussioni, è la discriminante fra il lecito e l’illecito che caratterizza simili strutture. Dove finisce il gruppo e dove inizia la setta? Dove finisce la comunità e inizia la coercizione mentale, il condizionamento e l’abuso?

Un segnale chiarificatore si può trovare nel continuo aumento di posizioni critiche, di racconti di esperienze vissute all’interno di determinati culti e nelle difficoltà degli aderenti a lasciare il gruppo senza subire danni alla propria dignità, o essere oggetto di atteggiamenti persecutori al limite della legalità. Inoltre, cresce il numero delle famiglie disgregate perché uno dei congiunti è diventato un adepto. Il problema dunque è presente, concreto e allarmante.

Pur mantenendo il rispetto per il principio di laicità della Repubblica, il rispetto per l’Articolo 8 della Costituzione e dell’Articolo 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani che garantiscono la libertà di coscienza e di religione, non possiamo nascondere che qui siamo di fronte a culti che vanno ben al di là della legge e del rispetto dei diritti umani. Motivo per cui l’Europa si è interrogata davanti al fenomeno dei culti abusanti. L’ultima Raccomandazione del Parlamento Europeo, che risale all’ormai lontano 22 giugno1999, ribadisce la necessità di passare a un vaglio critico i gruppi sedicenti religiosi e le loro prassi. Si richiede perciò di istituire un Osservatorio Europeo sui gruppi di natura religiosa esoterica o spirituale[1].

Il rapporto Cottrell, del 1984, è primo Rapporto del Parlamento Europeo sulle Sette. Studio, in seguito, presentato da Sir John Hunt, il 29 novembre 1991, e approvato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Il 5 febbraio 1992 fu votata la Raccomandazione n. 1178, in cui si consigliava agli Stati membri di predisporre sistemi di informazione sulle attività delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. Segue la Risoluzione votata dal Parlamento Europeo il 26 febbraio 1996. Infine la Raccomandazione dell’Assemblea Parlamentare del giugno 1999 che poi ha dato vita al già citato Rapporto del Consiglio d’Europa dello stesso anno. Dalle analisi dei vari Paesi, sintetizzate poi nel Rapporto 1999 del Consiglio d’Europa, emerge la constatazione di una non adeguata conoscenza del fenomeno.

Anche i singoli Stati europei hanno affrontato il problema culti abusanti. Il Rapporto della Commissione di salute pubblica nei Paesi Bassi, del 1984; il Rapporto Guyard, presentato all’Assemblea Nazionale Francese nel 1995 e pubblicato nel 1996; il Rapporto del Comitato di Inchiesta Parlamentare Belga intitolato: “Sette in Belgio” del 1997; il Rapporto del Bundestag tedesco del luglio 1997; il Rapporto svizzero sulle sette, intitolato: “Le sette o i movimenti indottrinanti in Svizzera. Necessità di un intervento dello Stato”, del febbraio 1997. Nel 1999 sempre la Germania dimostra la propria sensibilità alla questione con il Rapporto Keltsch. A questi si aggiunge il già citato Rapporto italiano del Ministero degli Interni del 1998. Inoltre, anche il Gran Bretagna, l’Austria, la Spagna, il Portogallo, la Norvegia hanno affrontato la problematica dei culti abusanti.

Questi Rapporti, nel loro complesso, sottolineano “la necessità di rispettare il principio di libertà di religione”, ma nello stesso tempo richiamano l’attenzione sul fatto che “alcune di queste organizzazioni compiono atti di natura illecita o criminale e violano i diritti dell’uomo”. C’è, nel suo insieme, il riconoscimento che esiste poca giurisprudenza sulle sette, anche se nei singoli Paesi ci sono stati casi di procedimenti legali nei confronti di culti. L’invito è di non emanare leggi speciali per le sette, per evitare definizioni o classificazioni che “costituirebbero una violazione dell’Art. 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani”. Trappola in cui i culti abusanti vorrebbero far cadere gli interventi degli ordinamenti statali. Tuttavia gli Stati devono operare un controllo, giacché la libertà religiosa non è illimitata, come invece sostengono alcuni gruppi che “vorrebbero godere di una totale libertà di azione sotto la copertura della loro fede”. La tutela della libertà religiosa delle minoranze, quindi, non deve “prescindere dal rispetto della libertà religiosa del singolo individuo”. Per questo, il Rapporto del Consiglio d’Europa (1999), raccomanda gli Stati membri «a non rendere automatica la concessione dello statuto religioso e a considerare, nel caso di sette implicate in attività clandestine o criminali, l’opportunità di togliere loro lo statuto di comunità religiose che conferisce vantaggi fiscali e una certa protezione giuridica».

In particolare, il Rapporto, dedica un intero capitolo alla “minaccia che le sette possono rappresentare per i minori”.

Tra gli emendanti proposti il Comitato approvò che:

  • La frequenza scolastica è vitale per i minori, se ciò non è permesso dal movimento o setta, devono intervenire le autorità competenti. Lo stesso vale quando è in pericolo la salute stessa del minore che non riceve cure adeguate.
  • Si devono prendere tutte le misure necessarie per proteggere i bambini e gli adolescenti da maltrattamenti fisici o psicologici o non assistenza medica adeguata.
  • Istituzione di un programma educativo che protegga contro l’indottrinamento di sette pericolose, sottolineando la necessità “di offrire adeguata preparazione a chi opera nel campo sociale per individuare i pericoli che si possono nascondere in certe sette o movimenti”. 

Raccomandazione che ha indotto alcuni Sati ad approvare leggi allo scopo di prevenire e reprimere l’aspetto manipolatorio e criminoso di alcuni gruppi. Nel febbraio del 1997, la Svizzera ha inserito fra i reati quello della “manipolazione mentale”. Il Gazzettino del 22 febbraio 1997 ha riportato la notizia nell’articolo “La ‘manipolazione mentale’: un vero reato”. In esso si legge: «Nella sola Svizzera e nella vicina Alta Savoia almeno 65 persone hanno perso la vita negli ultimi due anni ad opera dei seguaci della setta denominata Ordine del Tempio Solare. In un meditato e pionieristico decalogo che potrebbe servire da base di partenza anche per altri Paesi, gli esperti elvetici propongono per la prima volta una serie di misure sociali, educative, fiscali e giuridiche volte a contrastare il perverso potere di quelle sette che, con sistemi subdoli che possono arrivare fino all’ipnosi, collezionano adepti da ‘manipolare mentalmente’ per i loro scopi di lucro». Coglie la palla al balzo la vicina Francia tre anni dopo. L’Assemblea Nazionale Francese, nel giugno 2000, ha approvato una legge sulla prevenzione e la repressione dei groupes sectaires. Il fulcro di tale intervento legislativo si sostanzia nella creazione di una nuova fattispecie criminosa: il delitto di “manipolazione mentale”. Ovvero la possibilità di sussumere, di stringere nella maglie della tutela penale il concetto di manipolazione mentale, di abuso, sfruttamento dell’altrui debolezza o dipendenza psicologica posta in essere nell’ambito di esperienze settarie religiose o pseudo tali. La norma in esame, secondo il testo elaborato dal deputato Catherine Picard, punisce con la reclusione sino a sette anni e con la multa di 5mila franchi francesi (Padovani C. 2000). Nel citato rapporto Rapport Guyard, dal nome del deputato relatore, vengono sintetizzate le caratteristiche del culto abusante: «una dottrina che coinvolge l’intera vita di una persona; un sistema comportamentale onnipervasivo che si impone quale elemento di rottura con i valori e le abitudini di vita ordinari, fede cieca in un leader carismatico a cui spesso vengono attribuiti poteri divini; alto livello di coesione della comunità; isolamento dalle persone e dalle istituzioni esterne; capacità coercitive del gruppo, stimolanti la paura di sanzioni».

Il Rapporto parla anche di opacità delle organizzazioni settarie e della loro frequente instabilità. «L’instabilità è connaturata al fenomeno settario come lo è in tutte le forme organizzative più o meno clandestine, più o meno confessabili nei loro obiettivi». Due gli ostacoli per l’analisi del loro aspetto economico e finanziario:

  1. Il rinnovamento dell’adesione, all’interno dei movimenti, garantito grazie alla maestria di aggregare e attirare adepti con caratteristiche anche variegate.
  2. Le frequenti modifiche delle direttive. Le strutture settarie dimostrano una sconcertante disinvoltura al trasformismo, al fine di eludere i controlli delle autorità, adattano statuti e strutture organizzative alle esigenze del momento.

Un velo di mistero circonda le attività dei gruppi. Spesso le sette presentano un’organizzazione di facciata che persegue fini apparentemente di culto: una maschera religiosa che nasconde attività lucrose di tutt’altra natura. Attività spesso celate anche agli stessi membri del culto.

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